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Il miracolo della moltiplicazione dei dollari

Qualcuno potrà pensare che stiamo diventando noiosi, forse è vero, ma non credo sia tutta colpa nostra. E’ che da un po’ di tempo a questa parte le notizie che girano sono sempre le stesse.

Prendete questa, ad esempio, “Negli USA morte annunciata per il mercato della CO2“, da Il Sole24Ore. L’argomento è lo stesso che abbiamo trattato qualche giorno fa, forse primi e forse anche unici in Italia almeno sin qui, la chiusura del CCX il Chicago Climate Excahnge.

Per raccontarci l’accaduto, IlSole inizia dalla figura chiave del mercato delle emissioni, Richard Sandor, definito uno dei “papà” del mercato dei futures e quindi precursore delle alchimie finanziarie. Sandor è sicuramente un nome nel campo finanziario, ma da alcuni anni ha sfruttato il suo sapere anche nel campo del clima, o meglio nella monetizzazione dello stesso.

Il CCX lo aveva fondato lui, mettendoci addirittura un milioncino suo. Per questo Time lo aveva annoverato tra gli eroi ambientali nel 2007, definendolo il più innovativo e influente protettore del pianeta. Se non sapessi di far sacrilegio avrei un certo aggettivo da attribuire al Pianeta, e subito la figura di “protettore” dovrebbe essere inquadrata in tutt’altra prospettiva.

Quel milione -la faccenda è sfuggita al Sole- ne ha resi 98,5 quando ha ricevuto la sua quota del 16,5% del CCX in occasione della svend…no, liquidaz…no, sola della cessione del CCX ad una società che lo farà a pezzi cercando di raschiare il fondo del barile.

E sapete qual’è il cruccio che si intravede nell’articolo? Il fatto che, a causa della mai avvenuta ratifica del Protocollo di Kyoto e del definitivo recente abbandono del Climate Bill e della formula “governativa” del Cap and Trade, negli USA lo scambio dei certificati di emissione funzionasse esclusivamente su base volontaria.

Meglio, molto meglio, l’obbligatorietà del mercato europeo (l’ECX, fondato sempre da Sandor e parimenti venduto ad una società che lo farà a pezzettini), dove dai 30 Euro dei tempi d’oro, quando il Cap and Trade sembrava dovesse diventare legge globale (almeno così diceva l’oste), ora la tonnellata di CO2 vale meno della metà, e non scende più giù solo perché esiste l’obbligo di scambio dettato dalle regole del suddetto protocollo. E così sarà fino al 2012 o poco prima, ossia fino alla scadenza del trattato. Forse è per questo che l’biettivo principale della UE alla prossima kermesse climatica di Cancun è quello di ottenere una proroga degli “effetti” dell’accordo.

Ma, non temete investitori obbligazionari (nel senso dell’obbligo, non del titolo), se per adesso siete stati fregati solo a metà, quando anche il mercato europeo imploderà, la sola diverrà completa e ci potremo consolare tutti con una bella carbon tax. Non saranno più necessarie alchimie finanziarie, i beneficiari della gabella potranno farne serenamente quel che vogliono, senza vestirsi da protettori del Pianeta, la copertina di Time sarà comunque assicurata.

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3 Comments

  1. […] più basso livello di emissioni dal 1994, senza aver mai ratificato il Protocollo di Kyoto e avendo rapidamente disinnescato il mercato delle emissioni di CO2, pur con lauti guadagni di chi lo aveva messo in piedi, che ha […]

  2. […] anche e soprattutto in materia di clima e ambiente, nonché alla valanga di dollari che con queste hanno guadagnato facendosi beffe di chi li sta a […]

  3. […] Dalle parti di CM lo diciamo da mesi. Il mercato ETS è sulla soglia del fallimento. Anzi, tecnicamente si potrebbe dire che è già fallito e deve la sua attuale sopravvivenza – meglio definibile agonia – al solo fatto di essere ancora sostenuto a termini di legge. Già questo, l’essere cioè sostenuto da obblighi normativi, stride clamorosamente con le dinamiche di mercato e getta più di un’ombra sulla sua utilità. Non a caso il suo parente prossimo d’oltreoceano, il CCX, è finito in liquidazione alcuni mesi fa, proprio perché non sono intervenute norme a sostenerlo nonostante i fondatori lo sperassero intensamente. Questo non ha impedito loro di farci soldi a palate. […]

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