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Rilanciato da Science Daily qualche giorno fa, è uscito recentemente su Nature un lavoro in forma di Letter in cui gli autori, Jian Liu, Bin Wang, Mark A. Cane e So-Young Yim hanno utilizzato un modello climatico GCM per simulare le precipitazioni globali per oltre un millennio.

 

Divergent global precipitation changes induced by natural versus anthropogenic forcing

 

 

Dalle loro analisi hanno ottenuto dati riassunti nel grafico qui sotto che mostra che dal medioevo al 19° secolo l’intensità media giornaliera delle precipitazioni globali è stata sempre in strettissima correlazione con le temperature globali. Al calare delle temperature corrisponde una diminuzione dell’intensità delle piogge e, viceversa, quando le temperature aumentano l’intensità diminuisce.

 

 

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La correlazione però diventa meno elevata nel 20° secolo, periodo in cui le temperature salirebbero più di quanto facciano le precipitazioni. Questa anomalia manifestata dal modello – ecco spiegato il nostro uso del condizionale –  viene spiegata dagli autori dicendo che ciò che faceva variare le temperature prima del 20° secolo erano forcing naturali, in primis l’attività del sole,  mentre dal 20° secolo sarebbe divenuto determinante il forcing antropico che a sua volta limiterebbe la formazione di pioggia rispetto a quello che ci sarebbe da attendere in base alle temperature. Saremmo insomma di fronte all’ennesima “pistola fumante” o “fingerprint” della negativa azione dell’uomo.

 

Prima di proseguire facciamo qualche riflessione. Innanzi tutto apprendiamo con piacere che si attribuisce l’Optimum Medioevale all’attività solare, così come leggendo l’articolo, la stessa attribuzione ma in senso negativo la ritroviamo per la Piccola Era Glaciale. Entrambi i periodi a noi prossimi in termini di oscillazioni climatiche noti come i più significativi cessano definitivamente di essere ritenuti “locali” come ha sostenuto l’ultimo report IPCC, per assurgere al rango di evento globale per ampiezza, per forcing e, soprattutto, per le dinamiche attraverso le quali tale forcing si sarebbe amplificato, ovvero la risposta delle temperature superficiali dell’area del Pacifico all’accresciuto o viceversa diminuito contributo solare. Seconda riflessione. Dal punto di vista delle dinamiche solari, è cosa nota che il secolo scorso abbia conosciuto una fase di intensa attività della nostra stella, attività definita Solar Grand Maximum. Perché dunque questo forcing avrebbe dovuto cedere il passo a quello antropico al punto per esempio da spingere gli autori di questo paper, come quasi tutti quelli che si applicano su simulazioni numeriche climatiche, a considerare il contributo solare come costante nel periodo post industriale e fino ai nostri giorni?

 

Ora alcuni dei parecchi dubbi che pone questo articolo.

 

  1. In un mondo dominato da una scienza “normale” ci saremmo aspettati che il modello prima di essere usato su Medioevo e Piccola Era Glaciale fosse validato rispetto ai dati osservativi di intensità precipitativa del 20° secolo, dati osservativi che, seppur se di qualità spesso inadeguata, saranno sempre meglio dei dati di un modello. Nulla di tutto ciò ci è dato a vedere per cui siamo in piena metafisica. Il confronto con una parvenza di realtà avviene esclusivamente con le rianalisi, che, di fatto, se i dati sono approssimativi, sono anch’esse dei modelli.
  2. La strettissima relazione fra temperatura globale e precipitazione globale è tutta da dimostrare in quanto se aumenta la temperatura in superficie (o per maggiore radiazione solare o per maggior forcing da GHG) aumenta l’evaporazione che cede vapore al boudary layer (BL); tuttavia perché piova il vapore stesso deve passare dal BL alla libera atmosfera (free atmosphere FA), il che avviene grazie all’instabilità convettiva (deep convection) ovvero all’instabilità frontale o orografica. Insomma, il modello ci pare un po’ troppo fidente nel fato che BL e FA si parlino senza alcun problema.
  3. La conservazione del gradiente pseudo-adiabatico (GPA) impone che per 1°C di aumento al suolo ci siano 2°C di aumento a 500 hPa di quota. In tali condizioni la convezione profonda dovrebbe funzionare alla grande e la pioggia dovrebbe viaggiare in su e in giù con al temperatura. A tale proposito ci domandiamo se il fatto che la pioggia non aumenti come dovrebbe non sia da imputare al fatto che ai tropici la temperatura nella media troposfera non aumenta come previsto dai GCM, il che avviene semplicemente perché le temperature nella fascia interptropicale non stanno aumentando, men che meno lo stanno facendo secondo quanto prospettato dalle simulazioni, tanto alla superficie, quanto ovviamente in quota. L’immagine più sotto prelevata dal sito climate4you.com che mette a confronto i trend al suolo, a 12.000 e a 9.000mt dal 1979 ad oggi aiuta a comprendere la dimensione del problema.EquatorSurface300hPa200hPaDecadalTempChange BARCHART
  4. Si pensi alla scarsa accuratezza delle previste di precipitazione a breve e medio termine, seppur così vicine nel tempo all’inizializzazione dei modelli NWP e realizzate con modelli che sono allo stato dell’arte. A fronte di ciò come ci si può fidare di un modello GCM che è stato inizializzato con dati di qualità scadentissima (provate ad immaginarvi la qualità dei dati di copertura del suolo, di masse glaciali, ecc. riferiti al medioevo) e che presenta  parametrizzazioni per forza grossolane delle dinamiche dei corpi nuvolosi? Anche in questo caso possiamo aiutarci con un’immagine che metta in paragone le osservazioni delle precipitazioni con le prestazioni del set di modelli che l’IPCC utilizzerà per il prossimo report (da qui).ModelvsObs_precipitations

 

Comunque possiamo metterci il cuore in pace: con questa pubblicazione Nature ha di fatto sdoganato un nuovo metodo che farebbe inorridire Galileo, che sul confronto dei modelli con la realtà aveva fondato la sua nuova scienza. Pertanto di qui in avanti, grazie alla grande rivista, autorevole per antonomasia, le precipitazioni globali simulate saranno considerate “signature” dell’effetto antropico e diventeranno utilissime per dimostrare che l’umanità attuale è colpevole del fatto che oggi piova di più che all’epoca delle caverne…. Ma quanto pioveva all’epoca delle caverne? E quanto nel medioevo? E  quanto oggi?  Boh!

Folgorata come i fratelli “Joliet” Jake e Elwood Blues dell’indimenticabile capolavoro di John Landis. La scienza del clima ha visto la luce, anche se, come accade ormai da anni, riesce a farlo solo attraverso il buco della serratura. In questa materia si continua a procedere infatti più per atti più simili allo spionaggio ed al controspionaggio che ad un sano e aperto dibattito che aiuti ad aumentare il livello di conoscenza del funzionamento del sistema. Questo accade perché gli aspetti politici delle ipotizzate conseguenze di una deriva anomala delle dinamiche climatiche pesano ormai come macigni su ogni livello di discussione.

Ipotesi di future Carbon Tax, impiego di immani risorse finanziarie in politiche di mitigazione e di revisione dei sistemi di approvvigionamento energetico, aspetti puramente politici, la fanno da padrone in quello che invece dovrebbe essere un puro e semplice scambio di opinioni scientifiche. Del resto, l’organismo per eccellenza cui è delegato il compito di riassumere le posizioni che dovrebbero definire i confini dello stato dell’arte della conoscenza scientifica, l’IPCC, è a tutti gli effetti un organismo politico.

Continue reading “Finalmente hanno visto la luce” »

Spero che il gioco di parole di questo titolo non irriti la suscettibilità di chi ha utilizzato uno slogan molto simile con grande efficacia in termini di marketing, perché semplicemente quanto state per leggere con quella campagna pubblicitaria proprio non ha nulla a che fare.

Come al solito infatti evitiamo di sconfinare nell’orto altrui, restando saldamente ancorati alla nostra area di competenza, quindi parliamo sì di metano, ma esclusivamente in termini climatici.

Continue reading “Il Metano non dà una mano” »

Si è appena sopita l’eco della pubblicazione del nuovo dataset delle temperature superficiali globali della Università della East Anglia, da cui abbiamo appreso che sì, in effetti, negli ultimi 10/15 anni il riscaldamento globale si è visto pochino. Qualche entusiasta ha cercato comunque di far passare questa pubblicazione per una conferma del sempre-più-caldo-moriremo-tutti, ma per quanta buona volontà ci si voglia mettere, pare comunque che l’ora fatidica non sia ancora giunta. Per fortuna.

In assenza di un riscaldamento dell’aria che i media possano cucinare a puntino, meglio tornare a parlare dell’acqua, chissà che magari non sopra, ma sotto la superficie, non possa nascondere qualche ‘calda’ sorpresa. Non si parla più di temperature quindi, ma di contenuto di calore degli oceani, parametro se volete molto ma molto più rappresentativo della temperatura dell’aria in quanto largamente più conservativo e quindi rappresentativo dell’evoluzione del sistema, al punto forse da poterne rappresentare l’integrale.

Continue reading “Si torna a parlar di mare” »

Le dinamiche della circolazione delle notizie sono strane e imprevedibili almeno quanto quelle del clima. Alcuni giorni fa ho intercettato su Tallbloke il commento ad un articolo scritto da alcuni ricercatori Italiani, un paper comunque attualmente disponibile solo in abstract sui proceedings di EGU.

CO2 fluxes from Earth degassing in Italy – Cardellini et al., 2011

Si tratta dei risultati di una campagna di misura dei flussi di CO2 rilasciati dal terreno, con origini vulcaniche e non vulcaniche. Sebbene come detto si possa consultare solo l’abstract, a questo link c’è una presentazione dello stesso team di ricerca che chiarisce un po’ le idee.

Ad ogni modo, perché ci interessa l’argomento? Vediamo.

Continue reading “La CO2 nel cortile di casa” »

Da questo articolo su Skeptical Science estraggo Il grafico delle forzanti che avrebbero agito nell’ultimo millennio tratte da questa pubblicazione di T Crowley1 il quale afferma che l’effetto serra si è già evidenziato al di sopra del livello di variabilità naturale nel sistema climatico.

http://www.skepticalscience.com/pics/Hockey_League_forcing.gif

Come si vede dal grafico le forzanti in quasi tutto il millennio sono bassissime, quasi piatte, tranne l’impennata finale del 1900 che origina la classica mazza da hockey (hockey stick). Se andiamo ad analizzare il valore delle forzanti, durante il periodo caldo medievale e la piccola era glaciale la differenza tra i due periodi è minima, meno di 0,5 Watt/mq, mentre la differenza tra il periodo medievale e quello corrente è quasi di 2 Watt/mq. Continue reading “La mazza che ammazza” »

  1. Thomas J. Crowley “Causes of Climate Change Over the Past 1000 Years” July 14, 2000 Science, 289: 270-277 []

Leggendo la letteratura scientifica in materia di clima, capita spesso di leggere la parola ‘evidence‘, cioè, ‘prova’. Ebbene, nonostante questo vocabolo possa a volte essere interpretato come un false friend, ci sono ai giorni nostri alcune evidenze (non prove) incontrovertibili:

  • Le temperature medie superficiali globali hanno negli ultimi anni bruscamente frenato la loro ascesa; così anche il contenuto di calore degli oceani nello strato superiore, così ha fatto il livello dei mari.
  • La distanza tra le proiezioni climatiche, ovvero il riscaldamento che sarebbe dovuto arrivare in ragione di un forcing antropico che non ha affatto rallentato, e le osservazioni è quindi aumentata; e non di poco.
  • Il Sole, unica fonte di energia di un sistema in perdita costante, è piombato in una fase di quiescenza piuttosto significativa, dopo aver vissuto invece un lungo periodo di intensa attività definito ‘solar grand maximum’.

Continue reading “Sole e clima, per ora un pareggio, ma che fatica…” »

Generalmente quando si parla di meteorologia o di clima, per nubi basse si intende specificatamente quella nuvolosità che si forma negli strati più bassi dell’atmosfera e normalmente ricca di vapore acqueo. Nel contesto dell’articolo appena pubblicato su GRL, invece, per basse si intende con un top più basso in generale, qualunque sia lo strato nel quale si formano.

L’altezza che le nubi raggiungono in atmosfera è collegata al bilancio radiativo. Più le nubi vanno in alto, più sono fredde, minore è la quantità di calore che irradiano verso lo spazio, maggiore è il calore che resta in basso in atmosfera.

Continue reading “Nubi basse, anzi nane, e global warming” »

“A breve la Terra aumenterà la sua temperatura di tre o quattro gradi e questo comporterà effetti allarmanti. Buona parte del nostro paese sarà a rischio desertificazione, al sud ci saranno sempre meno piogge”. Questa una piccola parte dell’intervento del fisico Antonello Pasini, riportata dal settimanale Cattolico “il Ponte” del 18 maggio 2008, in un convegno tenuto a Cattolica insieme all’europarlamentare Giulietto Chiesa, il quale cercò di convincere la platea che “il pericolo più grande è l’ottimismo”.

Fa piacere leggere i toni più moderati di Antonello Pasini in una sua recente intervista pubblicata sul quotidiano Avvenire in data 7 febbraio dal titolo “Troppo caldo, troppo freddo?I misteri del clima impazzito”, a firma di Vito Salinaro. L’intervista segue la pubblicazione dell’articolo (Published online 7 November 2011 in Wiley Online Library) che vuole mostrare una relazione statistica tra forzanti antropogeniche e riscaldamento globale, cioè che i gas serra prodotti dall’uomo hanno ‘causato’ la temperatura (nel senso di Granger). In questo periodo freddo l’articolo trova disponibilità di  molto spazio sui mass-media come se fosse una rassicurazione che, seppur in presenza di un’ondata eccezionale di freddo, l’allarme “global warming” non cessa anche se ormai sono circa dieci anni che la temperatura globale non cresce (vedi “Anno 2011: nono estratto sulla ruota della NASA, dodicesimo sulla ruota giapponese.”).

Continue reading “Tranquilli, se avete freddo è solo un’impressione” »

Un paio di mesi fa, per l’esattezza in ottobre, abbiamo ospitato sulle nostre pagine la prosecuzione di un dibattito tenutosi sul Bollettino della Normale di Pisa tra Stefano Caserini e Nicola Scafetta. Nella fattispecie, il primo dei due ha pubblicato un post sul blog climalteranti.it, mentre il secondo ha pubblicato questo post su CM.

Continue reading “Compiti per le vacanze: Nuovo articolo di Nicola Scafetta” »