Il livello dei mari questo sconosciuto

In un recente post su queste pagine in cui si riprendevano i dati citati da Steven Goddard sulle misure del livello del mare in Europa, è intervenuto il fisico modellista Antonello Pasini per dare il suo apporto critico, un po’ in negativo.

Grazie al suo intervento ho però avuto modo di notare un lavoro interessante che altrimenti mi sarei perso, stante la mia non frequentazione del suo weblog. Si tratta di un rapporto scientifico scritto da Antonioli e Silenzi e pubblicato dai Quaderni della Società Geologica Italiana nel 2007.

Avevo già letto negli anni passati altre pubblicazioni di Antonioli e oggi noto quella che mi pare l’evoluzione del suo pensiero rispetto all’AGW. Se prima la sua sembrava un’adesione un po’ distaccata, adesso sembra aver aderito con entusiasmo alla teoria che io definisco catastrofista-pessimistica. E’ certo che si è trattato di un processo di avvicinamento sincero, ma certe deduzioni e conclusioni mi lasciano sinceramente a bocca aperta.

Al centro di questa discussione c’è la prima figura contenuta nella pubblicazione del 2007:

Prima di andare al cuore del post, bisogna sapere che misurare l’altezza del livello del mare non è un compito facile nel presente; figuratevi i problemi per la ricostruzione nel passato, di cui trovate un’ampia trattazione nel loro rapporto.

Si è portati a pensare che il livello del mare, prescindendo dalle maree, sia un dato preciso e costante a livello globale, da usare come sistema di riferimento per tutto ciò che sta sopra o sotto.

Al contrario, diversi fattori ne determinano una sua eterogeneità, che porta a differenze con un ordine di grandezza del metro tra diversi punti del globo. Tanto per fare dei brevi esempi, la gravità fa sì che in prossimità delle piattaforme continentali il livello del mare sia più alto che in zone più distanti. Inoltre, c’è soprattutto la circolazione atmosferica che è sempre al centro della dinamica del sistema climatico di questo pianeta, ma che a sua volta subisce forti influenze dall’oceano medesimo.

Considerando il Pacifico per semplicità, nella zona equatoriale i venti spirano in maniera preponderante da est verso ovest e questo determina un notevole accumulo di massa, cioè di acqua e per giunta calda, sul lato occidentale dell’oceano, verso l’arcipelago indonesiano; il livello è, viceversa, più depresso sul lato americano. Come se non bastasse, per effetto della circolazione terrestre e dell’onnipresente Forza di Coriolis, lo stress del vento, esercitato principalmente sulla superficie dell’acqua, fa sì che nelle zone in cui l’aria gira attorno ai grandi anticicloni subtropicali questo trasferisca acqua verso il centro del giro. In questo modo sotto le grandi alte pressioni visibili su tutti gli oceani l’acqua si accumula ed il livello si alza rispetto alla periferia.

Da molti decenni in alcune località costiere i mareografi, permettono di seguire l’andamento del livello del mare, una volta che questo è stato “pulito” dal rumore di fondo giornaliero, meteorologico e stagionale. In effetti, come sappiamo, anche le terreferme non sono ferme a sufficienza e il segnale non è detto che sia pulito a dovere. Ecco che da pochi decenni sono subentrati anche i satelliti che però mostrano ancora delle differenze non sempre riconciliabili con i mareografi e per questo non vanno presi per oro colato. Infatti i satelliti mostrano nell’ultimo periodo un trend diverso da quello misurato dalle stazioni tradizionali.

Per approfondire in parte il discorso si rimanda alla pagina di Wikipedìa, che, come si sa bene, è stata dominio incontrastato di pseudo-scienziati. I dati, in ogni caso, non mostrano nessuna accelerazione recente e se qualcuno vi dice il contrario, fatevi una grassa risata.

Ilarità a parte, di queste difficoltà troviamo menzione anche nell’ultimo rapporto dell’IPCC, appunto nel capitolo dedicato alle variazioni del livello sei mari.

[…] Global mean sea level has been rising. From 1961 to 2003, the average rate of sea level rise was 1.8 ± 0.5 mm yr–1. For the 20th century, the average rate was 1.7 ± 0.5 mm yr–1, consistent with the TAR estimate of 1 to 2 mm yr–1. […] The rise in global mean sea level is accompanied by considerable decadal variability. For the period 1993 to 2003, the rate of sea level rise is estimated from observations with satellite altimetry as 3.1 ± 0.7 mm yr–1, signi?cantly higher than the average rate. The tide gauge record indicates that similar large rates have occurred in previous 10-year periods since 1950. It is unknown whether the higher rate in 1993 to 2003 is due to decadal variability or an increase in the longer-term trend. […]

Il livello medio dei mari è andato crescendo. Dal 1961 al 2003, il rateo medio d’innalzamento del livello dei mari è stato di 1.8 ± 0.5 mm yr-1. Per il XX° secolo, il rateo medio è stato di 1.7 ± 0.5 mm yr-1, in accordo con la stima di 1/2 mm yr-1 del TAR. L’innalzamento del livello dei mari è accompagnato da una notevole variabilità decadale. Per il periodo 1993-2003, il rateo di innalzamento del livello dei mari viene stimato per mezzo dell’altimetria satellitare intorno a 3.1 ± 0.7 mm yr-1, significativamente più alto della media del periodo. I record dei misuratori di marea indicano che incrementi di simile ampiezza sono avvenuti in precedenti periodi di dieci anni sin dal 1950. Tuttavia non si sa se il rateo più accentuato del periodo 1993-2003 sia dovuto alla variabilità decadale o ad un aumento del trend di lungo periodo.

Questo periodo del 4AR, di per sé importante, è però gravemente viziato da una importante omissione. I dati del periodo più recente sono ottenuti con l’altimetria satellitare, e le serie non sono in accordo con quelle provenienti dalle misurazioni di marea. E’ dunque forse la metodologia differente ad esercitare un bias sui dati.

Ma torniamo adesso al livello del mare di tanti, tanti anni fa. La prima figura in alto ci ha mostrato che la misura, è proprio il caso di dire, è stata scolpita sulla pietra, quella della falesia del golfo di Orosei. Nell’Eemiano, la fase interglaciale che precedette 125.000 mila anni fa l’Olocene, il periodo caldo in cui oggi viviamo, il mare di allora ha lasciato la sua traccia ad un livello di circa 8 metri superiore rispetto a quello di oggi, ridotti a 7 dopo le correzioni.

Che cosa deducono gli autori da questo segno preistorico?

Che se allora con soli 290 ppm di CO2 il mare era così alto, oggi, che si sono aggiunti altri 100 ppm di biossido di carbonio, è lecito aspettarsi che si giunca a livelli uguali, se non superiori e in breve tempo. La pubblicazione del 2007 è piena di riflessioni scientifiche di alto valore ma, mi chiedo e vi chiedo, una tale evidenza fotografica a quali deduzioni logiche avrebbe dovuto portare?

Io non riesco a trovare altra risposta, che sia ponderata e ragionata, se non quella che segue, ma sarei molto interessato a sentire opinioni diverse, che spieghino dove difetta il mio pensiero (razionale?).

Si sa che nell’Eemiano la concentrazione di CO2 non era molto diversa da quella che si è avuta durante la lunga fase recente dell’Olocene, intorno a 290 ppm, e che il livello del mare era molto più alto. Questo vuol dire che la CO2 è quel “central knob”, quella manopola che determina la temperatura superficiale del pianeta o è tutt’altro? Se in quel lontano passato la temperatura era tale da aver sciolto la calotta glaciale della Groenlandia e invece negli ultimi dieci mila anni, con le stesse concentrazioni di CO2, tale temperatura non è stata raggiunta, perché la conseguenza logica che assumono gli autori implica che se aumenta la CO2, aumenterà la temperatura, i ghiacci si scioglieranno e il mare invaderà la terraferma?

A me pare invece che qualcos’altro ha contributo a portare le temperature così in alto e per un periodo così lungo. Non che si voglia sminuire il ruolo del biossido di carbonio, che forse è determinante per le concentrazioni più basse, mentre tende a perdere importanza per valori aggiuntivi e attuali. Soffermandoci, inoltre, alla calotta glaciale della Groenlandia, contrariamente a quello che afferma Hansen & c, il suo collasso è pura finzione cinematografica. Prima di tutto perché nelle zone centrali e alte della calotta la neve va accumulandosi ancora oggi, ma soprattutto perché la Groenlandia è un enorme catino, depresso al centro e con le catene montuose che fanno da bordo ai suoi lati. In questo modo, quello che sta nel centro non potrà mai scivolare al mare di schianto. L’unico modo per scongelare la Groenlandia è di tenere la temperatura della zona al di sopra dello zero e per almeno qualche millennio, proprio come accadde 125.000 anni fa.

Un lavoro più recente avrebbe scoperto che forse, durante l’Eemiano, non tutto il ghiaccio dell’isola artica fosse passato ad altra fase e che, quindi, dei 7 metri in più di livello marino, una parte di questi sarebbero venuti da altre fonti, ad esempio presumono dall’Antartide, oltre che dall’espansione termica dell’acqua. Anche in questo caso non vale la pena perdere tempo nel confutare le fantasticherie di chi vede un collasso subitaneo del Polo Sud. Qui, a volte, ci occupiamo di scienza più seria.

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Author: Paolo Mezzasalma

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20 Comments

  1. Dimenticavo: il report AR4 di IPCC indica che il livello del mare 125.000 anni fa era di circa 4-6 m superiore a quello attuale, in coincidenza con temperature artiche di 3-5°C superiori a quelle attuali (Si veda in proposito http://www.cmar.csiro.au/sealevel/downloads/797655_16br01_slr_080911.pdf).
    Il dato di Orosei sposterebbe di circa 2-4 m più su tale stima, il che non mi pare cosa da poco.

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  2. Guardate che la figura 2 della lavoro oggetto di questo post mostra una diminuzione della radiazione solare per un problema di scala temporale del diagramma stesso. In realtà la radianza sta gradualmente aumentando dalla fine della Piccola era glaciale e nella seconda metà del 20° secolo ha raggiunto livelli simili a quelli toccati 8000 anni orsono. Su questo uscirà a breve su CM un mio post dedicato proprio a questo argomento.
    Concludo dicendo che la foto della falesia di Orosei è qualcosa di unico (parla più di tutti i diagrammi relativi all’ultimo interglaciale con cui mi è capitato di avere a che fare finora). Grazie Paolo per averla segnalata.
    Luigi

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    • Questa mi sembra una notizia molto interessante, tanto più che essa viene invece considerata costante nei modelli climatici (da lungo tempo ormai sono convinto che siano la causa di molti mali) e che sono usciti degli studi che sostengono che anche piccole variazioni avrebbero importanti influenze sul clima del pianeta.
      Un post dei tanti che ne parla è questo:
      http://wattsupwiththat.com/2010/11/25/something-to-be-thankful-for-at-last-cosmic-rays-linked-to-rapid-mid-latitude-cloud-changes/

    • avanti con le favole della TSI costante nei modelli. Un’occhiata ai suggerimenti per i run centennali e millenari per CMIP5 e PMIP3 magari?
      http://pmip3.lsce.ipsl.fr/

    • Quindi il grafico mostra una media dell’irradianza e del livello integrate su 1000 anni circa…

    • Luigi,
      non so se ti sei già imbattuto nel lavoro di Leif Svalgaard.
      Credo che lui sia un grande sostenitore delle variazioni poco importanti nel TSI nel recente passato.

      Per adesso, l’unico appiglio che ho è questo:
      http://www.leif.org/research/

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      Info per tutti. Il post di Luigi Mariani uscirà in due parti venerdì 3 e lunedì 6 dicembre.
      gg

  3. @ Giovanni Pascoli
    Giovanni hai perfettamente ragione. Anche l’occhio vuole la sua parte! In effetti guardando la figura così come proposta dall’autore solo un ….pignolo si accorge della correlazione tra radianza solare e livello marino. Chi, invece, da un’occhiata superficiale al grafico (come ha fatto imprudentemente il sottoscritto) non può che concordare con le conclusioni dell’autore. L’unico dubbio che mi resta è l’epilogo della vicenda. Visto che nelle ultime migliaia d’anni la radianza solare è in diminuzione perché il livello del mare continua a salire? Quanto vale lo sfasamento temporale tra massimi (minimi) di radianza e massimi (minimi) del livello marino? In altre parole dobbiamo aspettarci una riduzione del livello medio del mare o esso, come sostiene Antonioli, è destinato a salire nonostante la radianza solare sia diminuita?
    Ciao, Donato.

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  4. Scusate mi sono soffermato sulla figura 2 della pubblicazione oggetto del post. Potete vedere un bell’esempio di MANIPOLAZIONE dei diagrammi. EH si perchè in realtà come mi insegnò un economista al corso sui cambiamenti climatici e GIS a Ginevra i diagrammi ci possono dire un po quello che vogliamo noi. Io povero stupido essere con formaziione scientifica una volta pensavo che i diagrammi fossero perlomeno “oggettivi” o almeno più oggettivi di un’opinione. Gli autori del testo dovrebbero vergognarsi di una tale azione. Ma veniamo al dunque. Se si osserva il diagramma in questione in maniera superficiale sembra vero quel che dice l’autore:
    “Oggi ci troviamo forse al culmine di un lungo periodo interglaciale caldo, che è iniziato circa 9000 anni fa e che ha visto il livello marino sempre sollevarsi, nonostante la radianza solare (W/m2) media sulla superficie terrestre sia diminuita (fig. 2).”

    In effetti curva grigia e nera sembrano non essere correlate e sembrano incorciarsi fra di loro.
    Peccato che se invece osserviamo bene possiamo notare una precisa e stretta correlaziione (come tra l’altro dimostrato da innumerevoli pubblicazioni scientifiche e grafici leggibili anche sul web) tra i massimi e minimi della radiazione solare e i massimi e i minimi del livello del mare ( quindi con la temperatura visto che la variazione del livello del mare dipende dalla quanità di ghiacci ai poli). Inoltre si potrà osservare come i max e min del livello marino SEGUANO SEMPRE i max e i min della radiazione solare, indicando una stretta relazione di causa-effetto.
    Per vedere bene sul grafico questa correlazione basta immaginare di cambiare la scala dell’irradianza solare( a sx) da 410-510 a 0-510 ad esempio, e come per miracolo i max e min di sole e oceani saranno perfettamente coincidenti fra loro.
    In questo caso il cambio di scala di rappresentazione falsa compeltamente i risultati ad un primo approccio visivo.
    QUindi le affermazioni sulla fig 2 presentate su quella pubblicazioni sono totalmente false e contrarie alle evidenze fornite dai dati.

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    • Grazie Giovanni, c’era da dire anche sulla figura 2 e mi fa piacere che l’abbia fatto tu qui nei commenti.
      In effetti bisognerebbe guardare nella pubblicazione cui si fa riferimento, ma la prima cosa che mi era venuta in mente quando vidi la figura ed il commento di Antonioli è che pare sia stato scoperto che fa più caldo verso le due, tre del pomeriggio piuttosto che a mezzogiorno, nonostante il Sole stia già calando.
      Una scoperta sconvolgente, no?

    • molto molto interessante questa pubblicazione scaricabile gratuitamente…..

  5. per approfondire l’argomento, vi consiglio la lettura di questo documento molto interessante, completo e ricco di spunti da molti punti di vista, non solo meramente geologici:

    http://www.socgeol.it/files/download/Quaderni/quaderno2.pdf

    come dice benissimo G. Pascoli (è una reale omonimia o è un nickname? 🙂 ), la complessità dell’argomento, e la miriade di fattori che intervengono a scala locale , soprattutto nel Mediterraneo, è tale che previsioni e generalizzazioni a lungo termine lasciano un po’ il tempo che trovano….

    🙂

    Post a Reply
  6. CHIAMATE MARIO TOZZI…………

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  7. Da geologo non posso che concordare con quanto concluso da te. Se il livello del mare a Orosei era più elevato con minore concentrazione di C02 significa che il ruolo della C02 non è cosi determinante, proprio perchè l’iimagine disotra che anche con concentrazioni inferiori alle attuali i livelli dei mari erano più elevati. Per quanto riguarda l’EEmiano studi poliinici alpini (ex. Val Vigezzo) dimostrano che fu un periodo interglaciale più caldo ( nella sua fase di picco chiaramente) dell’attuale interglaciale (che siamo vivendo noi). Questo è dedotto proprio dalla presenza di specie vegetali a quote più elevate rispetto all’attuale (quindi T più elevate e stagioni più calde a quote più elevate).
    Rispetto poi alle tue perplessità sull’interpretazione “ufficiale” di questi dati, temo che si anecessario uscire dalla scienza e si debba entrare più nella filosofia-etica-politica. Come dimostrato dalla storiografia tutte le società all’apice del loro stadio evolutivo, nel momento in cui inizia il loro declino sviluppano un sistema di autodifesa del “potere” che si materializza filosoficamente con la sofistica. In parole povere si antepone la dialettica e la capacità di persuasione e convincimento a TUTTO. La degenerazione di questo modus operandi è il fatto di arrivare nello stesso tempo a confermare o smentire una stessa tesi o un dato di fatto, dimostrando come la capacità dialettica sia capace di rovesciare la realtà. Questo stumento diventa molto utile nel momento in cui si vogliono far passare come vere cose false e vieversa…..per difendere interessi che esulano dal fatto in se.
    La pubblicazione sulla variazioen del livello del mare è embelmatica a questo proposito. Si parla dei problemi nel definire un “livello del mare” peroprio perchè dipendente da uno svariato numero di fattori geologici, fisici e climatici ciclici, con tempi di ritorno variabili tra decine e centinaia di miglaiia di anni e sovrapponibili fra di loro e dopo questa intruduzione si fanno stime precisissime e previsioni futuristiche basate su modelli che non tengono in conto tutti i fattori precedentemente descritti.

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    • mi scuso per gli errori di battitura non corretti….

  8. Buongiorno Paolo.
    E’ molto interessante l’articolo. Volevo fare una domanda: che tipo di correzione è intervenuta per stimare l’altezza del battente della falesia di orosei? Come si fa a sapere che s’è abbassato il livello del mare e non è stata invece la terra a sollevarsi di quel tanto?
    Grazie e saluti.

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    • la tua osservazione è più che giusta, non per entrare nel merito ma per quanto riguarda Orosei tento una risposta di massima. La Sardegna ( e la corsica) costituiscono il blocco sardo corso facente parte della vecchia placca europea. Attualmente rappresentano cio che resta di un’area cratonica in cui sono assenti fenomeni orogenici o tettonici di grande entità. Per questo benchè di dimensioni molto ridotte nel suo insieme può essere considerata un’area “stabile” come il cratone centro africano e nord americano. Cio non toglie che anche esso si muova, in particolare verso ovest con movimento di rotazione avente vertice all’incirca nel golfo di genova. Questi movimenti legati all’apertura del tirreno per ora si scaricano in gran parte lungo la dorsale tirrenica risparmiando relativamente la zona sarda. Poi più in dettaglio non ho dati per quantificare o eventualmetne escludere fenomeni di sollevamento o subsidenza della crosta continentale nel settore sardo in epoca quaternaria

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