Se arriverà, sarà dal cielo, non dal mare

Piove. Siamo a novembre e piove. Anche tanto, forse più, forse meno di quanto è piovuto ogni volta che è arrivato novembre. Mario Monicelli e gli artisti da lui diretti ci hanno costruito su un pezzo memorabile della storia del cinema. Raccontava il 4 novembre del 1966 e non era un film di fantascienza.

Di cemento però ce n’è parecchio, di piane alluvionali non ce ne sono più, al loro posto ci sono gli insediamenti urbani, e l’acqua che arriva non sa da che parte andare per arrivare al mare, dove di fatto deve arrivare.

E quindi si finisce sott’acqua. Strade, giardini, cantine, interi quartieri, centri storici, tutti sott’acqua perché piove. Ma non doveva arrivare dal mare? Non doveva crescere a dismisura il livello del mare tanto da sommergere chilometri e chilometri di costa?

Sì, doveva, dovrà, dicono i modelli. Per ora però il mare cresce poco, da qualche parte non cresce affatto, e altrove ancora addirittura scende. Almeno in Europa. Su 55 misurazioni di marea monitorati dalla NOAA in Europa, solo su tre il mare sta crescendo ad un ritmo superiore a 2mm/anno, su venticinque il mare scende e su gli altri sale ma non a ritmo di armageddon.

Effetti locali, si dirà, il livello del mare è una cosa complessa e va visto a scala globale (anche se questo per me che sono cafone resta un mistero, perché in realtà in genere si affoga in un punto solo, non su una “media” di punti). Bene, pan per focaccia, globale non so, ma in Europa la media è -1,08 mm/anno. Ripeto, meno, non più.

Che respiri (fuori dall’acqua) la Serenissima, e noi con lei, alla faccia di chi gioca con la grafica per farci venire il coccolone.

Qui, sul blog di Steven Goddard, trovate numeri e stazioni di misura.

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Author: Guido Guidi

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38 Comments

  1. L’acqua (pura) ha un coefficiente di dilatazione non lineare. Passando da 0 a +4 C° invece di dilatarsi si contrae, poi riprende a dilatarsi. Infine ci sono altri parametri correttivi legati alla salinità. Il sistema è complesso da seguire tra scioglimento dei ghiacci e correnti in movimento con trasporto di calore e salinità differenti. Non so se potremmo assistere ad una variazione repentina del livello oceanico superata una certa soglia di riscaldamento. Mi sembra un’ennesima questione aperta…

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  2. Caro Guido,
    leggo spesso i tuoi interventi su questo sito e devo dire che il più delle volte mi irrita questo tuo modo di dire e non dire, di dire mezze verità e di tacere su altri aspetti dei problemi da te affrontati.
    Per carità, ognuno ha la sua visione del problema trattato di volta in volta… Questo volta però, in particolare, mi forzo a scriverti, perché credo che tu faccia un pessimo servizio alla scienza e ai tuoi lettori.
    Conosci il fenomeno dell’isostasia? Perché non citi per nulla questo fenomeno, che attualmente è responsabile dell’innalzamento di molte terre emerse in Scandinavia, fino ad un centimetro all’anno? Così facendo insinui velatamente che il livello del mare stia calando, mentre invece lì è il suolo che si sta alzando…
    Sul web puoi facilmente trovare materiale sull’isostasia. Io ne ho parlato brevemente nella seconda parte di questo post:
    http://antonellopasini.nova100.ilsole24ore.com/2010/11/venezia-sottacqua.html
    Mi auguro sinceramente che ciò che scrivi in questo post sia frutto di ignoranza (nel senso più “pacifico” del termine) e non a intenzionale nascondimento di certi risultati della ricerca scientifica.
    Saluti
    Antonello

    Reply
    Caro Antonello,
    quale doppio onore! Un tuo commento ed una tua citazione! Vabbè, sono entrambi negativi ma, si sa, noi che sappiamo come comportarci con i media a questo ci facciamo poco caso.

    Ho visto il tuo post, curioso che tu abbia sollevato il problema della capacità di comunicazione, ho letto qualcosa al riguardo anche recentemente scritto da firme autorevoli del mainstream scientifico. Se dopo due decenni di dominio incontrastato sui media, di documentari, di clima-fiction e di eventi mediatici nei posti più esotici del pianeta ancora c’è qualche dubbio su come far giungere il messaggio ai propri interlocutori non saprei proprio che consiglio dare.
    Perdona la mia ironia ma ognuno reagisce come crede. Tu hai lamentato addirittura dell’irritazione, io – mi conosci- preferisco non prendermi mai troppo sul serio.

    Comunque sì, so cos’è l’isostasia, nella mia planetaria ignoranza credo di aver letto qualcosa anche su quello. In termini di comunicazione del messaggio, mi chiedo se a una popolazione costiera interessi più finire o non finire sott’acqua, di sapere se questo accade perché il mare sale o il suolo scende, oppure viceversa. Sempre nella mia planetaria ignoranza, mi chiedo anche se nel comunicare al mondo la sua fine in apnea qualche “principiante” della comunicazione abbia fatto qualche precisazione al riguardo. Ma sono sicuro di sì.

    Appena qualche giorno fa -comincio a pensare che abbiate ragione- un altro lettore ha fatto riferimento a questa odiosa attitudine che avremmo/avrei a far uso del cherry picking. Rispondo quello che ho risposto allora: scrivo e commento quello che cattura la mia attenzione e voglio dire esattamente quello che dico. Nella fattispecie, le misurazioni del livello dei mari rispetto allae terre emerse non sembrano essere così preoccupanti. Non ho dubbi che ci siano altre misure e soprattutto simulazioni che dicano il contrario, ma quelle sono lì e di quelle ho parlato, perché non volevo parlare d’altro. Incompleto? Può darsi, non si può dire sempre tutto, specie se magari è capitato di dirlo in altre occasioni.

    E qui mi tocca tornare al tuo post ed alla tua intervista, dove, tra l’altro, la citazione di CM c’entra poco o nulla, ma so che può tornare utile. Dicevo il post e la laguna. Asserisci, giustamente, di aver specificato e di esserti attenuto allo stato dell’arte della letteratura scientifica, non volendo commentare (rifuggendo l’IPCC style, devo darti atto) un report di chiara provenienza attivista. Devo però correggerti, perché a Venezia, “minacciata” dall’innalzamento del livello dei mari, i problemi sono tre, non due. Il mare che sale, la terra che scende e quelli che vorrebbero far credere che eliminando la CO2 in eccesso dall’atmosfera il problema sarebbe scongiurato. Al riguardo ti segnalo un lavoro uscito sul Journal of Geophysical Research (http://www.agu.org/pubs/crossref/2009/2008JD011485.shtml) a firma di un gruppo di ricercatori italiani che di Laguna ne sanno qualcosa, dove le serie di marea sono in stretta correlazione con i pattern atmosferici dell’area Euro-atlantica e con l’attività solare. Onde evitare altre accuse di cherry picking o di disinformazione (come hai gentilmente fatto sul tuo post adottando tecniche comuni ad altri grandi comunicatori del web climatico che pensavo preferissi evitare), ti segnalo anche un lavoro dell’ISPRA (http://www.ispravenezia.it/ispra/index.php?action=download&upload_id=5744) il cui grafico di pag.22 che mostra l’andamento del livello medio del mare a Punta Marina (con media mobile di 11 anni chissà perché) sembra pari pari la curva delle temperature. Ops, anche quando non c’era l’AGW.

    Ora, mi perdonerai la lungaggine, ma ti ho spiegato perché (oltre alla mia ignoranza nel senso buono del termine) non ho parlato di isostasia. Tu non hai parlato di questo perché…dimmelo tu.

    Quanto al “pessimo servizio alla scienza ed ai miei lettori” ti dirò che nel primo caso non so, perché non sono uno scienziato come te, nel secondo sono sicuro che ti sbagli, perché, come vedi, leggono anche te, e confido nella loro capacità di giudizio.

    Un caro saluto,
    Guido.

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  3. Nell’intervista su Venezia e sul mio post si è discusso di tendenza passata e futura a lunga scadenza e non di variabilità interannuale o interdecadale, e dunque non ne ho parlato. Sono a conoscenza del primo articolo che linki (il secondo non riesco a scaricarlo) e sono ben consapevole dell’esistenza di cicli naturali, tanto che le mie ultime ricerche si concentrano proprio sull’influsso di questi pattern a scala regionale (vedi ad esempio http://www.mdpi.com/2073-4441/2/3/321/) e sulla relazione tra forzanti esterne e questi cicli nel problema dell’attribution (un piccolo esempio di questi ultimi studi lo potrai vedere in anteprima su un libro che sta uscendo).
    Ciò nulla toglie al fatto che la tendenza viene data da altro…

    Reply
    Capisco, come vedi, c’è sempre una ragione, non c’è bisogno di far dietrologia. Voi dite la vostra ch’io dico la mia! :-)
    Ciao.
    PS: basta salvare il link come oggetto, è un pdf.
    gg

    Post a Reply
  4. Sei molto abile: usando una nota tecnica comunicativa, quando ti si “attacca” per un verso, tu attacchi per un altro. Hai rivoltato la frittata…
    Il fatto è che la mia omissione non era influente, mentre la tua ha ribaltato completamente le conclusioni cui si poteva giungere!

    Reply
    Per carità Antonello, non sono affatto abile, e non ti ho “attaccato”, ti ho semplicemente dimostrato che trattare un argomento parzialmente non è necessariamente segnale di omissione nel senso che hai voluto dare al tuo commento. Piuttosto il tuo di “attacco” mi sembra abbastanza gratuito, perché nel post, ho anche parlato di effetti locali e di come il problema vada esaminato globalmente. Mentre, ripeto, per chi con il problema ci deve fare i conti, che sia causato da una cosa o l’altra è sì, ininfluente. Ad ogni modo, se pensi sia ininfluente dire che Venezia corre gli stessi rischi delle altre città costiere in ragione dell’innalzamento dei mari cui si aggiunge la componente isostatica, omettendo di chiarire che quanto osservato (cioè reale, accertato, misurato, non simulato o previsto) in termini di frequenza delle alte maree (quelle che hai indicato come il problema reale) è correlato ai pattern atmosferici a scala regionale e continentale (secondo validata ricerca scientifica), che nulla hanno a che vedere sia con il primo che con il secondo dei fattori da te citati, forse, da scienziato, sei tu a non fare un gran servizio alla scienza ed a quanti leggono o ascoltano, e questo lo hai pensato e scritto tu, non io.
    gg

    Post a Reply
  5. @ Pasini

    Ma cosa c’entra l’isostasia con il livello del mare totale.
    Certamente in alcuni punti, lei cita la Scandinavia questo sarà influente ma a livello mondiale immagino che lo sia molto poco.
    Viceversa se avesse un’importanza notevole allora andrebbe calcolato nelle proiezioni sulla crescita del livello dei mari

    Post a Reply
  6. Caro Guido,
    in questo ambito non sono gli stati stazionari il problema, bensì i trend. Se le maree seguono i pattern a scala regionale vorrà dire che, essendo costante la media (so che per te ha poco significato…), vi saranno periodi peggiori e periodi migliori, cui i veneziani sono già adattati. E per fortuna ci sono quelli come te che possono fare previsioni a breve scadenza nei vari periodi…
    Ma se il trend del livello del mare aumenta (come mostrano anche le validate misure passate) tutto shifta verso l’alto e i livelli di marea dei periodi migliori non ci sono più. I periodi peggiori, poi, diventano ancora peggiori…
    Quanto al servizio che stiamo fornendo alla scienza e ai lettori, rimango della mia idea e alla fine sono i lettori a decidere.
    Infine, credo che sinceramente quando uno viene colto in castagna farebbe bene a tacere, ma visto che non lo fai tu, lo faccio io.
    Passo, chiudo e mi dedico ad altro

    Reply
    Antonello, serenamente, sono arrivato fino alla terzultima riga del tuo commento pensando che finalmente avevamo quadrato il cerchio. Poi ho capito che mi stavo sbagliando. Le castagne stanno sugli alberi, e di questi tempi anche nelle cassettine in vendita agli incroci. Semmai, hai colto per l’ennesima volta l’occasione di scrivere su queste pagine. Lo dissi al tuo primo commento e lo ripeto. Quando vorrai farlo firmando dei post sarai comunque benvenuto, a patto che non sia sempre tu a decidere quando aprire e chiudere una discussione, a seconda che ti sia passata la voglia o meno. Questo, almeno per amicizia, me lo devi.
    Ah, un’altra cosa: uno tace quando il suo interlocutore lo ha convinto; per quel che mi riguarda ho ancora parecchie cose da dire, piaccia o no al pensiero unico del clima, che coltiva la fastidiosa abitudine di dirti quello che dovresti dire, quando dovresti dirlo o quando non dovresti farlo. Queste pagine hanno fatto milioni di contatti e continuano a crescere, tutti così scemi da farsi abbindolare da chi ci scrive su? Non credo.
    gg

    Post a Reply
  7. @ Pasini

    Sembra che lei non abbia letto questa frase del Guidi

    “Effetti locali, si dirà, il livello del mare è una cosa complessa e va visto a scala globale (anche se questo per me che sono cafone resta un mistero, perché in realtà in genere si affoga in un punto solo, non su una “media” di punti). Bene, pan per focaccia, globale non so, ma in Europa la media è -1,08 mm/anno. Ripeto, meno, non più.”

    perchè dice che lo ha colto in castagna?
    Quando già il Guidi ha detto che sono effetti locali?

    Post a Reply
  8. Spero proprio che i lettori si facciano un’idea di chi è fazioso tra Pasini e Guidi.

    Io, per mia esperienza diretta, posso garantire che Pasini è abile nella censura.
    Guidi non ha mai censurato o, per lo meno, non me ne sono mai accorto. Per quel che vale la mia parola.

    Venendo alla questione dell’innalzamento del livello del mare, invito i lettori a seguire i link forniti da Pasini, a scremare tutto il rumore catastrofista-futurista suo e dell’autore del rapporto, prendere i numeri puri e crudi, moltiplicare per 90, gli anni che mancano al 2100, quando nè io, né Guidi, né Pasini, né voi stessi ci sarete più per verificare, e meditare se la catastrofe è in arrivo.
    Preoccupativi di altro ben più importante, questo è il mio consiglio.
    Se poi i profeti di sventura vi turbano, venite qui e prendete una boccata di tranquillità “climatica”.

    Reply
    Paolo, nessuno ha parlato di faziosità o di censura, per favore evitiamo di trascendere. Preferisco di gran lunga la seconda parte del tuo commento.
    gg

    Post a Reply
    • sottolinerei anche: “fra 90 anni non ci saremo ne io, ne Guido…” Ragazzi parlate per Voi!!
      Per quel che mi riguarda e alla faccia dell’IPCC cercherei di esserci. Miracoli della medicina? non importa! Importante e’ esserci! (lo trovate anche su FB)

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  9. @ Guidi

    Mi è stato segnalato questo dibattito, me lo sono letto e intervengo non nel merito ma solo su un punto, che si è già presentato la discussione con me di qualche tempo fa.
    Ossia la tendenza a dire: ma io non sono uno scienziato … posso dire la mia.
    È la stessa tattica che usa Vietti sul suo blog: spara tutte le cavolate che vuole, e poi quando gli fanno notare che sta dicendo stupidaggini dice: ma io non sono uno scienziato, sono un giornalista, cosa volete da me… ho il diritto di dire quello che voglio.
    Per cui quando scrivi “…Quanto al “pessimo servizio alla scienza ed ai miei lettori” ti dirò che nel primo caso non so, perché non sono uno scienziato come te…”, non mi piace, perché tu scrivi di cose scientifiche, e devi chiederti se fai o no un cattivo servizio alla scienza.

    Non voglio obbligarti a niente, ci mancherebbe. Ognuno è – ovviamente – libero di fare quello che vuole. Pero’ secondo me dovresti far capire meglio le intenzione del blog.
    Se tu e Vietti scriveste chiaramente in testa alle cose che scrivete una cosa tipo:
    “Attenzione che non sono un esperto del settore, non faccio alcun controllo sulla validità scientifica delle tesi che presento e magari sto trascurando dei punti fondamentali che potrebbero ribaltare le mie conclusioni” non ci sarebbero problemi.
    I tuoi lettori, pero’, pensano di trovare nel tuo blog tesi scientifiche, ossia che rispondono a standard minimi.

    Prova a pensare se gli errori, i fraintendimenti e le dimenticanze non cominciano ad essere troppi: non è la prima volta che Antonello te li fa notare cortesemente. Io l’ho fatto qualche volta e ora ho smesso sia per mancanza di tempo, che per non essere scortese.
    In un commento su Climalteranti un lettore ha segnalato ieri l’altro un altro tuo scivolone, sul prezzo della CO2, piuttosto clamoroso, e ho eliminato un commento che infieriva, per evitare polemiche.
    Ti ho già detto quale può essere la soluzione, fare dei controlli, delle revisioni; certo faresti meno post e avresti meno contatti, ma ne gioverebbe la qualità.

    Un’ultima cosa sulla citazione dei “milioni di contatti”: anche nella discussione con me avevi finito vantandoti del numero dei tuoi lettori (alla mia osservazione che stai creando tanto rumore di fondo, avevi risposto “più che un rumore di fondo sia un bel temporale”).
    Io sono sicuro che fra un po’ (5, 10 o 15 anni? Questo è più difficile da dire) leggerai con occhi molto diversi i tuoi post, e per alcuni proverai imbarazzo; e magari sarai anche dispiaciuto di aver avuto cosi’ tanti lettori.
    Ora il treno entra in stazione, devo andare, ti ho detto come la vedo io. Ciao

    Reply
    Ciao Stefano,
    comprendo il senso del tuo commento, ma non ne capisco lo scopo dal momento che non sei entrato nel merito della discussione. Te la riassumo: Antonello ha scritto, linkato e successivamente commentato una chiara accusa di disinformazione, motivandola con il fatto che avrei trascurato di approfondire il tema dell’isostasia nel mio post con la chiara intenzione di mandare un messaggio distorto. Io gli ho risposto facendogli notare una sua paragonabile omissione, non perché pensi che si debbano fare le pulci al proprio prossimo, quanto perché anche lui, ha evidentemente ritenuto opportuno sottolineare alcune cose e non altre. Tralascio sul fatto che tu ritieni che l’intervento sia stato cortese, per me non lo è stato, ma siccome Antonello è un amico, questo non disturba più di tanto. Nel merito del mio post, ho anche scritto che si poteva trattare di effetti locali (è vero, non ho scritto: attenzione c’è anche l’ISOSTASIA, non c’entra niente con il global warming!) e che il problema va visto globalmente. Però, e quello dicono quei dati, isostasia o global warming che sia, per quelle zone il problema sembra non essere così impellente. Ho aggiunto anche che la media, per l’Europa, risulta essere positiva. Potrà non essere completamente rappresentativa ma è una media (e tu sai che questo concetto mi è anche piuttosto antipatico) come lo è quella delle temperature globali, che magari viene fuori da aumenti molto accentuati e molto approssimati da qualche parte e diminuzioni meno accentuate ma meno approssimate da qualche altra parte.
    Sinceramente, come ho detto anche a lui, penso che tanto il riferimento quanto il commento al post fossero un po’ pretestuosi, perché io ho parlato d’altro e non avevo alcun obbligo (pur avendolo comunque accennato) di entrare nel merito dell’isostasia. Se vogliamo è a lui che è stata fatta una domanda diretta e, con riferimento alla frequenza delle alte maree, la sua di omissione è forse più importante. Questo ci siamo detti e questo penso, con la differenza che mi sono guardato bene dal lanciare accuse di disinformazione o di mistificazione.
    I contatti. Non nascondiamoci dietro a un dito Stefano, se non leggesse nessuno non avrebbe senso scrivere, e non ci sarebbe neanche nessuno disposto a sostenere queste attività, come sono certo vi sarete detti di recente su Climalteranti, avviando la vostra operazione di partenariato. Siccome però ho assoluta fiducia nella capacità di giudizio di chi legge, e non ho la pretesa di trasmettere messaggi che chi legge non sia disposto a recepire, se il numero dei lettori cresce questo è per me garanzia del fatto che la strada è giusta. Certo, si può sbagliare, si può essere imprecisi, ma l’importante è avere l’umiltà di ammetterlo. Nel caso specifico di questo post, continuo a credere tuttavia che questo non sia accaduto. Magari mi sbaglio anche su questo, ma sono qui, se ne può parlare, non c’è problema. Facciamo però che la smettete di venire a dire come dovremmo gestire queste pagine, l’impronta che gli dovremmo dare etc etc. Anche questa è assoluta prerogativa dei lettori nella loro totalità e, mi dispiace farvelo sapere, ma siete in minoranza.
    L’imbarazzo o il dispiacere. Libero di credere, anche perché io la penso allo stesso modo, ma con segno opposto, con la differenza che non te lo vengo a dire, perché ho sempre il dubbio che potresti aver ragione tu. Non mi pare tu abbia lo stesso atteggiamento e questo mi dispiace.
    Una ultima cosa. Non ho capito cosa c’entri Piero Vietti. Tirarlo in ballo in questa discussione è inutile. Non so se tu lo abbia già fatto, ma credo che dovresti parlarne con lui. Accomunarci in una non meglio specificata forma di fratellanza disinformativa rientra in una logica buoni/cattivi nella quale non mi riconosco e non mi piace essere collocato. A differenza di quanto scrivono anche su autorevoli riviste alcuni buoni, io non mi sento in guerra, e spero neanche tu.
    Ciao
    gg

    Post a Reply
  10. Caro Guido
    Io non mi occupo nè di climatologia nè di meteorologia, quindi non pretendo di entrare in una polemica per la quale non ho una specifica preparazione. Tuttavia, dopo molti anni di ricerca scientifica sull’inquinamento, mi sono fatto un’opinione anche su cose che non rientrano nel mio campo specifico ma che mi interessano come cittadino e pure per quella curiosità che mi ha spinto a fare questo lavoro piuttosto che un altro qualsiasi. Nelle note di polemica tra te e Pasini (intercalate da quelle di Mezzasalma) devo rilevare una tua tendenza – o, più probabailmente una tua convinzione – a smussare gli angoli del problema dei cambiamenti climatici, direi anzi a negarne l’esistenza più che altro. Un’altro punto che mi ha colpito è quello in cui sogghigni (uso questo termine per una scherzosa sintesi) sulla questione dell’aumento dell’anidride carbonica (che poi non è la sola cosa in crescita). Mi chiedo quindi se per caso ho passato un’esistenza da visionario cercando di misurare e segnalare la presenza di prodotti nocivi nell’aria (ci sono anche nel suolo e nelle acque ma l’aria purtroppo non ha confini) e se le misure che, pur costando care, in termini di spesa alle comunità europee, hanno permesso di vivere in ambienti meno nocivi non siano state e non siano tuttora frutto della mia immaginazione. Ma torniamo al clima. Se pure fosse esagerato il detto che il frullar d’ali di una farfalla a Pechino possa influenzare un uragano a New York, non credo che sia altrettanto strano pensare che le crescenti immissioni di derivati della combustione (legati alla crescente domanda di energia di una popolazione mondiale in tumultuosa crescita di numero e di consumi individuali) possano influenzare non solo il clima ma anche tutta una serie concatenata di variazioni ambientali (piante, insetti, microorganismi) che, anche per il semplice motivo di apportare modifiche estranee al nostro adattamento evolutivo all’Habitat, vanno guardate con sospetto e richiedono particolare precauzione.
    Si ha la sensazione, leggendo le tue parole (se sbaglio correggimi) che tu veda una sorta di lobby interessata a seminare panico per un tornaconto personale o di gruppi economici. Ora, io credo che il tornaconto personale e il carrierismo siano effettivamente una piaga da cui non è esente nemmeno il mondo della scienza; tuttavia mi pare altamente improbabile che la lobby dei produttori di petrolio e tutte quelle forze economiche e produttive che vedono nelle misure anti-inquinamento un pericoloso sovraccarico di costi che le penalizza nella concorrenza di quei paesi che, mi si consenta il termine, se ne fregano non mettano in atto provvedimenti “auto-protettivi” come quelli di finanziare, o comunque promuovere, le frange più o meno scientifiche che propagandano il “tutto va ben madama la marchesa”. Non credo che ci si possa scordare come, per anni, i produttori di sigarette abbiano manovrato per mascherare gli effetti nocivi del fumo nè del fatto che i produttori di CFC (i responsabili della deplezione della fascia di ozono) abbiano generosamente stimolato ricerche che avrebbero dovuto dimostrare la degradabilità di tali prodotti.

    Reply
    Giuliano,
    il tuo commento è complesso e merita attenzione.
    Andiamo con ordine. Non so da quanto tempo tu legga queste pagine, spero che la tua impressione non sia riferita alle poche righe di commento dello scambio avuto con Antonello. E’ difficile smussare o negare un problema come quello del clima che cambia, perché il clima è sempre cambiato. Semmai, da ormai tre anni, ci confrontiamo su quanto questo cambiamento possa essere influenzato dalle attività antropiche. Le simulazioni dicono molto, la realtà dice molto poco. In questo spazio stanno tutti o quasi gli articoli di CM.
    Non ho capito bene perché dovrei sogghignare sull’aumento dell’anidride carbonica. Se ti riferisci sempre al commento, non ho affatto sogghignato e neanche detto (ci mancherebbe!) che non sia aumentata. Ho detto, e ripeto, che penso che la CO2 con l’acqua alta a Venezia abbia poco a che fare, almeno sin qui e sulla base di quanto disponibile in forma di letteratura scientifica.
    Elementi nocivi. Il tuo lavoro ti fa onore, ma metterci dentro anche la CO2 no. Non capisco cosa c’entrino le doverose misure di miglioramento della qualità dell’aria (tra l’altro applicate con successo proprio dove si emette più CO2, ovvero nei paesi sviluppati ad alta tecnologia) con il clima che cambia.
    Però sono d’accordo con te. E’ lecito pensare che la nostra impronta possa avere delle conseguenze sul clima, come ha già sull’ambiente. Ma pensarlo non basta. Se si suggerisce di cambiare modello di società o di “redistribuire la ricchezza sul pianeta” (parole di un alto funzionario ONU), questo impatto va dimostrato, simularlo senza alcuna possibilità di verifica non è sufficiente. Tra l’altro, visto che ti occupi di queste cose, saprai anche bene che ci sarebbero mille altre cose da fare per affrontare questi problemi prima di cominciare a scambiarci tonnellate di CO2 da un confine all’altro come invece si è fatto sin qui e si vorrebbe continuare a fare. Mi chiedo se il nostro habitat non troverebbe maggiore giovamento se le risorse (miliardarie) destinate alla decarbonizzazione (forzata oltre il suo naturale processo già in atto) fossero impiegate sul territorio, sul trattamento dei rifiuti, sul sistema dei trasporti e sulla struttura delle aree urbane. Che ne pensi?
    Non credo esista alcuna lobby del clima che cambia. Esiste però certamente un movimento cresciuto a dismisura che può sopravvivere solo se continua a crescere, nel quale sono tutti a proprio agio, tutti tranne uno, il clima stesso. E di gruppi economici interessati a questo movimento ce ne sono parecchi. Molti poi sono addirittura così bravi da essere sia da una parte che dall’altra, e noi scemi qui ad accusarci l’un l’altro di non meglio specificata connivenza!
    Non me ne importa un accidente di quello che fa la lobby del petrolio, non viene certo a dirlo a me, che pago l’hosting di CM con la mia carta di credito. Però qualche segnale arriva, prova a mettere la parola “Bildenberg” nel search di CM, troverai un post sorprendente nella sua semplicità.
    Su queste pagine, “tutto va bene madama la marchesa” non lo ha mai scritto nessuno, perché così non è. Su altre, scrivono solo che “tutto va male madama la marchesa”, anche se così non è. Non mi pare una differenza banale.
    Ciao e grazie,
    gg

    Post a Reply
    • Sulla questione delle lobby mi preme ricordare che la lobby del nucleare non può che essere una sostenitrice dell AGW e dell’influenza della C02, quindi mi sembra abbastanza sterile discutere di lobby del petrolio che sarebbero a favore dei no-AGW quando ve ne sono altre di senso opposto.

      Post a Reply
  11. Posto che il blog di Vietti e ClimateMonitor sono due cose diverse (per la cronaca, leggo e apprezzo entrambe), dico solo un paio di cose da lettore informato:

    1. Discutere cosa è scientifico e cosa non lo è? Be’, per me non sono scientifici i lavori che mostrano grafici senza rendere disponibili tutti gli strumenti (codice incluso) usati per produrli. Senza riproducibilità non c’è falsificabilità e senza falsificabilità la scienza non è scienza. Di converso, questo blog è aperto ai commenti e, come dimostra questa stessa discussione, le sue conclusioni sono falsificabili.

    2. Non credo che esistano blog o siti o qualsiasi cosa detentrice della verità. Leggo ClimateMonitor senza pensare che qui ci sia la verità: mi fa piacere trovare spunti di discussione interessanti, con link ai riferimenti e con possibilità di contraddittorio. Questo compensa la lettura di altre fonti di segno opposto.

    3. Non mi piacciono gli interventi che finiscono con “passo e chiudo”. Non posso non pensare che siano causati da motivazioni strumentali.

    4. Mi piace quando gli interventi sono proporzionati sul focus. Ringrazio per la citazione dell’isostasia, ma in decine di righe si è perso il senso dell’intervento di Guido, che è il “hit et nunc” (concetto ricorrente nei suoi interventi), che in questo caso riassumo nella considerazione che ad ogni “pisciatina di cane” (se mi si consente il termine) c’è una frana, case sventrate e ogni tanto ci scappa pure il morto. Siccome a me (e penso alla maggior parte della gente) della religione di Gaia non frega niente, l’AGW e tutte le sue conseguenze, se esistono, hanno rilevanza politica per quanto riguarda i danni che possono causare. Purtroppo la politica negli ultimi anni ha dato più rilevanza ai danni a lungo termine (che sono potenziali e non ancora dimostrati) e pochissima a quelli a breve termine (che sono evidenti e già provati). In altre parole, non trovo interessante sapere che dato il trend tra cent’anni avremo maree di due metri a Venezia per causa dell’AGW, se nel frattempo la città sarà diventata una rovina tra trent’anni per causa dei problemi correnti.

    5. Considero controproducente citare previsioni sugli imbarazzi. Per ora gli imbarazzi stanno tutti da una parte, IPCC, Gore e dintorni. Si inseriscono in un filone di imbarazzi decennali, provenienti sempre dalla stessa parte culturale, che hanno incluso previsioni sulle crisi energetiche, sulle catastrofi nucleari, sul global cooling, eccetera (e, da quanto ho letto recentemente, probabilmente a breve pure il buco dell’ozono farà il suo ingresso in questa sequenza). Insomma, citare gli imbarazzi è il miglior modo per convincere la gente a non stare a sentire, e mi sembra controproducente.

    Post a Reply
    • Mi soffermo in particolare sul punto 2), non perchè gli altri siano meno validi, ma perchè in veste di amministratore di CM, ho una osservazione da fare.

      Solitamente ci accusano, e Caserini ne è un esempio, di non riportare le voci, tutte, del dibattito. Ma si tenga conto che:

      1) questo è un sito privato, pagato con soldi *nostri* e quindi mi piace pensare che davvero possiamo dire quello che ci pare.
      2) questo è un sito nato per bilanciare la enorme sproporzione mediatica creatasi intorno al dibattito climatico.
      3) c’è da chiedersi come mai, nel momento in cui si apre un sito catastroclimatista o cambioclimatista o catastrofista (chiamateli come vi pare), non si trovi mai UNO e dico UNO studio peer review, non dico contro, ma nemmeno leggermente fuori dal main stream. E non ditemi che non ci sono… perchè qui su CM invece li trovate.
      4) aggiungo che proprio sui siti più moralizzatori non solo non trovano spazio gli studi non allineati, quelli peer review mi raccomando così saniamo il loro snobismo intellettuale. Dicevo, non trovano spazio, o ne trovano sempre meno addirittura i commenti contrari. Su un numero sempre maggiore di siti catastrofisti si trova l’avvertenza che le opinioni scettiche vengono considerate spam. Benvenuta democrazia e libertà di pensiero.

      Poi vengono a fare i moralizzatori.

      Mi dispiace davvero che nel 2100 non ci sarò più, tuttavia, nel caso, sono certo che potrò stappare finalmente quella bottiglia che ho tenuto da parte e farmi due sane e grasse risate con l’amico Guido.

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  12. @ Caserini

    Per carità tutti possono fare degli errori, anche chi scrive su Climalteranti
    Il problema invece è che il cosiddetto errore stimato da Pasini, cioè che Guidi non abbia parlato dell’isostasia, non è un errore. Guidi non ha parlato delle cause del fenomeno, non si può spiegare tutto in un articolo, ha solo riportato delle constatazioni,accennando tra l’altro a possibili fenomeni locali

    Ma non è certo l’innalzamento della scandinavia citata dal Pasini che spiega il fatto che :

    ” Su 55 misurazioni di marea monitorati dalla NOAA in Europa, solo su tre il mare sta crescendo ad un ritmo superiore a 2mm/anno, su venticinque il mare scende e su gli altri sale ma non a ritmo di armageddon”

    Nel qual caso gran parte dell’Europa (quasi metà dei rilevamenti sono negativi) dovrebbe avere lo stesso fenomeno della scandinavia, se fosse avrebbero dovuto dirlo da tempo, mentre l’allarme sull’innalzamento dell’acque in Europa è stato catastrofico come tutto il resto, ho visto filmati con le ricostruzioni di Londra inondata anche dopo un paio di gradi di riscaldamento, (documentario 6° gradi possono cambiare il mondo) e addirittura il mitico Tozzi far vedere Milano sommersa dalle acque.

    Caserini lei già un’altra volta ha accusato Guidi di fare disinformazione su Schneider, quando in realtà la disinformazione e la brutta figura, la stava facendo lei difendendo e giustificando uno dei padri del catastrofismo climatico.

    legga qua nei commenti:

    http://www.climatemonitor.it/?p=13935

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    • “Ma non è certo l’innalzamento della scandinavia citata dal Pasini che spiega il fatto che :

      ” Su 55 misurazioni di marea monitorati dalla NOAA in Europa, solo su tre il mare sta crescendo ad un ritmo superiore a 2mm/anno, su venticinque il mare scende e su gli altri sale ma non a ritmo di armageddon””

      Boh, a contare le freccette (http://tidesandcurrents.noaa.gov/sltrends/sltrends.shtml), a me pare che 24 siano in Scandinavia/Svalbard. Il resto sono in su di 1.2mm/y più o meno…
      Riformulerei dicendo “Togliendo le 25 stazioni scandinave soggette all’innalzamento post glaciale della costa, le altre stazioni europee monitorate da NOAA mostrano un trend positivo del livello del mare.”

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  13. @Caserini
    Ma se uno ravvisa un errore, o un’imprecisione, in un articolo di blog, perchè intervenire pensando a malfade invece di chiarire semplicemente? Nella circostanza bastava scrivere: “attenzione che i dati sono inquinati dal fenomeno dell’isostasia…”. Ho letto spesso, anche recentemente, articoli in cui gli esperti/scienziati del clima si chiedono come comunicare col grande pubblico: quale migliore occasione che intervenire serenamente su un blog, specialmente se molto seguito, per mostrare ove un articolo non è corretto, o è impreciso, anzichè attaccare personalmente l’autore?
    Tra l’altro, anche prima di leggere questo articolo, pure io mi ero fatto l’idea (semplice opinione da letture casuali, non tutte peer-reviewed, ma qualcuna sì) che con l’aumento delle temperature, prima che essere sommersi dai mari, si rischia di essere sommersi dalla pioggia. E come me, credo molti altri. Quindi un intervento pacato su un articolo come questo, che tratta un argomento sentito da molti, avrebbe potuto aprire un dibattito proficuo.
    Così, invece, mi pare una sterile polemica (e sembra persino innescata da una lettura disattenta…) contro Guidi che, oltre tutto, ha mostrato le sue fonti e il motivo delle sue convinzioni.

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  14. Quello di Vietti è un blog che tratta di come il clima passa sui media. E nella politica, aggiungo io. Frequentandolo posso dire che in alcuni interventi di carattere catastroclimatico s’è cercato di portare il discorso sul piano esclusivamente scientifico, come per dimostrare che dalla scienza discende automaticamente la verità.
    Non è così secondo me: dalla scienza discende solo il metodo per avvicinarsi a comprendere la natura. Dietro al paravento scientifico troviamo sempre e comunque altri esseri umani che in qualche caso si prestano a strumentalizzare i successi scientifici per i propri fini. Le connessioni tra il mondo scientifico, la politica e l’economia sono inevitabili ed inevitabilmente conducono a zone grigie, conflitti d’interesse e lotte di potere, in qualche caso anche al climategate.

    Nel campo climatologico, in quello energetico e nella biologia assistiamo alla massima espressione di quanto la scienza sia immersa negli affari umani sia materiali che sociali, e non mi pare un caso del destino quanto un fatto legato all’impatto che certi argomenti hanno per l’umanità.

    Questo sito, climatemonitor, come il blog di Watts hanno un approccio più tecnico al problema rispetto a quello di Vietti, pur condividendo lo scetticismo di fondo. Non mi pare quindi strano che Guidi scriva di poter dire la sua in quanto non scienziato. Forse vuole chiamarsi un po’ fuori dal sistema, ma che importanza ha?
    Forse ha importanza per coloro che non aspettano altro che di trovare una crepa nell’etica personale (ad hominem) piuttosto che nella discussione sui veri o presunti dati osservativi dove l’attività disinformativa imperversa con la sinergia della manipolazione e comunicazione.

    Saluti.

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    Maurizio, concordo su quasi tutto, ma devo fare una precisazione. Io NON sono uno scienziato nel senso in cui, per esempio, si definisce tale l’amico Antonello. Non faccio ricerca, non ho mai pubblicato altrove che su queste pagine e su qualche quotidiano, mi occupo, professionalmente, essenzialmente di meteorologia operativa. Da qualche anno però, mi è presa la voglia di leggere e scrivere di clima. E non credo di mescolare le mele con le pere. Sicchè penso di possedere, almeno inizialmente, qualche chances in più del lettore generico medio di capire cosa c’è scritto su un articolo scientifico su questa materia.
    Tutto qui.
    gg

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    • Devo puntualizzare a mia volta che l’avevo intuito… :-)

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  15. In geologia l’isostasia è un fenomeno di equilibrio gravitazionale che si verifica sulla Terra tra la litosfera e la sottostante astenosfera.
    Da geologo mi permetto di affermare che si tratta un bel concetto fisico oserei dire quasi atratto. Partendo dal dato di fatto che il pianeta Terra è tettonicamente attivo ed in movimento, mi sembra chiaro che il raggiungimnto di un equilibrio isostatico in tempi umani sia impossibile. Per essere piu precisi forse si dovrebbero tenere presenti altri fenomeni molto più reali e meno astratti che governano l’oscillazione delle superfici, emerse e non, del nostro pianeta e che sicuramente influenzano in maniera molto più concreta il sollevamento o l’abbassamento rispetto al livello del mare.
    Ad esempio la subsidenza che puo essre legata all’attività vulcanica, alla natura del sottosuolo e alla tettonica.
    La tettonica distensiva caratteristica di tutti i margini estensionali tra le placche e microplacche ( ex mar rosso, mar tirreno).
    I fenomeni di convergenza litosferica e orogenici (ex Alpi Himalaya cordigliere andine)
    Accrezione biogenica ( ex quella delle barriere coralline)
    Erosione naturale ( non mi semrba necessario fare esempi).
    Decompressione delle aree ricoperte dai ghiacci durante l’ultima glaciazione
    Ecco diciamo che se vogliamo essere precisi e coerenti allora dovremmo analizzare e tenere presenti questi elementi che ho citato, invece di parlare di un teorico quanto inapplicabile equilibrio isostatico globale del pianeta.

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    Grazie Giovanni, eccoci tutti serviti. Cari tutti (ma proprio tutti), si è sempre meridionali di qualcuno.
    Ci sentiamo paisà.
    gg

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  16. Io devo ringraziare tutti!! Veramente!!
    Sono diversi anni che provo a ‘comunicare’ agli amministratori locali che innalzamento del mare o abbassamento della terra danno come effetto ottico lo stesso risultato: la linea dell’orizzonte si sposta!
    Finalmente un bel contributo sulle motivazioni locali che ci fanno capire che pompare acqua per 200.000.000.000 di turisti dalle zone costiere producono subsidenza al ritmo di metrate (esagero ovviamente). Poi, ci sara’ anche il cambiamento climatico, ma loro amministrano davvero male il territorio.
    era questo di cui discutevate vero??? O no???

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    Veramente no Teo, si parlava di massimi sistemi, di quelli che solo i nipoti dei nipoti dei nipoti dei nipoti potranno vedere. Tutto il resto va alla grande, possiamo dedicarci alla progenie della progenie della progenie della progenie. Ora che ci penso però, mi sa che mica ti sbagli tanto con la faccenda del pompaggio turistico. Che dici, il feedback sarà positivo o negativo?
    gg

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    • Pensi che Gheddafi lo sta facendo alla grande in mezzo al Sahara, di pompare acqua dolce dal sottosuolo. Causa subsidenza e climate disruption, per gli amici sprofondamento e AGW, presto, tra 200000 anni, il deserto sarà una grande laguna… 😉 Very likely of course.
      Saluti.

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  17. @ Alessio

    Hai ragione le stazioni sono moltissime in scandinavia che sicuramente ha peso nella media europea.

    però io alla tua frase:

    “Togliendo le 25 stazioni scandinave soggette all’innalzamento post glaciale della costa, le altre stazioni europee monitorate da NOAA mostrano un trend positivo del livello del mare,”

    Aggiungerei

    ” di cui solo 2 sopra i 2 mm anno e solo 3 sopra i 1,6 mm anno che in 100 anni fanno 160 mm cioè 0,16 mt…quindi non verrà dal mare.

    ma pure in quelle 5 stazioni va controllato il fatto che il dato non sia dovuto invece alla terra che sprofonda. Perchè il dato più alto è sempre in penisola scandinavia cioè Murmansk anche se è in Russia

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  18. Dal post di Stefano Caserini:
    [ Io sono sicuro che fra un po’ (5, 10 o 15 anni? Questo è più difficile da dire) leggerai con occhi molto diversi i tuoi post, e per alcuni proverai imbarazzo; e magari sarai anche dispiaciuto di aver avuto cosi’ tanti lettori. ]
    Non commento questa frase, mi limito a far osservare che “fra un po’ (5, 10 o 15 anni? (…)” molti dei lettori (spero tutti) di CM saranno ancora vivi, e potranno giudicare.
    Vedremo allora chi avrà motivi di imbarazzo…in fondo si tratta di aspettare molto meno che fino al 2100, per me proibitivo.
    Freno, per rispetto a Guido Guidi, ogni altro commento che mi verrebbe da fare.
    Vorrei però chiedere un favore a Caserini, visto che sul suo sito scrive una persona, Oca Sapiens, che una volta promise di prendersi cura di me, ma mi trascura un po’ troppo.
    Forse si sarà accorta che su questo sito scrivono persone più importanti e più preparate di me, ed avermi definito “caporale” è troppo onore per me.
    Comunque quella persona scrive su “La Repubblica” e quindi Caserini può pregarla di far sapere a quel giornale, e a chi ci scrive, che la terra può salire o scendere anch’essa (Pozzuoli ne è prova dalle mie parti), senza scomodare un’improbabile e assurda causa dovuta all’ipotesi AGW, visto che le case intere che scompaiono nei flutti non sono effetto dell’innalzamento del mare.
    Visto che c’è qualcuno che si preoccupa di messaggi fuorvianti, sarebbe davvero il caso che qualcuno lo spiegasse a quel giornale, viste le notizie che diffonde tra la gente, che magari ci crede e non pensa al principio dei vasi comunicanti. Si, il mare non sta fermo, onde, maree, effetti della rotazione terrestre e via dicendo, turbano il livello del mare, ma se parliamo di “innalzamento del livello del mare” non stiamo parlando di uragani o altri fenomeni. Se il livello del mare da una costa all’altra del Pacifico è diverso, non c’entra con “l’innalzamento del mare”, ovviamente. Tenuto conto di questi vari fenomeni, rimane il concetto, a tutti chiaro, di un livello del mare che potrebbe salire, e che certamente, a fronte di una maggiore temperatura media, sale. Ma quanto ? Non certo dei sei o forse sette metri necessari per sommergere la casa mostrata in foto su “La Repubblica” !
    Quindi, queste persone così precise che ho visto qui, e che vengono a fare il capello in quattro su ciò che si è detto o non detto qui, come mai non hanno fatto ben più motivate rimostranze a “La Repubblica” che lascia intendere che case e isole intere verrebbero sommerse a causa dell’innalzamento dei livelli del mare causato dall’AGW ?
    Avete giornalisti di quel giornale in casa, diteglielo, e mandate un abbraccio all’Oca Sapiens da parte mia. Grazie.

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  19. Guido, scusami hai ragione mi sono sbagliato!!!
    Non si parlava sdi nnalzamento dei mari o di subsidenza!
    Che distratto che sono!!!
    Si parlava di effetto dell’innalzamento dei mari che causa l’erosione costiera??
    Oppure si parlava di urbanizzazione delle coste dove le maree che nel passato scaricavano l’energia sulla duna (elastica) ora scaricano tutta la loro energia sull’edificato costiero che essendo ostacolo rigido enfatizza sia la marea che la potenza distruttrice???

    Perche’ ho letto che non volevate parlare di interannuale, ma di lungo periodo! Quindi volevate anche evidenziare chi, con l’approccio del grande scienziato, prende lucciole per lanterne scambiando un trend dovuto si’ all’uomo, ma creato dall’urbanizzazione costiera e non dall’aumento del livello dei mari. Esistono ‘modellini’ :-) molto semplici che fanno vedere come la cosa avvenga con l’onda che frange su un ostacolo rigido scavando vieppiu’ la pendenza costiera e portando a “maree ancora di shiftate verso l’alto” (op. cit., CM present issue)

    Si parlava di questo vero??
    Vi prego datemi una risposta perche’ sono uomo di scienza (?) e non posso sopportare di avere dei dubbi! Anche questo lo deduco dalla splendida discussione per la quale ancora ringrazio tutti: colleghi, intelligenti, ignoranti, amministratori, e popolo sovrano.

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    • e scusate anche diversi errori di battitura…sara’ il disturbo dell’onda che frange.

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  20. Domanda: qualcuno è in grado di misurare gli spostamenti verticali della terraferma? Suppongo che si possa fare con i radar dei satelliti…

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    • Ti rispondo con un si.
      Non sono un esperto in questo campo ma posso dire che vi sono metodi radiometrici come l’apatite fission-track usata per valutare ad esempio il sollevamento recente della catena alpina (20-0 Ma). Vi sono poi metodi di misura satellitare per tempi più a scala umana. SIcuramente sono utilizzati per misurare le variazioni altimetriche della crosta ad esempio nella zona etnea e vesuviana dove è evidente che le pressioni esercitate da gas e magmi non troppo profondi creano un effetto oscillatorio tipo quello della polenta che cuoce nel paiolo. Non vorrei dire un’inesattezzza per cui resto vago, ma c’è un centro specializzato nel sud Italia, non ricordo in che regione, ma posso informarmi.
      Il punto è che queste misure sono comuqneu sempre locali bisogna poi capire come estraporarle a livello globale senza commettere errori.
      Poi il problema, in un contesto in cui il mare oscilla, la crosta si solleva e si abbassa in funzione di vulcanismo, tettonica, erosione sedimentazione e altro, è trovare un punto di riferimento fisso e stabile rispetto al quale prendere le misure di oscillazione (soprattuto a scala globale).

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  21. Radar altimetria da satellite, sono misure ormai di routine (Topex/Poseidon e’ l’esperimento storico). Possiamo misurare quasi tutto. Le belle cartine dell’Antartide sono fatte con questi sistemi. Misuriamo correnti, rugosita’ del mare, cambiamento dello stato dell’acqua superficiale. Usiamo tecniche doppler in varie bande. Ecc ecc ecc.Non dico che vediamo la punta di uno spillo piantata nel sedere del pianeta ma quasi.
    Pero’ penso che anche qui ci sia da applicare il “paradosso di GG”: se lo guardo come dato puntuale vedo i fenomeni fisici locali, se lo guardo come media ci vedo la climatologia.
    Da questo discenderebbe anche il “primo postulato di TG”: la climatologia e’ diventata una scienza statistica.

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    • Dimenticavo: se poi avessimo problemi di georeferenziazione su x-y, tramite le misure VLBI effettuate con i radiotelescopi vediamo anche la deriva continentale (che farebbe parte di quelle teorie non previste dal “we reached a general consensus about…”

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  22. Se si parla dei trend di lungo periodo analizzando il 1900 si evince che l’innalzamento più rapido si è avuto nella prima metà del ‘900 cioè 2 mm anno (e non poteva essere certo il CO2, nemanco la misera variabile solare stimata da Hansen) contro 1,6 mm anno della seconda metà del ‘900. Ma anche analizzando i periodi con i ratei più ripidi si evince che i 30 anni dal 1910 al 1940 sono comunque più ripidi rispetto al periodo dei 30 anni dal 1975-1995

    http://www.pnas.org/content/early/2009/12/04/0907765106.full.pdf

    Martin Vermeer, and Stefan Rahmstorf “Global sea level linked to global temperature” PNAS October 26, 2009

    Fig 3 è una peer review quindi scienza ufficiale.

    Nel grafico in fig 3 non c’è nessun segno di particolari accelerazioni nella fine del ‘900, quindi se il trend proseguirà come nel ‘900 avremo a fine secolo 15-20 cm di più di ora ma mettiamo anche 30 cm da 6 che però è sempre 200 volte meno di quello stimato da Al Gore cioè 6 mt. previsione con la quale ha terrorizzato il mondo.
    Del resto quello era il suo scopo

    I modelli sulla previsione del livello dei mari dicono però che ci sarà un innalzamento potenzialemnte maggiore fino a 200 cm entro fine secolo (lo metto se no mi prenderebbero in castagna)

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    • errata corige

      Nel grafico in fig 3 non c’è nessun segno di particolari accelerazioni nella fine del ‘900, quindi se il trend proseguirà come nel ‘900 avremo a fine secolo 15-20 cm di più di ora ma mettiamo anche 30 cm che però è sempre 20 volte meno di quello stimato da Al Gore cioè 6 mt. previsione con la quale ha terrorizzato il mondo.
      Del resto quello era il suo scopo

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  23. Buongiorno a tutti. Non per fare polemiche, ma vorrei porre un quesito metodologico, quasi filosofico.
    Vi posto come esempio uno studio geologico fatto sull’asse tirreno-adriatico volto a caratterizzare e quantificare i movimenti tettonici e gli spostamenti orizzontali-verticali, durante il quaternario. Ora vorrei far notare l’enorme quantità di dati e variabili prese in considerazione per un settore locale e limitato. Vorrei far notare la compessità dell’analisi svolta, le incertezze, le criticità. Dopo di che vorrei capire come mai per un settore così localizzato si debba ricorrere a questa mole di dati, variabili mentre questa evidente complessità non la si ritrova mai in uno studio globale sulle variazioni dei fenomeni terrestri. Dopo di che vorrei sapere su quali basi di concretezza e di rappresentazione realistica dei fenomeni si fondano questi studi globali.
    Io che sono di parte e fazioso, ma sono anche un geologo un’idea me la sono fatta, mi piacerebbe capire qual’è l’idea ufficiale della comunità scientifica. Forse dovrei postare su un’altro sito visto che temo che anche voi sarete “faziosi” esattamente come me… ma lo considererei un punto di riflessione per interagire con il “pensiero ufficiale”

    http://www.earth-prints.org/bitstream/2122/366/1/Basili_1999_small.pdf

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    Giovanni, il link non funziona.
    gg

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    • non riesco più ad accedere al sito boh forse c’è un problema al loro server. Comunque si tratta di una tesi di dottorato intitolata LA COMPONENTE VERTICALE DELLA TETTONICA
      PLIO-QUATERNARIA NELL’APPENNINO CENTRALE vedo se riesco a trovare qualcos’altro come esempio….

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  24. come soluzione di ripiego propogo questi due articoli che mostrano comunque la complessità e la variazione dei fenomeni a scala locale-regionale. Torno a ripetere quello ch mi sfugge è il passaggio dal locale al globale nonchè il passaggio da scale geologiche (utilizzate dal nostro pianeta per le sue variazioni) a scale umane (che sono un battito di ciglia per il nostro pianeta)

    http://tetide.geo.uniroma1.it/sciterra/sezioni/doglioni/Publ_download/PugliaUplift.Tectonics.1994.pdf

    http://earth.geology.yale.edu/~brandon/Eprints/Balestrieri_etal2003.pdf

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