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Il dritto della medaglia

In genere si parla di rovescio della medaglia per indicare la parte negativa di una qualsiasi azione o circostanza. Oggi invece parleremo della parte positiva della tendenza del Pianeta a riscaldarsi. Del resto dei danni e dei cataclismi che questo riscaldamento dovrebbe portare, per’altro senza che esista alcun riscontro di questi scenari a tinte fosche, si parla più o meno dal mattino alla sera. Qui, con atteggiamento critico, altrove e in larga maggioranza con atteggiamento prono. Non è detto che chi critica abbia ragione, come non è detto che chi se ne dice convinto abbia torto. Già, non è detto, proprio perché si parla di scenari modellistici cui mancano il riscontro e la verifica.

Per cui dedichiamoci al dritto. Quanti avranno avuto la pazienza di arrivare sin qui si staranno chiedendo dove si voglia andare a parare questa volta chiedendosi se sia possibile che una tendenza al riscaldamento abbia dei risvolti positivi. Beh, è proprio così. Questo concetto è stato discusso più volte, magari volgendo l’occhio al passato e scoprendo che la storia della nostra civiltà ha conosciuto periodi di fulgore con condizioni climatiche tendenti al caldo e fasi di oscuramento con il loro contrario. Ma questa è storia, e chi si occupa di clima oggi pare più interessato al futuro che al passato, essendo convinto di possedere la chiave con cui poterlo interpretare.

Perciò mi adeguo, lascio perdere la memoria storica e guardo alla scienza e alla tecnologia attuali. Osservazioni provenienti dai satelliti, ordinate e analizzate in una pubblicazione scientifica sul Journal of Geographical Science da tre scienziati cinesi1. Si tratta di una misura definita LIA (Leaf Area Index), cioè un indice dell’efficienza della fotosintesi, ovvero dello stato di salute della vegetazione. Sorpresa: per ultimi trentanni, che hanno visto la temperatura media superficiale globale crescere in modo importante e poi stabilizzarsi su valori elevati, questo indice mostra un trend chiaramente e largamente positivo a scala globale. La rappresentazione grafica dei loro risultati è infatti piuttosto eloquente.

Distribuzione geografica dell'indice LAI (Liu et al. 2010)

Prevale la colorazione in rosso, soprattutto nell’emisfero settentrionale. Risultati più “neutri” invece per l’emisfero meridionale. Di seguito l’abstract e le conclusioni dell’articolo (scaricabile qui in formato pdf):

Abstract:

Earth is always changing. Knowledge about where changes happened is the first step for us to understand how these changes affect our lives. In this paper, we use a long-term leaf area index data (LAI) to identify where changes happened and where has experienced the strongest change around the globe during 1981–2006. Results show that, over the past 26 years, LAI has generally increased at a rate of 0.0013 per year around the globe. The strongest increasing trend is around 0.0032 per year in the middle and northern high latitudes (north of 30°N). LAI has prominently increased in Europe, Siberia, Indian Peninsula, America and south Canada, South region of Sahara, southwest corner of Australia and Kgalagadi Basin; while noticeably decreased in Southeast Asia, southeastern China, central Africa, central and southern South America and arctic areas in North America.

Conclusions

(1) Annual cycle is prominent in global coverage and all six latitudinal bands except 10°S–10°N and 63°–30°S. Comparatively, seasonal variation of average LAI and accumulated LAI in the Northern Hemisphere is pronounced while the one in the Southern Hemisphere and tropical bands is near stationary.

(2) Shortly after the eruption of Mt. El Chichon in April 1982 and Mt. Pinatubo in June 1991, LAI anomaly falls down abruptly, which can be observed in global coverage and each latitudinal band. This abrupt decline is most prominent in the equatorial zone (10°S–10°N), and less prominent in the high latitudes (50°–90°N, 63°–30°S).

(3) In global coverage, LAI has increased at a rate of 0.0013 per year during July 1981–December 2006. All latitude bands show positive trend, and the one in 50°–90°N, 30°–50°N is the highest (0.0032/year). The linear trend in LAI is significantly positive in Europe, Siberia, northeastern China, eastern and central America, Indian Peninsula, south edge of Sahara, Kgalagadi Basin, southwestern corner of Australia and regions along the Gulf of Carpentaria, and negative in central Canada, west Canada, Alaska, Southeast Asia, southeastern China, central Africa, and central and eastern Argentina. (seleziona e fai clik per accedere a Google translate)

Sicché, pare che dove la tendenza al riscaldamento sia stata più accentuata, le medie e alte latitudini dell’emisfero nord, altrettanto accentuata sia stato il rateo di crescita dell’indice LAI. Più caldo più verde. E, attenzione, nessuno ha nominato la CO2, benché appare difficile che un efficiente processo di fotosintesi possa non giovarsi di una maggiore concentrazione di questo gas. Certo, saranno cresciute di più solo erbacce et similia, perché dovrebbero essersela passata meglio anche le foreste o, ancora peggio le coltivazioni con cui si sfamano gli altamente inquinanti abitanti del Pianeta?

Però, non è detto che questo debba far piacere. Se fossero dimostrate le origini quasi completamente antropiche di questo riscaldamento, si tratterebbe comunque di una alterazione di cieli altrimenti naturali. Qui sta il busillisis, verrebbe da dire, ma forse nel marasma dell’interminabile dibattito AGW sì, AGW no può aiutarci a fare un po’ di chiarezza un’altra recente pubblicazione2.

Si tratta di uno studio che mette in correlazione le fasi dell’Oscillazione decadale del Pacifico (PDO) e dell’Oscillazione Artica (AO) con l’impennata delle temperature a partire dall’inizio dalla fine degli anni ’80, arrivando alla conclusione che l’influenza del segno della AO pur essendo contemplata come parte della variabilità naturale del sistema nel periodo pre-industriale dalle simulazioni climatiche, non è stata individuata per l’ultima fase del secolo scorso da nessuna simulazione, con o senza il contributo della CO2 come fattore di forcing per i modelli.

Anche qui abbiamo un abstract da leggere (ma per leggere tutto occorrono sottoscrizione e moneta sonante):

Widespread abrupt warming in the extratropical Northern Hemisphere (NH) occurred in the late 1980s. This warming was associated with a change in the relative influence of the Pacific Decadal Oscillation (PDO)-like pattern and the Arctic Oscillation (AO)-like pattern. The AO-like pattern has had a dominant influence on the NH-mean temperature since the late 1980s, whereas the influence of the PDO has weakened. The AO-like mode appears as part of natural variability in the pre-industrial simulations of the CMIP3/IPCC climate models. However, its emergence in the late 1980s was not simulated by most models with or without the observed increasing greenhouse effect in the 20th century.

Ok, non è la pietra filosofale, però si conferma una volta di più quanto la variabilità naturale del sistema sia importante e probabilmente preponderante e quanto poco sia tenuta in considerazione (in quanto non nota nei dettagli) nelle simulazioni.

Così, le temperature sono aumentate, la Natura ha fatto probabilmente molto più dell’uomo perché questo accadesse e la Natura stessa se ne giova perché aumenta il “verde” sul Pianeta. Tutti d’accordo, ci sono problemi di carattere ambientale enormi da risolvere, rifiuti, scorie di vario genere, stress dei suoli etc etc, ma non sembra proprio che il global warming stia portando la Terra alla distruzione. Chi vuol salvare il Pianeta dovrà aggiustare la mira.

NB: da WCR

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  1. Spatial and temporal variation of global LAI during 1981–2006 – Liu et al., 2010 []
  2. Change in the dominant decadal patterns and the late 1980s abrupt warming in the extratropical Northern Hemisphere – Tzu-Ting Lo, Huang-Hsiung Hsu – DOI: 10.1002/asl.275 []
Published inAmbienteAttualitàNews

3 Comments

  1. Luigi Mariani

    Concludo la mia riflessione di cui al mio commento precedente: poiché non si riesce a riprodurre lo shift con i GCM è immediato dedurre che l’attribuzione all’effetto della CO2 e dunque alla responsabilità dell’uomo dello shift di fine anni ’80 non è possibile.

  2. Luigi Mariani

    caro Guido,

    per quanto attiene al secondo articolo da te segnalato (quello relativo a PDO – AO – NAO), la conclusione mi pare interessantissima, per cui mi pare utile riportarla qui di seguito:

    “This study indicates the importance of the changing behavior of the decadal ?uctuations in the recent climate regime shift, although the responsible mechanism is poorly understood, and also the insuf?cient capability of the present state-of-art IPCC/CMIP3 models in simulating this change. A model improvement in this direction seems necessary for a better understanding of climate change in the past decades and perhaps for obtaining a more reliable climate projection for the future.”

    Gli autori ci dicono in sostanza che, al nostro attuale livello di ignoranza, i migliori GCM non sono ancora oggi in grado di simulare il brusco cambiamento di fase verificatosi a fine anni 80. E visto che quel cambiamento di fase costituisce gran parte del Global Warming di cui si sta oggi discutendo, le conclusioni mi paiono evidenti….

    Luigi

  3. Luigi Mariani

    Caro Guido,
    grazie davvero per le interessanti segnalazioni. Le temperature sono aumentate per cui è aumentata la durata della stagione di crescita alle latitudini medio-alte. Da ciò deriva l’aumento del LAI (che non è un indice di efficienza di fotosintesi ma più semplicemente un indice biometrico che esprime i m2 di superficie fogliare per m2 di suolo). In sintesi più LAI significa più biomassa vegetale per unità di superficie.
    Poi c’è l’altra questione e cioè che l’aumento si configura come un gradino segnato da una discontinuità nella circolazione anulare, ben indicata dal comportamento degli NAO AO.
    Ciao.
    Luigi

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