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Carbon trading senza trading – Aggiornamento

L’informazione va a ondate, si sa. Un terremoto importante fa riscoprire al mondo che esistono i terremoti e per giorni si susseguono le segnalazioni delle scosse in giro per il mondo. Un crimine efferato si ripete puntualmente per qualche giorno finche’ non ne arriva uno nuovo, diverso. E’ così per tutte le cose su tutti i media. E CM non è da meno.

Appena qualche giorno fa abbiamo pubblicato “La gallina dalle uova di carbone sta per finire in brodo” in tema di mercato dei certificati di emissione. Neanche a farlo apposta, giunge la segnalazione di un lettore di un post pubblicato da WUWT in cui si da conto del crollo del valore dei Certificati di Credito nel mercato ETS (European Trading System). Oltre il 15% in una settimana. Un tonfo seguito peraltro a un periodo tutto sommato abbastanza buono, in cui il valore dei certificati aveva beneficiato di una robusta azione di lobbyng presso la Commissione UE. Si sta discutendo infatti un altro “balzo in avanti” nella regolamentazione delle emissioni in ambito comunitario, su cui aleggiano le decisioni post-Fukushima di paesi come la Germania, che volendo rinunciare a una consistente quota di nucleare insegue il sogno delle rinnovabili estraendo nel frattempo carbone a vagonate dai propri giacimenti, e come la Polonia, altro grande produttore di carbone, che continua a osteggiare ogni genere di accordo interno alla UE su questa materia.

Allora cosa è successo?

Semplice e terribile allo stesso tempo. La Grecia, che ha disperatamente bisogno di far cassa per non andare in default, ha messo sul mercato una buona parte della sua disponibilità di certificati e nessuno se li è comprati. C’e’ da scommettere che altri paesi proveranno a seguire l’esempio, presumibilmente senza miglior fortuna, facendo scendere i prezzi ancora più in basso, con tanti saluti all’ETS.

Il tutto, naturalmente, senza che questo colossale giro di soldi prima finti, poi veri, poi ancora e definitivamente finti, abbia spostato di un solo millesimo di grado la temperatura media globale, ovvero l’obbiettivo che la nascita di questi mercati avrebbe dovuto conseguire perseguendo una riduzione delle emissioni che non c’è stata.

Del resto, trattasi di aria. Sono sicuro che un giorno qualcuno riuscirà a tassarla o venderla, ma per ora questi tentativi hanno successo solo nei negozi di souvenir un po’ kitch, di quelli che vendono i barattoli con l’aria di Napoli. Mi raccomando pero’ di questi tempi meglio tenerli chiusi.

Aggiornamento

Da QE (Quotidiano Energia) la cronistoria dell’ultima settimana di passione per il Carbon Trading Europeo. Il grafico alla fine dell’articolo è piuttosto eloquente. Tuttavia, stranamente, non c’è alcuna menzione della pressione di vendita innescata dal tentativo della Grecia di far cassa. Boh…

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Published inIn breve

5 Comments

  1. donato

    Due considerazioni piccole, piccole.
    In un mondo che i modelli configurano sempre più caldo (AGW virtuale) appare logico vendere titoli altrettanto virtuali. Una volta si vendeva la fontana di Trevi, oggi si vende il “diritto” ad inquinare. Il problema sarà trovare chi acquista. Nel caso della fontana il colpo riuscì, cosa succederà per la CO2? Chi vivrà, vedrà.
    Altra considerazione riguarda un tema che esula dagli scopi del blog per cui mi limito ad una battuta. Stiamo raschiando il fondo del barile: dopo le cartolarizzazioni, la finanza creativa ecco, dulcis in fundo(?), la finanza della CO2. Roba da non credere.
    Ciao, Donato.

    Reply
    Donato, se ne parlava qualche giorno fa. Se non si torna in fretta a generare ricchezza invece di rivendere più o meno impacchettata quella creata ormai molto tempo fa la vedo dura.
    gg

  2. Fabio Spina

    Non solo la Grecia sta facendo cassa con le mancate emissioni, anche l’Italia ha annunciato:

    MARTEDI’ 28 GIUGNO 2011 (Il Sole 24 Ore Radiocor) – Roma, 28 giu – I proventi derivanti dalla vendita all’asta delle quote di emissione CO2 saranno destinati, in parte, alla riduzione del debito. Lo stabilisce la bozza di Manovra 2012-2014 che il governo esaminera’ giovedi’. L’articolo prevede, infatti, che tali introiti siano destinati prioritariamente al rimborso dei crediti maturati dagli aventi diritto e, della parte che avanza, una quota alla riduzione dello stock del debito. bab
    Visualizza altro http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-950500/manovra-taglio-debito-parte/#ixzz1QmHXZZIq

  3. donato

    E va bé, un’altra bolla speculativa sta scoppiando. Si salvi chi può!
    In merito all’aria di Napoli c’é poco da stare allegri. Domenica mattina ho fatto un giro nel capoluogo campano e la situazione è veramente brutta. Mi ha fatto un certo effetto, lungo via Marina, vedere dei turisti che scendevano da un autobus a ridosso di un cumulo di rifiuti. Allo stesso modo mi si stringeva il cuore quando di fronte alla stazione marittima si ho visto i cassonetti rovesciati in mezzo a residui semicarbonizzati di sacchetti di rifiuti. Una cosa è vederli in televisione, altra cosa è passarci in mezzo! Napoli non è mai stata una linda e pulita città del nord Europa. Il suo disordine, il suo caos, la vita che pulsava (e pulsa) nelle sue strade, però, avevano un loro fascino ed una spiegazione antropologica e sociologica. I rifiuti, no. La Napoli in cui ho passato alcuni anni della mia gioventù, oggi è violentata e sfregiata. Le aiuole sono abbandonate a se stesse, imbrattate di cartacce, erbacce e da ogni zozzeria in grado di essere trasportata dal vento. Le strade sono lerce e maleodoranti. Ho lasciato Napoli con un grande senso di tristezza. Un solo augurio posso fare ad una città che ho amato ed amo: possa essa risollevarsi dallo stato miserevole in cui versa. Negli anni ’80 del secolo scorso per le strade di Napoli si sparava (camorristi e terroristi si davano il cambio giornalmente), ma si respirava un’aria diversa, si sentiva la speranza. Oggi questa speranza non la si avverte più!
    Chiedo scusa per questo OT, ma mi è venuto dal profondo del cuore. Se dovesse essere considerato non meritevole di pubblicazione, non ci resterò male.
    Ciao, Donato.

    Reply
    Donato ci mancherebbe. Capisco la sensazione, ma devo però esprimere un pensiero. Nella situazione di Napoli e dintorni (da cui Roma non è così lontana, vedi problema di Malagrotta per esempio), ci sono certamente grosse responsabilità gestionali, di connivenza col malaffare, di disordine istituzionale e così via. Ma i cassonetti per la miseria non si incendiano da soli! Ma quelli che appiccano il fuoco sono norvegesi? Non credo. Come si può pensare e/o pretendere che qualcuno dall’alto risolva un problema quando dal basso si fa così? Nella cittadina dove vivo, capita ogni tanto di avere problemi con i rifiuti, come purtroppo succede ovunque, almeno dove la raccolta differenziata non si fa o si fa da poco tempo. Ma nessuno da fuoco ai cassonetti. Perché?
    gg

    • donato

      Guido concordo pienamente con te. Chi dà fuoco ai cassonetti è un criminale, chi lo copre omertosamente è anche lui un criminale in quanto gli consente di danneggiare una città ed i suoi abitanti più deboli: anziani e bambini! Perché una città, a suo modo civile, si sta lentamente suicidando? La risposta, secondo me, è che i napoletani ormai non credono più in un futuro, non hanno più la forza di ribellarsi ad una situazione ormai incancrenita. Eppure questo è un popolo che fu capace di autoliberarsi dai nazifascisti nel 1944, che ha una storia di cui essere orgoglioso. Questo intristisce e fa rabbia: la mancanza di reazione. E la dannosa ed inutile abitudine di incendiare i rifiuti non è reazione ma accettazione supina di un modo di fare della classe dirigente locale semplicemente vergognoso. Come campano mi vergogno e mi sento umiliato quando i nostri politici mendicano l’aiuto delle altre regioni e degli altri Stati europei.
      Sono anni che essi ci aiutano con una valanga di soldi: non siamo stati capaci di risolvere il problema, questa è l’amara realtà. Non si fa la raccolta differenziata, non si vuole costruire l’inceneritore, non si vogliono le discariche. Non si può dire sempre no e pretendere che gli altri risolvano i nostri problemi. Dire sempre e solo no e non rimboccarsi mai le maniche significa aver rinunciato al proprio futuro, alla speranza.
      Ciao, Donato.

      Reply
      Ecco, appunto.
      gg

    • Guido Botteri

      Dire no alle discariche, agli inceneritori, ai termovalorizzatori magari fa vincere le elezioni, ma non risolve i problemi di Napoli. Invece li aggrava e trasforma l’intera Napoli in una grande discarica all’aperto, con roghi e diossina gogò, per far contenti quelli che van dicendo che le discariche farebbero morire la gente (ma allora in tutto il mondo che farebbero, farebbero morire tanta gente ? ….ma per favore !). “Meglio”, evidentemente pensano, “morire tutti a Napoli. E meglio che muoiano gli amici delle altre regioni”, perché sono loro che si devono prendere la spazzatura che a noi fa schifo. Un ragionamento che non posso accettare, perché una cosa è “non farcela” (ed allora è giusto chiedere aiuto) ma ben diverso è schifare quello che tutti nel mondo fanno, e pretendere che altri lavino i panni sporchi che a noi fanno schifo. NO, questo atteggiamento non lo posso accettare.
      E poi, il partito del NO dice NO per scelta politica…per “scassare”, ma poi, alla prova dei fatti, poi fa uso, eccome, di discariche e quant’altro…pardon, ho detto “discariche” ? Come se avessi detto “spazzini” o “netturbini” invece di “operatori ecologici”. Invece di cambiare la sostanza, i furbi cambiano il nome, secondo la logica perversa del “politically correct”, ed ecco che le “discariche” diventano “siti di trasferenza”, come se bastasse stoccarli per 72 ore, e poi ? La raccontassero ad un altro.
      Secondo me.

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