Numerologia creativa

Catarè, mi stai pigghiando puu culo? Me lo immagino così il commissario Montalbano qualora Catarella dovesse proporgli una notizia del genere. Così, malgrado l’autorevolezza della fonte.

La rivista Science ha una sezione che si chiama “By the numbers”, dove compaiono quelle notiziole one-shot fatte soprattutto di numeri che dovrebbero mandare messaggi brevi e significativi, catturando, appunto con i numeri l’attenzione del lettore.

Nell’ultimo numero della rivista compare la citazione di un articolo uscito su Nature Climate Change “Divergent long-term trajectories of human access to the Arctic“:

1,211,287  Square kilometers of ice road-accessible Arctic lands that will be unreachable by 2050, a 14% decrease, according to a report online 29 May in Nature Climate Change.

1,211,287 chilometri quadrati territorio artico accessibile da strade ghiacciate sarà irragiungibile per il 2050, una diminuzione del 14%, secondo quanto riportato il 20 maggio da Nature Climate Change.

Il lavoro in questione è di per se interessante, perché si colloca nella scia di quanti stanno valutando gli scenari logistici e quindi economici che potranno aprirsi in futuro nelle zone artiche. Prima tra tutte l’accessibilità del passaggio a Nord Ovest per la navigazione mercantile, un sogno che è sin qui rimasto tale, ma che non è ben chiaro perché debba diventare un incubo se letto in chiave cambiamenti climatici. In tempi decisamente meno sospetti, l’umanità ha deciso, traendone enorme beneficio, di aprire il Canale di Suez per la stessa ragione per cui ora si spera di poter passare alle alte latitudini per gli scambi commerciali.

Però a Science, almeno in questa occasione, ritengono sia importante sottolineare con una precisione degna del miglior GPS sul mercato, quanti luoghi, attualmente raggiungibili con strade ghiacciate non lo saranno più tra 40 anni.

Green indicates newly formed maritime access to Type A (light icebreaker) vessels. Red indicates lost winter road potential for 2,000?kg ground vehicles. White indicates areas still inaccessible to Type A vessels by mid-century. - http://www.nature.com/nclimate/journal/v1/n3/fig_tab/nclimate1120_F1.html

Come sottolinea Willies Eschenbach su WUWT, c’è sempre da stupirsi di cosa può essere giudicato importante e cosa no, specie se c’è da sostenere la causa dell’AGW. Così, senza andare troppo per il sottile, si lascia passare su due riviste che si suppone siano soggette a peer review, il fatto che per dare -letteralmente- i numeri in modo così preciso, si debba conoscere esattamente (al metro) quanto territorio artico sia attualmente raggiungibile da strade ghiacciate e quanto no, e, soprattutto, cosa succederà a quelle strade nel volgere di quattro decadi. Il tutto, ancora naturalmente, opportunamente modellizzato sia per quel che riguarda le bizze future del clima, sia per quanto riguarda i ghiacci terrestri e marini che coprono e circondano quei territori.

Forse allora a qualcuno potrà interessare un lavoretto -per nulla sottoposto allo stesso “rigore” scientifico- che troviamo a questo link. Si tratta di un semplice ma eloquente confronto tra quanto è stato pubblicato nell’ultimo report IPCC (4AR 2007) in termini di scenari di aumento delle temperature e quanto è realmente accaduto.

Quelle simulazioni rappresentano lo stato dell’arte. Il lavoro fatto per migliorarle è evidente per gli ultimi anni del secolo scorso, perché grazie al lavoro di tuning, i modelli sono stati registrati a puntino per riprodurre il più fedelmente possibile il passato. Questo però non impedisce loro di non essere utilizzabili per immaginare il futuro, perché a partire dai primi anni di questo secolo, quando le dinamiche del clima del Pianeta sono mutate seguendo una ciclicità ancora difficile da comprendere, osservazioni e previsioni hanno perso del tutto il loro accordo.

Come da questi modelli si possa immaginare di ottenere degli scenari che anticipino correttamente quello che accadrà metro per metro ai territori artici e alle strade che li rendono accessibili rientra nella creatività o nel commercio di quella sostanza grigiastra che manda cattivo odore e offusca la vista che risponde al nome di FUMO. Come quello che dicono avvolga la scrivania dell’impareggiabile Andrea Camilleri quando narra le avventure di Montalbano, Catarella e soci.

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Author: Guido Guidi

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1 Comment

  1. Due osservazioni.
    1) Sembra che le previsioni di incremento delle temperature siano piuttosto distanti dalla realtà. Perché C.D. et similia si arrabbiano e dicono che siamo incompetenti (quando va bene) se sosteniamo che i modelli non rappresentano la realtà e, quindi, è necessario andarci cauti con l’AGW e con le politiche di mitigazione?
    2) Negli ultimi tempi l’antartico ha battuto tutti i record circa l’estensione di ghiaccio marino e, se non ricordo male, di temperatura (minima, ovviamente). Eppure, l’altra sera, durante la trasmissione “Passaggio a nord-ovest” di Alberto Angela (pura casualità la concomitanza tra il titolo della trasmissione ed i riferimenti del post), ho potuto assistere ad un documentario in cui si paventava la fine dei pinguini di Adelia, delle foche e del plancton a causa dell’imminente disgelo antartico. Secondo gli autori del documentario, anzi, il disgelo è già in corso in quanto il giaccio di fronte alla penisola antartica si forma sempre più tardi rispetto al passato ed i fronti glaciali si sfaldano in continuazione. Il tutto accompagnato da strazianti scene di foche e pinguini in cerca di qualche lastra di ghiaccio alla deriva, enormi blocchi di ghiaccio che si staccano dai fronti glaciali e primi piani di ricercatori dall’espressione rattristata per la prossima scomparsa del ghiaccio antartico. Per inciso la penisola antartica è l’unica zona del continente antartico in cui i ghiacci sono in regressione. In tutta la restante parte del continente l’estensione dei ghiacci è in aumento o rientra nelle medie trentennali. Di tutto ciò, però, nel documentario non veniva fatto minimamente cenno.
    Ciao, Donato.

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