HadCRUT e UAH, marzo 2009

Da pochi giorni sono stati pubblicati gli aggiornamenti delle anomalie termiche globali, relativamente alla serie HadCRUT v3 e UAH. Il Remote Sensing System ha registrato una anomalia termica in calo rispetto a febbraio 2009 (abbiamo analizzato qui i dati). Procediamo all’analisi delle altre due serie temporali.

Di seguito elenchiamo i dati numerici:

HadCRUT (dati)
11/2008 0.390
12/2008 0.300
01/2009 0.375
02/2009 0.356
03/2009 0.359

UAH (dati)
11/2008 0.251
12/2008 0.182
01/2009 0.304
02/2009 0.347
03/2009 0.208

Quello che possiamo subito notare è che UAH segna una riduzione dell’anomalia rispetto al mese precedente, in accordo con RSS (ricordiamo che entrambe le serie sono di origine satellitare e si riferiscono a letture della bassa troposfera). HadCRUT invece registra un infinitesimale incremento rispetto a febbraio.

Aprile è ormai quasi al termine, vedremo tra una quindicina di giorni circa come reagiranno le temperature globali ad un Oceano Pacifico che sta assestandosi su condizioni ENSO – neutral (i principali outlook prospettano tale situazione fino a tutta la prima metà del 2009).

Di seguito i dati HadCRUT.

HadCRUT - Anomalia termica

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Author: Claudio Gravina

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7 Comments

  1. La mia impressione è che la temperatura stia scendendo poco rispetto alle condizioni dei principali indici climatici globali…

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  2. La mia invece è che il clima non risponde con la velocità con cui ci piacerebbe avere delle risposte oggettive. E questo vale per qualunque forzante.
    gg

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  3. Caro Guidi, la mia era solo un impressione. Cercavo un parere da chi è più esperto di me. E’ che a volte mi viene da pensare al cambio climatico che ci fu per esempio tra gli anni 40 e gli anni 50, quello fu abbastanza repentineo e la temperatura globale diminuì di quasi mezzo grado nell’arco di un decennio. Allora pure ci fu il cambio della PDO da positivo a negativo. Ecco, forse la cosa che trovo un pò strana è che fino almeno a metà del secolo scorso la PDO sembra (il sembra è d’obbligo)avere un ruolo importante nel modulare il clima globale, adesso meno. Ma forse è solo perchè gli oceani nel frattempo hanno accumulato molto più calore rispetto ad allora e questo porta a risposte climatiche globali diverse?

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  4. Il decennio ’40-’50 merita un’attenzione particolare.
    E’ di questi gg, per esempio, uno studio che dimostra come la “discontinuità del ’45” fosse in parte dovuta ad un errore sistematico dei metodi di rilevamento delle T oceaniche del periodo.
    Di conseguenza quel “picco” termico andrebbe smussato.
    Il che renderebbe perciò molto “meno importante” sia l’aumento precedente che il calo successivo.

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  5. Ciao Massimo e bentornato! Hai ragione, c’è uno studio in corso sui metodi di rilevamento delle SST a metà del secolo scorso. In effetti quella discontinuità ha sempre destato più di un sospetto. Non so come risolveranno il problema e in quale modo riordineranno i dati, ma di certo seguiremo con attenzione l’evolversi della situazione.

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  6. @ Sergio
    Non saprei dire, almeno non così su due piedi. Man mano che ci addentriamo in queste discussioni, mi rendo conto che potrebbe esserci un problema insormontabile, a meno di non fare delle scelte soggettive quali quelle fatte per tener conto dell’effetto UHT con riferimento alle T di superficie, introducendo così il rischio del bias. Il problema è questo. La tecnologia sta migliorando sempre di più la precisione delle informazioni più recenti, così la forchetta con i dati più vecchi o, peggio, con i dati di prossimità, continua ad aumentare. Pur trattandosi delle stesse grandezze, le serie forse diverranno sempre meno paragonabili e, dato che l’ordine di grandezza di cui si parla è sempre dell’ordine del decimo di grado, temo che l’incertezza, essendo paragonabile alla misura, finisca per offuscare qualunque genere di considerazione, ovvero per rendersi disponibile ad interpretazioni di segno opposto. Può darsi che mi sbagli, ma è un pò che ci penso su.
    Saluti, gg

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  7. @ Guido Guidi

    Certo non è un problema da poco, in effetti l’errore potrebbe essere pari alla misura! che non è un buon punto di partenza. Forse paradossalmente converrebbe utilizzare delle proxy così come si è fatto per i dati paleoclimatici, se non altro per avere qualche altro termine di paragone. Anche un accertamento capillare della qualità della stazione in termini di collocazione e quant’altro potrebbe aiutare ma rimarrebbe comunque un grosso margine di incertezza.

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