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Se questa è Scienza: migliorare la previsione è possibile non verificandola con la realtà.

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Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato.

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Così scriveva Albert Einstein in una lettera a Max Born il 4 dicembre 1926. All’epoca era chiaro il “metodo scientifico” iniziato da Galileo Galilei, la modalità tipica con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile. Esso consiste, da una parte, nella raccolta di evidenze empiriche e misurabili attraverso l’osservazione e l’esperimento; dall’altra, nella formulazione di dall’altra, nella formulazione di ipotesi e teorie più generali da sottoporre al vaglio dell’esperimento per testarne l’efficacia.

Da alcuni anni però la realtà sta perdendo valore rispetto alla previsione. Ne abbiamo già scritto su CM ad esempio in “Le previsioni con le gambe corte ed il naso lungo” oppure “Tranquilli, se avete freddo è solo un’impressione”.

Però si fa fatica ad assuefarsi a questo modo di procedere che viene sempre detto “scientifico”. Ha stupito quindi che il “Corriere della Sera” abbia offerto ampio spazio ai risultati di uno studio pubblicato su «lancet» titolando: Influenza A, i morti sono 15 volte di più”. Il nuovo calcolo fatto dal Cdc di Atlanta e basato su un modello matematico: i decessi sarebbero tra 151.700 e 575.400’.

Quindi deduciamo che i morti delle pandemie non sono certificati da medici ma calcolati da modelli matematici come accade ormai in molti settori, ad esempio per l’inquinamento da pm10 o nel caso dell’aumento della temperatura. Ma se non si conosce il numero di morti reali come si verificano i modelli?  Come si può dire chi ha ragione? Un range da circa150.000 a 600.000, con errore 400%, ha senso visto che poi il fattore 15 è è relativo al 150.000?

Rileggiamo le frasi dell’articolo sottolineando la parte “scientifica”:

”L’influenza A, o H1N1, è stata molto più letale di quanto calcolato all’indomani della pandemia del 2009, con un numero di morti superiore di almeno 15 volte a quello stimato. Il nuovo calcolo è del Cdc di Atlanta, ed è stato pubblicato dalla rivista Lancet. Nel primo anno della pandemia sono stati calcolati dai laboratori di tutto il mondo 18.500 decessi a causa del virus: diversi i valori della nuova stima, basata su un modello matematico che tiene conto dei dati di 12 Paesi a diverso tenore di vita proiettandoli poi sul resto della popolazione globale.

NUOVO CALCOLOSecondo il nuovo calcolo i morti da H1N1 sono stati tra 151.700 e 575.400, molti più quindi di quelli ufficiali, concentrati per il 59% in Sud Asia e Africa. […]La verità è che anche l’influenza da H1N1 era pericolosa, e l’unico fattore che ha tenuto basso il numero dei casi è che non ha colpito gli anziani, che probabilmente erano protetti dal fatto che un virus simile era già circolato nei decenni passati».

VACCINOSecondo l’esperto i dati confermano l’importanza della vaccinazione: «Anche questo studio ha dimostrato che tra i giovani e alcune categorie a rischio come le donne in gravidanza o gli obesi la pandemia era pericolosa almeno quanto quelle stagionali – afferma Rezza -. Questo già si sapeva all’epoca, e per questo gli esperti incitavano a vaccinarsi, ma l’invito non è stato accolto». (Fonte qui)

Concludendo: il nuovo MODELLO prevede un numero di morti almeno 15 volte maggiore di quello STIMATO dalle fonti ufficiali, quindi la pandemia catastrofica era pericolosa almeno quanto quelle stagionali (per la quale di solito non siamo allarmati). Pertanto “secondo l’esperto i dati confermano l’importanza della vaccinazione”.

Ma quali dati? Ma mi faccia il piacere!!!

Il reato di “procurato allarme” prevede la fattispecie:

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“Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’autorità, o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da euro 10 a euro 516”.

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Forse in questo caso, come molti altri, non si tratta di pericoli inesistenti in quanto il modello o uno dei modelli li prevede e, addirittura, poi conferma che si sono verificati. Dalla scienza galileiana che studiava il “grandissimi libro della natura” aperto dinanzi a noi si sta passando alla realtà virtuale che sembra sia utile solo a confermare ciò che siamo convinti di conoscere già.

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Published inAttualità

4 Comments

  1. donato

    Ho dato un occhiata all’abstract dell’articolo pubblicato da “The Lancet”.

    http://www.thelancet.com/journals/laninf/article/PIIS1473-3099(12)70121-4/abstract

    Dall’abstract non è ben chiara la metodologia utilizzata dagli autori per calcolare il numero di decessi. Essi effettivamente si riferiscono a 12 paesi come fonte di dati, però, considerano ulteriori 5 “paesi ad alto reddito” che hanno utilizzato, probabilmente, come campione di controllo. Da quello che sono riuscito a capire essi hanno calcolato la mortalità media dovuta a complicanze respiratorie e circolatorie sopravvenute a seguito di epidemie influenzali in cinque paesi prima della pandemia da H1N1 e hanno confrontato tale dato con la mortalità media, per le stesse cause, durante la pandemia. Questa scelta, probabilmente, è stata motivata dal fatto che i dati raccolti in questi cinque paesi sono più affidabili rispetto a quelli dei paesi a reddito più basso. Successivamente hanno calcolato la mortalità media dovuta a complicanze respiratorie e cardiache conseguenti ad attacchi di virus influenzali nei dodici paesi campione. La scelta di questi paesi campione è avvenuta sulla base dei criteri con cui l’OMS ha suddiviso la Terra in regioni omogenee ai fini della valutazione degli effetti di epidemie influenzali. Il passaggio successivo è stato quello di individuare un moltiplicatore che tenesse conto della maggiore incidenza di complicazioni cardiache e polmonari a seguito dell’epidemia dovuta al virus H1N1. Tale moltiplicatore è stato desunto dai dati relativi ai cinque paesi ad alto reddito. In altri termini se nei paesi ad alto reddito, nel caso della pandemia da H1N1 la mortalità è, poniamo il caso, raddoppiata, rispetto ad una normale influenza, lo stesso si sarebbe verificato negli altri dodici paesi presi in considerazione. Da tali dati, infine, si è desunto il dato globale. Il margine (sic!) di errore così alto è, probabilmente, dovuto all’eccessiva aleatorietà dei dati omogeneizzati con cui si sono alimentati i modelli matematici.
    Le intenzioni degli autori del paper non erano malvage. Nei paesi più sviluppati la morte a seguito di un’influenza suscita scalpore per cui si cerca di individuare con certezza la causa di ogni morte sospetta. Questo consente di avere dei dati piuttosto affidabili circa la mortalità media a causa di complicanze conseguenti ad infezioni influenzali. Confrontando i dati raccolti prima e durante la pandemia, è piuttosto facile vedere se vi sono o meno degli incrementi dei tassi di mortalità. Il problema, però, sorge nell’istante in cui si va ad applicare questo presunto incremento del tasso di mortalità, misurato nei paesi sviluppati, a tutto il globo terrestre. E’ questa estrapolazione che, secondo me, costituisce il punto debole di tutto il ragionamento e giustifica i range molto ampi del dato globale.
    A scanso di equivoci è opportuno precisare che con questo commento non mi sono improvvisato epidemiologo, ma ho voluto solo esprimere qualche perplessità circa gli aspetti statistici e matematici del problema. Il tutto, ovviamente, basandomi solo sull’abstract.
    A ulteriore scanso di equivoci bisogna precisare che lo studio non ha usufruito di alcuna forma di finanziamento (precisazione desunta dall’abstract citato).
    Ciao, Donato.

  2. Guido Botteri

    Lancet non è nuova a questa metodologia.
    Ai tempi della questione irachena, uscì uno studio del genere, in cui si stimava un numero esagerato di morti, e poi un altro studio in cui questo numero fu ulteriormente enormemente aumentato.
    http://en.wikipedia.org/wiki/Lancet_surveys_of_Iraq_War_casualties
    Peccato che esistesse all’epoca un sito che si chiamava iraqicount.com, se ricordo bene, ora cancellato, che, con finalità pacifiste ed ostili al governo americano, teneva un conto molto preciso dei morti, con tanto di nome e cognome, quando erano conosciuti, e senza tener conto di chi fosse il loro uccisore. Per esempio conteggiava anche le vittime dei terroristi, e se c’era una strage causata da un attentato terrorista, li metteva tranquillamente nel conto.
    Con tutto questo, i numeri dei morti reali erano solo una minima percentuale rispetto alle fantasiose estrapolazioni di Lancet.
    Proviamo ad applicare la metodologia Lancet al calcolo del tifo per la Cavese (squadra di Cava de’ Tirreni).
    Si va a Cava, si intervista la gente, si calcola la percentuale di tifosi. Poi si estendono i risultati a tutta l’Italia, e così risulta che in Italia la Cavese sarebbe la squadra più amata dagli Italiani.
    Ma è scienza questa ? Secondo me, no.
    Noi ingegneri siamo forse fissati nell’aver poca fiducia nelle estrapolazioni, soprattutto quando si calcolano le vittime di una guerra con interviste fatte a Fallujah (all’epoca il covo dei terroristi) e poi si estendono i risultati all’intero Iraq.
    Non fatemi dire cosa me ne farei degli studi della Lancet… 🙂

    • donato

      Guido, Guido… cosa mi combini mai! Lancet è carta patinata, non so se mi spiego. 🙂
      Ciao, Donato.

    • Guido Botteri

      carta patinata… ehm, capito, recepito il messaggio… del resto era un pensiero poetico, diciamo un desiderio virtuale, non reale, e con questo spero di aver messo in salvo il salvabile 🙂

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