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Questione di dettagli

In questa estate calda numerosi articoli hanno citato lo scioglimento dei ghiacci nordici. Qui su ClimateMonitor ogni notizia è stata attentamente analizzata e contestualizzata in termini scientifici e la conclusione è che, come minimo, le notizie vengono quasi sempre amplificate con toni catastrofici. Da semplice “lettore attento” vorrei sottoporre alla vostra attenzione come il messaggio comunicato possa cambiare notevolmente in funzione di pochi dettagli od omissioni. Prendete per esempio questa notizia lanciata da Sole24Ore:

Alcuni velisti italiani hanno compiuto un’impresa, navigando sulla rotta più a nord del Passaggio a Nord Ovest mai seguita da un’imbarcazione da diporto:

CITAZIONE: Billy Budd è la prima barca da diporto a passare così a nord, durante questa stagione era “inseguita” da altre barche, che hanno fatto tardi più a sud, lungo una rotta sulla carta più facile.

Ovviamente grazie al riscaldamento globale, come il giornalista si preoccupa di sottolineare in apertura:

CITAZIONE: E’ tutta colpa dell’innalzamento delle temperature del globo… i ghiacci artici da qualche anno si sciolgono e le vie che sono costate tante vite umane nei secoli scorsi diventano possibili.

Quel passaggio “… a sud, lungo una rotta sulla carta più facile” così com’è non dice un gran che, vero? Ci ritorno tra un minuto. Dunque, letto l’articolo si ha l’ennesima conferma che i ghiacci si sciolgono sempre di più, senza se e senza ma. L’apertura di nuove rotte del Passaggio a Nord Ovest dovuta allo scioglimento dei ghiacci d’altronde è cosa nota da tempo (per questo giro tralasciamo il fatto che i navigatori dei secoli scorsi non avevano le barche e la tecnologia di oggi, il che magari ha un po’ di rilevanza). I fatti così come sono stati citati agiscono quindi da “rafforzatore” dell’opinione comune.

Ora rileggiamo lo stesso articolo… sempre sul Sole 24 ore (!), che ha inizialmente riportato, credo, un’agenzia cosí come é stata lanciata:

CITAZIONE: … dopo 25 giorni di navigazione attraverso i tanti canali dell’Arcipelago Artico, la Billy Budd è riuscita a percorrere la rotta più a nord dei possibili passaggi a Nord Ovest, là dove solo i potentissimi rompighiaccio avevano osato. Si tratta infatti di un percorso attraverso il quale nessuna imbarcazione da diporto, delle circa 50 che dal 1977 a oggi hanno invece seguito la rotta più a Sud scoperta da Amundsen nel 1906, ha mai neppure pensato di passare.

L’apertura sembra confermare la prima sensazione. Ma già il paragrafo successivo è rivelatore:

CITAZIONE: Questa stagione estiva si è presentata comunque come molto anomala rispetto alle precedenti in quanto il ghiaccio ha resistito anche in zone dove normalmente invece in agosto si apre. Proprio per questo le altre due imbarcazioni, che stanno percorrendo la rotta sud, hanno faticato non poco a raggiungere la baia di Goja Haven e di Cambridge Bay.

Ecco spiegato quel sibillino “sulla carta più facile”: l’evento storico c’è, ma in realtà la situazione dei ghiacci in quella parte del mondo è più complessa di quanto il primo articolo non lasciasse intendere. E dire che bastava una trentina di parole per comunicare tutto correttamente.

Meditate, gente, meditate e non accontentatevi mai di una singola lettura.

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Published inAmbienteAttualitàVoce dei lettori

27 Comments

  1. donato

    Questa volta non mi trovo molto d’accordo con voi. Se confrontiamo le mappe dell’artico di oggi con quelle del 2007 si vede chiaramente che, oggi, la superficie ghiacciata è completamente diversa e, ad occhio, molto più piccola:
    http://home.comcast.net/~ewerme/wuwt/cryo_compare.jpg .

    Il dato di fatto è questo. Sulle cause possiamo discutere quanto vogliamo (sarebbe auspicabile, però, che ne discutesse anche chi della materia è veramente esperto). Concordo, comunque, con G. Botteri quando scrive che se invece di intestardirsi sulla CO2, il mondo scientifico cercasse di capire in modo oggettivo le cause di ciò che sta succedendo (nell’artico e non solo) probabilmente saremmo tutti più contenti ed avremmo dei risultati più convincenti.
    Per quel che riguarda le medie annue del ghiaccio marino la curva citata da G. Guidi, almeno per quello che posso vedere io, evidenzia una diminuzione lenta e costante nel tempo (dal 1979 ad oggi, si badi bene). Ciò che succedeva nei secoli passati, ovviamente, ci è ignoto. Ancora una volta, bisogna precisare, che pretendiamo di interpretare la storia climatica della Terra dall’esame dei dati degli ultimi 30/35 anni e questo, secondo me, è una follia. Tutte le mie considerazioni, del precedente commento e di quello attuale, pertanto, vanno contestualizzate al periodo 1979/2012 e non mi sogno minimamente di estrapolare questi dati al 2100 o al 1912. Oggi come oggi, comunque, non posso che constatare che dal 1979 al 2012 il ghiaccio marino globale ha diminuito la sua estensione. Questo sulla base di misurazioni di diversi Enti di ricerca. La “colpa” di questa diminuzione, inoltre, deve essere attribuita al ghiaccio marino del nord emisfero che tende a sciogliersi, fondersi, squagliarsi (così evitiamo polemiche circa il termine più adatto per definire il passaggio dell’acqua dalla fase solida a quella liquida 🙂 ) più velocemente di quanto quello del sud emisfero si formi. Le anomalie, infatti, sono di -2,491, per l’Oceano Artico, e di +1,07 per quello Antartico. L’anomalia totale, se non erro, è negativa e maggiore dell’unità.
    Circa il fatto che lo scioglimento dei ghiacci marini determini aumenti del livello del mare sono d’accordo con voi: si tratta di una bestialità (senza offesa per le bestie). Il livello dei mari aumenterebbe se a sciogliersi fossero le calotte antartica e groenlandese (i ghiacci sulla terraferma). Queste, invece, sembra che non evidenzino segni di fusione imminente.
    Ciao, Donato.

  2. Guido Botteri

    Se invece di intestardirsi sul ruolo delle emissioni di CO2, si procedesse con metodo scientifico, forse si potrebbe fare qualche passo avanti, secondo me.
    Durante l’anno c’è stato un periodo in cui il ghiaccio artico, in Alaska, scoppiava di salute, era addirittura doppio del normale, tanto che una spedizione per la ricerca di fonti c.d. fossili dovette essere rimandata per il troppo ghiaccio.
    Contemporaneamente c’era un mancanza di ghiaccio nel Mare di Barents. Il climatologo Tim Ball parla di ruolo dei venti, e questo mi sembra una plausibile spiegazione per questo fenomeno, il ghiaccio mancante nel Mare di Barents, spinto dal vento, corrispondeva, più o meno, a quello in eccesso nel Mare di Bering.
    Non basta questo a spiegare tutto, però. C’è qualche altra cosa in gioco. Nel proseguio degli eventi è stato chiaro che l’Artico fosse in sofferenza maggiore rispetto agli anni precedenti.
    C’è chi punta il dito sui vulcani sottomarini. Servirebbe uno studio serio, non viziato da presunzioni ideologiche o interessi privati. Insomma studio di qualche scienziato che voglia far Scienza, e non giustificare i propri finanziamenti.
    Umilmente, conscio di non rendermi conto delle implicazioni del fenomeno, vorrei ricordare che il polo Nord magnetico si sta spostando sempre più velocemente
    http://en.wikipedia.org/wiki/North_Magnetic_Pole
    “During the 20th century it moved 1100 km, and since 1970 its rate of motion has accelerated from 9 km/year to approximately 41 km/year, or 1.3 mm/sec”
    Raggi cosmici, attraversamenti di zone particolari dell’universo e supernovae sono state indicate come possibili fonti di interferenze climatiche, ma son tutte cose su cui è troppo presto per concludere qualcosa.
    Insomma, credo che i fattori che possano spiegare certi fenomeni siano ancora tutti da studiare, ed è un peccato che ragioni non scientifiche condizionino, secondo me, la maggioranza dei ricercatori.
    Credo anche che in questo momento nessuno abbia la prova certa del perché avvengano questi fenomeni così diversi ai due poli.
    Uno in crisi e l’altro sta benone.
    Naturalmente ci dicono che quello in crisi sarebbe prova del CAGW (AGW Catastrofico), mentre l’altro sarebbe un fenomeno locale. Siamo abituati a questi due pesi e due misure; tutto ciò che fa comodo alla tesi catastrofista sarebbe prova e fenomeno “climatico”, mentre tutto ciò che la contraddice sarebbe tempo meteorologico, e non clima, ed effetto locale, anche se fosse confermato in (quasi) ogni parte del mondo.
    Come l’optimum medievale.
    Ma le spiegazioni che portano non funzionano e non sono convincenti, e essi stessi, pur portando avanti la tesi del consenso praticamente globale, contemporaneamente si rendono conto che le loro tesi stanno perdendo terreno, e vorrebbero ricorrere a qualsiasi mezzo (psichiatri e via dicendo) pur di costringere la gente a piegarsi alle loro politiche.
    Da uomo di Scienza quale sono, son convinto che la verità prima o poi verrà fuori, ed io so aspettare. Tra coloro che sostengono l’ipotesi AGW ci sono scienziati seri ed onesti che prima o poi, a mio parere, avranno davanti agli occhi prove più chiare di quello che sta succedendo.
    Secondo me.

  3. donato

    Sono passati diversi giorni dalla data in cui è stato pubblicato il post e, oggi, ho visitato alcunie pagine web dedicate ai ghiacci marini artici.
    http://wattsupwiththat.com/reference-pages/sea-ice-page/
    Il risultato è stato scoraggiante. Non solo NSIDC, ma anche NORSEX, il Servizio Meteorologico Danese, NOAA e, per finire, il giapponese JAXA emettono la stessa sentenza: il record del 2012 ha stracciato completamente quello del 2007. La superficie dei ghiacci artici di quest’anno (alla vigilia del minimo annuale) è la più bassa da quando si eseguono misurazioni sistematiche. Questo è un dato di fatto su cui si può discutere poco. Le cause? Non ne ho la minima idea. Una cosa che mi lascia piuttosto perplesso e che potrebbe aiutarci a capire qualcosa è l’andamento delle temperature nell’artico. Secondo il grafico aggiornato dal Servizio Meteorologico Danese, esse hanno un andamento a campana con un massimo centrato nel mese di settembre. Noto che, quest’anno, il diagramma è molto schiacciato: le temperature minime sono state superiori alla media, quelle massime sono state perfettamente in media, però, il periodo in cui le temperature si sono mantenute intorno ai valori massimi è aumentato in modo notevole. In particolare mentre nel passato le temperature, superato il massimo, cominciavano a decrescere molto velocemente, quest’anno tendono a scendere molto lentamente. Sono perfettamente cosciente che lo stato dei ghiacci antartici è determinato anche dai venti e dalle correnti marine, però, credo che anche le temperature atmosferiche giochino un loro ruolo ben preciso.
    Credo che bisognerebbe cercare di capire meglio ciò che sta succedendo nell’artico. D’altro canto i ghiacci antartici scoppiano di salute e la loro estensione è ampiamente superiore alla media trentennale. Probabilmente quest’anno, per il polo sud, ci troveremo di fronte ad uno dei valori da annoverare tra i più alti mai registrati. Il bilancio globale, però, è ampiamente negativo a causa del fortissimo calo dell’estensione dei ghiacci marini artici (circa il doppio della crescita antartica).
    Domanda, forse sciocca: se il riscaldamento è globale, perché i due poli reagiscono in modo così diverso? D’accordo che da noi è estate mentre agli antipodi è inverno, ma i minimi antartici sono normali e neanche lontanamente paragonabili a quelli artici. Inoltre mentre l’artico soffre anche nelle fasi di massimo, i ghiacci antartici, nel momento del massimo, sono sempre ampiamente sopra media.
    Ciao, Donato.

    • Ciao Donato. La sintonia tra le varie fonti dati non risponde ancora ad alcune mie domande:
      1. L’estensione della misurazione. Da profano, se mi limito a guardare il mappamondo, mi pare di vedere che l’Antartide ha una geografia più semplice: per esempio non ci sono le migliaia di isole grandi e piccole presenti nel Canada del Nord e il continente antartico è nettamente separato dall’oceano, mentre l’Artico è contiguo a Groenlandia e Nord America.
      2. Non si chiarisce se il ghiaccio si è spostato a latitudini meno elevate, come gli altri navigatori dell’articolo originale hanno osservato, e se queste latitudini sono coperte dalle misurazioni dei quattro enti di ricerca citati.
      3. E’ chiaro quello che dici, che comunque sommando artico + antartico d’inverno c’è una perdita netta di ghiacci. Tuttavia, siccome i due inverni sono in opposizione di fase, per capire meglio il fenomeno mi piacerebbe vedere la curva somma dei due fenomeni. E poi, come diceva Gianni, qual’è la media annuale? Alla fine per capire l’andamento dei livelli dei mari è il trend delle medie annuali che conta, giusto?

  4. Gianni

    “… di questo passo, la presenza dei ghiacci artici in estate potrebbe essere messo a rischio nell’arco di qualche decennio, anche perché meno ghiaccio potrebbe portare ad un effetto positivo nei confronti del riscaldamento globale, per la minore energia solare riflessa verso lo spazio” (http://www.meteogiornale.it/notizia/24466-1-ghiacci-artici-stracciato-il-record-del-2007). Una lettura del post di CM (http://www.climatemonitor.it/?p=23028) e dei suoi commenti suggerirebbe maggior prudenza.

    • Questa è traparentesi ancora un’altra spedizione e non ho capito come funziona la questione del record. Che però, per quanto ci riguarda, è irrilevante. Interessante, di questa spedizione, il fatto che ha un sito web con qualche dettaglio in più, inclusa una mappa con la rotta in cima alla home page: http://belzebub2.com/?lang=en

    • Nota: con “record” sopra intendevo quello sportivo.

    • Guido Botteri

      Simone, mi stupisce che al Corriere sia sfuggita una gaffe così grossolana, sia pure detta da uno skipper, che potrà pure essere ottimo nel suo mestiere, ma che fa male ad aprir bocca in cose che non sa.
      Pensa ad un iceberg. Che succede quando quel ghiaccio si scioglie ? Di quanto aumenta il livello dei mari ? Ora, se l’iceberg galleggia, vuol dire che il suo intero peso è equilibrato dal volume di acqua che ha spostato (principio di Archimede). Quando tutto il ghiaccio si scioglie, diventerà acqua (IPCC permettendo), e occuperà un volume pari al suo peso in acqua, e cioè proprio quello che il ghiaccio aveva spostato. Elementare, Watson.
      Ora, ci sarà pure una minima differenza dovuta al fatto che l’acqua del mare è salata, ma possiamo farcene un’idea esaminando i dati di quel NSIDC che certamente non è istituto scettico:
      http://www.climate4you.com/images/NSIDC%20GlobalArcticAntarctic%20SeaIceArea.gif
      da questo grafico puoi notare che ai poli si sciolgono, e si riformano, interi continenti di ghiaccio (quello antartico è addirittura più di una volta e mezzo l’Europa)…. e tu ti sei accorto di nulla ? Passa la Luna, e il mare la segue e la saluta affettuosamente manifestandosi in forma di marea; perfino il Sole, nel suo passaggio, causa una variazione di livello misurabile, ma dove sono le città costiere allagate dallo tsunami dello scioglimento dei ghiacci antartici o artici ? Nota che stiamo parlando di quantità (quella antartica) superiori a quella che teme lo skipper Peissel o chi per lui. Evidentemente, acqua salata o no, il fenomeno dello scioglimento dei ghiacci artici (che sono galleggianti) o del continente di ghiacci marini antartici, è praticamente inavvertibile “a livello di livello” (del mare). Non so l’entità esatta, ma NON mi risulta che Venezia vada tra i flutti e poi riemerga due volte all’anno, seguendo gli scioglimenti dei continenti di ghiaccio artico ed antartico.
      Secondo me.

  5. Gianni

    Anche il giornale della Conference Episcopale Francese sembra cedere ai luoghi comuni (sparizione dei ghiacci artici, riscaldamento mai visto, tutto peggio del previsto, energie rinnovabili, etc.): “http://www.la-croix.com/Semaine-en-images/Scientifiques-et-ONG-s-alarment-de-la-fonte-de-la-banquise-de-l-Arctique-_NG_-2012-08-30-847810”

  6. salvatore_b

    In attesa di metodi di misurazioni maggiormente precisi resta il fatto che l’estate 2012 per gran parte del nord europa e della Gran Bretagna sia stata una stagione assolutamente anonima (anno senza Estate). Probabilmente è iniziato da qualche anno (ricordiamo gli inverni gelidi e nevosi 2009, 2010, 2011 e 2012) per il nord europa un micro-ciclo climatico rivolto verso una diminuzione delle temperature e maggiore snow-cover. Sarebbe davvero interessante capire se ciò è realmente imputabile allo scioglimento dei ghiacci artici e alla conseguente mitigazione della corrente del golfo. Intanto aspettiamo il prox inverno per avere conferma o meno del trend freddofilo per il Nord Europa.
    Saluti
    Salvatore Bartucci

    • Mi sarebbe piaciuto qualche intervento della sponda opposta, ma quando servono non ci sono 🙂 Mi faccio io una contro-ossevarzione e tento una sintesi con alcuni punti che speravo qualcuno sollevasse.

      Con il mio post intendevo sostenere che i ghiacci artici non si stanno sciogliendo considerevolmente? No. Intendevo far presente che una notizia può essere data in modi diversi, comunicando una diverso impatto, e leggendo più fonti e comparandole non solo si ha un’idea migliore, ma si possono originare quelle domande che il lettore deve sempre porsi; se non altro per capire che le cose non sono mai bianche o nere e che, nel campo dell’AGW, misurare una temperatura planetaria non è così banale come infilarsi un termometro sotto l’ascella, così come misurare un’estensione di ghiaccio non è così banale come misurare un’aiuola in giardino. Il link di Guido Botteri qui sopra mi pare interessante, in quanto relativo al criterio di misurazione dell’estensione di ghiaccio (guardate la mappa con i colori rossi e gialli).

      A questo proposito penso che sia didattico ricordare che persino una cosa che ai non esperti può apparire banale, come misurare la lunghezza di una linea costiera, non è affatto facile. Come tutte le misure, dipende dall’approssimazione, ma non nel senso di aggiungere decimali: ad esempio, se voglio misurare quanto è lunga la mia auto, posso dire 4 o 4.2 o 4.25 o 4.256 metri, ma la misura “converge”. Nel caso di una linea di costa, aumentando la precisione la misura aumenta considerevolmente (una buona trattazione è leggibile qui: http://php.math.unifi.it/archimede/archimede/curve/curve_giusti/prima.php?id=10). Allora la conclusione che traggo io è che ha senso definire la precisione per scopi pratici: per esempio quanto spazio è fruibile per una certa attività, quanto spazio hanno a disposizione certe specie in un ecosistema, quante risorse mi servono per la sorveglianza, eccetera. E’ ragionevole pensare che le misure più opportune per questi tre scopi siano diverse. Tornando all’estensione dei ghiacci, che impatto hanno quelle misure? Se l’estensione va sotto i 2 mln di km^2, o 1.5, o 1, cosa succede? In relazione al link postato da Guido, che impatto hanno i ghiacci marginali che qualcuno dice non abbia senso misurare? Impatto sulle attività umane, sugli ecosistemi, sugli orsi bianchi, sull’innalzamento del mare, eccetera?

      Infine, un’ultima cosa. Sempre nel link citato si legge “il dott.Walt Meier del NSIDC dice la sua sulla faccenda e afferma che, con buona probabilità, i ghiacci che ad oggi risultano “marginali”, sono destinati a sciogliersi rapidamente nelle prossime settimane”. Ecco, questa è l’ennesima conclusione derivata da un’ipotesi. Manca un mese / un mese e mezzo al raggiungimento del punto di minimo: perché non possiamo aspettare, misurare se quello che dice il dot. Meier è vero e *dopo* trarre una conclusione? Ha senso tentare di anticipare un fatto se la conseguente anticipazione di una contromisura ha valore. In campo climatico, non c’è niente di pratico che potremo anticipare di un mese e mezzo. L’anticipazione ha lo stesso senso degli exit poll sulle elezioni, non servono a niente se non dare la possibilità a tutti di dire che hanno vinto, anche perché si da’ molto enfasi alle dichiarazioni iniziali e poca alle smentite.

    • Guido Botteri

      Certo, prendono per buono quello che dice l’NSIDC, come ho sempre fatto anch’io, finora.
      Ora però vorrei chiarirmi qualche dubbio che mi è venuto. Hai letto il link che ti ho citato ? Qualcuno ha potuto verificare la rispondenza di quelle contestazioni ? Qualcuno può verificare se l’algoritmo di calcolo della estensione dei ghiacci sia stato o meno modificato quest’anno ?
      Dopo aver fatto queste verifiche, potrei riporre di nuovo fiducia in certi annunci. Prima, sarei molto cauto.
      Tra l’altro, l’altro polo sta bene:
      http://nsidc.org/data/seaice_index/images/daily_images/S_timeseries.png
      siamo sicuri, in ogni caso, che si tratti di qualcosa di “globale” ?

    • E quindi? Quale sarebbe il suo commento in relazione al post?

    • Guido Botteri

      Avevo letto che l’NSDIC quest’anno avrebbe cambiato il metodo di calcolo del ghiaccio. Qualcuno ne sa qualcosa ? Se fosse vero mi sembrerebbe una notizia importante, ma non ho trovato riscontri.
      Quando ero piccolo avevo inventato per gioco un altro mondo, e avevo il problema di calcolare le estensioni dei vari Paesi e delle isole. Molti quadrattini però non erano occupati da terre che parzialmente, e questo mi portava via molto tempo perché dovevo compensare, valutare ecc. Un sistema automatico come quello usato da NSIDC deve decidere sulla base di un algoritmo, per esempio il citato 15%.
      Sarebbe interessante sapere quale algoritmo usino e se sia stato davvero, o no, modificato nel tempo.

    • Luigi Mariani

      In effetti consultando il sito dell’Univ. dell’Illinois The Cryosphere today (http://arctic.atmos.uiuc.edu/cryosphere/) risulta che:
      – secondo i dati NASA NSIDC il picco di anomalia negativa del 2007 è stato seppur di poco superato
      – secondo i dati di Cryosphere today non siano ancora giunti all’anomalia del 2007 ma poco ci manca (il che equivale a dire che il picco sarà quasi di sicuro superato, in quanto il minimo di copertura si raggiunge di solito in settembre).

      Aggiungo che analizzando i diagrammi prodotti con dati da remote sensing delle due fonti (es: diagramma http://arctic.atmos.uiuc.edu/cryosphere/IMAGES/seaice.anomaly.arctic.png) si coglie che la superficie glaciale sul periodo 1979-2012:
      – è stazionaria dal 1979 al 2003
      – manifesta un rapido calo fra 2003 e 2007
      – si ripropone di nuovo stazionaria dal 2007 ad oggi.
      Un tale comportamento del trend mi pare interessante e sarebbe senza dubbio da analizzare con maggiore dettaglio andando ad indagare le possibili cause.
      Luigi Mariani

    • Gianni

      Grazie Luigi. Avevo solo bisogno di un chiarimento e tu me lo hai dato, con la consueta competenza.

    • In relazione a questa notizia e ai due articoli di giornale che ho segnalato, mi viene in mente una domanda: qual’è il confine della zona misurata? Se l’esperienza aneddotica delle imbarcazioni citate è che c’era meno ghiaccio a nord, ma più ghiaccio a sud, è possibile che questo cada fuori dall’area misurata?

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