Sulla previsione dei terremoti

L’articolo che segue è stato pubblicato sul N°25 della rivista Liberambiente nel gennaio 2013.

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Le recenti crisi sismiche che hanno colpito alcune regioni italiane ( Emilia-Romagna e Calabria in particolare) ripropongono ancora una volta drammaticamente il problema della previsione dei terremoti. In merito dobbiamo però fare una chiara distinzione tra la previsione spaziale  e la previsione temporale. Nel primo caso si hanno informazioni sul “dove” possono avvenire, mentre nel secondo su “quando”. Se per il primo quesito possiamo rispondere con certezza, così non è purtroppo per il secondo.

Le notizie storiche sulle aree colpite in passato dai terremoti ci permettono di prevedere dove essi possono accadere; è su questa base che sono state realizzate le carte di pericolosità sismica  del nostro territorio, classificato anche in funzione della intensità sismica attesa, sempre sulla base dei dati storici. Si tratta quindi di una previsione su base probabilistica. Non è così, purtroppo, per il secondo quesito: quando avverrà il terremoto e soprattutto a che ora? In ogni occasione di crisi sismica, le notizie che vengono fornite dagli addetti al controllo sismico  nazionale, sono sempre le stesse: si informa la opinione pubblica sulla intensità delle scosse (magnitudo), la profondità dell’ipocentro (l’area di origine del sisma), si danno generici consigli circa la pericolosità del fenomeno in atto e sulla sua probabile evoluzione. In tutte queste informazioni è poco incisivo il riferimento geologico. Al contrario la scienza geologica può dare contributi per tentare di capire cosa sta accadendo.

 

 

 

I terremoti “nascono” in profondità a seguito della rottura di complessi equilibri esistenti tra le masse che costituiscono la crosta terrestre (parte superficiale del nostro pianeta), sollecitata da movimenti, sia pure molto lenti ma costanti, che hanno sede nell’involucro sottostante. Questa attività genera strutture geologiche particolari (soprattutto faglie, ossia piani di rottura lungo i  quali avviene il movimento). Ogni struttura geologica è caratterizzata da un proprio modo di evolvere sismicamente in funzione delle proprie caratteristiche e delle sollecitazioni che riceve. Così ad esempio, i terremoti di Ancona del 1972, del Friuli del 1976, delle Marche ed Umbria del 1997, si caratterizzarono per sciami sismici di notevole durata (circa un anno) con due forti scosse principali distanziate tra loro di qualche mese. Al contrario la crisi sismica che nel 2009 colpì l’Aquila e comuni contermini  si caratterizzò per il succedersi di scosse “preparatorie” e di una sola scossa distruttiva, quella che procurò i drammi del 6 aprile . La sismicità storica dell’area aquilana dava informazioni su questo comportamento della struttura geologica in attività, perché una identica evoluzione della crisi sismica si era verificata durante il terremoto che il 2 febbraio del 1703 distrusse l’Aquila con circa 2500 vittime. Quindi la storia del passato (in questo caso la conoscenza del comportamento sismico della struttura geologica sismogenetica attiva) è assai utile per tentare previsioni; il caso l’Aquila è un importante insegnamento per il futuro da tenere ben presente.

 

A queste considerazioni geologiche dobbiamo però aggiungere i tentativi di previsione  temporale dei terremoti. La comunità scientifica, soprattutto internazionale, ha da tempo approfondito l’argomento, rilevando i cosiddetti precursori dei terremoti tra cui ricordiamo:

 

 

  1. variazioni di concentrazione del radon nell’aria o nelle acque sotterranee
  2. emissioni elettro-magnetiche ed acustiche
  3. deformazioni del suolo (cosiddeto fenomeno della dilatanza)
  4. variazioni della portata delle sorgenti e di livello nei pozzi
  5. comportamento anomalo degli animali
  6. attività sismica di energia medio-bassa (sciame sismico)

 

Oltre questi precursori dobbiamo sottolineare la meritoria ricerca condotta dal Prof. Giuliano Panza dell’Università di Trieste e collaboratori, utilizzando una complessa tecnica basata su algoritmi. In merito però lo stesso Professore, in una recente intervista rilasciata a Peppe Caridi (Meteoweb, Peppe Caridi, 28 novembre 2012) così si è espresso: “I terremoti non si possono prevedere con precisione……. Ricordo che invece è provato, con un livello di confidenza superiore al 98 per cento, che i terremoti possono essere previsti nel medio termine spazio- temporale, ossia entro aree con dimensioni di centinaia di chilometri e con una incertezza temporale di mesi o anni”. Sono quindi evidenti le notevoli difficoltà nella previsione temporale di questi fenomeni.

 

Approfondiamo comunque le notizie sui precursori sopra elencati. Da alcuni decenni si parla del radon. Il radon è un gas nobile di origine radiogenica che si forma per decadimento dell’Uranio 238. In caso di fratturazione delle rocce in profondità, a causa di crisi sismiche, questo gas migra verso l’esterno. E’ così possibile rilevarne l’aumento di concentrazione nell’aria o nelle acque sotterranee. Non sempre queste rilevazioni hanno dato risultati positivi. Nel 1966 a Tashkent nell’Uzbekistan sensori radon in pozzo rilevarono l’aumento di concentrazione in pozzo prima di una scossa di magnitudo 5,5. Nel 1976 a Songan Pingwu (Cina) anomalie di radon precedettero un sisma di 7.2 di magnitudo; successivamente ci furono scosse più forti senza anomalie. Nella seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso, misure continue di radon in Islanda ed in California non diedero risultati soddisfacenti dopo oltre 30 anni di rilevazioni. In particolare in California alla fine degli anni ’70 fu varato il progetto Parkfield: un settore della famosa faglia di San Andreas fu messo sotto osservazione. In questo settore i terremoti si ripetono ogni circa 30 anni (ultimo all’epoca era stato un terremoto del 1966). La previsione: tra il 1995 e il 1999 sarebbe avvenuto un terremoto di magnitudo 6,0 con la probabilità del 90%. Il terremoto a Parkfield avvenne nel 2004 senza il manifestarsi di precursori significativi. In Giappone nel 1978 termina con risultati deludenti il primo progetto sulla previsione dei Terremoti iniziato nel 1969. Ma  risorse di questo Paese vengono ancora dedicate a questa ricerca. (Tutte le informazioni sul gas radon le ho tratte da una conferenza tenuta dal dott. Angelo De Santis dell’INGV).
Tra gli altri precursori dico subito che le osservazioni sulle deformazioni del suolo hanno solo significato storico; non hanno dato mai risultati di alcun interesse. Così pure le variazioni di portata delle sorgenti o i livelli dei pozzi vengono osservate dopo le crisi sismiche ma è difficile tenerli in osservazione prima di una forte scossa. Un discorso approfondito meritano invece gli altri precursori sopra elencati, ed in particolare il comportamento anomalo degli animali.
Secondo il famoso sismologo giapponese Keiiti Aki deceduto da pochi anni, il futuro della previsione dei terremoti risiede proprio nella osservazione del comportamento degli animali. Nel 1979 Helmuth Tributsch, chimico-fisico attualmente professore emerito del Fritz Haber Institut della Max Planck Gesellschaft di Berlino, pubblicò un importante libro dal titolo “I Profeti del terremoto” (ed. Armenia). H. Tributsch è di origine friulana. Tornò nella suo paese di origine dopo il terremoto del Friuli del 1976. All’epoca era ricercatore presso una università del sud America. “In uno dei piccoli paesi della rocciosa regione alpina ridotti in macerie …. ero cresciuto come componente di una minoranza di lingua tedesca residente nella zona….. Il ritorno in questo luogo, che richiamava alla mia mente i più svariati ricordi ed ora era ridotto ad un ammasso di rovine, fu desolante. Ma in particolar modo mi turbò l’incontro con gli abitanti della zona, per lo più contadini, che conoscevo dalla mia prima giovinezza….Quando mi illustravano il discorso della catastrofe…. accennavano spesso ad uno strano fenomeno che avevano osservato ….i loro animali si erano comportati molto stranamente – se soltanto li avessimo capiti – mi disse una vecchia contadina  e le sue parole non mi vollero più uscire dalla testa….”. Chissà quante volte gli scienziati ignorarono questi racconti considerandoli espressioni folcloristiche prive di fondamento….senza che mai fosse stato fatto un serio tentativo di raccogliere e vagliare simili esperienze”. Tributsh si appassionò tanto al problema del terremoto che si mise subito al lavoro per approfondire l’argomento. Ne derivò una ricerca molto approfondita con assoluto rigore scientifico, come è tipico di un ricercatore universitario. Il suo libro riporta una copiosa bibliografia circa le pubblicazioni a livello mondiale che riferivano sul comportamento anomalo degli animali.

 

Non solo, ma Tributsch dà anche una spiegazione scientifica di questi fenomeni: alla base c’è un “fenomeno fisico ben definito, ossia le particelle fluttuanti dell’aria, prima di un terremoto, si caricano elettricamente”. Per questo “gli animali domestici rifiutano il cibo e diventano irrequieti, i serpenti si svegliano dal letargo invernale……  e nel cielo appaiono misteriose luminescenze e strane formazioni nebulose”. Quelle luminescenze che la gente ogni tanto vede in cielo e indica come UFO potrebbero essere invece fenomeni luminosi indotti da manifestazioni geofisiche, non sempre comunque collegate a terremoti. Inoltre, sempre secondo Tributsch, alle variazioni elettriche si associano anche variazioni del campo magnetico terrestre come dimostrato dalla perdita di efficienza di magneti in occasione di crisi simiche. L’opera di Tributsch è veramente illuminante. Purtroppo la Scienza non ha mai approfondito l’argomento, come se fosse un settore di ricerca di  serie B. “Il presentimento sismico degli animali non s’inquadra nel mondo razionale della nostra scienza e, come fenomeno, era svantaggiato anche dal fatto che non poteva essere esaminato su richiesta. Senza mai essere stato sottoposto a un serio studio scientifico è diventato una questione scottante, un prodotto della fantasia di uomini turbati da una esperienza scioccante. Uno scienziato che si fosse interessato di questo problema non rischiava solamente il suo buon nome ma non avrebbe potuto neanche contare su alcun appoggio.” In questo caso la Scienza ha peccato della imprescindibile umiltà.

 

Tra i successi della previsione sulla base del comportamento anomalo degli animali è famoso il caso del terremoto che tra il 4 ed il 5 febbraio del 1975 colpì la città di Haicheng in Cina, 200 km ad est di Pechino. Fu fatta evacuare la zona pochi giorni prima dell’evento distruttivo di magnitudo 7,2 ; si salvarono oltre 150 mila persone. E’ vero che in altri casi all’evacuazione non seguì un sisma analogamente distruttivo: ma, credo che sia da preferire una inutile evacuazione ad un mancato allertamento della popolazione.

 

Non posso terminare questa rassegna sulla previsione dei terremoti, senza ricordare l’opera di Raffaele Bendandi, un appassionato studioso autodidatta di Fano, che nella seconda metà del secolo scorso si appassionò all’argomento cui dedicava gran parte della attività. Secondo Bendandi l’origine dei terremoti  “è prettamente cosmica. Secondo dati da me raccolti e controllati il sisma avviene quando nel giro mensile di una rivoluzione lunare  l’azione del nostro satellite va a sommarsi a quella degli altri pianeti” (da  Cristiano Fidani, su internet Previsione Terremoti). E’ noto però che l’origine dei terremoti è legata al movimento delle placche che costituiscono la crosta terrestre; tali movimenti derivano, come più sopra detto, dalle sollecitazioni che ricevono dall’involucro sottostante. Comunque il lavoro di Bendandi andrebbe approfondito in quanto le  cause astronomiche potrebbero rivelarsi delle concause.

 

Conclusioni

 

La previsione dei terremoti per quanto riguarda il tempo di accadimento (oggi si usa per questo il termine di predizione) è molto complessa e di difficile risoluzione. Questo però non autorizza i ricercatori che si occupano di questi eventi purtroppo spesso disastrosi, a non occuparsene. Nel Gennaio 1985 l’ING , da alcuni anni INGV (Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia), promosse l’evacuazione della Garfagnana per un imminente terremoto previsto  forse su base probabilistica. Sono ancora in attesa di  quell’evento. Questo insuccesso forse è stato alla base della rinuncia alla previsione da parte di questo Istituto. Non bisogna invece demordere, ma con umiltà affrontare l’argomento con tenacia e determinazione. Occorre, a mio modesto avviso, spremere tutte le fonti utili per tentare la predizione. In particolare
occorre una proficua collaborazione tra geologi, sismologi, geofisici, storici.

 

Quando si manifesta uno sciame sismico è opportuno individuare la struttura geologica responsabile di questi accadimenti; ciò è possibile grazie ai progressi della sismologia e della geologia. Contemporaneamente va approfondita la storia sismica  di quella struttura per tentare di prevedere la evoluzione dell’attività sismica in corso. Questa informazione poteva essere utilizzata per tentare di capire l’evoluzione dello sciame sismico che nel 2009 colpì l’area aquilana. Inoltre, poiché uno stesso terremoto produce effetti differenti in funzione soprattutto delle caratteristiche geologiche dei terreni di fondazione dei manufatti, è bene individuare le aree di maggiore rischio su cui porre particolare attenzione. Nello stesso tempo va attivata una campagna di registrazione  delle eventuali variazioni del campo elettromagnetico nella zona sorgente dei sismi e va registrata analogamente l’eventuale variazione della presenza di gas radon in atmosfera e nel sottosuolo. In merito, in occasione del terremoto dell’Aquila, il tecnico Giampaolo Giuliani riferiva che le sue registrazioni  di gas radon gli facevano prevedere l’arrivo di una scossa distruttiva entro pochi giorni. Bisognava ascoltarlo con umiltà, con spirito di collaborazione e non isolarlo polemicamente.

 

Da ultimo, ma non ultimo per importanza, ritengo che la osservazione sul comportamento anomalo degli animali sia molto utile, come dimostrano ampiamente le ricerche di H. Tributsch. All’Aquila, come riferito dalla rivista Panorama, la famiglia di Vincenzo Breia si salvò perché il loro cane pastore tedesco, circa mezzora prima della scossa catastrofica, diede segni di forte irrequietezza. Impauriti da tale comportamento uscirono di casa ed ebbero salva la vita.
La raccolta di tutte le informazioni sui precursori sinteticamente ricordati può costituire una vincente azione per comporre il complesso mosaico della predizione dei terremoti.

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Author: Uberto Crescenti

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12 Comments

  1. Da appassionati o professionisti di clima, sappiamo bene quali siano le conseguenze nefaste degli allarmi errati. Alla fin fine si ottiene l’effetto contrario, desensibilizzando le persone agli allarmi. Cosa significa evacuare zone per allarme sismico? spostare quante persone, e per quanto tempo? inimmaginabile.
    urge una profonda rivisitazione del nostro paese in quanto a sensibilizzazione “geologica” piuttosto, e una migliore educazione scientifica di base.

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  2. Provo a rispondere alle sollecitazioni derivatemi dalla lettura dedi numerosi interventi; chiedo scusa se lo faccio con qualche giorno di ritardo, ma sono stato fuori sede per un po’ di tempo.
    Desidero innazitutto precisare che il mio articolo è titolato “Sulla previsione dei terremoti” e non “Sulla difesa dai terremoti”. Concordo pienamente con il concetto che per la dfesa dobbiamo contrastare gli effetti del terremoto; ciò è possibile costruendo correttamente con le ben collaudate tecnologie antisimiche, tenendo però ben conto della “cosiddetta risposta simica locale” che dipende soprattutto dalle caratteristiche geologiche dei terreni di fondazione. In Italia però abbiamo il grande problema dei numerosi centri storici che non sono a norma e pertanto vulnerabili. Occorrerebbe una seria politica di consolidamento, che certamente impegnerebbe lo Stato per almeno un secolo. Ma se non si incomincia non si possono ottenere risultati.
    Sulla previsione invece il discorso è molto complesso e non di facile soluzione, come ho già detto. Ma andiamo con ordine.
    Fabrizio Giudici chiede informazioni se nel caso aquilano sono state fatte ricerche sul comportamento degli anilmali. Non mi risulta, direi proprio di no. E questa è una mancanza della ricerca “ufficiale”. Desidero però comunicare che a seguito di mie dichiarazioni a TV locali sull’argomento , ricevetti alcune telefonate. In particolare: un pastore mi comunicò il comportamentro anomalo del suo gregge che la notte della grande scossa aveva dato segni di irrequitezza premendo contro le reti di recinzione, un collega geologo mi comunicò lo stesso comportamento del suo gatto, così pure un contadino notò la strana fuoriuscita dal terreno di sciami di formiche la sera antecedente il terremoto.
    Per quanto riguarda il caso della Città di Castello, il modo corretto di affrontare la crisisi simica è quello da me indicato nelle Conclusioni. Sarebbe opportuno conoscere la struttura geologica responsabile dello sciame sismico, la storia del comportamento sismico della stessa per avere un suggerimento sul modo di comportarsi da parte delle Autorità.
    Con Guido Botteri sono d’accordo che ancora non abbiamo conoscenza sul valore dei cosiddetti precursori, Ma se non si fa ricerca al riguardo non avremo mai suggerimenti per come comportarci in occasione di eventi simici. Così abbiamo perso occasioni importanti di ricerca negli ultimi 50 anni, che magari non avrebbero fornito risultati importanti ma a tutt’oggi non lo sappiamo. E’ come se la scienza medica di fronte al grande problema delle malattie tumorali avesse abbandonato la ricerca della prevenzione perchè troppo difficile da affrontare.
    Non si è fatta ricerca durante lo sciame sismico sulla variazione del campo elettromagnetico , sulla eventuale variazione della composizione dei gas disciolti nelle acque di sorgenti, sul comportamento degli animali, ecc.
    Sono state occasioni perse, o almeno non abbiamo informazioni al riguardo.

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  3. Mi rendo conto che nel breve spazio di un commento spesso non si riesca ad esprimere in maniera chiara tutto quello che si vorrebbe dire; permettetemi di puntualizzare.
    1) Bendandi. Credo che siamo tutti d’accordo (nel dire “teoria affascinante”, forse non era chiara l’ironia). In realtà mi premeva solo sottolineare “l’ulteriore sfumatura” (come tra l’altro immediatamente colto da Guido Botteri), ma come concetto generale e non legato alla questione Bendandi.
    2) Giuliani. Lo so che non è né l’inventore del metodo radon né l’unico a lavorarci; i risultati a livello mondiale sono scarsi, quelli di Giuliani forse sono nulli, forse no. Quando dicevo che finanzierei le sue ricerche, intendevo: ma é proprio necessario litigare a suon di denunce? Sul radon, tra l’altro, pare che qualcosa di nuovo stia uscendo (http://www.ingv.it/ufficio-stampa/stampa-e-comunicazione/archivio-comunicati-stampa/comunicati-stampa-2010/il-rilascio-di-gas-radon-prima-di-un-sisma-puo-diminuire-o-aumentare/view?set_language=it).
    3) Previsione. Beh, infatti, cerchiamo di capirci: due commenti prima del mio si diceva “La predizione non serve a nulla anche nel caso si riuscisse a prevedere un terremoto, un’eruzione, …”; semplicemente, io non ero d’accordo con quella posizione.
    4) Prevenzione. Fermo restando che, chiaramente, la protezione dai terremoti si fa con le costruzioni antisismiche… ah… l’ho già detto. Evidentemente, se si deve insistere così tanto su questo tema vuol dire che in Italia c’è gente dura d’orecchi, e allora ben venga insistere.

    Sono nato e vivo a Pescara, il terremoto de L’Aquila l’ho sentito forte e chiaro e nei mesi seguenti qui non si parlava d’altro. Nei giorni successivi al sisma le persone sfollate da L’Aquila sono state distribuite e accolte per la maggior parte in varie cittadine della costa adriatica (compresa Pescara), e a nessuno all’epoca è sembrata un’idea strampalata. Sulmona (luogo in cui, tra l’altro, da un po’ di tempo mi reco almeno una volta alla settimana per lavoro) se ben ricordo fu anch’essa rifugio per alcuni sfollati, ma è in zona ad alto rischio sismico, e per di più una settimana prima (il 29 marzo 2009) c’era stato un sisma M 3.8; dire in quei giorni ad un aquilano di spostarsi a Sulmona per evitare un terremoto non sarebbe stata proprio un’idea felice. Anche il quartiere in cui vivo non è propriamente “tranquillo”, ma sfortuna volle che la mia compagna (napoletana) quella notte fosse a soli 40 Km da L’Aquila e, una volta rincasata a Pescara, non ci sia stato verso di convincerla a chiudere a chiave la porta d’ingresso per molte notti.
    Vorrei ora spostare il discorso su… ok, non ora, il commento è già troppo lungo.
    Chiedo scusa se in qualche passaggio posso essere sembrato polemico. Dev’essere proprio vero: quando la terra trema…
    Un cordiale saluto a tutti!

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  4. Posto che Guido ha già scritto molto di quello che penso, vorrei sviluppare solo un paio di cose.

    1. Bendandi. Lasciamo perdere l’episodio di Roma, inventato dai media. Bendandi fece decine di previsioni e non mi risulta che ne abbia azzeccata una sola. Giusto? Se non erro, previde anche l’esistenza di un pianeta interno che non è stato mai trovato. Mi sembra un numero sufficiente di previsioni non azzeccate, no?

    2. Giuliani non è né l’inventore del metodo radon né l’unico a lavorarci. Se già i risultati, a livello mondiale, sono scarsi, quelli di Giuliani sono nulli. Il mainstream sarà sicuramente arrogante, ma il metodo scientifico non è arrogante. Secondo il metodo scientifico Giuliani non conta nulla; con le sue dichiarazioni ha solo reso tutto più complicato. Non c’è altro da dire.

    3. Sullo “sparpagliare la gente sul territorio”… ma hai qualche riferimento? Perché mi pare un’idea strampalata 🙂 Gestire migliaia di persone sfollate non è mica roba banale e considerazioni di economia di scala suggeriscono semmai di concentrare (per via dei servizi a cui gli sfollati devono avere accesso). Ripeto, se hai notizia di qualche posto nel mondo dove decine di migliaia sfollati sono sparpagliati sul territorio, facci sapere. Per quanto riguarda Sulmona, in quella città per esempio c’è un ospedale: molti malati non si possono mettere in tendopoli.

    Sulla questione prevenzione vs previsione cerchiamo di capirci. Nessuno sta dicendo di non investire un euro in previsione perché non servirà. E’ che sulla prevenzione (edilizia, eccetera) c’è già uno stato dell’arte, migliorabile, ma già ben consolidato e si può iniziare a lavorarci subito con risultati concreti già pronti nel breve termine. Sulla prevenzione, siccome l’argomento è chiaramente difficile, passeranno forse decenni prima di avere risultati. Quindi, se si vogliono evitare lutti nei prossimi decenni, la prevenzione è l’unica strada percorribile (e già molti lutti sarebbero stati evitati se la prevenzione fosse stata curata a dovere nell’ultimo decennio).

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  5. Salve a tutti.
    Seguo da qualche mese questo sito, che trovo molto interessante sia per gli argomenti discussi che per le posizioni espresse.
    Premetto di essere profano un po’ di tutte le materie di cui si discute, ma (molto) curioso per natura.
    Sull’argomento terremoti, di cui si parla in questo post ma ricollegandosi anche ai commenti del post di qualche giorno fa Vesuvio-AGW, vorrei esprimere le mie personali opinioni (in ordine casuale).
    1) Bendandi.
    Teoria… diciamo… affascinante. Punto.
    Che la previsione del terremoto catastrofico del 2011 a Roma fosse una bufala era abbastanza chiaro. Comunque, siccome sono curioso, mi sono fatto le mie ricerchine di rito (il web aiuta un bel po’); qualcun altro era stato ancora più curioso di me ed era andato a guardarsi ciò che rimane delle carte di Bendandi, scoprendo che non era mai stato previsto (o perlomeno non si evinceva da ciò che abbiamo di Bendandi) un terremoto né a Roma né in quella data.
    Sul piano della logica… una teoria che non prevede un terremoto a Roma nel 2011 non è confutata dal fatto che a Roma nel 2011 un terremoto non c’è stato.
    2) Giuliani.
    Così, a spanne e senza offesa per nessuno, direi che quel che leggo in questi post è frutto quasi esclusivamente di notizie apprese genericamente dalla stampa e dalla televisione; detto questo, preferirei non aprire una discussione su quel che successe 4 anni fa (ma anche prima e dopo) relativamente al “caso Giuliani” (giusto un appunto: mi sembra di ricordare, in quell’occasione, molta “arroganza da mainstream”).
    Personalmente, trovo interessante l’argomento radon e il metodo Giuliani, trovo ancora poco soddisfacenti i risultati, ma se potessi decidere io… finanzierei questa ricerca. Ripeto, opinione personale.
    3) Previsione dei terremoti.
    Ve l’immaginate se al prossimo uragano che si abbatterà sulle coste della Florida la popolazione non venisse avvertita? Dopotutto, se le case sono ben costruite e la gestione del territorio è ottimale, non c’è nulla da temere.
    A me, però, ‘sta cosa suona male.
    Fermo restando che, chiaramente, la protezione dai terremoti si fa con le costruzioni antisismiche (beh, sono figlio di architetto), se un giorno si arrivasse ad avere la possibilità di previsione di un terremoto importante con un certo grado di sicurezza su luogo e data… io vorrei poterlo sapere.
    Con 7 giorni di anticipo si potrebbe pure evacuare Roma (con tutti i problemi connessi); però a me l’esempio Roma sembra fuorviante… L’Aquila, per dirne un’altra, conta meno di 70.000 abitanti; se volessi evacuarla ci metterei molto meno. Ma poi, perché dovrei evacuare una città? Magari, se temessi qualche problema per la mia casa potrei passare qualche ora dal mio amico che ha una casa nuova fiammante antisismica; oppure potrei decidere di passare qualche ora in auto, così, ascoltando musica, giusto per non farmi cadere qualche libro in testa dentro casa. Poi, se la mia casa è “abbastanza” antisismica, ci posso tornare (il che non mi sembra irrilevante… leggi: anche se posso prevedere il terremoto, mi conviene sempre costruire antisismico).
    Un appunto folkloristico: se devo fare una strage, cerco di gettare una bomba in una piazza gremita di gente; se la gente in massa si sposta in un’altra piazza, butto la bomba lì e faccio una strage lo stesso; se invece la gente si sparpaglia per le strade, beh… la strage diventa più difficile. Se devo evacuare L’Aquila perché è in arrivo un forte terremoto, non sposto la gente tutta a Sulmona, chiaro? La sparpaglio! Per la cronaca, quando Boschi (in aperta polemica con Giuliani) pochi giorni dopo il terremoto de L’Aquila se ne uscì con una frase del tipo “Ve l’immaginate se avessimo evacuato la popolazione de L’Aquila magari a Sulmona e poi il terremoto l’avesse fatto lì?”, a me si rizzarono i (pochi) capelli che ho in testa e a casa mia stanno ancora oggi tutti ridendo! Forse non era il modo più appropriato di confutare la teoria di Giuliani.
    Detto questo, anche a me pare eccessiva la condanna alla Commissione Grandi Rischi. Però, nel caso specifico, si sarebbe pure potuto dare qualche consiglio utile alla popolazione (tipo: mettetevi in corridoio una lampada d’emergenza, non chiudete a chiave la porta d’ingresso, tenete l’auto fuori dal garage e con qualche provvista e coperte nel portabagagli, ecc), ciò che, vox populi, non fu fatto.

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    • Fulvio,
      1. Bendandi
      hai indubbiamente ragione, la previsione su Roma non la fece Bendandi, fu fatta “in nome” di Bendandi, come la profezia dei Maya non la fecero i Maya, ma fu fatta a nome dei Maya.
      Nel mio post non è risultato chiaro, ma era già troppo lungo (non trovi ?) per questa ulteriore sfumatura. Per il resto, mi pare di aver illustrato abbastanza ciò che (ai miei occhi) ci sia di buono e ciò che ci sia di non buono in quella teoria.
      2. Giuliani
      se avesse un metodo vero dovrebbe funzionare anche per gli altri terremoti; dove sono le previsioni ?
      Tu dici che lo finanzieresti; io finanzierei altri, ma questo è solo un fatto di fiducia. A me non ispira fiducia.
      Ma se dimostrasse di avere un metodo davvero, rivedrei la mia posizione.
      La scienza va avanti sulla base di fatti, e nessuna idea o posizione deve essere considerata irremovibile.
      3. previsioni
      al momento non esistono le premesse per puntare sulle previsioni. Per questo ho scritto che le previsioni sono un argomento da “ricerca”. I soldi li impiegherei in massima parte nella prevenzione (costruzioni antisismiche);
      d’altra parte si tratta di due portafogli diversi: uno appartiene alla ricerca, e l’altro alle amministrazioni ed anche ai singoli, se non altro per garantire la propria vita e quella dei propri cari…
      (Abbiamo fatto, per esempio, dei lavori nel nostro palazzo, a tale scopo).
      Le prevenzione è una cosa possibile (funziona) e che va fatta; data la vastità delle opere da rendere antisismiche, è impensabile fare tutto assieme, serve un piano, delle priorità, e serve impegnare più fondi.
      Nel frattempo la ricerca vada pure avanti.
      4. Come prepararsi all’eventualità di una scossa
      In Giappone fanno simulazioni, fanno istruzione; qui da noi non si vede (almeno nella mia città) nulla del genere; male.
      Vivo a Napoli, e la tua idea di lasciare le porte aperte, nel caso (in genere improbabile) di un terremoto, mi fa fare l’effetto che ha fatto a te la frase di Boschi…credo che sarebbe un favore troppo grosso per alcuni tipi di cittadini che forse mancano dove vivi tu, ma che qui son fin troppi 😀
      Comunque voglio salvare l’intenzione, e sono d’accordo nel pensare che ci si debba preparare all’evenienza terremoto, fare simulazioni, pensarci, insomma, per non finire nel panico al momento delle scosse, e per avere le idee chiare su cosa si debba fare.
      Una volta mi capito di parlare in tv (quella belga) e mi ero preparato un bel discorsino…”parlerò di questo, di quello”…pensavo di farlo sul momento (conoscendo bene la materia); mi preparai così solo la scaletta con gli argomenti da trattare.
      Sotto i riflettori, col pubblico davanti, mi si bloccò il cervello, e riuscii a dire solo la scaletta; andò abbastanza bene lo stesso (anche se avrei potuto fare un figurone se fossi stato calmo). Questo episodio mi ha insegnato che, nel momento del panico, ti viene in aiuto ciò che hai ben preparato e pensato; improvvisare azioni intelligenti quando la casa ti sta per crollare addosso, non è da tutti. Per questo, Fulvio, sono d’accordo con te che sia utile prepararsi ai terremoti, e fare prove pratiche (verificare ciò che è davvero utile portare con sé, cosa si possa tenere pronto per una eventualità del genere). Queste sono cose che cambiano da posto a posto (vivo in una città grande, o piccola, ho spazi aperti nelle mie vicinanze ? ecc.)
      Giusto pensarci in tempo.

  6. Concordo pienamente con il Dott. Pascoli: per la protezione dai terremoti “l’approccio mitigante” primario resta quello rivolto a rendere le costruzioni più resistenti ai terremoti.

    Posso raccontare un’esperienza personale: come produttore, prima in Italia poi in Venezuela, di inerti artificiali per calcestruzzi leggeri con applicazioni (anche) antisimiche, dovetti studiare la “filosofia antisismica” di questi nuovi materiali e promoverne I capisaldi presso l’industria edile.

    Dopo molte ricerche patrocinai un breve corso introduttivo aperto al pubblico presso una università a Caracas e decisi, per motivi di lingua, di invitare il Prof. Vitelmo Bertero del Laboratorio Antisismico dell’Università di Berkeley.

    Fu una rivelazione — e credo che mai imparerò tanta “ingegneria” quanto in quei sei giorni, fortunatamente videoregistrati.

    Una buona sintesi della sua storia e visione si trova, purtroppo in inglese, in:
    http://www.eeri.org/site/images/projects/oralhistory/bertero.pdf

    Circa la “previsione animale” dei terremoti il problema citato è reale: la nostra scienza, “protetta” con la garanzia della ripetibilità delle sue verifiche sperimentali, soffre quando studia eventi chiaramente suggestivi ma difficilmente ripetibili e quindi verificabili.

    Una appassionata difesa della necessità di sviluppare un approccio scientifico condiviso per studiare fenomeni poco ripetibili si trova, inaspettatamente, verso la fine di un notevole libro autobiografico che mi permetto di segnalare, “Viaggi” di Michael Crichton. Si tratta di un campo “scientificamente minato”, ma forse dovremmo imparare ad avventurarcisi, per riuscire ad esplorarlo senza troppi danni…

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  7. Articolo che vorrei leggere con calma ma sono sommerso dal lavoro. Da geologo ripeto solo una cosa già detta 100 volte. PREVENZIONE e strutture antisismiche, non serve altro. La predizione non serve a nulla anche nel caso si riuscisse a prevedere un terremoto, un’eruzione, una frana o altro con netto anticipo e precisione assoluta. Chi puo far evacuare interi paesi o città in 1 minuto, 1 ora, 1 giono o anche 1 mese?. Se dicessi con precisione che tra 7 giorni 9 ore e 5 minuti ci sarà un terremoto devastante a Roma di magnitudo 6 e fossi sicuro al 100% cosa fareste? Evacuazione della Capitale con annessi milioni di persone? non penso proprio….

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  8. Grazie, professore, per queso ottimo articolo.
    Personalmente, quando mi si dice di promuovere ricerca sono più che d’accordo; credo fortemente nella ricerca, e credo che essa dovrebbe essere certamente incentivata.
    Diversa opinione è l’utilizzo della ricerca stessa, quando essa non è ancora matura, a mio parere.
    Il metodo radon non ha ancora dato risultati attendibili, a quel che mi risulta. Vogliamo dargli un’occasione ? Ma certo, volentieri, anzi, dirò di più, conosco personalmente un tecnico geniale, che si chiama Pierino Fuoco, che sta facendo suoi studi sul radon, con propri mezzi. Credo in lui, come persona seria e geniale, molto di più di quanto possa credere in giuliani. Se davvero vogliamo vedere cosa possa dare questa ricerca, sovvenzioniamo persone capaci. Sono disponibile a fornire in privato il suo numero di telefono, e garantisco che si tratta di una persona veramente geniale, come ho potuto constatare conoscendolo di persona. Per questo posso garantire che sia una persona più intelligente di me, e se avesse i mezzi credo che potrebbe trarre risultati concreti.
    Quanto agli esperimenti sugli animali, perché no ?
    Comunque il punto principale nella strategia del contrasto ai danni da terremoto è la soluzione giapponese, dove più che alla previsione, si bada alla prevenzione, attraverso la costruzione di edifici antisismici.
    I terremoti sono onde, e una ciambella non viene distrutta da onde fortissime, si limita a salire e scendere sull’onda, finché è passata. Terremoti devastanti in Giappone non fanno vittime e pochissimi danni, perché gli edifici assecondano l’onda, si fanno attraversare indenni.
    Questa è la via principale attuale, dove bisognerebbe investire, e la cui responsabilità NON è degli scienziati, ma delle amministrazioni.
    Quanto alle previsioni, studiamo pure, se otterremo qualcosa, ben venga…chissà quando, ma facciamolo pure; ma restiamo con i piedi per terra, perché “attualmente” la situazione è quella che ci dice Lei:
    “Ricordo che invece è provato, con un livello di confidenza superiore al 98 per cento, che i terremoti possono essere previsti nel medio termine spazio- temporale, ossia entro aree con dimensioni di centinaia di chilometri e con una incertezza temporale di mesi o anni”
    Mi scusi, ma incertezze del genere paralizzerebbero una Società già gravata da mille No, da mille princìpi di precauzione…troppe voci che vorrebbero fermare tutto, e chi mangia, chi produce ?
    Di fronte ad un pericolo serio e documentato, è giusto evacuare, ma come si può dire di evacuare, ad ogni minimo allarme, magari falso, centinaia di km, per mesi o forse anni ? Tanto vale dire di suicidarci tutti e subito, perché vivere è pericoloso !
    Possiamo fare qualcosa ? Sì
    1. costruire antisismico
    e quindi adeguare l’esistente
    (è un lavoro grosso, lungo, oneroso, ma va iniziato e portato avanti)
    2. studiare i precursori
    ricordando però che essi sono ancora ai primi incerti passi, e quindi prendendoli per quel che sono
    se poi si otterranno dei risultati concreti, saremo tutti felici
    è quindi giusto “studiare”… ben sapendo che i risultati NON li abbiamo ancora.

    Quanto a Bendandi, la sua teoria è interessante (ma fino ad un certo punto), nel senso che mi pare evidente che se le maree sono conseguenze di una azione che agisce in versi opposti (nel senso che l’acqua sale e scende, a seconda di dove si trovano la Luna, il Sole e gli altri astri.) queste azioni agiranno anche sul resto del pianeta. Nelle rocce non provocheranno spostamenti, ma tensioni e magari, tira e molla, tira e molla, alla fine rotture.
    A questo proposito citerei cosa dice wikipedia sull’argomento:
    “Il Sole esercita sulla Terra una forza di marea analoga a quella esercitata dalla Luna; poiché però la distanza Terra-Sole è molto maggiore (mediamente circa 390 volte) della distanza Terra-Luna, sebbene il Sole abbia una massa molto maggiore della Luna, la forza di marea del Sole risulta pari solo al 46% circa di quella della Luna. Anche gli altri pianeti del sistema solare esercitano una forza di marea, ma avendo una massa molto inferiore a quella del Sole, l’entità di tali forze è del tutto trascurabile (meno di un decimillesimo della forza di marea della Luna).”
    Questo, ai miei occhi, vuol dire che Bendandi ha individuato una possibile causa di terremoti (ma credo che ce ne siano altre che traggano origine da forze incommensurabilmente più potenti…penso alla tettonica a placche, per esempio, ecc.), ma ha attribuito troppa importanza all’allineamento dei pianeti (da quanto dice wikipedia, mi pare evidente che conti invece assai poco).
    Il suo metodo di “previsione” si basava dunque sull’allineamento dei pianeti, che è, a mio parere, una sconcezza fisica, a dir poco 😀
    Posso però pensare che un materiale rigido, sottoposto nel tempo a tira e molla, alla fine si rompa. Ma il problema della previsione è
    1. dove
    2. quando
    3. sprigionando quale potenza
    tutte domande alle quali il metodo Bendandi non dà risposte, a meno che non si creda nell’allineamento dei pianeti…
    Del resto lo si è visto col terremoto devastante di Roma, che latitò del tutto. Dissero che però c’era stato un terremoto in Spagna… avremmo dovuto sgomberare l’intera Europa per paura di un terremotino in Spagna che non fece vittime ?
    Vorrei ricordare che ogni giorno avvengono da qualche parte nel mondo terremoti, come può constatare chiunque segua uno qualsiasi dei siti che monitorano i terremoti.
    Ogni santo giorno ne avvengono vari. Da quando seguo queste cose non è ancora capitato, che io sappia, un solo giorno in cui non ci sia stato almeno un terremoto, per quanto piccolo, in qualche parte del mondo.
    A questo punto faccio una previsione:
    domani, a qualche parte nel mondo, ci sarà un terremoto
    chi si gioca un caffè con me ? 🙂

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    • Mi son perso un caffè che mi ero guadagnato grazie alla mia capacità di preveggenza 😀
      da:
      http://www.facebook.com/TerremotiLive?hc_location=timeline
      “TRE TERREMOTI IN PROVINCIA DI PERUGIA
      La prima scossa di magnitudo 2.2 è avvenuta alle ore 23:13:53 ad una profondità di 7.1 km del 26/Apr/2013. La seconda scossa di magnitudo 2.3 è avvenuta alle ore 09:47:47 ad una profondità di 9.6 km. La terza scossa di magnitudo 2.1 è avvenuta alle ore 09:48:05 ad una profondità di 8.5 km.”
      e siamo rimasti in Italia…
      cvd

  9. Da non addetto ai lavori ho un paio di osservazioni/domande. La prima è legata a questo passaggio:

    “E’ vero che in altri casi all’evacuazione non seguì un sisma analogamente distruttivo: ma, credo che sia da preferire una inutile evacuazione ad un mancato allertamento della popolazione.”

    Francamente trovo l’osservazione alquanto superficiale. E’ troppo facile dire “meglio un’evacuazione inutile che tante vittime”, ma questa proposta va inquadrata correttamente. Innanzitutto quante sarebbero queste ecacuazioni inutili? Nel caso specifico, delle previsioni basate sull’istinto animale, non lo dice. Una all’anno per milione di km quadrati? Dieci? Cento? Mille? Perché è evidente che se sono poche, forse si può fare. Se sono tante, la gente ben presto inizierà ad ignorarle. Andrebbe anche specificato che tutto dipende dal contesto. In Cina non siamo in democrazia ed è corretto presumere che ogni ordine di evacuazione del governo sarebbe eseguito. In Giappone siamo in democrazia, ma probabilmente le persone comunque seguirebbero le istruzioni del governo per questioni culturali. In Italia no. C’è poi da considerare che le mancate evacuazioni non sono solo una scampagnata di qualche giorno fuori porta, ma hanno costi; sia economici, sia sulla salute delle persone (non è proprio a rischio zero far evacuare i reparti di cura intensiva degli ospedali). Poi lo so che è brutto dirlo, ma non si possono trascurare i danni economici, anche perché in democrazia – giusto o sbagliato che sia – un politico con una storia di evacuazioni inutili non verrebbe rieletto.

    La seconda serie di osservazioni/domande è legata in generale alla questione della previsione animale.

    “L’opera di Tributsch è veramente illuminante. Purtroppo la Scienza non ha mai approfondito l’argomento, come se fosse un settore di ricerca di serie B. “Il presentimento sismico degli animali non s’inquadra nel mondo razionale della nostra scienza e, come fenomeno, era svantaggiato anche dal fatto che non poteva essere esaminato su richiesta. Senza mai essere stato sottoposto a un serio studio scientifico è diventato una questione scottante, un prodotto della fantasia di uomini turbati da una esperienza scioccante. Uno scienziato che si fosse interessato di questo problema non rischiava solamente il suo buon nome ma non avrebbe potuto neanche contare su alcun appoggio.” In questo caso la Scienza ha peccato della imprescindibile umiltà.”

    Fatico francamente ad accettare questa spiegazione. Non perché la scienza spesso non sia umile e si auto-censuri, su questo siamo perfettamente d’accordo; ma per i seguenti motivi:

    1. Siamo in una fase culturale in cui gli animali vanno molto di moda, per motivi ecologici e animalisti. Imperversano pseudo-scienze che per risolvere problemi, come quelli di tipo medico, fanno ricorso a “soluzioni naturali”, perché vanno molto di moda. Organizzazioni ecologiste o animaliste, come Greenpeace e WWF, hanno bilanci da multinazionale e potrebbero finanziare ricerche di questo tipo, così come finanziano ricerche in altri campi, spesso improbabili. Ho difficoltà a credere che oggi ci sia un’auto-censura come quella citata da Tributsch. Forse l’auto-censura in questo campo era vera quarant’anni fa; oggi probabilmente indagare sui precursori animali garantirebbe una grande visibilità, addirittura a prescindere dai risultati, il che non potrebbe non far gola a molti.

    2. Tributsch cita fenomeni elettrostatici. Perché qualche scienziato, bypassando la questione animale, non ha concentrato direttamente la sua ricerca su questi fenomeni? Lei stesso non cita fenomeni elettrostatici nella lista di precursori.

    3. Le citazioni dei contadini di Tributsch o della famiglia aquilana salvata dal cane, in mancanza di altre considerazioni, non hanno molto senso: è noto che chi è vittima di uno shock cerca di razionalizzare gli eventi e di trovare spiegazioni a posteriori, che spesso vengono fatte convergere su eventi insoliti precedenti il fenomeno. Ma poniamoci delle domande per completare lo scenario. Era l’unico cane nell’aquilano? Oppure tutti i cani erano irrequieti e quella l’unica famiglia che gli ha dato retta? Esistono altre famiglie che, almeno a posteriori, ricordano che il proprio cane era irrequieto? Volendo, uno può anche darsi a spiegazione che una popolazione urbanizzata ha perso la capacità di cogliere molti segni. Ma l’aquilano è un territorio altamente rurale e mi risulta popolato da pastori e da greggi. I pastori, grazie a Dio, non usano il computer e la catena di montaggio e hanno mantenuto un rapporto molto stretto con i propri animali. Dunque, possibile che non esistano testimonianze su greggi irrequiete? Come vede i punti da approfondire su questo tema sono molti… ci sono informazioni a proposito?

    Grazie.

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