Salta al contenuto

Abbiamo fonti fossili per un miliardo e mezzo di anni?

Le fonti fossili sono probabilmente insufficienti. O, meglio, lo sono le emissioni derivate dal loro uso. Insufficienti a soddisfare la domanda di energia? Oggi no, domani probabilmente sì. Ma sono comunque insufficienti a condurre il pianeta fuori dalla cosiddetta “fascia di abitabilità”, cioè quella particolare condizione dei pianeti rocciosi in cui il bilancio tra la radiazione ricevuta – nel nostro caso il sole – e quella riemessa e trattenuta è tale da mantenere l’acqua presente allo stato liquido, cioè senza evaporare completamente trasformadolo in una specie di bagno turco prima e di deserto poi, come Venere. Da quella fascia inevitabilmente pare che la Terra prima o poi dovrà uscirne, piaccia o no agli amanti dei progetti di lungo respiro.

 

Quello appena descritto molto sommariamente è il concetto di “effetto serra inarrestabile” (runaway greenhouse effect), così come esposto e indagato da un team di ricercatori che recentemente pubblicato su Nature Geoscience.

 
Low simulated radiation limit for runaway greenhouse climates

 

In sostanza, pur semplificando alquanto sia i meccanismi che gli attori di questo processo, i ricercatori dicono che attraverso le loro simulazioni avrebbero capito che il limite nella radiazione ricevuta dalla superficie del pianeta risultante dalla somma tra quella diretta e quella riemessa dal proprio effetto serra oltre cui si innescherebbe un processo di riscaldamento inarrestabile, sarebbe più basso di quanto si pensava. La fascia di abitabilità andrebbe rivista, dicono, naturalmente dopo aver meglio approfondito l’argomento.

 

Direi sia rincuorante il fatto che essi stessi ammettano che le emissioni antropiche probabilmente non potrebbero mai farcela a portarci a quel limite. Perché questo accada dovremo quindi aspettare i “comodi” del sole, che sta pure aumentando la sua intensità, come è naturale che accada per le stelle del suo genere, ma che comunque ci metterà circa un miliardo e mezzo di anni per diventare inopportunamente caldo.

 

Sicché, il futuro della Terra è nel passato di Venere, chiosano gli autori della ricerca. Possiamo stare tranquilli, tra un miliardo e mezzo di anni dubito che possa esserci rimasto molto da arrostire…

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualità

6 Comments

  1. giovanni p.

    Atmosphere VENUS

    Surface pressure
    92 bar (9.2 MPa)

    Composition

    ~96.5% carbon dioxide
    ~3.5% nitrogen
    0.015% sulfur dioxide
    0.007% argon
    0.002% water vapour
    0.0017% carbon monoxide
    0.0012% helium
    0.0007% neon
    trace carbonyl sulfide
    trace hydrogen chloride
    trace hydrogen fluoride

    Surface pressure
    101.325 kPa (MSL)

    Composition
    78.08% nitrogen (N2)[3] (dry air)
    20.95% oxygen (O2)
    0.93% argon
    0.039% carbon dioxide[21]
    About 1% water vapor (varies with climate)

    Penso che ogni altra parola commento siano superflui.
    Anzi mi chiedo come si possa solo lontanamente immaginare di approcciare da lontano un dibattito “scientifico ” sul tema e per quale stano motivo si definiscano ricercatori o scenziati coloro che dicono le cose citate nel post e non si chiamino semplicemente ciarlatani. Forse le motivazioni sono le stesse x cui Giacobbo é vice direttore di Rai2 e che Kazzenger viene preso per un programma di divulgazione pseudoscientifica ceh passa su un canale statale in prima serata???

    • giovanni p.

      ah la seconda serie di dati é la composizione atmosferica della Terra……

  2. giovanni p.

    Leggendo il post mi viene una volta di piu da pensare che siamo ormai in un periodo che potremmo definire analfabetismo o ignoranza tecnologica. Ormai per affermare delle banalità intuibili e dimostrabili con semplici osservazioni e sintesi abbiamo bisogno di mettere in mezzo tonnelate di dati, elaborati in equazioni sempre piu comlicate da computer sempre piu sofisticati per ottenere modelli sempre piu intriganti ma poco veritieri. Newton “scopri” la gravita e Galileo la corretta orbitazione dei pianeti rispetto al sole solo con pochi strumenti ma con tanto cervello e capacità di osservare e sintetizzare, al giorno d’oggi personaggi di questo calibro sarebbero degli eretici da mettere al rogo visto che le loro intuzioni non erano supportate da modelli matematico-informatici. LA CO2 che l’uomo emette dall’atmosfera é quella che é stata assorbita in passato dagli organismi viventi e che quindi era gia presente nell’atmosfera primordiale. Quindi solo il fatto di pensare a un riscaldamento globale progressivo e inarrestabile per le immissioi umane é indice di un’ignoranza totale da parte di chi formula tali ipotesi rispetto alle dinamiche naturali della Terra, probabilmente bravi matematici informatici che farebber meglio a sprecare le loro conoscenze a fare programmi di utilità o al limite videogiochi piuttosto che fare i profeti di sventura senza alcuna base logica. Qui ormai il limite tra scienza e fantascienza é invisibile. Purtroppo anche la questione Scafetta e tutto il dibattito conseguente sono un’indice del fatto che ormai ogni questione riguardante le scienze della terra é stata trasformata da un fenomeno naturale a un algoritmo. COme se l’uomo non fosse capace di capire senza trasformare tutto in formule matematiche. Non so se la prossima volta che andro in bagno per poterlo dimostrare dovro presentare l’equazione della parabola del flusso a chi mi segue.

    • Filippo Turturici

      Temo che molta parte di questo lavoro, sia in realtá per giustificare la completa mancanza di un’equazione che – anche e soprattutto in laboratorio – leghi direttamente CO2 e temperatura: noi sappiamo che i gas con molecole triatomiche “interferiscono” con la radiazione infrarossa, e tendono a riscaldare l’ambiente; ma non si é ancora riusciti a formulare alcuna equazione che, inserita in input la concentrazione di quel gas, dia in output una buona stima del riscaldamento. A quanto ne so, siamo ancora rimasti alla legge di Beer (sic), che non é molto precisa nel descrivere il fenomeno su grandezze planetarie e con una sensibilitá cosí spinta.
      Insomma, tanto fumo per giustificare la mancanza dell’arrosto.

    • giovanni p.

      si poi c’é da dire che l’effetto serra che si considera come fenomeno e come equazione (sic!) sono vecchi di 100 anni esono stati messi in discussione varie volte ad esempio da Miskolczi mi pare si scirva cosi e altri fisici tedeschi. Inoltre lo stesso termine effetto serra é fuorviante in quanto l’absorbimento delle onde infrarosse da parte delle molecole triatomiche poco nulla ha a che vedere con il riscaldamento che si produce in una serra ( questa era l’ipotesi originale di Arrhenius). QUi siamo a livello che ormai facciamo modelli quadridimensionali sulla fine del nostro pianeta in un rogo e non siamo nemmeno sicuri che le teorie alla base siano esatte o quantomeno verosimili.

  3. Visto che si parla di fonti fossili, vi segnalo che l’argomento “petrolio/gas non convenzionale” ieri si è guadagnato la prima serata di Quark, con tutti gli annessi e connessi (previsioni catastrofiste sul picco del petrolio di nuovo sbagliate, eccetera). Niente di nuovo in assoluto, ma siccome la percezione della realtà è altrettanto importante della realtà, penso che sia importante registrare che questi fatti ora hanno iniziato a raggiungere l’uomo della strada.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »