IPCC in retromarcia, se n’è accorto qualcuno?

Posted on 17 gennaio 2014
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Anche l’argomento di oggi, tanto per cambiare, non lo leggerete sui giornali. Per diverse ragioni, perché è una cattiva notizia per i sostenitori della catastrofe climatica, perché è vera, perché non fa notizia e perché i giornali normalmente non fanno attenzione a queste cose, neanche nelle pagine scientifiche.

 

Alcuni mesi fa, come forse saprete, è stato pubblicato il Summary For Policy Maker della prima parte del 5° Report dell’IPCC, ovvero il sunto destinato ai decisori del lavoro del WG1, quello che si occupa di fornire le basi scientifiche su cui si articola il report e su cui poggiano le ‘investigazioni’ dell’IPCC in ordine ai cambiamenti climatici di origine antropica. Già, perché per chi non lo sapesse, il mandato che l’IPCC ha ricevuto dall’UNFCCC è quello di occuparsi dei soli cambiamenti climatici riconducibili alle attività umane. Tutto il resto, come diceva il Califfo, è noia evidentemente, anche perché dal momento che il Panel catalizza da due decenni tutta l’attenzione del panorama scientifico che si occupa di clima, sono davvero in pochi quelli che si dedicano ad altro. Ma questa è un’altra storia, della quale magari parleremo in un altro momento.

 

 

Oggi, piuttosto, grazie ad un post pubblicato da Judith Curry sul suo blog, facciamo un po’ il paragone tra quanto riportato per le menti dei decisori (e dei media) e quanto effettivamente scritto nel corpo del report vero e proprio. E’ infatti quest’ultimo, fino a prova contraria, a dar conto di come stanno le cose in termini scientifici, non l’SPM, documento riassuntivo e di chiara origine politica in quanto redatto dai rappresentanti politici dei governi che partecipano al Panel. Si scopre così che mentre il sommario dipinge l’immagine di un mondo sempre più esposto al ‘rischio da cambiamenti climatici’ e di una sempre maggiore certezza che questo rischio derivi dal disturbo indotto all’evolvere del clima dalle attività umane, la scienza dice cose abbastanza diverse. Dice per esempio che l’incertezza piuttosto che essere diminuita è aumentata e che la distanza tra la realtà osservata e le proiezioni che dovrebbero aiutarci a capire cosa ci aspetta cresce ogni giorno che passa.

 

Ma, andiamo con ordine. Nell’SPM del 5° Report IPCC si legge che l’aumento delle temperature osservato dalla metà del 20° secolo è estremamente probabile (95% di confidenza) che sia attribuibile alle attività umane, tra queste soprattutto l’aumento della concentrazione di gas serra in atmosfera. Nell’SPM del 4° Report IPCC del 2007, invece, tale attribuzione era definita ‘molto probabile’ (90% di confidenza). Nel corpo del report, quindi, si dovrebbero trovare gli elementi che giustifichino questa accresciuta certezza e le procedure adottate per definirla. Quanto alle procedure, pare che sia stata una ‘expert decision’, cioè qualcosa di molto simile all’alzata di mano. Per gli elementi, invece, si possono identificare un certo numero di ambiti per i quali la certezza, piuttosto che aumentare, è più che altro diminuita. Potremmo definirli settori in cui la ricerca scientifica più recente ha messo in luce aspetti non presi in considerazione precedentemente o ha consentito di ridurre il margine di incertezza segnando però dei punti a sfavore del contributo umano alle vicende climatiche piuttosto che il contrario. Sono questi:

 

  • Assenza di riscaldamento dal 1998 e aumento della distanza tra la realtà osservata e le proiezioni delle temperature;
  • Prove che indicano una sensibilità climatica inferiore (la sensibilità climatica è l’aumento delle temperature atteso in ragione di un raddoppio della concentrazione di CO2 in atmosfera);
  • Prove che l’aumento del livello dei mari tra il 1920 e il 1950 è stato paragonabile a quello del periodo 1993-2012 (ricordiamo che l’aggettivazione ‘estremamente probabile’ è relativa alla sola evoluzione del clima nella seconda metà del secolo scorso);
  • Aumento dell’estensione dei ghiacci antartici (ad oggi ai massimi storici);
  • Scarsa confidenza nell’attribuzione degli eventi meteorologici estremi al riscaldamento globale di origine antropica.

 

In sostanza, il 5° Report IPCC prende atto del fatto che le temperature hanno smesso di presentare un trend statisticamente significativo negli ultimi 15 anni, ma non fornisce una spiegazione convincente, nel senso che per tutte le spiegazioni proposte si indica uno scarso livello di confidenza scientifica. Cioè, sono ipotesi. La sensibilità climatica, di conseguenza, appare significativamente ridotta, perché se il forcing continua – leggi la CO2 aumenta ed è aumentata senza soste – e la temperatura sale di meno o non sale affatto, vuol dire che a) intervengono altre dinamiche che ne contrastano l’effetto o b) questo effetto è stato sovrastimato. In entrambi i casi il sistema risulta essere meno sensibile alla perturbazione indotta dal forcing. E la letteratura scientifica più recente ha in effetti prodotto numeri significativamente diversi in termini di sensibilità climatica. Questo porta nella direzione di oscillazioni anche accentuate del sistema di cui si ha comunque traccia anche nelle serie storiche di altri paramentri climatici. Il rateo di variazione del livello dei mari è uno di questi. Il ghiaccio poi rappresenta il puzzle più difficile da comporre. Il mondo si scalda ma sul Polo nord il ghiaccio diminuisce e su quello sud aumenta, in entrambi i casi in modo diverso da quanto previsto dalle simulazioni climatiche. Di tutto questo però, se non fosse per le notizie che circolano sui media, tra l’altro sempre meno interessati all’argomento, non ci accorgeremmo neanche. Ecco che entra in gioco quindi la trasposizione dei cambiamenti climatici nella vita di tutti i giorni, ovvero l’eventualità che da questi derivi una modifica, ovviamente peggiorativa, della frequenza di occorrenza e intensità degli eventi estremi. Anche su questo, come ben rappresentanto da un report specificatamente dedicato all’argomento sempre dall’IPCC (SREX 2012), il 5° Report IPCC chiarisce che attualmente non esiste alcun collegamento diretto, soprattutto per mancanza di dati attendibili. Né è possibile far riferimento al costo dei danni da causati da questi eventi, quello sì in aumento, perché le informazioni, una volta attualizzate, ossia corrette tenendo conto dell’inurbamento delle aree a rischio e dell’aumento della ricchezza, non presentano alcun trend significativo.

 

Sicché, nonostante la notizia dell’accresciuta confidenza della comunità scientifica sulle origini antropiche dell’aumento delle temperature occorso nelle ultime decadi del secolo scorso abbia tenuto banco all’indomani dell’uscita dell’SPM della prima parte del 5° Report IPCC, la lettura del contenuto del report vero e proprio restituisce un’immagine diversa. E questo significa che la confidenza è invece diminuita e quindi l’IPCC, di fatto, rispetto al precedente report del 2007 ha fatto dei passi indietro, almeno con riferimento al suo mandato specifico. Tutto questo nell’SPM non si percepisce, per capirlo occorre approfondire, cosa che ovviamente né i decisori, né i media faranno mai, non fosse altro per la quantità di informazioni che sarebbe necessario digerire. Così, paradossalmente, insieme alla distanza tra la realtà osservata e le proiezioni, cresce anche la distanza tra le dinamiche politiche in cui si cimenta il panel ONU sui cambiamenti climatici con la redazione dell’SPM e la scienza di cui quel riassunto dovrebbe dar conto cioè la realtà di quanto si conosce. Ma, è il caso di dirlo, quella dello scollamento tra la politica e la realtà è una faccenda cui siamo abituati!

 

_________________________

 

NB: per chi desiderasse approfondire, qui c’è il post di Judith Curry, dove gli ambiti scientifici elencati più su vengono trattati per esteso.

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17 Replies to "IPCC in retromarcia, se n'è accorto qualcuno?"

  • maurizio rovati
    17 gennaio 2014 (08:54)
    Reply

    Iersera al TG2 http://www.tg2.rai.it/

    Tre numero tre servissi siori!

    1- Tutti i cambiamenti del clima, spuntano i profughi ambientali.
    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2ad78ba4-1726-4de4-b1c1-47dd4e71568a.html
    2- Opinioni a confronto sui cambiamenti climatici.
    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-531e4b67-f990-4c66-bf4d-3d3d9443ad8a.html
    3- Non mancano gli scettici sul cambiamento climatico.
    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-9a55164a-ce51-40f2-8f34-9406b564a886.html

    Da non perdere!

  • Mauro
    17 gennaio 2014 (08:55)
    Reply

    A proposito di clima, da vedere il servizio del TG2 di ieri sera 16/01… lo si trova sul sito di RAI2 a questo link http://www.tg2.rai.it/ articolato in 3 parti: “Tutti i cambiamenti del clima: spuntano i profughi ambientali”, “Opinioni a confronto sui cambiamenti climatici” e “Non mancano gli scettici sul cambiamento climatico” in cui intervistano Teodoro Georgiadis del CNR. Francamente ho trovato il servizio abbastanza fazioso e schierato chiaramente da una parte: quella della dottrina ufficiale! ;)

    • Teo
      18 gennaio 2014 (22:09)
      Reply

      Io???

  • Mauro
    17 gennaio 2014 (10:33)
    Reply

    …scusate il doppione… ma prima quello di Maurizio non c’era! :)

  • fulvio
    17 gennaio 2014 (10:43)
    Reply

    tranquilli di che vi preoccupate? Basta leggere ‘Il Foglio’ per ritrovare la verità, l’obiettività, la pluralità ed il confronto tra le idee. Al termine vi risvegliate dal sogno

  • donato
    17 gennaio 2014 (16:11)
    Reply

    “Basta leggere ‘Il Foglio’ per ritrovare la verità,……”
    .
    Veramente basta leggere Nature
    http://www.nature.com/news/climate-change-the-case-of-the-missing-heat-1.14525
    per capire che piega stanno prendendo gli eventi.
    E Nature è uno dei bastioni dell’AGW!
    Neanche di questo, però, sembra che si accorga qualcuno.
    Ciao, Donato.

  • Michele Casati
    17 gennaio 2014 (17:15)
    Reply

    OT

    Mi scusi per l’Off-topic, volevo tuttavia informarla la comunità di Climatemonitor di questa situazione :

    http://tallbloke.wordpress.com/2014/01/17/breaking-pattern-recognition-in-physics-axed-by-copernicus/

    Saluti,
    gg

    Michele

    Nia
    http://daltonsminima.altervista.org/

    • Guido Guidi
      17 gennaio 2014 (17:48)
      Reply

      Hanno toccato il fondo.
      gg

      • Luigi Lucato
        17 gennaio 2014 (18:54)
        Reply

        No stanno ancora scavando

  • alessandrobarbolini
    17 gennaio 2014 (20:40)
    Reply

    A guardare la Rai Mediaset e la7 cosa volete pretendere?…….per loro esiste solo una direzione univoca………politica. Economia giochi talk show,liti..e GW,allegato a cambiamenti climatici

  • virgilio
    18 gennaio 2014 (02:44)
    Reply

    Il sito web “Oggi-scienza” invece chiarisce che questo gelo è dovuto proprio al riscaldamento, ho letto solo parzialmente e a tratti il loro articolo, che riporta varie argomentazioni ufficiali, e se non ho mal capito le correnti fredde che hanno diffuso il gelo sarebbero promosse proprio dallo scioglimento dei ghiacciai polari…
    Fra l’altro nel sito si ricorda, con aria di sufficienza nei confronti degli scettici, che fenomeni di tal tipo già son stati complessivamente previsti e avvisati dall’IPCC. Dunque i fautori del riscaldamento planetario antropogenico pare che resistano ad ogni critica…altro che marcia indietro, ogni evento che potrebbe contraddire il loro modello si rivela invece infine sempre a suo favore! Comunque il tempo vada detta tesi non risulta mai falsificabile… Deduco che meritino davvero il Nobel: finora nessuno (neppure i vecchi Newton, Einstein, Bohr…) era riuscito a costruire una teoria dal contenuto tanto scientificamente infallibile da armonizzare in essa anche effetti l’un l’altro opposti…

    • Guido Guidi
      18 gennaio 2014 (07:23)
      Reply

      Virgilio, non confondere l’attivismo con la scienza, sebbene molti facciano entrambe le cose. E’ esattamente lo stesso discorso fatto per l’SPM e e per i contenuti del report. Chi fa attivismo, come chi scrive l’SPM, continua per la sua strada perché quella è l’unica direzione possibile, pena dover ammettere che c’è qualcosa che non torna. Per cui da Oggi Scienza, toglierei la scienza e lascerei l’oggi, così, tanto per chiarire.
      gg

      • virgilio
        18 gennaio 2014 (23:53)
        Reply

        Scusa se rispondo con così tanto ritardo prima non ho avuto tempo nemmeno per accendere il computer. Comunque come già ho scritto l’articolo che è titolato “Freddo polare negli USA, è il cambiamento climatico”, di quella redazione web che fra l’altro, se non erro, è ammanicata con l’Università SISSA di Trieste, sembra riferirsi a testi ufficiali dell’IPCC, inoltre cita e rinvia alle pagine web “METEOGIULIACCI”, esposte dal noto meteorologo televisivo, nelle quali le righe in neretto “Nei prox 10 giorni eccezionale surriscaldamento (stratwarming) della stratosfera polare: le conseguenze possibili”, indicano un modello definito ECMWF con grafici e diagrammi, e nella cui spiegazione (bisogna riconoscerlo) Giuliacci, in anticipo, paventa l’intenso fenomeno termico a cui poi effettivamente abbiamo assistito. Quindi lo segnalavo affinché chi ne è all’altezza come te (io non sono esperto in materia) potesse ribattere in modo esauriente. Dico questo in quanto sicuramente molti che avranno letto quelle pagine saranno indotti a credere all’assunto dell’articolo succitato. Dal canto mio, fin dai primi tempi di questi annunciati disastri climatologici, son stato abbastanza restìo a ritenerli validi, ma devo dire più per motivazioni filosofiche metodologiche che strettamente tecniche (non essendo io specificamente preparato); d’altronde da quanto ho scritto non a caso ho tirato in ballo la non-falsificabilità apparente di tal teoria neo-catastrofista, considerandomi io tendente al neopositivismo popperiano per il quale fondamentale per attribuire la qualità scientifica ad una qualsiasi teoria è proprio la sua almeno potenziale falsificabilità, cioè se una teoria comprende tutte le aspettative possibili riguardo a risultati o osservazioni in riferimento ad un’asserzione posta da essa, ne viene a mancare di fatto la verificabilità, la controllabilità dei risultati riferiti ad una previsione specifica e ben definita e da essa derivante, di conseguenza la sua comprovazione empiricamente certa viene meno… Mi ricordo chiaramente quando una ventina d’anni fa si preannunciava, in base alle supposte modifiche ambientali, che l’Italia, proprio in questo periodo, a causa della riduzione drastica dell’acqua piovana avrebbe cominciato a trasformarsi in una specie di secondo deserto africano…! Ciao (perdona ancora il ritardo).

        • Guido Guidi
          19 gennaio 2014 (11:41)
          Reply

          Grazie Virgilio, ma se come mi sembra di aver capito, il collegamento eventuale tra il freddo negli USA e l’AGW dovrebbe avvenire per il tramite di ‘intenso riscaldamento in stratosfera’, che invece è tutta un’altra cosa, temo che per metterci una pezza si dovrebbe ricominciare dai fondamentali. :-)
          gg

  • Luca
    18 gennaio 2014 (09:17)
    Reply

    Il riscaldamento in questi ultimi anni si è registrato anche su altri pianeti, come marte per esempio. E li l’uomo non c’è, a meno che “Curiosity” (la macchinetta su marte) non emetta co2 …

    • virgilio
      19 gennaio 2014 (00:02)
      Reply

      Da quel che lessi, uno o due anni fa, anche su Giove, ma non mi ricordo con che mezzo, è stato rilevato un aumento della temperatura… Ciao.

  • Teo
    18 gennaio 2014 (21:33)
    Reply

    Mauro, vuoi dire io schierato sulla dottrina ufficiale???? Va beh che Berlusconi è andato da Renzi ma mannaggia….


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