Torniamo in montagna, le temperature di 22 stazioni alpine

Su CM, qui, è apparso un post (tratto da qui, d’ora in poi citato come “post austriaco”) sulle temperature di alcune stazioni alpine che, dal 1993 ad oggi, sembrano mostrare una diminuzione delle temperature. Come sottolineava Guido Guidi, però, l’estensione dell’intervallo temporale al 1970 mostra dati praticamente costanti facendo sospettare una scelta troppo opportuna degli anni utilizzati. Questo potrebbe configurare una pratica abbastanza comune nell’esame delle serie storiche, il cherry picking, cioè la scelta di periodi e/o dati che aiutino a dimostrare una tesi preconcetta.

Nel 2012 Reinhard Böhm mi ha mandato i dati che aveva utilizzato per una pubblicazione (Eur. Phys. J. Plus, 2012, 127,54): tra gli altri, anche le temperature medie mensili di 22 stazioni del dataset Histalp -gestito dal Servizio Meteo Austriaco (ZAMG)- che spaziano in longitudine tra Ginevra e Vienna (GNV e WIE) e in latitudine tra Bologna e Rheinstatten (BOL e RKA, quest’ultima poco più a nord di Stoccarda, STU). L’inizio delle serie varia tra il 1760 e il 1830 e la fine tra il 2008 (Milano e Verona, MIL e VER) e il 2011, come si vede nella tabella successiva.

tabella1

Tabella 1: Acrononimi, dati geografici e ampiezza temporale delle stazioni usate nel citato lavoro di Böhm dal quale è tratta la tabella. Le stazioni usate sono quelle relative alla colonna “Temperature means”. Click sull’immagine per ingrandire

Osservando le temperature invernali su tutto l’intervallo temporale disponibile (medie di gen-feb-mar di ogni anno) e i loro fit lineari, i cui grafici sono mostrati nella sequenza1 riprodotta qui di seguito, si notano tre aspetti:

  1. Tutte le stazioni mostrano un trend generale di crescita (parametri dei singoli fit).
  2. Attorno al 1985 appare chiaramente in tutte le serie (tranne Klagenfurt, KLA) un minimo locale della temperatura che risale subito dopo, raggiungendo un massimo relativo nel 1990 come, ad esempio, il “rimbalzo” nella Fig.1 successiva.
  3. Dopo il 1990, a volte i dati appaiono quasi costanti e sistematicamente al di sopra della retta dei minimi quadrati, come in fig.2.

fig1

Fig.1: Serie completa delle temperature medie invernali di Basilea (BAS). L’ellisse azzura evidenzia il salto tra il 1985 e il 1990 (“rimbalzo”)

fig2

Fig.2: Temperature medie invernali di Verona (VER). Notare il tratto dopo il 1990, sistematicamente sopra la retta dei minimi quadrati.

 Il punto 2) sembrerebbe quasi una sequenza La Niña – El Niño, nel 1985 e nel 1990, rispettivamente. Non c’è però traccia almeno altrettanto evidente del El Niño “monstre” del 97/98 e non ci si aspetta un segnale di ENSO nelle temperature dell’Europa continentale tanto evidente quanto quello che si nota nelle temperature globali terra+oceano.

Non so a cosa sia dovuto il rimbalzo 1985-1990 ma è l’unico segnale distintivo che si possa collegare alla scelta del post austriaco di usare il 1993 come anno iniziale, scelta che altrimenti sarebbe stata semplicemente arbitraria.

Ho quindi esaminato i dati anche a partire dal 1990 per verificare la tendenza negativa, citata nel post austriaco, dei circa 22 anni per i quali possiedo i dati. Nella sequenza2 sono riportati i fit lineari, tra il 1990 e la fine serie, per tutte le 22 stazioni.


I valori numerici dei parametri (qui) mostrano che, tranne Hohenpeiβenberg (HOP), Klagenfurt (KLA), Milano (MIL) e Strasburgo (STR), la pendenza delle rette dei minimi quadrati ha errori superiori al 100%, giustificando la sostanziale costanza media delle temperature. Tra le pendenze con errori inferiori al 100%, l’unica positiva è quella di Klagenfurt, il che sembrerebbe avvalorare le conclusioni del post austriaco, anche se in modo non troppo stringente, di una tendenza negativa delle temperature invernali. Una differenza importante sarebbe che qui la tendenza alla diminuzione delle temperature interesserebbe anche stazioni di pianura come Milano (altitudine 100m) e Strasburgo (150m), non solo le stazioni a 1790m e 800m citate nel post austriaco, e l’unica stazione di montagna (HOP, 986 metri) ha sì una pendenza negativa con errore relativo inferiore al 100%, ma questo errore è di oltre l’89%.

In conclusione, non credo che si possa parlare di tendenza alla diminuzione delle temperature invernali dopo il 1990 per le stazioni Histalp esaminate: invece si può considerare una sostanziale costanza della temperatura media invernale negli ultimi 22-24 anni.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Franco Zavatti

Share This Post On

8 Comments

  1. Mi si perdoni l’osservazione brutale, ma le temperature medie invernali di Verona mi sembrano un po’ troppo alte per essere le “medie” – ma anche un po’ bassine come “medie massime”. Si potrebbe saperne la media trimestrale storica, nonche’ gli estremi massimo e minimo?

    Post a Reply
    • Purtroppo al momento il mio server non è accessibile con il suo nome, per
      problemi di dns, ma solo con il suo indirizzo IP temporaneo. I dati mensili
      di tutte le stazioni e le medie trimestrali di Verona sono disponibili
      qui

    • Grazie mille, ho capito cosa non mi tornava: non viene considerato esattamente il trimestre invernale meteorologico, ma quello gennaio-febbraio-marzo (jfm).

  2. @ F. Zavatti
    Ho letto l’articolo di Belolipetsky et al., 2013 che, limitatamente alle temperature della superficie marina dell’emisfero nord (30°/60° N), asserisce di essere in grado di ricostruire l’andamento delle SST mediante regressioni lineari a partire da piccole serie di dati sulla base dell’andamento degli indici ENSO e PDO e mi è sembrato molto interessante. In ultima analisi attribuisce a cause naturali (le cause degli eventi ENSO e PDO) l’andamento delle temperature superficiali del mare. Il tutto però a meno di due eventi (shift) verificatisi negli anni ’20 ed ’80 del secolo scorso: due discontinuità nette che sono state in grado di variare il trend delle temperature e che lo studio non riesce a spiegare. Una cosa, però, salta agli occhi: tra le due discontinuità intercorre un lasso di 60 anni circa. E di fronte a questo numero mi vengono in mente tutta una serie di lavori che hanno individuato nel periodo di 60 anni (astronomico o meno che sia) uno degli elementi da indagare per capire l’andamento del clima terrestre. La cosa che mi incuriosisce, infine, è che mentre la prima discontinuità ha dato avvio ad un periodo caratterizzato da diminuzione del trend di variazione della temperatura, l’altro ha invertito la tendenza (aumento del trend di variazione della temperatura). Altra carne a cuocere, mi sembra. 🙂
    Per il resto concordo con te quando scrivi che l’autore del post “austriaco” ha, probabilmente, scelto il 1993 per togliersi dai piedi proprio lo shift del 1987.
    In merito alla costanza delle temperature HISTALP prima del 1980 non ne ho parlato: la costanza delle temperature dopo lo shift, invece, si riferisce alla scarsa significatività (statisticamente parlando) del trend del fit lineare dopo il 1990. La sua pendenza è nulla o debolissima in quasi tutte le serie che erano visibili nelle animazioni allegate al post.
    .
    @ L. Mariani
    Concordo con te circa la natura ignota delle cause del cambio brusco delle condizioni climatiche globali ed auspico che qualcuno ci metta mano per indagare un po’.
    Già in diverse occasioni ho avuto modo di leggere qualche considerazione di J. Curry relativa a passaggi improvvisi da uno stato di equilibrio ad un altro di un sistema caotico. Si tratta, però, di considerazioni qualitative. Mi auguro che prima o poi sviluppi le sue ipotesi anche da un punto di vista quantitativo elaborando qualche modello fisico-matematico.
    .
    Ciao, Donato.

    Post a Reply
  3. La risposta che stavo preparando per Donato si è intrecciata con il commento di Luigi Mariani, per cui ci sono sovrapposizioni.

    E’ difficile parlare nelle serie delle stazioni Histalp di costanza “negli
    anni 80” e di salto “negli anni novanta”. Da quanto appare dai grafici, c’è
    stato un brusco calo delle temp. dall’80 all’85 e una risalita dall’85 al
    90. Dopo questo anno alcune delle serie (ricordo, sono le medie di gen,feb,mar)
    mostrano una costanza media delle temperature su valori superiori alla retta
    dei min .quadr., altre serie no, altre ancora mostrano forti oscillazioni
    con diminuzione tendenziale negli ultimi 2-3 anni.

    Ho scritto che non so cosa possa essere la brusca oscillazione ’85-’90,
    ma forse posso immaginare che potrebbe essere lo “shift” climatico – o
    breakpoint – di cui
    Luigi Mariani ha parlato alcune volte su CM (ad esempio qui in
    riferimento all’innevamento medio annuo) o quello
    cui fa riferimento un post su WUWT
    (qui) v. anche Fig.1 (Europe).

    Si può anche consultare l’articolo scientifico dell’autore del post,
    Belolipetsky (2013),
    qui.
    Non volevo riferirmi specificatamente allo shift climatico, legato
    all’inversione di segno di NAO, che si vede nettamente nelle serie storiche
    europee (e mondiali, come scrive L. Mariani), ma solo giustificare la scelta
    dell’autore del post austriaco di
    usare il 1993 come anno iniziale (all’uscita dallo shift climatico).
    Per quanto riguarda l’inizio dello shift i dati indicano un minimo (qui la
    sequenza mp4, da 18.5 MB, dei dati 1975-1995) nel 1985, poi un leggero aumento nel 1986 e in alcuni casi una diminuzione (allo stesso livello del 1985, tranne Padova) nel 1987. Poi la brusca risalita che sempre raggiunge il massimo nel 1990.

    È chiaro che le incertezze sono molte e che l’omogenizzazione fa
    nascere più di un dubbio (ad esempio questo
    post
    ) per cui non sono disposto a giurare sul 1985 o sul 1987.

    Sembra che l’mp4 che ho trasferito al mio server webalice si fermi a
    Padova e non copra tutti i dati fino a Zurigo: chiedo scusa, ma per ora non ho la disponibilità del mio server principale zafzaf.it.

    Post a Reply
  4. Quindi, temperature in aumento dal 1800, “shift” negli anni ’80 dello scorso secolo e, successivamente, 24 anni di temperature costanti (sopra i valori medi del periodo precedente).
    Mi sa tanto di un passaggio da una situazione di equilibrio ad un’altra condizione di equilibrio di un sistema caotico caratterizzato da un robusto spazio delle fasi. Sarà possibile un ritorno alla precedente condizione di equilibrio o ad una condizione di equilibrio ad essa confrontabile? Chi ha determinato lo shift? Perché ad una forte diminuzione di temperatura nel 1980 ha fatto seguito un brusco aumento di temperatura nel decennio successivo?Saranno state cause naturali o antropiche o entrambe a determinare questo peculiare comportamento che coinvolge tutte le serie di dati prese in esame?
    E se entrambe in che misura l’una e l’altra? E se antropiche perché ad una concentrazione di CO2 in aumento in modo lineare ha corrisposto una pausa di oltre 20 anni nel trend di aumento delle temperature?
    E’ inutile, i dati e la loro interpretazione generano più domande che risposte! Chissà se mai avremo la possibilità di venire a capo di ognuna di esse?
    Ciao, Donato.

    Post a Reply
    • Caro Donato,
      circa lo shift della seconda metà degli anni 80 (se debbo indicare un anno direi 1987 -> Mariani l., Parisi S.G., Cola G., Failla O., 2012. Climate change in Europe and effects on thermal resources for crops, International Journal of Biometeorology http://www.springerlink.com/content/k882rt865q3603m7/) la causa immediata è stata un brusco mutamento di fase nella circolazione anulare (westerlies) che si può cogliere dagli indici NAO o AO.
      Nota inoltre che un analogo cambio di fase si è registrato negli stessi anni anche nell’emisfero sud per cui è la circolazione generale terrestre nel suo complesso che si è ristrutturata in modo brusco, fenomeno questo imponente e sotto gli occhi di tutti coloro che osservano i dati di temperatura (ad esempio si vede benissimo dalle serie storiche cinesi).
      Cosa ci sia poi dietro al cambio di fase nella circolazione generale non so dirtelo e dalla bibliografia non mi pare che l’abbia ancora scoperto nessuno. Per inciso non mi risulta che i GCM siano in grado di riprodurre lo shift, così come non sono in grado di simulare correttamente la stasi delle temperature globali che persiste dal 1998.
      Come dici tu c’è dunque ancora molto da studiare per chi abbia la mente aperta e libera da preconcetti.
      Ciao. Luigi

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »