Vi fidate di più delle previsioni del clima o di quelle economiche?

Animo, da oggi il problema è risolto, sono entrambe catastrofiche.

Siete mediamente spaventati dal riscaldamento globale, no, cambiamento climatico, no, disfacimento climatico? Beh, sappiate che la calura o il gelo che ne potrebbero derivare, nulla saranno a confronto con i danni all’economia ed alla crescita economica che questi potranno generare. Chi l’avrebbe mai detto, sarà, anzi, potrebbe essere, peggio di quanto si pensasse. E già, un nuovo esercizio mentale in cui si è fatto largo uso di libere assunzioni, di condizionali e di lancio dei dadi nei potenti processori su cui girano i modelli di simulazione climatici ed economici, pare dimostri che i costi del clima che cambia saranno addirittura sei volte maggiori di quanto già stimato.

Temperature impacts on economic growth warrant stringent mitigation policy (qui anche su Science Daily)

Quanto? Il 10% dell’attuale PIL globale, ovvero, espresso nella metrica isterica delle discussioni climatiche, 220 dollari USA per tonnellata di CO2 emessa. E ritenetevi fortunati se dal conteggio sono state escluse le espirazioni degli esseri umani, altrimenti qualcuno sarebbe già lì a proporne la tassazione. Agli animali da allevamento non è andata altrettanto bene, purtroppo, perché le loro emissioni (anteriori e posteriori) invece nel conto ci sono.

Dunque, pare che prima fossero stati fatti dei calcoli inerenti i soli danni economici diretti, tipo quelli di quest’anno, in cui nonostante le temperature bollenti le coltivazioni di risorse alimentari primarie sono ai record :-), ma si sia dat uno sguardo anche alla crescita economica, cioè allo sviluppo. Uno sfracello, come potete ben immaginare. Quindi, urge correre ai ripari e, dati i costi, arrestare subito la crescita agendo sulle attività produttive prima che le stesse vengano gravemente affette dal clima che cambia. Questo però lo faremo al buio, perché pare anche che in questi favolosi modelli che sono di fatto un mix degli insuccessi dei modelli climatici e di quelli economici, non tengano conto di quanto anche le azioni di mitigazione abbiano effetto sulla crescita. In parole povere, si stima il potenziale danno di un problema e se ne suggerisce la soluzione, senza stimare quanto costa quella soluzione.

Beh, su quello che fanno il clima e il tempo non abbiamo voce in capitolo, ma sull’economia forse dovremmo averne. Se questi sono i presupposti direi che non c’è da stupirsi se stiamo come stiamo. Enjoy.

PS: quando avevo appena finito di scrivere questo post, mi sono imbattuto nell’ennesimo articolo del Corriere della Sera sul tema clima che cambia. Pare che questo possa essere il primo degli inverni ‘scombinati’ dal riscaldamento globale. Se avete voglia andate a leggerlo, la musica non cambia e non quello che ha attirato la mia attenzione. Piuttosto, ho trovato veramente ridicolo l’articolo consigliato dal widget a fondo pagina, il cui titolo recitava così: Ora troppa pioggia, prevista un’estate calda e secca. Il pezzo era del febbraio 2014, cioè del piovosissimo inverno scorso. Qualcuno ricorda com’è andata poi l’estate? Complimenti per la previsione! 😉

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Author: Guido Guidi

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5 Comments

  1. Vi fidate di più delle previsioni del clima o di quelle economiche?
    .
    Mah! Sceglier non saprei anche perché molti dei metodi di analisi statistica delle serie di dati su cui sono basate le une e le altre sono praticamente gli stessi, anzi le previsioni climatiche li hanno presi a prestito da quelle economiche 🙂 .
    .
    Viste le condizioni economiche in cui ci troviamo anche a causa del modo “leggero” in cui si sono mossi gli economisti, sulla scorta degli output dei modelli matematici da loro utilizzati, non c’è da stare molto allegri.
    Vabbè, ho un poco esagerato, ma poi mica tanto!
    Ciao, Donato.

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  2. La capacità di questo laser di
    ” fornire una misura verificabile delle emissioni di CO2 prodotte dai combustibili fossili ” è impressionante: distingue CO2 emessa dai combustibili fossili da quella emessa naturalmente. Quindi abbiamo risolto il problema dell’AGW. Evviva!
    Per le piogge “Qualcuno ricorda com’è andata poi l’estate?”: ho passato quasi 5 mesi in campeggio e ho fotografato ogni acquazzone e sì, Guido, ricordo perfettamente quanta acqua ho preso.

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  3. Ps: durante l’ultima grande crisi economica, mi pare nel 2009, e comunque non più in là del 2010 quando vari istituti stavano già scorgendo la fine del tunnel, l’inversione di tendenza in base ai loro modelli, uscì un libro di Roberto Vacca (mi pare s’intitolasse Patatrac), ove le sue previsioni vertevano sul fatto che la crisi durasse a lungo, fino ad uscirne all’incirca nel 2015, e la parte più dura (vado a memoria) intorno al 2013. All’epoca sembrò un libro catastrofico, oggi sembra un augurio.

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  4. Mi scuso in anticipo con gli studiosi del campo, ma dei modelli economici mi fido ancor meno di quelli del clima. E’ anche vero che le mie impressioni si basano su fatti banali e superficiali, nel senso che guardare le previsioni di parametri economici su vari giornali per vederle frequentemente e significativamente corrette dopo qualche settimana è per me sufficiente per giudicare poco affidabile il metodo di previsione.

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  5. Ah, ecco, l’articolo del Corriere della sera spiega da se l’urgenza di cotanto allarmismo : il Cnr ha appena brevettat un “utilissimo” sensore laser portatile per rilevare le concentrazioni di CO2 nell’aria! Già me lo vedo in dotazione alle forze dell’ordine che, dopo averti sottoposto all’alcol test con l’apposito etilometro, ti passeranno il laser sopra agli orifizi per capire se sei in regola o no! Chi respira è perduto! 😉

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