Ok, c’è El Niño. E adesso?

Ne abbiamo parlato più volte nei mesi scorsi. Che le previsioni passino indenni la barriera di predicibilità della primavera o meno, la situazione nell’area del Pacifico equatoriale è consolidata. Il pattern delle temperature superficiali è in anomalia positiva sul settore orientale e l’atmosfera, che aveva clamorosamente mancato di collaborare l’anno scorso, sta fornendo il suo contributo. In poche parole, dopo 12 mesi di faticosi tentativi, è tornato El Niño.

E quindi? Beh, per l’Europa e soprattutto per il Mediterraneo cambia davvero poco, almeno per quel che si sa, che è bene ricordare che è molto poco.

A livello globale la mappa delle teleconnessioni (impatto delle condizioni di ENSO positivo sul settore 3.4 del Pacifico equatoriale), è davvero scarna (fonte ENSO blog).

ENSO_impacts_610

Diamo un’occhiata alla disaggregazione stagionale della NOAA.

ONI_precip_correlation_610 ONI_temp_correlation_610

Mediterraneo un po’ più umido, questo è quanto. Nessun segnale per le temperature. E le previsioni stagionali ne tengono conto? Per le piogge sì, per le temperature pare di no. Almeno per quel che riguarda l’output multimodel dell’IRI.

global_forecast_precip_610 global-temp-outlook_JunJulAug_610

 

Vedremo.

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Author: Guido Guidi

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4 Comments

  1. A quanto riportato nell’articolo aggiungo che l’analisi delle acque sottosuperficiali conferma, per ora, la previsione di un evento di forte intensitá nei prossimi mesi.

    Sará causa di un autunno e soprattutto di un inverno mediterraneo miti e asciutti?

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    • Pareva così anche nel 2014, anzi pareva così già dal 2013 quando ci furono i primi segnali… Sarà la terza volta, quella buona? O avremo per il terzo anno consecutivo una previsione di Nino forte, apparentemente ben supportata dall’analisi delle acque profonde, ma poi smentita alla prova dei fatti? Credo che giugno sarà il mese decisivo per verificare tali previsioni, se ci sarà uno “strappo” verso l’alto che ci traghetterà verso un Nino forte tipo 1982/’83 e 1997/’98, o se invece l’aumento sarà graduale e contenuto con Nino moderato (anzi, nel 2014 non è stato più che debole…) Conterà per l’Italia, e non solo, anche dove saranno le maggiori anomalie, se ad est o ad ovest.
      Un paio di link velocemente trovati, sulle previsioni per il 2014:

      http://www.theguardian.com/environment/2014/jun/11/-sp-el-nino-weather-2014

      http://www.carbonbrief.org/blog/2014/08/climate-scientists-dub-this-year%E2%80%99s-el-nino-a-real-enigma/

  2. Dobbiamo anche tener conto che una fase di debole Nino è attiva già da ottobre 2014 (fonte CPC) e che in base alle previsioni ufficiali, ma anche alla statistica, pare che il fenomeno sia destinato ad intensificarsi. Quindi a parte il discorso teleconnessioni (esempio uragani, estati calde in Italia o altro), dove il grado di correlazione positiva tra i fenomeni è piuttosto variabile, mi sembra invece che il punto fondamentale riguardi e riguarderà le temperature globali. In questo caso sì, che la correlazione è fortemente positiva, quindi in soldoni, a mio avviso, c’è da attendersi, verosimilmente, per il 2015, un nuovo picco delle temperature globali. I primi quattro mesi dell’anno, peraltro (fonte NASA), stanno già ampiamente confermando questa tesi. Saluto sempre tutti cordialmente.

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    • Ma scusate un attimo, siamo sempre qui a parlare di nino come se fosse la spiegazione a tutte le dinamiche meteoclimatiche, pronti anche a giurare su un nuovo aumento delle temperature globali (agw a parte). Ora o siamo tutti una massa ipnotizzata, oppure siamo poco attenti a tutto ciò che accade nella globalità. Nino qua nino là e nessuno si accorge di un polo sud da record di freddo ed estensione ormai consolidato da tempo, di un Vp boreale che non accenna a contrarsi e lo deduciamo dalla vigoria delle vorticosità sul nord-atlantico, e la Groenlandia che ad oggi non da ancora segni della fisiologica fusione estiva, raggiungendo un limite temporale da record. sapete cosa penso, mio personalissimo parere ma a me piace andare controcorrente,che il nino è come una stufa in una stanza,quando arriva è come se io la riempissi di legna dandogli più vigore,ovviamente scalda di più e la temperatura nella stanza aumenta. Però nella stanza ci sono anche delle finestre se stanno chiuse non c’è limite al riscaldamento, ma se le apro la musica cambia e inizia un bel contrasto. Le finestre sono come i Vp artico ed antartico e la differenza è che la terra non è una stanza, ma un luogo con un’atmosfera turbolenta umida gassosa, quindi da questi contrasti è facile immaginare, fisicamente parlando, ciò che accadrebbe ( l’aumento delle precipitazioni globali? Gocce fredde sempre più frequenti e ficcanti? Fronte polare in abbassamento? e tanto altro…ma vado oltre, e se l’attività solare nella sua variabilità, interferisse sul pianeta non per un minor o maggior calore in entrata (dato che esiste una costante solare),ma con un effetto di limitazione o facilitazione nell’ingresso di raggi cosmici? Dato che ai poli il campo magnetico terrestre è più assottigliato e debole, in caso di attività solare scarsa o assente se ne ha un maggior afflusso , ed essendo particelle a capacità igroscopica andrebbero ad accrescere la condensazione e quindi le formazioni nuvolose con conseguente calo della pressione in grado di espandere proprio il Vp e in caso contrario di contrarlo. Dalla condensazione si ottiene una reazione endotermica che sottrae calore all’atmosfera e viene trasformato in precipitazioni. Sembra un pò ciò che sta accadendo da un po’ di tempo a questa parte, allora mi chiedo: se l’attività solare dovesse continuare al ribasso quali conseguenze? Sarà davvero interessante valutare ciò che accadrà negli immediati prossimi anni. Scusate l’ot.

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  1. Arrivano i granchi rossi, chissà che ne pensano le alici | Climatemonitor - […] Con Alisei normali o più intensi, oltre l’upwelling sulla costa est del Pacifico, si registra un accumulo di acque…

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