Salta al contenuto

In una gara il secondo è il primo dei perdenti

A cosa servono le classifiche sugli anni più caldi? A niente, però ci piace tanto farle, parola della NOAA.

Dunque, è ormai assodato che il 2015 sarà l’anno del Niño. Presumibilmente moderato, forse forte, comunque ci sarà, con un picco, come da statistiche, durante i mesi invernali. Dal momento che El Niño significa tante cose, ma soprattutto è una distribuzione su di una superficie più ampia – nominalmente l’intera fascia del Pacifico equatoriale, di acqua più calda, questa maggiore esposizione porterà ad una cessione di calore dalla superficie del mare all’atmosfera più accentuata. Le dinamiche della circolazione generale atmosferica, che ha appunto il compito di redistribuire il calore sul Pianeta, faranno il resto, sicché il 2015 sarà un anno con temperature medie superficiali elevate. Forse il più caldo della serie storica disponibile. Questo avverrà, dato che l’ENSO è un fenomeno naturale e così lo sono le sue tre fasi El Niño, La Niña e la neutralità, per cause naturali. Quale e quanta parte di questo calore ‘aggiunto’ non ci sarebbe stata in assenza di una forzante antropica e di un trend di lungo periodo delle temperature medie superficiali non è dato saperlo. In questo trend e nella clasifica, tuttavia, è un fatto che le posizioni più alte le occupano tutte o quasi degli anni che hanno visto la comparsa del Niño, pur nel contesto di una tendenza all’aumento che comunque ha subito un chiaro rallentamento, ove non proprio un arresto a partire almeno dall’inizio di questo secolo.

Per cui il singolo anno non conta, dato che le differenze tra quelli sul podio e dintorni sono sempre largamente inferiori all’incertezza sulla misura. Quel che conta, dicono alla NOAA ma non solo, è che ognuna delle ultime decadi è stata più calda della precedente. La decade attuale sembra essere sulla stessa strada, ma siamo solo a metà, per cui si vedrà.

Quello che però non si sente dire spesso, è che il trend attuale, che ci sia o meno una pausa nel riscaldamento (come sapete la vicenda è dibattuta – qui e qui per esempio), è il 60% di quello che avremmo dovuto vedere in base alle proiezioni. In poche parole, il diavolo non è poi così brutto come lo si dipinge, ma sembra che si debba comunque continuare ad averne paura.

Al riguardo c’è un post interessante di Roy Spencer sul suo blog, nel quale dimostra che con o senza El Niño, il 2015 non mancherà di fare la sua parte alla conferenza di Parigi del prossimo novembre raggiungendo le prime posizioni, se non proprio la prima, della classifica degli anni più caldi. Di uno, due, tre centesimi di grado? Tenendo a mente la faccenda del 60%, quel che dovrebbe contare non è se un anno è più caldo dell’altro, ma di quanto lo è. Attualmente, con ciò intendendo da 15 anni e passa a questa parte, la risposta è molto, ma molto meno di quello che si dovrebbe ritenere preoccupante.

Nonostante ciò, a Parigi avremo un primato in classifica con cui avere a che fare, anche se il primo posto non conta più del secondo o del terzo e così via.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualità

Un commento

  1. Fabio Vomiero

    Articolo molto interessante di Guidi che, a mio avviso, esprime bene alcuni concetti fondamentali:
    1. la circolazione ENSO costituisce uno dei più importanti driver climatici sul breve-brevissimo termine (fonte più importante, insieme al vulcanesimo, della variabilità interannuale)
    2. gli anni più caldi sulla carta, in realtà sono tra loro praticamente indistinguibili, visto che le minime differenze quantitative sono sempre largamente inferiori all’incertezza della misura
    3. è molto probabile, viste le vigenti condizioni ENSO, che il 2015 sarà ancora un anno con forti anomalie positive, probabilmente da record, i dati ufficiali (es.GISS-NASA) a maggio stanno già confermando questa ipotesi
    4. i dati più recenti sulle temperature (iato o rallentamento del GW) hanno evidenziato, al momento, la possibilità di una sovrastima nelle proiezioni da parte dei modelli, e questo andrà verificato.

    Il post di Roy Spencer, invece, mi stimola le seguenti riflessioni.
    Innanzitutto, i grafici riportati, se non erro, riguardano solo le SST e non i dati superficiali globali completi, quindi attenzione a considerarli, tenendo conto di questa precisazione. Poi, le temperature satellitari della bassa troposfera (UAH), quelle in genere utilizzate da Roy Spencer, nel suo lavoro di monitoraggio del GW, in generale differiscono molto dalla serie GHCN, solo per fare un esempio eclatante, il mese di aprile 2015 secondo UAH è a +0,07°C mentre secondo GISS è a +0,70°C, evidentemente c’è qualcosa che non va in questa dicotomia così consistente. Infine, il legame che intercorre tra circolazione ENSO e clima è di tipo biunivoco, e quindi anche il clima e le sue oscillazioni può incidere, a sua volta, sulle dinamiche ENSO. Ma relativamente a questo importante aspetto, mi sembra che in letteratura si faccia ancora molta fatica ad inquadrare questo tipo di fenomeno. Saluto sempre tutti cordialmente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »