Elogio (Plurimo) dello Scetticismo

Straordinaria pagina, quella numero 35 del Domenicale del Sole24Ore del 2 agosto 2009, quasi interamente dedicata (quattro articoli, due grandissimi riferimenti) all’elogio dello scetticismo, antico e moderno, in quanto approccio più ragionevole alla conoscenza (anche a quella “scientifica”); scudo di difesa contro il dogmatismo e strumento di tolleranza, dunque indispensabile per elevarsi dal punto di vista etico. Uno scetticismo che è arrivato a noi anche grazie all’Illuminismo. Chi lo rifiuta dunque, chi lo denigra, chi incautamente si affida a una “Autorita’ Indiscutibile” nel reame della Scienza, si pone in ultima analisi al di fuori della Scienza stessa e di quasi quattrocento anni di Filosofia. Quello scettico è un atteggiamento diametralmente opposto dunque al cambioclimatismo attualmente di moda, dove invece una incredibile rigidità dogmatica porta più d’uno ad inalberarsi per Lesa Maestà per esempio allorquando un interlocutore si permetta di mettere in dubbio la profezia della catastrofe impellente, o alcune conclusioni dell’ultimo rapporto IPCC, se non addirittura la pericolosità del riscaldamento globale di origine antropica.

Cominciamo dal primo articolo in alto in quella pagina 35, intitolato “Lumi da riaccendere” e a firma di Remo Bodei. In esso, Bodei preme affinchè vengano riscoperto aspetti spesso dimenticati dell’Illuminismo: la consapevolezza ” dei limiti della ragione”, e la valorizzazione di un approccio scettico alla conoscenza.

“L’Illuminismo [ha] le sue radici più robuste nello scetticismo moderno rappresentato da Bayle [raccogliendo] la tradizione del pirronismo, ma anche il relativismo di Montaigne, le conquiste della nuova scienza di Hobbes e il libertinismo francese, accentuando però la natura “corrosiva” e “distruttrice” della ragione, che giunge a dubitare perfino di se stessa”.

Riguardo Pierre Bayle, osiamo rischiare e prendere per buona Wikipedia, che dice che per il non più molto famoso filosofo francese del XVII secolo, la conoscenza è un processo senza fine basato sulla realtà più che nella logica: “[Bayle] sostiene, partendo da un punto di vista scettico, l’impossibilità stessa di elaborare teorie generali e risolutive […] ha poca fiducia nelle verità fabbricate dalla logica formale, ma ne ha nella realtà dei fatti in quanto sola e vera fonte di conoscenza. [Nel “Dictionnaire historique et critique” del 1697] verità apparentemente inattaccabili si rivelano falsità attraverso il confronto serrato della saggezza e della stupidità, condito di ironia e sarcasmo”. Dunque ciò che è preso per “verità’” e sembra oggi “inattaccabile” e quindi indiscutibile, con quasi assoluta certezza diventerà la “falsità’” di domani.

Sempre a proposito di Pierre Bayle, Bodei cita un passo dallo Zibaldone, da una nota che Leopardi scrisse a Bologna l’1 Settembre 1826 e che riporto in toto qui sotto1:

“Il detto del Bayle, che la ragione è piuttosto uno strumento di distruzione che di costruzione, si applica molto bene, anzi ritorna a quello che mi par di avere osservato altrove, che il progresso dello spirito umano dal risorgimento in poi, e massime in questi ultimi tempi, è consistito, e consiste tutto giorno principalmente, non nella scoperta di verità positive, ma negative in sostanza; ossia, in altri termini, nel conoscere la falsità di quello che per lo passato, da più o men tempo addietro, si era tenuto per fermo, ovvero l’ignoranza di quello che si era creduto conoscere: benchè del resto, faute de bien observer ou raisonner, molte di siffatte scoperte negative, si abbiano per positive. E che gli antichi, in metafisica e in morale principalmente, ed anche in politica (uno de’ cui più veri principii è quello di lasciar fare più che si può, libertà più che si può), erano o al pari, o più avanzati di noi, unicamente perchè ed in quanto anteriori alle pretese scoperte e cognizioni di verità positive, alle quali noi lentamente e a gran fatica, siamo venuti e veniamo di continuo rinunziando, e scoprendone, conoscendone la falsità, e persuadendocene, e promulgando tali nuove scoperte e popolarizzandole.”

Per Leopardi conoscere significa scoprire quanto quello che era verità è diventato falso, conoscere cioè la propria ignoranza. E piu’ passa il tempo, perchè alle nuove “verità positive” si affianca questo paradossale aumento della “conoscenza dell’ignoranza”, e cioè della sua consapevolezza.

E’ classico a questo punto chiedersi se tutto ciò non sia un invito a lasciar perdere, visto che tanto non si potrà mai arrivare a una “Verità“. Ma la risposta non puo’ essere che no. Bodei accenna infatti al “pirronismo”, dal filosofo greco Pirrone, che a proposito della Verità assoluta si asteneva dallo scegliere fra la sua esistenza (il pensiero dei dogmatici), e la sua negazione (l’idea dei sofisti). Di nuovo da Wikipedia, “Noi possiamo avere opinioni, ma la certezza e la conoscenza sono impossibili”. Quindi è assurdo offendersi riguardo coloro che non la pensano come noi. Semmai, l’invito del pensiero scettico è all’evitare ogni dogmatismo, anche e forse soprattutto quello ancorato in scoperte scientifiche, concedendosi invece il lusso della possibilità di cambiare idea.

E’ quanto spiega pochi centimetri sotto l’articolo di Bodei, Nicla Vassallo in “Chi ha paura dello scetticismo”.

“Nell’antichità lo scetticismo rappresenta un’istanza pratica, oltre che teorica: il dubbio ci preserva dalle “certezze” […] dogmatiche con cui conduciamo le nostre esistenze, donandoci maggiore felicità: le certezze si infrangono contro diversi scogli, mentre il dubbio ci consente di sospendere il giudizio, di condurre pertanto una vita al riparo dalle inquietuidini, nonchè di elevarci eticamente grazie a una maggiore tolleranza rispetto alle diverse opinioni. Nella contemporaneità invece lo scetticismo pare arroccarsi su un fronte pressocchè opposto, in un’istanza squisitamente teorica che può travasarsi in un’inquietudine, a cui tocca alla vita pratica porre rimedio…Ma le cose stanno così? Anche l’istanza teorica dello scetticismo moderno/contemporaneo ha un risvolto pratico non indifferente: se siamo infatti ragionevoli, reputiamo legittime le affermazioni quotidiane di conoscenza quando riusciamo a rispondere alla sfida scettica. In altre parole, per difendere le nostre affermazioni dobbiamo avere la capacità di rigettare le spiegazioni delle nostre credenze che risultano compatibili con la loro falsità: per esempio, se non siamo in grado di discriminare un coniglio da una lepre, come possiamo affermare di aver visto un coniglio?”

Non esiste insomma ragionevolezza, legittimità nell’affermare la propria conoscenza, se non si passa l’ostacolo virtuoso rappresentato dalla “sfida scettica”. E quindi per esempio non ha senso prendere per dogma incontrovertibile, o finanche per conoscenza scientifica, quanto è compatibile con tutto e il contrario di tutto, come quelle teorie cambioclimatiste che possono spiegare il riscaldamento, e appena viene osservato un raffreddamento possono spiegare anche quello, e qualsiasi riscaldamento e raffreddamento futuro.

Come indicato dalla Vassallo, lo scetticismo e la sua mancanza, hanno conseguenze molto pratiche. Per esempio in campo etico, alla superiorità dello scetticismo fa implicitamente riferimento Maria Bettetini, in fondo alla stessa pagina 35, in un articolo dal titolo molto chiaro: “Saggi o moralisti”.

“Il moralismo [è] una forma di rigidezza che rassicura e coccola chi la pratica, è un nido sicuro dal quale distinguere senza incertezza i buoni e i cattivi.[…] Al moralismo si oppongono i grandi filosofi morali, Aristotele […] raccoglie le opinioni degli uomini piu’ saggi, indicando vie di comportamento senza pretese di verità assolute […]”.

E’ quello, un concetto che si vede applicato molto bene nella scelta apparentemente poco coerente di Armando Massarenti, presente sempre a pagina 35 in alto a destra con “Obama, Collins, Dio e gli Nih”. Si tratta della “Filosofia Minima”, consueto appuntamento del Direttore del Domenicale del Sole24Ore. In poche righe, Massarenti spiega il suo appoggio per la decisione di Barack Obama di nominare alla direzione dei National Institutes of Health (Nih) americani lo scienziato e credente Francis Collins. E’ vero, Collins dovrà effettuare scelte come quelle sulla ricerca basata su cellule staminali, dove ci sono grossi interrogativi etici contro i quali potrebbe scontrarsi una sensibilità religiosa. Ma l’assenza di dogmatismo di Massarenti, la capacità di poter considerare imperfette le proprie convinzioni, gli permette di dire che: “è meglio che sia un uomo di fede a veicolare scelte razionali, laiche, scevre da pregiudizi che dovrebbero essere condivise anche dalla maggioranza religiosa”.

Insomma…la rigidezza, il dogmatismo, la pretesa di verità assolute non appartengono al saggio, al filosofo, alla persona ragionevole……dunque, che tutti se ne facciano una ragione!

ps: Per completezza, l’unico articolo in quella pagina 35 del 2 Agosto 2009 che non può essere inquadrato in un “elogio dello scetticismo”, è “Michel Rocard tra i ghiacci” a firma di Sylvie Coyaud.

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  1. http://www.pelagus.org/it/libri/ZIBALDONE,_di_Giacomo_Leopardi_433.html []

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Author: Maurizio Morabito

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14 Comments

  1. @ morabito

    Diciamo che le nuove teorie, fisiche e non, si innestano su problemi aperti (quello del corpo nero era uno di quelli), ma non cancellano le vecchie teorie semmai le ricomprendono in una teoria più validità più generale (vedi fisica quantistica e fisica classica).
    Nel tempo invece, con l’acquisizione di nuove conoscenze, specie con le tecniche e gli strumenti di indagine moderni, diventa sempre più improbabile che una teoria venga ‘distrutta’ da un’altra o anche ‘superata’, quindi si può ragionevolmente affermare che c’è un limite anche allo ‘scetticismo’.
    Questo volevo rimarcare.
    Non è da escludere quindi che la Scienza del Clima, pur con le debite approssimazioni o incertezze, questa ‘stabilità‘ gnoseologica l’abbia già raggiunta, fino ovviamente a prova contraria.
    Chiaro poi che se una teoria non spiega adeguatamente i dati sperimentali va certamente rivista e corretta; ma se invece li spiega e allo stesso tempo si mostra predittiva, secondo quanto vuole il metodo scientifico, non c’è scetticismo che tiene: la teoria non è attaccabile e si assume per ‘vera’.

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    • In sostanza ritengo che la conoscenza, se non proprio finita, sia approssimativamente asintotica.

      Certamente un pò dubitare quanto vuole (siamo in un paese libero), ma se non si forniscono prove scientifiche di teorie alternative il dubbio cade nel vuoto.

    • Galati, lei ha ragione: in presenza di prove il dubbio scompare. Ma non è il caso del Clima, dove il dubbio è più che legittimato da tanta sana letteratura confermata.

  2. “Le ricordo anche alcune delle famose dichiarazioni scettiche degli antichi filosofi”

    Ribadisco in due paragrafi quanto gia’ scritto.

    Lo scetticismo, antico e moderno, e’ l’approccio più ragionevole alla conoscenza (anche a quella “scientifica”); scudo di difesa contro il dogmatismo e strumento di tolleranza, dunque indispensabile per elevarsi dal punto di vista etico.

    Essere ragionevoli significa per noi moderni rispondere alla sfida scettica e rigettare le spiegazioni delle nostre credenze che risultano compatibili con la loro falsità.

    =========

    Quando mi si dice che “legame causa-effetto tra Co2 e Tempearatura e’ assodato”, penso che anche un bambino sa che l’aria calda va verso l’alto. Cio’ non vuol dire che in cima all’Everest vi siano temperature roventi (anzi!).

    Oppure: chi diceva che la legge della gravitazione di Newton era sbagliata nel caso della precessione dell’orbita di Mercurio (e lo era!), doveva essere tacciato di disinformazione visto che era una certezza consolidata da secoli di osservazioni e quindi non poteva essere messa in discussione?

    Oppure: non abbiamo gia’ avuto l’esempio della “Fine della Fisica” di cui si discettava alla fine del XIX secolo, con quell’unico, magari insignificante problema della radiazione da corpo nero, per risolvere il quale Planck…ha mandato per aria tutta la fisica classica?

    Se non c’e’ scetticismo, davvero non c’e’ Scienza.

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  3. Mi dispiace Morabito, ma non v’è traccia di Cartesio nella citazione di Leopardi…

    Le ricordo anche alcune delle famose dichiarazioni scettiche degli antichi filosofi: “Nulla esiste” oppure “L’essere è il nulla”…
    Se lei le chiama ragionevoli questi ‘saggi’…

    Certe certezze, scientifiche e non, sono consolidate e non possono essere messe in discussione: riesce difficile pensare, ad esempio, ad un modello del Sistema Solare diverso da quello attuale che è assolutamente ben consolidato…e questo quindi potrebbe essere anche il caso della Scienza del Clima…
    Quindi certi discorsi filosofici sullo scetticismo metodologico sono solo generalizzazioni filosofiche, a volte anche un pò retoriche, che non sempre trovano riscontro nella realtà scientifica.

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    • Io insisto, e pazientemente attendo la lista delle certezze scientifiche consolidate in ordine alla teoria AGW. Naturalmente, non sono valide le certezze proprie, quelle cioè di cui ci si dice convinti per fiducia (o per fede, come nel caso). Come dire, la frase è così perchè è così non vale. Per facilitare la stesura della lista faccio un esempio: La temperatura è aumentata, la CO2 pure. Queste sono certezze in valore assoluto ma non del tutto, perchè l’aumento della T è una stima (Hansen) e non una misura e perchè nessuno di fatto sa quanto incida in termini di effetto serra la componente antropica della CO2. Il rapporto di causa effetto non è una certezza, se per te lo è, dimostracelo.
      Altro esempio, il ghiaccio artico è diminuito. Questa è una certezza confortata dalla misura oggettiva, che però si ferma a trent’anni fa o giù di lì. Dov’è la certezza che non sia già accaduto in passato? C’è, dalle memorie storiche, perchè i famosi passaggi a NW e a NE si sono già aperti. E allora? Dov’è la certezza che stavolta accada per effetto del forcing antropico?
      E’ possibile avere qualche altro esempio di certezze da parte tua o dobbiamo continuare a sapere che esistono dai tuoi commenti senza poter anche noi attingere alla fonte del sapere? 🙂
      PS: per cortesia non ricominciamo con la solita solfa della revisione paritaria di cui abbiamo già discusso. Certezze, ci vogliono certezze.
      gg

    • Il legame causa-effetto tra Co2 e Tempearatura è assodato dalla spettroscopia; mancherebbero le prove dirette, ma gli studi di attribuzione indicano, ad oggi, come le forzanti antropiche sarebbero state di peso maggiore rispetto a quelle naturali per il recencte GW.
      Questa mi sembra una conclusione forte e soprattutto non c’è bisogno di fare molta filosofia se il metodo scientifico è corretto in partenza: vanno semplicemente valutati i pesi di ciascuna forzante.
      Dubitare ‘scetticamente’ anche di questo vuol dire fare uno o più passi indietro nel metodo dell’indagine scientifica climatologica.

      Senza dubbio i Modelli Climatici hanno bisogno di ulteriori miglioramenti per evidenziare trend a più breve scadenza, ma la strada sembra essere quella giusta.

      Inoltre mi chiedo: è un certezza che la revisione sia fallimentare o pilotata? Al più è un semplice sospetto, difficilmente provabile, ma nulla più.

      E’ vero ancche gli uragani non sono cresciuti di intensità e frequenza, ma è altrettanto vero che la forzante solare se ne è stata buonina negli ultimi 30 anni.

  4. Confesso che trovo difficile rispondere ai commenti di Luca Galati, i cui punti sono gia’ trattati nelle citazioni da me riportate. Se uno non legge Leopardi, non leggera’ neanche Morabito…

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  5. Ah, lontani sono i tempi in cui studiavo lo Zibaldone.

    Ottima pagina, complimenti a Maurizio Morabito.

    CG

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  6. Il problema è che il vostro scetticismo mina pure le ‘certezze’ acquiste ed è anch’esso autoreferenziale.

    Post a Reply
    • Eh caro Luca, meno male che ci sei tu a riportare in equilibrio la situazione. Quando hai tempo e voglia, perchè non ci scrivi una bella pagina di certezze, magari documentate? 🙂
      gg

    • Io sò solo che l’attribuzione del GW a cause naturali non è riconosciuta ufficialmente dalla comunità scientifica per note vicende di revisione paritaria: a quel punto affermare che il sistema di revisione è fallimentare ovvero indaffidabile è del tutto autoreferenziale a sostegno di unica linea di pensiero coerente, ma non certo dialettica come il metodo cartesiano del dubbio vorrebbe.

    • Vabbè lasciamo stare altrimenti non si finisce più di litigare.

    • Un’ultima cosa:
      nel metodo scientifico è compreso il ‘dubbio’ e fa parte della fase del processo conoscitivo di osservazione del fenomeno e interpretazione dello stesso tramite teoria interpretativa che lo spiegi coerentemente e allo stesso tempo si dimostri valida in quanto predittiva. Quindi magari dovremmo partire da qui per discutere se il cosiddetto ‘mainstream’ climatico sia viziato da errori di metodo oppure no.

      Anche in campo strettamente filosofico il dubbio è qualcosa di ‘costruttivo’ cioè mira alla costituzione di verità assodate e non a far tabula rasa: difatti attraverso il Metodo del Dubbio Cartesio è in grado di abbattere il cosiddetto ‘scetticismo iperbolico’ grazie al famoso ‘cogito ergo sum’.
      Qui invece si assiste praticamente alla critica e alla distruzione totale delle certezze climatiche (o presunte tali) senza proporre nuove e soprattutto dimostrate teorie alternative in grado di interpretare i dati sperimentali.

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