Nature Climate Change: La Terra è più verde e produrrà più cibo

Da non crederci, se ne sono accorti anche a Nature Climate Change, il baluardo del disastro climatico prossimo venturo. Con riserbo, ma se ne sono accorti.

La Terra è più verde, perché? Se lo chiedessimo a un bambino di terza elementare, fresco di studi della fotosintesi clorofilliana, non esiterebbe a rispondere: perché c’è più cibo per le piante e fa anche un po’ più caldo. Dovendone ricevere la spiegazione da ben altra fonte di conoscenza, per esempio l’abstract di uno studio appena pubblicato proprio su NCC, leggiamo:

Global environmental change is rapidly altering the dynamics of terrestrial vegetation, with consequences for the functioning of the Earth system and provision of ecosystem services

cioè

Il cambiamento ambientale globale sta rapidamente alterando le dinamiche della vegetazione terrestre, con conseguenze per il funzionamento del sistema Terra e l’approvvigionamento dei servizi agli ecosistemi

Da qui: Greening of the Earth and its drivers

Allora, il cambiamento ambientale globale si traduce in un netto e diffuso aumento di quello che tecnicamente si definisce LAI, cioè Leaf Area Index (indice della superficie foliare).

Le dinamiche della vegetazione terrestre sono in realtà un aumento della loro efficienza, cioè, in un’atmosfera con più CO2 le piante gestiscono meglio le risorse idriche, consumano meno acqua crescendo di più.

Quanto di più? L’aumento del LAI integrato lungo la stagione di crescita, detto inverdimento, riguarda il 25-50% della superficie vegetativa globale, con un misero 4% della stessa che invece ha visto un indice LAI in diminuzione.

All’origine di questo “rinascimento verde”, secondo le loro simulazioni, c’è per il 70% la CO2 (70%!), per il 9% la deposizione di azoto, per l’8% il cambiamento climatico (se l’effetto è di inverdimento direi in una sua sorprendente quanto inedita accezione benigna) e per il 4% il cambiamento dell’uso del suolo, cosa quest’ultima che conosciamo molto bene, vivendo in un Paese che ha visto i boschi aumentare in modo significativo perché la campagna è stata abbandonata in favore delle città.

Ma, non è tutto.

Sempre su Nature Climate Change un altro lampo di speranza:

Regional disparities in the beneficial effects of rising CO2 concentrations on crop water productivity

Sì, lo so che dal titolo non si capisce benissimo, ma vuol dire che al crescere della CO2 cresce anche la produttività delle materie prime alimentari, cioè di quello con cui si ciba la popolazione di un pianeta che molti danno invece per prossimo al collasso.

E così, impiegando i dati relativi alle emissioni dello scenario più peggiorativo (presumibilmente lo scenario IPCC RCP8.5), si scopre che una grandezza definita Crop Water Productivity (CWP, il rapporto tra la resa dei raccolti e l’evapotraspirazione), aumenta del 10[0;47]%–27[7;37]% (mediana [range interquartile] nell’ensemble dei modelli) per il 2080, con un aumento particolarmente significativo nelle regioni aride (che, evidentemente, saranno un po’ meno aride…una vera disdetta).

Un estratto direttamente dall’abstract:

If realized in the fields, the effects of elevated [CO2] could considerably mitigate global yield losses whilst reducing agricultural consumptive water use (4–17%).

cioè

Se dovesse aver luogo, gli effetti di elevata concentrazione di CO2 potrebbero mitigare considerevolmente le perdite dei raccolti (Quali?!?) riducendo l’uso di acqua per l’agricoltura tra il 4 e il 17%.

Un’altra disdetta, davvero. Peccato però che si tratti dell’RCP8.5, lo scenario più gettonato ma anche meno realistico di quelli presi in considerazione.

Ah, prima di chiudere, alzino la mano e, se qualcuno fosse a tiro anche il piede ;-), tutti quelli che, come il sottoscritto, sono cresciuti con l’incubo accertato-irreversibile-irrimediabile della desertificazione!

Aggiunta fuori tema ma neanche tanto

Cercavo delle immagini, ho googolato “global warming” ed è ovviamente uscito fuori l’impossibile: orsi affogandi, pianeti a fuoco, orribili ciminiere, metropoli sommerse etc etc, provare per credere. Poi ho googolato global greening, incidentalmente quello che sta accadendo: ecco apparire una sfilata dei luoghi e monumenti più significativi illuminati di verde intenso per una delle ultime spettacolari iniziative di contrizione globale, Colosseo, Cristo Redentore, Piramidi etc etc. Di terre verdi in quanto tali e non grazie a giochi di luce pochissime tracce. Quando si dice la comunicazione efficace!

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Author: Guido Guidi

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15 Comments

  1. aumento CO2 = Global greening = optimum climatico geologico

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  2. Buongiorno a tutti.
    Beh, non si poteva permettere che l’entusiasmo potesse durare a lungo…
    “Effetto greening: la Terra è più verde “grazie” alle emissioni di CO2, ma gli scienziati lanciano l’allarme”.
    “I “negazionisti” del cambiamento climatico hanno presto fatta loro la ricerca, alcuni addirittura sbandierando i benefici delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera perché “fa crescere le piante”. Ma quello che insistono a sottolineare gli studiosi, invece, è che l’aumento delle zone verdi è in realtà un vero e proprio sistema di difesa: gli alberi hanno aumentato il fogliame per poter assorbire dosi massicce di CO2. “Una difesa, però, destinata a non durare nel tempo – come affermato dal professor Philippe Ciais, co autore dello studio – fino ad annullarsi, poiché richiede grandi quantità di fosforo e di acqua, elementi che iniziano a scarseggiare sulla Terra”.
    “Inoltre – prosegue Ciais – i danni causati da un aumento delle emissioni di CO2 superano i benefici – momentanei – apportati: catastrofi naturali, con distruzione della vegetazione, innalzamento dei livelli dei mari, acidificazione delle acque e in molti luoghi siccità, possono mettere a dura prova le risorse vegetali del Pianeta e a lungo termine comportare una riduzione della massa fogliare globale”.
    “Il greening ha la capacità di cambiare radicalmente la ciclicità dell’acqua e del carbonio nel sistema climatico“, ha dichiarato il dottor Zaichun Zhu, dell’Università di Pechino e autore dello studio. Preoccupazione condivisa dal collega Ranga Myneni, della Boston University: “Lo sviluppo in più di un albero non va a compensare il riscaldamento globale, l’innalzamento del livello del mare, lo scioglimento dei ghiacciai, l’acidificazione degli oceani, la perdita di ghiaccio marino e la previsione delle tempeste tropicali più gravi in arrivo”. Un monito del nostro Pianeta, quasi un canto del cigno, che va ascoltato.”
    Huffington Post docet, e se lo dice lui…

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    • Non si può mai star tranquilli un minuto
      gg

    • Fuffington Post, una sicurezza. E comunque con questi non c’è speranza. Troveranno sempre delle notizie o delle previsioni negative che prevalgano su tutto il resto. Ne va della loro pagnotta. E comunque, tutto in linea con il decalogo. Se le cose andassero bene dovrebbero cercarsi un lavoro. Di questi tempi meglio andare sul sicuro e pronosticare catastrofi.

    • Il lavoro nobilita e gratifica l’uomo, questi invece sono “ladri di polli” e se ancora le copie vengono vendute probabilmente di copie vendute e di polli ce ne sono ancora troppi.

    • Rassegnatevi e zittitevi voi che non credete alle catastrofi che stanno per arrivare! Altrimenti verrete scritti nel libro nero dei “negazionisti”.
      Io intanto vado a tagliare l’erba del prato che quest’anno, avendo letto l’articolo di Nature, mi pare cresca più velocemente. E non si sa mai che arrivi un ciclone tropicale oppure che a causa dello scioglimento dei ghiacci si abbia una variazione del moto di rotazione della Terra. Di sicuro è meglio fare il taglio di prima mattina; più tardi farà troppo caldo.

  3. Cari signori,
    Penso che dai “persuasori occulti” ci si possa difendere solo con una cura: la conoscenza.
    Solo questa dà la sufficiente capacità di analisi critica rispetto alle spesso presunte verità che il “divulgatore scientifico televisivo” di turno ci propina.
    Conoscere però implica la fatica di studiare, mentre oggi molti pensano che la risposta a una domanda sia il primo risultato proposto dall’algoritmo di Google.
    Siccome la maggior parte delle persone sceglie e sceglierà la via meno faticosa, sono pessimista.
    Ma poi è la storia a darmi un po’ dì ottimismo: in fondo alla fine il sistema copernicano riuscì a soppiantare quello tolemaico, no? E la scienza moderna è quella galileiana, vero?

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  4. 1) Inventa un problema 2) Presentalo come una questione grave, di vita o di morte 3) Presentati come l’unico in grado di risolverlo e accreditati come salvatore del mondo 4) Addita il tuo rivale elettorale come il responsabile o, per lo meno, come colui che non fa niente per salvare il mondo. 5) Dipingi il mondo a tinte fosche, altrimenti il problema non verra’ mai percepito come abbastanza impellente. 6) Assolda giornalisti e testate giornalistiche compiacenti “di area” per alimentare il tam-tam mediatico. 7) Organizza conferenze, sponsorizza eventi e rilascia interviste con toni da “ultima spiaggia” 8) Abbinaci un look convincente, trasandato ma non troppo, elegante ma non troppo. Fondamentale la scelta dell’accessorio, con piccone e farfallino al top della lista 9) Speculaci impunemente: investimenti etici, bond “a tema”, sovvenzioni statali a pioggia per ingolosire politici e imprenditori o anche mafie, basta che paghino 10) Cerca di vincere le elezioni, altrimenti rischi di perdere soldi, giornalisti, investimenti e visibilita’.

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    • Massimo,
      la lista non fa una grinza ed è certamente un ottimo manuale per scalare un sistema che il “politically correct” ha totalmente privato degli anticorpi, per cui si rivela scalabilissimo a chiunque abbia un minimo di pelo sullo stomaco (in altri termini non è roba per “grandi nel male” ma per “ladri di polli”).
      Unico guaio è che la lista mi appare repellente perchè contraria al nostro senso morale.
      Quando l’ho letta mi ha fatto venire in mente una canzone di Battiato che cantavo tanti anni fà, quando nel 1981 facevo servizio militare a Udine: ”
      Quante squallide figure che attraversano il paese
      Com’è misera la vita negli abusi di potere.
      Sul ponte sventola bandiera bianca…”

    • Tutto questo se pensi di dover cambiare il modello sociale ma ritieni che il popolo non capisca, non voglia, non sia intelligente e preparato, non sia democratico come te che hai ragione perchè hai un etica di ferro e sei convinto delle tue idee ma hai bisogno di uno strumento per realizzarle per il bene di tutti.

      Allora un decalogo è quello che ci vuole! Si sa da migliaia di anni.

      Infatti la religione ha fatto credere che in cielo ci sia un uomo invisibile che ti vede in ogni momento e che ha una lista di 10 cose che non devi fare e che se le fai quando morirai ti manderà in un posto speciale dove sarai duramente punito con atroci sofferenze, frustato e bruciato, congelato e affogato, oltraggiato e torturato in eterno… ma… lui ti ama… ti ama e ha bisogno dei tuoi soldi, perché sarà onnipotente onnisciente ed eterno ma evidentemente non sa gestire il suo denaro… (George Carlin)

      La conseguenza è che per cambiare il modello sociale occorre raccontare delle balle, prima di tutto a se stessi.

    • Caro Luigi, il decalogo mi è venuto d’impulso semplicemente pensando a come si sono sviluppate certe dinamiche in passato. Ad esempio all’utilizzo dello spauracchio serrista della thatcher per giustificare la chiusura delle miniere di carbone, o alla politica democratica USA degli ultimi 20 anni… ce ne sarebbe da scrivere… e magari lo faremo :)) PS d’accordo ovviamente sul riferimento a battiato. Diciamo che ci vorrebbe una… CURA. Mica facile trovarla…
      Maurizio, sono d’accordo sul concetto della manipolazione per secondi fini, anche se devo ammettere che immaginare che dietro a certi disegni ci sia una forte etica comporta un ottimismo che non sento di condividere. Penso che spesso gli interessi spesso siano molto meno etici e molto più inconfessabili.

    • Massimo… Non a caso ho scritto che “occorre raccontare delle balle, prima di tutto a se stessi.”
      😉

    • Colto nel segno 😉

  5. Probabilmente la maggioranza del popolo del web vive dentro un iphone o tra mura e cemento.
    Bisogna dire che come scelta di vita non è proprio la più saggia, anzi…le scelte le fa il popolo!
    Se l’offerta del web è questa vuol dire che il tipo di richiesta dei navigatori è di questo tipo e visto che la maggioranza vive in città non c’è da meravigliarsi.
    Città = luogo inospitale per qualunque essere vivente..va beh poi li senti che si lamentano delle loro scelte di vita e del caldo in ogni stagione…stendiamo un velo pietoso.

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  6. Caro Guido,
    come hai assai bene stigmatizzato nel tuo scritto, i “persuasori occulti” sono costantemente all’opera.
    Ciò accade di fronte a notizie positive e che nel nostro piccolo stiamo cercando di divulgare da molto tempo: al riguardo ti ricordo il corso a Foligno in cui portammo dati sul global greening, e si era nel 2013; ricordo anche un convegno tenuto dai Lions a Santa Marinella, e si era nel 2014; qui sotto poi riporto una breve e assai incompleta bibliografia scientifica sul global greening con un lavoro che risale al lontano 2005.
    Gli è che la costante preoccupazione delle “dame di carità” (per usare un termine caro a Guareschi) è quella di tenere il mondo sulla corda.
    Evidentemente una notizia positiva potrebbe far molto male al grande business del salvataggio del pianeta, per cui è meglio che non la si sappia o che la stessa venga mascherata dietro innumerevoli paraventi.
    Per questo vi sono gli esperti in comunicazione, oggi bravi come non mai in questi giochi di prestigio e che operano ormai dappertutto, come mostrano con chiarezze le recenti inchieste di Vatileaks.
    Luigi

    Alcuni lavori scientifici dedicati al global greening
    Herrmann S.M., Anyambab A., Tucker C.J., 2005. Recent trends in vegetation dynamics in the African Sahel and their relationship to climate, Global Environmental Change, Volume 15, Issue 4, December 2005, Pages 394-404
    Helldén U. and Tottrup C., 2008. Regional desertification: A global synthesis. Global and Planetary Change 64 (2008) 169–176
    Sitch, S., et al. 2015. “Recent trends and drivers of regional sources and sinks of carbon dioxide.” Biogeosciences 12:653–679. http://www.biogeosciences.net/12/653/2015/

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