Ssh… Parla il Profeta

Wadhams

Intenso primo piano di Wadhams, l’attore preferito di Sabadin. Fonte: The Guardian (niente è per caso)

Delle due una: o la Stampa si dà una regolata e abbassa la frequenza di pubblicazione di articoli-immondizia sul climate change, oppure dovrò scrivere su Climatemonitor a tempo pieno, che sarebbe un problema, visto che su questo sito si scrive per passione e non per vil denaro.

Sulla homepage della Stampa online di oggi campeggia la foto di un orso bianco apparentemente in procinto di annegare: occhi socchiusi, bolle d’aria ovunque a suggerire una impossibile apnea e una zampa piegata come a dire: “Colpa tua!”

L’inizio è promettente. Del resto il giornale torinese, da quando è stato acquistato dal gruppo Espresso, non perde un colpo. Ogni articolo in materia di riscaldamento globale, una perla.

La Catastrofe

A deliziarci oggi è Vittorio Sabadin, che equipara il professor Peter Wadhams ad un attore in un film catastrofista: “acclamato docente di Cambridge lancia continui allarmi, ma nessuno gli presta attenzione” (a parte Sabadin, evidentemente). Un giorno, però, esaminando i dati dell’NSIDC scopre che il 1° Giugno del 2016 la superficie dei ghiacci artici viaggia notevolmente sotto media, e “questo significa una sola cosa: la catastrofe può essere molto vicina” (e ti pareva?).

Dopo averne esaltato il look da salvatore-del-mondo, “barba e capelli bianchi (…) perfetto nel ruolo di se stesso nel film”, Sabadin ci informa che Wadhams, avendo riletto le sue stesse previsioni fatte 4 anni fa, è arrivato all’allarmante conclusione che a Settembre 2016 il Polo Nord sarà completamente libero da ghiaccio”. Nessuno ha informato Sabadin che Wadhams fa questa previsione ogni anno da 5 anni a questa parte, senza prenderci mai. Ne riparleremo più avanti.

Si scopre quindi che in realtà il Profeta Wadhams ha rilasciato il giorno prima un’intervista all’Independent, su cui Sabadini ricama l’articolone in questione. Se Kerouac ha scritto “Sulla Strada” nel salotto di casa, perchè Sabadin non può intervistare Wadhams leggendo l’Independent?

Ma le chiacchiere stanno a zero, e il Profeta ci informa che la catastrofe è inevitabile per via del metano che si libera dal Mar Glaciale Artico e per lo scioglimento del permafrost, secondo il vecchio schema del feedback positivo tanto caro ai profeti di sventura quanto smentito dai fatti.

A supporto delle sue tesi Wadhams, molto scientificamente, invita “a guardare qualunque tg” (o a leggere StamPubblica) : inondazioni, tornado fuori stagione, tempo violento e imprevedibile, cicloni bomba. Cosa vuoi contrapporre a un ciclone bomba? Io una idea ce l’avrei: potrebbe essere un buon titolo per il filmone cui accenna Sabadin… “Ciclone Bomba Vs. Ca@@onte: quando la scienza va in Mona”.

Nel finale dell’articolo Sabadin ci informa che le preoccupazioni del Profeta sono “condivise” (da una persona, per lo meno). Infatti tale Peter Gleick dalla California sostiene che “lo scenario è realistico, ma non si realizzerà prima del 2030-2050”.

Voi cosa direste ad un promotore finanziario che vi dice: “compra questo prodotto. Forse non farà profitto quest’anno. Ma magari nel 2050…” Io lo inseguirei con una scimitarra. Sabadin evidentemente comprerebbe a mani basse.

Alla scoperta del Profeta

Siccome qui non siamo sulla Stampa, e nemmeno sulla Repubblica, vediamo di fare insieme la conoscenza di Peter Wadhams, Il Profeta. Che a noi non basta un copia e incolla dall’Independent per farci dormire sonni tranquilli.

  • Le Previsioni

Chissà se “rileggendo le previsioni fatte 4 anni fa” Wadhams si sia chiesto perchè non ne ha mai azzeccata una. Di sicuro ce lo chiediamo noi.

Infatti già nel lontano 2011 il Telegraph annunciava: “L’Artico si scioglierà entro il 2015”. Una foto con un orso bianco visibilmente contrariato annunciava che i plantigradi si sarebbero estinti presto per mancanza di ghiaccio. Nell’articolo in questione un Wadhams dai toni millenaristici sentenziava che l’Artico è in una “spirale di morte”, come dimostrato dal modello di tale Maslowski: “il migliore”, parola di Profeta. Che aggiungeva: “La previsione del 2015 è molto seria, e sono quasi convinto che si avvererà”.

Il ghiaccio non si sciolse completamente nel 2012, comunque annus horribilis con il suo minimo di 3.67 milioni di kmq. Appena il 370% rispetto alle previsioni di Wadhams.

Ma due anni dopo, nel 2013, Il Profeta non ha cambiato idea. Sono le fanfare collaudate del Guardian a ribadire lo scioglimento nel 2015, con tanto di scenari apocalittici da rilascio di 50 giga tonnellate di metano e un costo calcolato in appena 60-70 trilioni di dollari. Nemmeno il 2013 gli dà soddisfazione, con estensione e volume dei ghiacci artici che aumentano inopinatamente rispetto all’anno precedente.

Ma Wadhams non è tipo che si rassegna facilmente. Del resto, è un profeta.

Nel Giugno del 2015, infatti, la previsione resta confermata: minimo di estensione inferiore a 1 milione di kmq. Nello specifico, 980,000 kmq. Il grafico di seguito mostra la previsione di Wadhams e… quelle degli altri modelli di calcolo. La differenza è tanta, visto che il caso piú vicino al suo si ferma a 3.26 milioni di kmq ma il suo modello sicuramente è il migliore (Fig.1).

Il caso diventa di interesse psichiatrico due mesi dopo, nell’Agosto del 2015, quando in imminenza di raggiungimento del minimo di estensione e di fronte all’evidenza che il ghiaccio è ancora lì, e in buona salute, il Profeta conferma la sua previsione, tal quale (Fig.2).

Fig_1_Previ2011

Fig.1: Wadhams contro tutti. Fonte: https://www.arcus.org/sipn/sea-ice-outlook/2015/june

Fig_2_Previ2015

Fig.2. Agosto 2015. Wadhams rilancia. Fonte: https://www.arcus.org/sipn/sea-ice-outlook/2015/august

Volete sapere come è andata a finire? Minimo del 2015 fermo a 4.44 milioni di kmq. Appena il 450% rispetto alla previsione di Wadhams.

  • La fama

Ci si chiede come mai, a fronte di previsioni così catastroficamente sgangherate, Wadhams continui a godere di un qualche credito. Del resto Sabadin ci informa che è “acclamato”.

Ma da chi? Sicuramente non dagli scettici, che notoriamente alzano il sopracciglio per molto meno rispetto a quanto gentilmente offerto dal Profeta.

Il problema é che Wadhams non se lo filano nemmeno gli allarmisti. Gavin Schmidt, direttore del Goddard Institute della NASA (non propriamente uno scettico…) ha liquidato gli scenari del Profeta come irrealistici, negandogli persino la dignità di studi sul riscaldamento dell’Artico.

Emblematico l’episodio del 2014, quando durante un suo speech alla Royal Society, non propriamente un covo di negazionisti, i suoi colleghi si espressero in diretta via Twitter con commenti di questo tenore:

  • Usa foto e aneddoti come prove scientifiche;
  • Usa dati scadenti da sottomarini e traccia grafici a casaccio;
  • Usa proiezioni ridicole senza fondamento fisico;
  • Ammette che dietro le sue proiezioni non c’è uno straccio di fisica;
  • Peccato non abbia voluto scommettere sulla scomparsa del ghiaccio nel 2015!
  • Puro intrattenimento, torniamo alla scienza;
  • Non sono 4 anni che prevede la scomparsa dei ghiacci?

 

  • Sherlok Wadhams

Il Profeta reagì agli sfottò dei colleghi via Twitter con lettere infuocate agli instituti presso cui lavoravano i miserabili profanatori del suo super-ego, dal Goddard Institute alla Royal Society stessa.

Del resto la sobrietà non l’ha mai contraddistinto.

Il 25 Luglio del 2015, il Profeta sostenne in una intervista che le morti di tre scienziati esperti di scioglimento dell’Artico nell’arco di pochi mesi non potevano essere frutto del caso. La colpa? Delle major petrolifere, mandanti materiali degli omicidi al fine di difendere i loro lerci interessi. Per la cronaca, uno dei tre cadde dalle scale durante una festa di Capodanno, una venne travolta in bicicletta da un camion durante un sorpasso azzardato in curva, e il terzo folgorato da un fulmine mentre portava a spasso il cane. Potere delle major…

E se invece fosse il segnale che anche il Padreterno (ancor più delle lobby petrolifere) ne ha le tasche piene del catastrofismo antropocentrico?

Conclusione

Intendiamoci: il trend dei ghiacci artici resta comunque negativo e la scomparsa totale, per quanto rappresenti un caso decisamente estremo, non si può escludere a priori. Come non si può escludere che quest’anno si stabiliscano nuovi record negativi di estensione. Ma non è questo il punto.

Il fatto è che una volta elaborato il lutto per la repubblicazione della Stampa rimane una domanda: come mai personaggi screditati nel loro stesso ambiente raccolgono interviste e vengono trattati come star da giornali compiacenti e giornalisti a dir poco svagati?

Probabilmente perchè questi personaggi sono funzionali alla narrativa di un racconto pre-confezionato. Il pubblico non deve sapere, ma essere educato. Non esiste spazio per il dubbio, a prevalere è sempre e solo il mainstream. E quello che viene spacciato per bene comune è invece funzionale al bene esclusivo dei pochi che dettano l’agenda politica. Che non si tratta di scienza, come ammettono gli stessi “colleghi” di Wadhams: al più, di intrattenimento.

E comunque, laddove non arriva la scienza, ma neanche la ragione e tanto meno il buon senso, si può sempre ricorrere a Lombroso: per parafrasare Carosello e Virna Lisi, “con quei capelli e quella barba bianca, può dire ciò che vuole”.

Questo è lo stato dell’informazione mainstream italiana.

Per i resistenti, c’è Climatemonitor.

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Author: Massimo Lupicino

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17 Comments

  1. A parte il titolone ad effetto dell’articolo on line linkato in apertura di post, che non è farina comunque del giornalista, cito solo una frase:
    “Ma il peggio deve ancora arrivare, se davvero il Polo Nord sarà presto libero dai ghiacci. Il livello dei mari s’innalzerà e l’acqua dolce immessa negli oceani modificherà il ciclo delle correnti, con conseguenze devastanti.”

    peccato che il ghiaccio artico sia già acqua marina congelata (seppur con una concentrazione di sale minore) che galleggia sull’acqua marina stessa, e che quindi il suo scioglimento non aumenterà di 1 solo cm il livello del mare (il principio di Archimede ce lo ricordiamo tutti, spero)….
    bisognerebbe avvertirli che a volte per fare certe considerazioni bisognerebbe sapere di che si parla… 🙂

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    • E vabbè, mo’ vuoi troppo! Pretendere che il giornalista capisca ciò che scrive è un po’ troppo! 🙂 🙂
      .
      Caro Max, mettendo da parte l’incipit sarcastico del mio commento, la “perla” che tu hai citato è un esempio di quanto si legge e si sente sui media generalisti e la dice lunga sul grado di preparazione dei vari giornalisti che scrivono e parlano di argomenti tecnici. Non ne parliamo di quelli che si occupano di clima che cambia e cambia male.
      La cosa non è circoscritta, però, ai soli giornalisti. Proprio stamane ho ascoltato con raccapriccio il rettore magnifico di un’Università romana che parlava di “… Roma colpita dal cambiamento climatico” e della necessità di iniziative tese a realizzare uno sviluppo urbano sostenibile che tenesse conto del cambiamento climatico in atto.
      E potrei continuare con esempi di politici, conduttori televisivi e via cantando. Ormai nel dibattito climatico la gara è a chi la spara più grossa: tanto peggio, tanto meglio. Più la considerazione sa di catastrofe e meglio è. Che poi la catastrofe è ipotetica o di là da venire non fa niente, nel frattempo la notizia è stata strillata, ha fatto breccia, il resto conta poco o nulla.
      Qualche giorno fa ho partecipato ad un convegno sulla produzione di energia da biomasse. Nell’introdurre l’argomento, il relatore accennò alla CO2 ed all’effetto serra per dimostrare che i generatori a biomasse risolvono il problema della CO2 in quanto emettono ciò che le piante hanno accumulato e che tali emissioni saranno compensate dall’assorbimento delle piante che sostituiranno quelle tagliate per alimentare il termo-generatore. Poi si lasciò sfuggire un’ amara considerazione: la CO2 e l’effetto serra ad essa legato è sempre lì, ma l’effetto serra non è più di moda.
      Detto da uno che per vivere deve puntare tutto sulla necessità di salvare il mondo dalla catastrofe CO2 dipendente, mi è sembrata una cosa piuttosto eclatante.
      Non mi meraviglia il fatto che dopo decenni di “al lupo, al lupo” la gente si sia assuefatta e non ponga più attenzione ai lai delle cassandre di turno. E’ il prezzo da pagare alle continue (e mai verificate) profezie di sventure di giornalisti approssimativi ed esperti di turno.
      Ciao, Donato.

  2. I “giornalisti” devono pure loro portare la pagnotta in tavola, e il modo più efficiente per farlo è da sempre gossippare.
    Mi pare che basti come spiegazione, non serve tirar fuori scenari più complicati tesi a “rimbambire” apposta i lettori.

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    • È la dimostrazione del fatto che da parte dell’informazione più che di una policy si tratta di conformismo alla imperante (e redditizia) superficialità.
      gg

  3. Se esiste chi scrive e spende per leggere sta spazzatura, probabilmente l’orso polare ha più chance dell’essere umano di sopravvivere all’apocalisse climatica.

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  4. Per quanto riguarda Peter Gleick, qui, da wikipedia:
    https://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Gleick
    // Heartland Institute incident[edit]
    On February 20, 2012, Gleick announced he was responsible for the unauthorized distribution of documents from The Heartland Institute in mid-February. Gleick reported he had received “an anonymous document in the mail describing what appeared to be details of the Heartland Institute’s climate program strategy”, and in trying to verify the authenticity of the document, had “solicited and received additional materials directly from the Heartland Institute under someone else’s name”.[44] Responding to the leak, The Heartland Institute said one of the documents released, a two-page ‘Strategy Memo’, had been forged.[45] Gleick denied forging the document. Gleick described his actions as “a serious lapse of my own and professional judgment and ethics” and said that he “deeply regret[ted his] own actions in this case” and “offer[ed his] personal apologies to all those affected”. He stated that “My judgment was blinded by my frustration with the ongoing efforts – often anonymous, well-funded, and coordinated – to attack climate science and scientists and prevent this debate, and by the lack of transparency of the organizations involved.”[44][46] On February 24 he wrote to the board of the Pacific Institute requesting a “temporary short-term leave of absence” from the Institute.[47][48] The Board of Directors stated it was “deeply concerned regarding recent events” involving Gleick and the Heartland documents, and appointed a new Acting Executive Director on February 27.[49] He was reinstated following an investigation.[50] //

    Lascio a voi il giudizio su questo personaggio.

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    • Come al solito, e’ il bue che dice all’asino cornuto. Sono gli altri i cattivi, quelli che attaccano i salva-mondo “con sforzi coordinati e ben sovvenzionati”. Sara’. Ma tutte queste sovvenzioni alla scienza scettica dove sono? Come li chiamano a Napoli? Ah si, chiagne e fotte…

  5. Mi sembra che, ormai da diversi anni, entrambi i maggiori gruppi editoriali italiani siano sulla stessa linea editoriale riguardo ad ambiente, stili di vita ed energia. Premendo spesso e volentieri sul catastrofismo climatico. Promuovendo senza remore il veganesimo, l’autoproduzione ed il baratto (una volta facevano parte della “miseria” da estirpare, oggi vanno invece di gran moda). Opponendosi a forme di energia affidabili ed a bassissimo impatto di CO2 come il nucleare mentre propagandano i mediocri e dubbi risultati di altri esperimenti energetici (ma questa non è una novità in Italia, almeno da trent’anni) e via discorrendo.
    A dire il vero, se io apro on line il Corriere della Sera (sempre meno ora che è a pagamento) e La Repubblica, le differenze sono molto più nell’aspetto grafico che nelle linee editoriali, per le quali sono quasi indistinguibili. Anzi, avrete notato anche voi che le notizie “leggere” che solitamente si trovano nella colonna di destra es. la tipica galleria di foto a tema, sono esattamente le stesse tra i due quotidiane, e pubblicate nello stesso giorno (al massimo con una differenza di 24h). Insomma, mi sembra proprio che dietro le quinte ci sia un’unica agenzia di stampa; e che ovviamente questa risponda non solo a chi grida più forte, ma anche a chi paga più forte (attenti dunque, scettici, carnivori e nuclearisti, pagate di più o è peggio per voi).
    Non mi sorprenderebbe scoprire un giorno – lo dico ironicamente, e spero che rimanga una provocazione – che tra i due gruppe editoriali, direttori, redattori, giornalisti e fotografi non esistono più. Rimpiazzati da editor dei siti (magari bot, nemmeno persone) che semplicemente ripetono le stesse notizie dalle stesse fonti, cambiando solo la grafica.

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    • Filippo, difficile essere in disaccordo con quanto scrivi. Romeo ha citato Il Giornale, la qual cosa mi dispiace, visto che i giornali di quell’area in fatto di clima hanno spesso mostrato posizioni un po’ meno mainstream di altri, specialmente Il Foglio. Resta il fatto che si pone un dicorso molto generale sulla qualita’ del giornalismo in Italia, come sottolineato da Luigi. Penso che la crisi economica, il calo delle rendite pubblicitarie, i contratti a termine abbiano minato in profondita’ la qualita’ del giornalismo. Che per scarsita’ di mezzi, oltre che per pigrizia, finisce per scartabellare tra le notizie di agenzia o sulle pagine dei quotidiani internazionali per fare un mero lavoro di traduzione, anzi, copia-traduci-incolla. Il discorso e’ lungo e complesso, lo approfondiremo in futuro…

  6. Secondo me il tizio barbacapelnuto è cugino di quello che anni fa su Repubblica vedeva i cammelli ad Alberobello…. (chissà poi chi era il padrone di Sorgenia, che si vantava di vendere energia da fonti rinnovabili, un successone devo dire….)

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  7. A me fa venire in mente il mitico Alex Bellini, in arte “professional adventurer”. http://www.climatemonitor.it/?p=36316
    Li vedo bene insieme quei due alla deriva, sull’ iceberg semifuso, meglio se in compagnia dell’orso bianco che non vorrebbe estinguersi…

    Un’eco della str…aordinaria previsione di herr professor è comparsa anche sul Giornale… Le catastrofi, si sa, sono trasversali.

    RM

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  8. I dati dal 1979 ad oggi ricavati da remote sensing e relativi alla superficie marina totale coperta da ghiacci in Artide sono visibili qui: http://arctic.atmos.uiuc.edu/cryosphere/IMAGES/seaice.anomaly.arctic.png
    Si noti che alla fase di sensibile calo delle superfici che ha avuto inizio nel 1997 e si è protratta poi fino al 2007 ha fatto seguito una fase stazionaria che si protrae tutt’ora e che mi pare relativamente tranquillizzante (per inciso nel diagramma c’è un evidente errore, nel senso che il dato dell’ultimo mese e che indica un’anomalia positiva vistosissima nella copertura glaciale è a mio avviso del tutto inattendibile).
    Tutt’altra cosa è la cronaca che ne fanno i giornalisti, i quali con il nobile obiettivo di “educare il popolo” divulgano mezze verità o palesi menzogne, il che non è serio. Sottolineo che su questo l’associazione italiana dei giornalisti scientifici avrebbe il dovere di intervenire.

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    • Luigi, grazie per il contributo. Sui dati del 2016 pesa il malfunzionamento dei satelliti. Ci sono stati dei grossi problemi e c’e’ stato di recente uno switch su altri satelliti, con il risultato che in alcuni casi sono stati prodotti dei risultati senza validita’ fisica. Resta comuque la bonta’ del tuo commento, visto che una stabilizzazione della superficie dei ghiacci artici negli ultimi anni in effetti c’e’ stata. Il 2016 ha sofferto tantissimo nel semestre freddo, con record negativi di estensione battuti piu’ volte. Ma l’influenza del Nino probabilmente ha giocato un ruolo decisivo. Adesso il trend mostra segni di miglioramento. In fin dei conti il minimo estivo si determina proprio in queste settimane, in cui le 24 ore di sole e la vicinanza al solstizio sottopongono i ghiacci ad uno stress estremo, con conseguenti cadute notevoli in termini di estensione e volumi… Sul giornalismo che dire… siamo in tanti ad essere d’accordo su questo punto, ma non riesco a vedere vie d’uscita, a parte l’andarsi a cercare su internet le informazioni che sui quotidiani generalisti non si troveranno mai.

    • Massimo, il minimo estivo di copertura glaciale ha di norma luogo intorno a settembre, per cui per vedere come va a finire dobbiamo attendere ancora alcuni mesi. Speriamo che nel frattempo il problema con i dati satellitari trovi una soluzione: non vorrei ritrovarmi con il golfo di Trieste bloccato dal ghiaccio senza che nessuno ci abbia prima avvisato…
      Luigi

    • Caro Luigi solo una precisazione perche’ evidentemente non mi sono espresso molto bene…Volevo sottolineare che tra giugno e luglio si decidono le sorti del minimo di settembre, visto che in questi mesi si perde la maggior parte della superficie e del volume dei ghiacci, e le condizioni atmosferiche in questo giocano un ruolo fondamentale. Piu’ nuvole, meno irraggiamento, meno melt-ponds, minore scioglimento dei ghiacci. Speriamo che le condizioni depressionarie di questi giorni si confermino anche nelle settimane a venire…

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