Contrordine, l’uomo non c’era

Oggi va così, si rivedono i post 😉

Alcuni giorni fa abbiamo pubblicato il commento ad una ricerca apparsa recentemente su Nature che attribuisce al forcing antropogenico l’aumento delle temperature globali sin dall’inizio dell’era industriale, cioè da ben 180 anni. Un bel problema, perché un tale evento farebbe di un problema recente un problema endemico e ben più impattante sul sistema pianeta nel suo complesso. Forse…

Nel commento, un po’ scherzando un po’ no, avevo sottolineato il fatto che se l’impronta (emissioni soprattutto) che l’umanità era in grado di produrre due secoli fa, con la popolazione globale intorno al miliardo di individui e con la produzione industriale in embrione, dovesse essere stata già di così tangibile impatto, quella attuale dovrebbe schiacciare il pianeta. Cosa che non è, perché nel frattempo lo stesso impattatissimo pianeta sta diventando più verde e continua a produrre risorse a ritmi che non hanno mai smesso di accelerare (per chi non lo avesse capito, verde e risorse sono due cose strettamente collegate!).

Comunque, la mia era poco più di una considerazione a latere. Ora però la ritroviamo in numeri sul blog climateaudit.org, la bestia nera dell’AGW, dove gran parte delle manipolazioni statistiche dei dati a fini climatici sono da tempo analizzate e, per dirla con eleganza, destrutturate ;-). La firma del post è di Nic Lewis, un ricercatore che si è impegnato soprattutto nel settore della definizione della sensibilità climatica negli ultimi anni, ovvero nella ricerca del valore di quel parametro che dovrebbe dirci non se, ma quanto si può scaldare il pianeta in relazione all’aumento della concentrazione di gas serra e loro equivalenti o derivati.

E sono numeri che la dicono lunga. La base non è di sua proprietà, quanto piuttosto di proprietà dell’IPCC. Si tratta infatti delle stime sui fattori di forcing al bilancio radiativo che il “consenso” sulla ricerca scientifica in materia di clima ha raccolto nell’ultimo report del Panel Intergovernativo che tutti ci informa. Secondo quelle stime, secondo cioè quanto si pensa che pesassero i vari forcing antropici, emissioni e aerosol su tutti, la variazione del forcing radiativo totale dal 1830 – anno in cui nella serie storica si nota l’inversione di tendenza delle temperature – sarebbe stato di -0.01 w/m2, oppure di +0.1 W/m2 se si includono i forcing non antropici, aerosol e solare. Numeri che non sono credibili, nel senso che non è credibile che un forcing così piccolo possa aver prodotto alcunché.

Ma non è tutto, perché la parte più simpatica della destrutturazione è quella che conclude l’analisi di Nic Lewis:

Ironicamente, se i risultati di questo studio che datano al 1830 l’inizio del riscaldamento di origine antropica dovessero rivelarsi corretti, ciò significherebbe che il forcing antropogenico da aerosol è più debole di quanto stimato nel 5° report IPCC e quindi che le stime osservative sulla sensibilità climatica (sia all’equilibrio che transitoria) basate sui valori di forcing dello stesso report devono essere riviste al ribasso. Questo perché il forcing antropogenico totale sarebbe diventato abbastanza positivo da avere un impatto misurabile sulle temperature nel 1830 soltanto se le stime dell’AR5 dovessero sovrastimare in modo significativo il forcing antropogenico da aerosol.

In pratica, forse, ci converrebbe pure aver iniziato prima, perché questo vorrebbe piuttosto dire che abbiamo fatto molto meno danno. Si decidano però una buona volta e, soprattutto, ricordate che mentre le osservazioni sono sempre le stesse (almeno finché qualcuno non fa il gioco delle tre carte) quello che cambia da uno studio (peggiorativo) all’altro (catastrofico) è l’applicazione ossessiva di simulazioni modellistiche di un sistema che, di fatto, non conosciamo. Proprio come in questo caso.

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Author: Guido Guidi

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6 Comments

  1. In realtà anche l’incremento della CO2 nell’atmosfera, fino al 1945, non può essere attribuito all’influenza umana, in quanto le variazioni rientravano entro la normale fluttuazione naturale.
    Solo dopo il 1945 le emissioni di CO2 umane hanno determinato l’incremento di CO2 nell’atmosfera.
    Il mondo, in realtà, sta già reagendo bene, nel senso che: riesce ad assorbire sempre più CO2 per ogni incremento nell’atmosfera; questo significa che per alzare di 1 ppmv la CO2 nell’atmosfera, è richiesta una quantità maggiore di emissioni di CO2 rispetto al passato.

    Per quanto riguarda l’influenza sulla temperatura, c’è ancora molto da capire; troppe le variabili in gioco per poter determinare con esattezza la sensibilità climatica.

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  2. Non concordo la Co2 ha due isotopi il C13 ed il C14 l’alterazione di questi isotopi, in atmosfera, è sicuramente collegata all’immissione di Co2 da bruciamento degli idrocarburi e del carbone. Poi se si vuole (e si fa) si può discutere della sensibilità climatica ma non dell’incremento da CO2 antropica. saluti r.

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  3. correggo il C12 ed il C13

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    • Il carbonio ha vari isotopi, di quelli stabili c’è il C12 e il C13, quello radioattivo che serve per le datazioni è il C14.
      Il rapporto tra C13 su C12 viene tenuto sotto osservazione per capire l’origine biologica o fossile delle emissioni di CO2.

      Ho detto che dal 1945 l’incremento di concentrazione nell’atmosfera è dovuto all’attività entropica.
      Prima del 1945 l’attività entropica c’era pure, ma le emissioni erano così basse che non incidevano in modo significativo.
      Il valore di CO2 cambia ogni anno e dipende da tanti fattori: temperatura, zone paludose ecc.

      Quindi, dopo il 1945 c’è concordanza tra quello che ho detto e quello che sostieni; prima c’erano lo stesso le emissioni antropiche, ma non erano significative.

      Penso che non si possano paragonare le 35 Gt CO2 emesse annualmente adesso, con le sole 4 Gt di CO2 emesse nel 1945, per non parlare che nel 1900 le emissioni erano soltanto di 1,8 Gt di CO2.

      1,8 Gt di CO2 non sono niente rispetto alla variabilità ambientale dovuta a periodi più secchi o più umidi e a tutte le altre variabili.

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        • La differenza tra me e Roberto è che:
          – Lui si basa sui grafici che gli altri gli preparano facendogli vedere quello che vogliono;
          – Io ho i dati del NOAA e me li elaboro io senza il condizionamento di nessuno.

          Vediamo se Roberto (o altri) mi sanno spiegare questa cosa:
          anno – CO2 ppm
          1850 – 285,2
          1925 – 305,2
          Incremento CO2 di +20 ppm (in 76 anni)
          Emissioni antropiche totali 112 Gt CO2

          anno – CO2 ppm
          2013 – 395,8
          2015 – 400,8
          Incremento CO2 di +5 ppm (in 3 anni)
          Emissioni antropiche totali 104 Gt CO2

          Della serie, con quasi le stesse emissioni antropiche, abbiamo che:
          nel primo periodo l’incremento di CO2 nell’atmosfera è stato ben 4 volte superiore;
          se si pensa che in 76 anni c’era tutto il tempo per poter assorbire la CO2 in eccesso, si vede che qui i conti NON tornano!!

          E’ tutta questione di avere i paraocchi e prendere per buono tutto quello che ti passano, oppure andarsi a prendere i dati, farsi due calcoli e vedere che c’è qualcosa che non và!

          Forse, forse non sono solo le emissioni antropiche che stanno incidendo sulla concentrazione di CO2 nell’atmosfera?

          E pensare che a quei tempi, anche le emissioni che derivavano dagli allevamenti erano molto meno incisive!

          Consiglio di non far diventare una FEDE ne la teoria a favore ne quella contraria alle emissioni antropiche.

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