Pannelli, farisei, sondaggi e Mr. Johnes

In quattro parole, la campagna elettorale americana. Come in altri articoli precedenti, il leitmotiv del clima che cambia e dei salvamondo fornirà un utile pretesto per parlare d’altro. O per mostrare, semplicemente, l’altro lato della medaglia, il solito: quello dell’inganno (di tanti) a fin di bene (di pochi).

La peggiore campagna elettorale nella storia degli Stati Uniti si avvia, vivaddio, alla conclusione: ancora un mese di tortura e si saprà chi ha vinto, ovvero il candidato del mainstream per cui si stanno immolando media, aziende e governi di mezzo mondo, o il barbaro anti-sistema che non è supportato nemmeno dal suo stesso partito. Visto che scriviamo su un blog di climatologia, vale la pena sottolineare che mai come in questa elezione il tema del climate change si è rivelato divisivo, con le posizioni dei due candidati letteralmente agli antipodi: Clinton a sostenere che bisogna fare di più per lottare contro il riscaldamento globale, e Trump a liquidare il climate change con una sola parola: “a hoax” ovvero, una bufala.

Doomsters in campo

I megafoni del mainstream, ovviamente, si sono spesi moltissimo per supportare la tesi clintoniana/obamiana/goriana che “o si agisce subito o moriremo tutti”. Gli articoli catastrofisti sono diventati un appuntamento praticamente quotidiano e qualsiasi evento atmosferico è stato piegato alla causa dei salvamondo: la siccità estiva, il calo record dei ghiacci artici (che non c’è stato), persino il ciclone Matthew, atteso dai democratici come una manna dal cielo, al punto che Clinton si è precipitata ad acquistare 63,000$ di pubblicità su Wheather Channel proprio in coincidenza del passaggio del ciclone, salvo ritrarsi precipitosamente per le inevitabili polemiche seguite alla decisione (Dailycaller 2016). Ovviamente non poteva mancare Wadhams, climate-star osannata dal Guardian (e figliocci) che, fresco dell’ennesimo clamoroso fallimento previsionale, rilancia sullo scioglimento imminente dell’Artico. Insomma, il circo dei salvamondo è in piena azione, con i suoi nani e le sue ballerine, in modo proporzionato all’importanza dell’evento.

La posta in gioco per i salvamondo, infatti, è altissima. Alla NASA facile immaginare rosari di gruppo in sala mensa e messe contro Trump in stile fantozziano, non fosse che la religione sul fronte liberal non va molto di moda. Ma, come descritto in occasione della quarta puntata delle Esternalità Nascoste, la faccenda per i manipolatori di dati del GISS-arrosto è molto seria, visto che sono finiti sotto inchiesta per frode proprio a causa della disinvoltura con cui hanno alterato i dati storici delle temperature globali per mostrare trend di crescita in linea con l’agenda politica democratica. La vittoria di Trump, per loro, equivarrebbe alla probabile perdita del lavoro, per cui ogni sforzo è legittimo e ogni occasione va sfruttata: da Matthew a Wadhams, dal Guardian al Washington Post, da Google ad Amazon, ognuno faccia la sua parte.

 

 

Più pannelli per tutti

E la candidata dei salvamondo? Ovviamente non sta a guardare. Ha destato scalpore, in particolare, la proposta di Clinton di sovvenzionare un piano titanico per la costruzione di mezzo miliardo di pannelli solari. Avete capito bene: cinquecento milioni di pannelli per un costo risibile di appena 205 miliardi di dollari, tutti a carico dei contribuenti americani. Piano che il Washington Times, fratello povero e (come spesso capita) intellettualmente onesto del Post di Bezos, ha definito come “Il più grande regalo di tutti i tempi ad una lobby industriale nella storia americana” (Washington Times, 2016). Ovviamente è solo un caso che a beneficiare di questo regalo sarebbero aziende semi-fallite come la Solar City di Elon Musk, attivo in un business, quello del solare, in crisi nerissima e fresco del fallimento del primo colosso americano, la SunEdison (Reuters 2016). Aziende che stanno casualmente contribuendo in modo molto generoso alla campagna elettorale della salvamondo in questione.

L’argomento è il solito, abbondantemente dibattuto su questo Blog, ovvero quello della decrescita felice. Quante cose più utili e vantaggiose per la comunità si potrebbero fare con quei 205 miliardi di dollari? Il grafico di seguito conferma che in realtà quella dei regali al business del solare è una consuetudine ormai consolidata negli anni: vengono infatti mostrati i sussidi in $/MWh erogati dal governo americano nel 2013 suddivisi per fonti di energia. Sorpresa delle sorprese, il solare straccia tutti, totalizzando sussidi 100 volte superiori al nucleare, e 350 volte superiori al fossile (Washington Times, 2016).

subsidies

Ma allora tutte le polemiche sui sussidi al fossile di cui si sono riempite pagine di giornali mainstream e trasmissioni come Report? Beh, si basano su un trucchetto, ovvero si parla in quei casi di valori assoluti, e non relativi. E vista l’attuale predominanza schiacciante di produzione energetica mondiale da fossile, il quadro apparente è quello di un vantaggio per la lobby maledetta dei petrolieri. Solo apparente, però. Anche perchè nella categoria dei sussidi rientrano le politiche di tanti paesi in via di sviluppo che per favorire la mobilità dei propri cittadini forniscono combustibili a prezzi di saldo. Si tratta di uno sgravio fiscale di importanza vitale per la crescita delle economie emergenti, che qualcuno vorrebbe riportare indietro all’uso del risciò per salvare i ghiacci di (da) Wadhams e, incidentalmente, aiutare le aziende in crisi degli amici, secondo il solito schema del pay-for-play, tanto popolare dalle parti dei salvamondo.

Mr. Johnes

Il quadro delineato è in sé abbastanza singolare visto che i sacerdoti, anzi, i farisei del mainstream ci convincono con un bombardamento mediatico senza precedenti che le ricette del candidato salvamondo sono a favore dei poveri e delle minoranze. Ci si chiede, infatti, in che misura possa l’americano medio giovarsi dell’acquisto di un paio di pannelli a cranio, compresi infanti e centenari. Specie in considerazione di come se la passa, il Mr. Johnes in questione.

Diamo qualche numero (Zerohedge, 2016):

  • Negli Stati Uniti il 70% della popolazione ha meno di 1,000 $ in risparmi;
  • Il 34%, invece, non ha nemmeno un dollaro da parte;
  • Un bambino ogni 5 mangia grazie ai “food stamps”, ovvero ai sussidi statali;
  • 46 milioni di americani mangiano ogni anno grazie alle mense per i poveri;
  • Più del 50% degli studenti usufruisce di sovvenzioni per accedere alle mense scolastiche;
  • Nella classifica di povertà minorile gli USA si collocano al 36o posto su 41 nazioni “ricche”;
  • Il 51% degli americani guadagna meno di 30,000$ all’anno;
  • Lo 0.1% delle famiglie americane ha un patrimonio superiore a quello totalizzato dal 90% delle altre famiglie;
  • Per il 70% degli americani “contrarre debiti è una necessità”.

A fronte di questo quadro al cospetto del quale i Miserabili di Hugo fanno la figura dei paperoni, la ricetta dei salvamondo è spendere 200 miliardi in pannelli. Per far felice qualcuno di quello 0.1% che coi pannelli ci mangia.

Distrazioni di massa

Vale la pena sottolineare che a fronte di queste tematiche di poco conto, in America si parla d’altro. Il tema centrale di questi giorni pare essere la scoperta sensazionale e scandalosa al tempo stesso che un maschio eterosessuale di bella presenza e multimiliardario ha facilità nel sedurre esemplari dell’altro sesso. Una scoperta scioccante, con tanto di video-confessione di appena 11 anni fa, e tanto più scioccante in quanto il maschio in questione è il candidato degli sfasciamondo. Scoperta da Pulitzer per la quale dobbiamo ringraziare il Washington Post, testata un tempo gloriosa, poi acquisita per un tozzo di pane dal signor Bezos, proprietario di Amazon, tra i più ricchi finanziatori della campagna elettorale di Clinton nonchè titolare di un patrimonio stimato in appena 70 miliardi di dollari.

Bezos è solo uno dei tanti multimiliardari alla guida dei colossi high-tech di Wall Street, tutti uniti nel difendere le nobili cause dell’accesso all’informazione, della libera circolazione degli esseri umani, della difesa delle minoranze, e tutti impegnati pesantemente nel sostenere la campagna della salvamondo, non solo con ricchissime donazioni ma anche con iniziative originali quali:

  • Google: taroccare gli algoritmi di ricerca per cancellare le voci dannose della reputazione (?!) di Clinton (Zerohedge 2016a)
  • Facebook: interrogarsi sull’opportunità di sabotare la campagna di Trump, forte della capacità di profilare i propri utenti anche in base alle simpatie politiche (Guardian 2016).
  • Amazon: taroccare in modo ridicolo i dati di vendita del libro della Clinton, flop editoriale senza precedenti (Breitbart 2016) e portare avanti una campagna denigratoria del candidato repubblicano attraverso il Washinton Post con una violenza e volgarità che ha pochi precedenti nella storia.

…E interessi inconfessati

I salvamondo high-tech in questione, si sono solo casualmente giovati delle politiche monetarie molto disinvolte portate avanti dai lib-dem americani negli ultimi anni a botte di quantitative easing, stampa di moneta a go-go e tassi vicini allo zero, politiche che a Wall Street sono state usate per gonfiare i corsi azionari dei titoli (e proporzionalmente il capitale dei proprietari) attraverso piani di riacquisto delle proprie azioni finanziati attraverso l’emissione di debito a interessi infimi.

Un piano a dir poco deprecabile dal punto di vista etico, visto che le aziende hanno preferito contrarre prestiti a tassi zero grazie alla benevolenza delle banche centrali per comprare le proprie azioni e gonfiarne artificialmente il valore, piuttosto che investire in ricerca, sviluppo, innovazione o nel welfare dei propri dipendenti. Il risultato è che chi era ricco si è arricchito ulteriormente attraverso le stock-options o il semplice possesso delle azioni, e senza sforzo e rischio alcuno. Chi era povero lo è diventato ancora di più, visto che in regime deflazionistico il debito già contratto subisce una rivalutazione di fatto.

Del tutto casualmente, il candidato degli sfasciamondo si propone di mettere fine alla bonanza finanziaria, all’acquisto forzoso di immondizia finanziaria da parte delle banche centrali e alla stampa di carta straccia per gonfiare titoli e stock-options dei padroni del vapore: si parla di tapering, e deleveraging, termini che fanno rizzare i (pochi) capelli in testa a Bezos e ai suoi fratelli, ma che possono aiutare Mr. Johnes ad uscire dal fosso. Insieme ad iniziative quali il ripristino del concetto di confine di Stato, una reliquia rinascimentale per i liberal, e al divieto di esportare attività produttive in paesi con minore costo della manodopera. Meglio parlare della scandalosa eterosessualità dello sfasciamondo, quindi, e del suo presunto disprezzo per minoranze, donne e chi più ne ha più ne metta. Come se le categorie in questione si fossero giovate particolarmente, degli ultimi 8 anni di dominio democratico.

Sondaggi tarocchi

Siamo, come al solito, di fronte al doppio standard e alla ipocrisia assoluta dei salvamondo: forti di patrimoni plurimiliardari i farisei del politicamente corretto convincono i Mr. Johnes, ridotti alla miseria, della necessità di votare i loro personalissimi benefattori attraverso la manipolazione dell’informazione cartacea ed elettronica. “Ché solo loro possono salvare il mondo”. Incidentalmente, però, i primi ad essere salvati sono proprio i loro patrimoni.

Se poi lo sforzo sovrumano profuso da media e social network non dovesse bastare, ci sono sempre i sondaggi. L’esperienza della Brexit, in cui il NO era stato dato in vantaggio con margine fino al 20%, e al 10% solo il giorno prima delle elezioni, non è bastata. Anzi. In queste elezioni come mai prima i sondaggi vengono piegati e utilizzati per un preciso fine politico. Gli esempi si sprecano, per chi vuole cercarli.

Mentre infatti i media globali (italiani inclusi) gridano al “vantaggio incolmabile” del candidato del mainstream, si scopre che a fronte di sondaggi inizialmente non molto favorevoli, diversi istituti hanno trovato l’uovo di Colombo: cambiare il corpo del campione intervistato. Ovvero, ipotizzare che vadano a votare molti più democratici che repubblicani. Assunzione singolare, degna del NOAA,  ma che ha avuto il merito di creare il trend favorevole alla Clinton di questi giorni, con la perla dell’ultimo sondaggio di NBC & Wall Street Journal in cui, oltre a manipolare il campione, si è pensato bene di commissionare il sondaggio stesso ad un dipendente della Clinton, beneficiato per il solo mese di Settembre con una modesta parcella di 200,000$. Siamo, di fatto, al candidato-sondaggista che interpella se stesso, con la complicità interessata dei megafoni del mainstream (Zerohedge 2016b).

..E finale già scritto

A Mr. Johnes non resta quindi che dare il suo voto al candidato suggerito calorosamente e disinteressatamente da Bezos & friends. Per il suo bene, naturalmente, ma con il sospetto che nella migliore delle ipotesi si ritroverà con un paio di pannelli sul groppone, e nella peggiore, in una terza guerra mondiale. Ché se mai l’esercito dei Mr. Johnes, in barba ai sondaggi tarocchi, dovesse voltare le spalle ai farisei del bene comune nel segreto dell’urna (che tanto segreta non è, grazie al voto elettronico), si potrà sempre incolpare un nemico straniero di aver hackerato i server elettorali. E agire di conseguenza.

È la democrazia del mainstream, bellezza: che ti piaccia o no, vince sempre il banco.

 

PS: nella foto in copertina, in senso orario, Clinton, Trump, Zuckerberg e Bezos. Al centro, Mr(s) Johnes. 

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Author: Massimo Lupicino

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27 Comments

  1. Visto che qui si parla di elezioni USA, endorsement e relativi mass-media, vorrei un parere sull’obiettività dell’informazione.

    Dopo il terzo e finalmente ultimo scontro TV Clinton-Trump, tutti i tg e le varie testate online che ho visto e letto titolano o asseriscono che Trump abbia deciso di non accettare l’eventuale vittoria di Clinton, punto. Ma ciò non corrisponde a quello che ha detto Trump, cioè: “I would decide at that time”(deciderei al momento), al condizionale. Non ha detto affatto che rifiuterà il risultato.
    Si sostiene anche che la cosa sia senza precedenti… A me non pare, mi sembra invece che proprio i dem e il loro candidato Al Gore (che dio ci scampi) abbiano tentato di ricorrere contro Bush pretendendo una riconta dei voti.

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    • …Il tutto associato a sondaggi tarocchi secondo cui Clinton avrebbe “vinto” il dibattito, clamorosamente smentiti da tutti i sondaggi online, e dai fatti, visto che dopo il terzo dibattito Trump ha riguadagnato consensi pericolosamente (per il mainstream). Dovranno inventarsi qualcosa di grosso, da qui alle elezioni, perche’ il candidato repubblicano si mostra resiliente oltre ogni aspettativa… Comunque torneremo ad occuparci di informazione presto, perche’ il tema e’ evidentemente molto caldo… 🙂

  2. @ M. Lupicino
    .
    Caro Massimo, sono completamente d’accordo con quanto scrive Limes e con le tue considerazioni al riguardo.
    Sono dell’avviso, infatti, che l’ex Segretario di Stato Usa H. R. Clinton sia impreparata in politica internazionale, nonostante tutti sostengano il contrario,. Buona parte del disastro geopolitico cui ci troviamo di fronte è stato causato dalle sue (e dell’amministrazione di cui faceva parte) scelte scellerate ed ora ne stiamo pagando le conseguenze e, forse, le pagheremo per i prossimi lustri.
    Trump dal punto di vista della politica internazionale è impreparato quanto lei se non di più ed ha contro buona parte delle cancellerie occidentali. A suo vantaggio giocano la vena populistica ed anti establishment della sua campagna, ma mi sembrano argomentazioni piuttosto deboli.
    Due sciagure, per intenderci. 🙂
    .
    In merito al GISS/NASA prendo atto della tua precisazione: di chiusura non si parlerà, sono stato un “po’” esagerato 🙂 , ma in caso di elezione di Trump qualche testa cadrà (più di una, diciamo la maggioranza). Detto in altri termini si avrà una chiusura virtuale ed un’apertura altrettanto virtuale che sarà spacciata per “rinnovamento”. Una testa che certamente cadrebbe è quella di G. Schmidt, presidente di GISS e, secondo me, è un peccato. Io la penso diversamente da lui, ma lo considero un professionista onesto ed in buona fede che non esita a definire profondamente sbagliate conclusioni di ricerche anche quando portano acqua al suo mulino. Le purghe non mi piacciono.
    Sono d’accordo con te circa il cattivo comportamento del GISS nel suo complesso nei contronti del Senato, ma non dobbiamo dimenticare che l’azione del Senato ha molto di ideologico e di politico e poco di scientifico.
    Ciao, Donato.

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    • Caro Donato, su tante cose potremo andare d’accordo, ma sul giudizio complessivo dell’azione del GISS/NASA temo proprio di no… Non gli perdono una gestione che, al di la’ di tecnicismi in cui non mi addentro perche’ non padroneggio adeguatamente la materia, si e’ sempre espressa attraverso un raffreddamento dei dati del passato (specie inizi ‘900) e un riscaldamento di quelli recenti con l’effetto di creare trend casualmente in linea con i desiderata dei dem americani. La gestione dello “hiatus” (parliamo di Karl et al.) di cui si e’ parlato tanto su questo stesso blog, a mio modesto modo di vedere e’ stata indecente. Ma il mio e’ solo un punto di vista, certamente non migliore del tuo, che di questi argomenti mastichi sicuramente piu’ di me 🙂 Tornando alla politica, per lo scenario che si sta preparando, penso che Gavin & friends possono dormire sonni tranquilli… Anzi, ci sta che ce li ritroviamo anche nel prossimo governo a stelle e strisce 😉

  3. Massimo, articolo interessante che mi vede un po’ in disaccordo su alcuni punti ed in accordo su altri: la vita è bella, però, perché è varia. 🙂
    .
    La campagna elettorale per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America non mi piace affatto o, per essere più precisi, non mi piace affatto il modo in cui ce la presentano i nostri media generalisti e non solo.
    Molti anni fa commentando le elezioni in due comuni confinanti, tra i quali il campanilismo era molto acceso, si diceva che in uno, durante i comizi si brandivano capi di lingerie femminile per distruggere la credibilità dell’avversario, nell’altro si promettevano posti di lavoro e favori vari.
    La campagna elettorale americana assomiglia a quella del primo comune: Trump sessista e molestatore, Clinton moglie di un molestatore seriale. Il 70% dei servizi giornalistici è basato su questo squallore, il 20% sulle tasse non pagate da Trump, sulle sue disavventure legali e sulle e-mail che l’allora Segretario di Stato USA, H. R. Clinton, avventatamente archiviò in un server privato da cui furono hackerate dai soliti cacciatori di segreti. Dulcis in fundo, il restante 10% della campagna elettorale verte sui programmi di politica interna e, soprattutto, internazionale, dei due candidati.
    Premetto che giudico i due candidati allo scranno più importante del pianeta, del tutto inidonei a svolgere questo ruolo estremamente delicato e, se dovessi votare per uno di loro, sarei in grande, grandissima difficoltà: forse non andrei proprio a votare anche perché gli altri due candidati indipendenti (di cui sui media generalisti non si parla mai o quasi mai) non sono migliori dei due principali antagonisti.
    Gli elettori USA dovranno scegliere il meno peggio e sarà una scelta ardua.
    .
    Per tornare agli argomenti più consoni al blog che ci ospita, vorrei ricordare che in occasione delle precedenti elezioni del Presidente USA, era consuetudine che i due candidati rispondessero ad una serie di domande poste da direttori di riviste scientifiche su argomenti legati al mondo della ricerca in generale. Non mancavano, ovviamente, domande legate ad argomenti ambientali e “climatici”: in questo caso non ho visto in giro niente di simile. Nel tuo articolo scrivi che in caso di vittoria di Trump il GISS rischia di sparire. La sua unica speranza di sopravvivenza è una vittoria di Clinton. Chiudere il GISS sarebbe un errore clamoroso in quanto è uno dei principali centri di ricerca mondiali in campo climatologico: chiuderlo perché i ricercatori non la pensano come il mainstream repubblicano sarebbe una iattura. La ricerca non va né censurata, né piegata alle richieste di questa o quella parte, di questo o di quel mainstream.
    .
    Per quel che riguarda il “salvamondismo” dei democratici c’è poco da obiettare: ci credono fermamente in quanto è nato da quelle parti. Che poi qualcuno ci speculi sopra dal punto di vista economico e finanziario non ci piove: accade in ogni circostanza, dalla ricostruzione dopo una catastrofe, al salvataggio del mondo. E’ la natura umana. Con il fossile ci hanno guadagnato alcuni, con le rinnovabili altri (in qualche caso gli stessi 🙂 ), con il nucleare altri ancora (in qualche caso gli stessi). Che non si vedano novità all’orizzonte lo si può constatare anche considerando che la famiglia Obama è stata da sempre impegnata in prima linea contro l’impronta ecologica, a favore della decrescita felice e delle posizioni ambientaliste più estreme. Mi ricordo che in occasione del suo insediamento alla Casa Bianca, la signora Obama fece estirpare alcuni roseti per piantare un orto, giusto per fare un esempio.
    .
    In merito all’utilizzo alternativo dei fondi destinati alle rinnovabili, mi faccio poche illusioni. All’americano medio arriverebbe in ogni caso poca roba: cambierebbe solo la destinazione del flusso di denaro pubblico, per cui al signor Johnes interessa tanto poco quanto niente. Questo credo che sia uno dei motivi per cui il dibattito climatico e quelli ad esso connesso, come, per esempio, il dibattito energetico, non riescono a far breccia tra il grande pubblico, a meno che non si sviluppi in occasione di una tragedia apocalittica come Fukushima che evochi paure ancestrali nel cittadino comune.
    .
    Comunque vadano a finire le elezioni negli USA, per noi le cose non si prospettano in modo positivo. L’iper-liberismo e l’interventismo che traspare dagli interventi della Clinton potrebbero avere conseguenze nefaste sia dal punto di vista economico che geopolitico. Per come si stanno mettendo le cose si rischia seriamente un confronto con Russia e Cina in quanto nella mente di qualcuno dello staff clintoniano pare si stia facendo strada l’idea che un confronto con la Russia potrebbe essere vinto a causa delle cattive condizioni macro-economiche in cui essa versa.
    Dall’altro lato potremmo trovarci di fronte ad un isolazionismo estremo che sarebbe altrettanto pernicioso. Ufficialmente Trump non sembra disdegnare un riavvicinamento con Mosca. In diverse occasioni ha espresso ammirazione per Putin: più che per l’uomo per i suoi metodi, secondo me 🙂 . Ciò che preoccupa è, però, l’imprevedibilità del vulcanico candidato.
    Mah? Che Dio ce la mandi buona! 🙂
    Ciao, Donato.

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    • Caro Donato, in realta’ direi che siamo d’accordo sulla maggioranza dei punti che hai citato, con una precisazione, ovvero che non credo affatto che con una eventuale vittoria di Trump il GISS chiuderebbe, anzi. Penso al contrario che ci sarebbe un sano (per una volta) spoil sistem, con un turnover di cervelli che farebbe solo bene alla causa della scienza. In fondo, gli attuali componenti del GISS/NASA sono completamente screditati nel momento in cui il senato americano e’ letteralmente spaccato tra repubblicani che li accusano di essere dei truffatori e democratici che li difendono a spada tratta. La cosa piu’ offensiva, nella gestione dell’indagine in questione, e’ che gli scienziati in questione si sono rifiutati di consegnare le loro mail su esplicita richiesta (“subpoena”) del senato americano. Se davvero di scienza si tratta, e non di tarocco a fini politici, perche’ dovrebbero trincerarsi dietro il “segreto di ufficio”? Mettano il loro server a disposizione di chi conduce le indagini, se davvero non hanno niente da nascondere.

      Per il resto, mi piace citare il commento di un esperto di geopolitica italiano che scrive su Limes, gruppo Espresso, giusto per la precisione, e che in sintesi sostiene “Trump forse non e’ il candidato migliore per gli interessi degli americani, per via del suo isolazionismo. Ma Clinton e’ di gran lunga una sciagura certa per l’Europa, a causa della sua russofobia e del suo interventismo militare che in tanti casi ha prodotto disastri geopolitici di cui ancora paghiamo le conseguenze”. Ecco, credo che il succo sia tutto li’. E’ chiaro a tutti, in Europa, che Clinton sarebbe una sciagura per i nostri interessi, ma al contempo le beghe di politica interna e il fiorire di partiti anti-sistema spinge i media e la politichetta locale a stringersi attorno a Clinton per paura di una legittimazione delle forze anti-sistema su scala mondiale, cosa che avverrebbe con l’elezione di Trump. Un cortocircuito tra interessi di bottega nazionali e risvolti geopolitici su scala mondiale. Non stupisce che in tanti casi gli interessi di bottega prevalgano.

      Basta guardare in casa dem americana, del resto, dove per sviare l’attenzione dagli scandali innumerevoli sulla candidata liberal non si esita a rischiare un incidente catastrofico con la Russia. Per meri interessi di bottega, appunto. E’ un periodo storico difficile, c’e’ da augurarsi che si metta un limite all’autolesionismo, anche se visto il comportamento degli attori in gioco, questa appare una speranza e nient’altro.

  4. Nessuno è entusiasta di Trump. Ma in questo caso siamo veramente messi di fronte ad una scelta binaria, non è una fallacia logica di falsa dicotomia. Quindi o Trump o Clinton. Trump è un disastro probabile, Clinton una catastrofe sicura. Un disastro è inferiore di magnitudine ad una catastrofe, una probabilità di danno è meno peggio di una certezza di danno. Rallentare la costante discesa verso il basso è almeno un palliativo, nella speranza che nel frattempo succeda qualcosa.

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    • Amen

  5. Ogni volta che leggo i post del dott. Lupicino hanno l’effetto come quello di ricevere un bel ceffone, e, poi come se ci fosse una voce che dice: ” ‘a Fra svejate che la guera non è finita ma stà pe arivà”. ( perdonate il romanesco!)
    Le cose stanno sicuramente come da Lui descritte… che dire… speriamo che vinca il “porcaccione” così, forse, evitiamo la terza guerra mondiale… perlomeno.
    Franco

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    • Caro Franco, allora lo scopo e’ raggiunto in pieno. Dopo lo schiaffo uno puo’ decidere di tornare a guardare i tg nazionali e leggere i soliti quotidiani, oppure puo’ cercare qualcosa di diverso, in rete…magari partendo da alcuni dei link incorporati nell’articolo… Siamo liberi di scavare sotto la crosta del mainstream per trovare quello che non ci vogliono dire. Finche’ internet esiste nello stato attuale, abbiamo una liberta’ e un potere che 20 anni fa avremmo solo potuto sognare. Finche’ questo potere non ci viene tolto, faremmo bene ad usarlo. Alla fine della fiera, continuare a leggere su internet gli stessi quotidiani cartacei che leggevamo 20 anni fa, e che 20 anni fa erano unica fonte di informazione, e’ un po’ come usare un PC di ultimissima generazione per giocare a dama o scrivere su un foglio di carta virtuale. Si puo’ fare di piu’, canterebbe Tozzi 😀

  6. ottimo commento. Raramente ho letto un endorsement così diretto e sfacciato!. Quindi anche il WSJ appartiene al mainstream? Ma chi avrebbe mai pensato che le maggiori mutinazionali ht avessero nel piano industriale anche l’obiettivo di rovinarci tutti….Deve trattarsi del solito complotto plutomassinicogiudaico!
    O forse ho interpretato male, non ho capito, si tratta di burlesque? O il ‘Lupicino’ (che tristezza..) ha bisogno di ferie?

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    • Matteo, temo ci sia un equivoco. Perché il WSJ dovrebbe esserne fuori? È una testata altamente rappresentativa e non c’è proprio niente di male ad appartenere al mainstream che, diversamente, non sarebbe ‘main’. È solo che non capisco come mai, tutti quelli che vi si riconoscono tendano poi a negare di farne parte. Anzi, a negarne proprio l’esistenza. Su, dai, ci vuole un po’ di coraggio nel sostenere le proprie opinioni, non si può sperare sempre di farla franca perché si sta dalla parte dei buoni.
      gg

    • Endorsement? Matteo, mi fai troppo importante! 🙂 E comunque di endorsement su clinton ne trovi una cascata infinita sulla stampa nostrana, per cui non si capisce il motivo del tuo sconforto. Comunque WSJ = Wall Street Journal. Il giorno in cui Wall Street diventa anti-mainstream svegliami per favore. Non mi perderei lo spettacolo per nulla al mondo 🙂

    • Solo per chiarezza, il WSJ è il megafono di un certo tipo di mainstream che su temi ambientali e climatici è molto vicino a voi. In quanto alla Clinton, se voi preferite esser governati da pagliacci dementi come Trump, tanti auguri

    • Ma chi è voi? È possibile fare un discorso senza che arrivi qualcuno ad appiccicare etichette?
      gg

    • Matteo12 ragiona solo per schemi preconfezionati, ma non capisce che ormai sono saltati. Avrebbe potuto benissimo scrivere che “Il Foglio ha posizioni su temi ambientali e climatici molti vicini a voi” (*); ma che l’ex direttore Ferrara sta facendo ripetuti endorsement alla Clinton…

      (*) Ho detto che avrebbe potuto scriverlo, non che la frase avrebbe avuto un senso…

    • Pagliacci e dementi sono al governo qui (senza essere eletti dai dementi)

  7. Mi attendo anche il Suo pensiero relativamente al prossimo referendum del 4 dicembre, magari in più parti.
    Per quanto riguarda invece questo argomento Clinton è palese sia il Male, ma quello che sorprende è che nessuno interpreta un pensiero a vantaggio di Mr. Johnes, direi che anche se vince Trump vince la dittatura camuffata da democrazia, il Male minore, ma sempre Male per Mr. Johnes…

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    • Alessandro, benché la tentazione sia forte, penso proprio che non ospiterò opinioni sul prossimo appuntamento referendario, neanche se in chiave climatica o meteorologica. E questo perché anche se ci sarebbe molto da dire, ci sono delle regole da rispettare inderogabilmente. Chi legge queste pagine da un po’ le conosce.
      gg

    • Alessandro, solo per completare il pensiero espresso chiaramente da Guido, nel manifesto e’ scritto chiaramente che si parlera’ di politica internazionale, ma non italiana ( http://www.climatemonitor.it/?p=41420 ) 😉 Innanzitutto perche’ c’e’ gia’ abbondanza di materiale polemico in circolazione per entrare in una mischia che non ci interessa, in secondo luogo perche’ le elezioni americane per un Paese come il nostro, contano 1000 volte di piu’ di qualsiasi elezione politica nazionale. E lo vedi dall’accanimento sanguinoso con cui i nostri giornali attaccano Trump, come se si votasse in italia, e non in america. Terzo, e forse piu’ importante motivo, climatemonitor e’ un blog di climatologia e il prossimo referendum non ha francamente contenuti che si possano mettere (direttamente) in relazione con il clima, a differenza del referendum sulle trivelle, in cui l’argomento energetico era molto rilevante. A dirla tutta, non ho nemmeno un’idea chiara su come votare… Penso che sia un bene avere una costituzione che dia piu’ poteri a chi governa, a patto che chi governa dimostri di saperli esercitare, quei poteri. Ecco, e’ proprio questo, il dilemma che mi mette in crisi…

  8. Ho in mente di scrivere un romanzo… Che ve ne pare di 2084?

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  9. Ogni epoca ha la sua religione dominante appoggiata e favorita da chi già comanda o sta in procinto di scalare il potere. Qui in Occidente da oltre un decennio ormai è l’ “Ambientalismo”, con la giusta dose di sacrifici per “un bene superiore” chiesti e/o imposti alle popolazioni e con la sua schiera di “santi” o “santoni” che operano illuminati dall’alto. Prima o poi passerà. La Terra per fortuna non è così tanto incline a seguire questa o quella religione. La Natura stessa infine contraddirà chi pontifica a suo nome.

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    • Il bello, caro virgilio, e’ che gli “ambientalisti” in questione si vantano in campagna elettorale di essere pronti a lanciare il “first strike” nucleare per primi. Gli stessi che predicano la religione del pannello pensano che si possa ragionare di una guerra nucleare contro russia e cina, con buone possibilita’ di vincerla. Forse piu’ che la natura, rischia di prevalere il concetto di selezione naturale.

  10. Ottimo intervento, che sottoscrivo in tutto e per tutto. Ringrazio l’autore per aver contribuito dal punto di vista di questo sito (meteo-climatico), come molti altri nei rispettivi campi d’interesse, alla divulgazione di informazioni altrimenti oscurate o distorte dalla stampa mainstream – che con parola meno gentile definirei “di regime”.
    Speriamo davvero che la gente comune in America si svegli e smentisca con la vera democrazia la vulgata progressista, come hanno fatto i cugini inglesi votando la tanto vituperata brexit. Non che mi interessi molto, sapete: ne va solo del futuro del mondo e dei nostri figli.

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    • Grazie Alessandro. Nessuno si illuda di avere la verita’ in tasca, a partire dal sottoscritto. Con questi articoli provo solo ad aprire degli squarci nel panorama monocolore dell’informazione italiana, e mainstream in generale. Anche per questo mi piace usare i riferimenti “bibliografici”. Chi e’ interessato a sentire una campana diversa da quella assordante del mainstream e’ libero di farlo. Altrimenti le opportunita’ per sentir dire che trump e’ hitler, clinton e’ preparata, putin un dittatore sanguinario e il global warming il problema piu’ grave del mondo, sono praticamente ovunque. A ognuno e’ data la liberta’ di andarsi a cercare le informazioni sotto la crosta di propaganda del mainstream. Fintanto che internet non e’ censurata, cosa che oggi appare scontata, ma domani potrebbe non esserlo affatto.

  11. MASSIMO LUPICINO FOR PRESIDENT!

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