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Un po’ di pragmatismo

I modelli di simulazione climatica esistono, gli scenari su cui si basano pure, questa è una realtà che oltretutto, pur con tutte le critiche che anche qui su CM abbiamo spesso sollevato, rappresenta lo stato dell’arte della conoscenza del sistema clima. Nel tempo si spera che questi possano diventare il più possibile olistici, ovvero meno educati a tener conto solo di aspetti specifici, arrivando ad essere capaci di vedere il sistema nella sua interezza, riuscendo a tradurre in realtà ciò che oggi è a tutti gli effetti un tentativo di simulazione, spesso anche poco fortunato.

Nel frattempo sia per volontà politica, sia per convenienza di massimi sistemi, sia per il comune sentire, che è poi quello su cui normalmente si lavora per nutrire le prime due, comunque vanno avanti i negoziati ed i tentativi di giungere ad un accordo che raccolga misure atte alla mitigazione dell’impatto antropico sull’evoluzione del clima. Molte di queste saranno forse inutili e scientificamente deboli come quelle stabilite per il primo di questi accordi, ma, nella speranza che agendo con scarso o nullo successo sul clima si riesca a fare qualcosa di comunque utile per l’ambiente, stiamo a guardare.

In questo quadro, più che le fumose -non a caso- ed apocalittiche prospettive di cui si sente parlare ora questo, ora quell’altro leader o portavoce di leader, può tornare utile l’approccio che ha tentato questo team di modellisti, mettendo a punto un sistema  semplice semplice per valutare in modo quasi immediato gli effetti di eventuali interventi di mitigazione. Messa così sembra una modellizzazione al quadrato, in realtà, pur non essendo scevro da tutte le perplessità in materia di simulazione del sistema che non starò qui a ripetere, questo approccio ha il privilegio di essere sincero. Perchè? Per la semplice ragione che ha lo scopo dichiarato di essere di ausilio alle decisioni politiche, come ogni strumento analogo che provi a simulare uno qualunque dei campi di applicazione del nostro vivere e sapere.

Nessun anatema, nessuna catastrofe annunciata, dato che queste i modelli non le hanno mai previste, ma sono piuttosto state derivate in modo spesso soggettivo da chi ne valuta gli output. Semplicemente uno strumento di valutazione delle decisioni, un sistema di misura delle azioni, senza nulla aggiungere o togliere all’utilità o meno delle stesse, che è una discussione che dovrebbe avvenire ad un altro livello. Chissà, forse un oggetto del genere potrebbe anche contribuire a disinquinare l’ambiente scientifico dalle “infiltrazioni” mediatiche e politiche, facendolo tornare al proprio ruolo di mero fornitore di informazioni. Insomma, una specie di filtro tra due mondi che interagendo forse un po’ troppo, più che progredire sembrano aver arrestato il loro cammino.

 

NB: questa notizia l’ho trovata su “Oca sapiens ” il Blog di Sylvie Coyaud, grazie ad una segnalazione di Maurizio Morabito . Invece qui  ne hanno parlato anche su Nature News.

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