La strana etica degli anti-eretici

Posted on 1 ottobre 2009
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La blogosfera climatica è in fermento per non dire in subbuglio ma solo da una parte, quella degli scettici. Dall’altra parte tutto tace. Per spiegarvi perchè devo prima far ricorso ai titoli dei vari post pubblicati in questi giorni in giro per il mondo.

Ma il migliore di tutti è sempre lui, Steve McIntyre, che comincia così il suo post: The […] image below is, in my opinion, one of the most disquieting images ever presented at Climate Audit. Che poi è il suo blog.

Allora, che succede? Molto semplice, dopo circa una decina d’anni di tentativi McIntyre è finalmente entrato in possesso dei proxy su cui si basano le ricostruzioni delle temperature del XX° secolo per la penisola di Yamal, in Russia, impiegati in Briffa et al. 2000. Informazioni ingiustamente negate al pubblico nonostante siano state impiegate in una serie di lavori di ricostruzione fondamentali, su cui si sono poi basate decine e decine di pubblicazioni, fino all’incontro con la policy di una rivista specializzata che non ha voluto sentire ragioni e ne ha obbligato la pubblicazione.

Perchè quella ricostruzione è così importante? Perchè dopo la caduta in disgrazia dell’Hockey Stick originale, si è sentito un forte bisogno di un altra ricostruzione che ne replicasse l’andamento, pur essendone indipendente.

E così la pubblicazione di Briffa che sanciva inesorabilmente che il 1998 è stato l’anno più caldo del millennio, come eggli stesso ebbe a dichiarare, assurgeva a dogma climatico di rilevanza mondiale.  Peccato che per metterla a punto sia stata usata soltanto una parte dei dati disponibili. Il più classico dei casi di cherry picking. Problemi di selezione dei campioni? Forse, ma allora perchè non dirlo, rendendo note le proprie scelte? Perchè rifiutare per anni di rendere pubblici i dati contravvenendo a tutte le regole deontologiche del sistema, comprese quelle più elementari di condivisione delle informazioni, spesso con la benevolenza, per non chiamarla complicità, ora di questa ora di quella rivista scientifica?

Questo è quanto esce fuori dal confronto tra il dataset impiegato da Briffa e validato dal CRU, che contiene appena 12 campioni, e quello completo, che di campioni ne contiene 34. Non c’è più traccia di riscaldamento.

E questo è quello che viene fuori usandoli entrambi. Giustamente il risultato si colloca a metà, perchè crescendo il numero di campioni si abbassa il rischio bias, cosa che chi ha fatto la ricostruzione porbabilmente sa benissimo.  Nonostante ciò questa scelta quantomeno dubbia.

Se qualcuno di voi avesse ancora qualche dubbio sul fatto che tutto ciò abbia potuto condizionare tutto il dibattito sul clima degli ultimi anni, può dare un’occhiata a quest’altro post  di McIntyre, dove spiega come questo sparuto e cherry picked dataset sia dietro quasi tutte le ricostruzioni del famoso grafico spaghetti, cioè quello che lo stesso IPCC ha impiegato nel 4AR, indicandolo come una ricostruzione multi-proxy.

 

 

Keith Briffa è, come detto, lead author dell’IPCC e scienziato di punta del Working Group I, quello che si occupa di indagare le basi scientifiche dei Report del panel. Il CRU è da sempre in prima linea nelle questioni climatiche, riceve e impiega valanghe di soldi nelle proprie attività di ricerca, specie da quando il cambiamento climatico è stato fatto diventare un’emergenza di respiro globale. Anzi, potremmo dire che come istituzione è nata proprio per questo, per dirla con Jennifer Marhoasy come minimo devono fornire qualche spiegazione circa l’aver prestato scarsa attenzione alla gestione ed all’origine dei dati che hanno impiegato.

Ora ditemi voi, secondo l’etica della scienza, chi è eretico, chi da anni non crede a questo metodo “superficiale” o chi ha scientemente piegato le informazioni al proprio scopo, preoccupandosi di custodire gelosamente le prove delle proprie malefatte? Ora la domanda nasce spontanea: riusciranno i nostri eroi a generare un’altra mazza da hockey prima del cop15 di Copenhagen, o faranno finta di niente come sta accadendo ora riproponendo la stessa? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano su RealClimate , l’avamposto del catastrofismo, dove si preoccupano sempre di spiegare al volgo quale sapienza scientifica si celi dietro questi capolavori.

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20 Replies to "La strana etica degli anti-eretici"

  • Giovanni Pellegrini
    1 ottobre 2009 (16:40)
    Reply

    Wow “RealClimate , l’avamposto del catastrofismo[…]”

    Come dire “Climate Audit , l’avamposto del negazionismo”, cosa che per altro non mi permetterei mai di dire… parole un po’ forti comunque…

    Al di la di questo, la questione, includendo i caveat riguardo i metodi statistici utilizzati (CPS), meriterebbe una risposta da parte degli autori delle ricostruzioni, per esempio capendo perchè è stato utilizzata quella serie mentre altre sono state escluse. è utile notare comunque che PNAS-Mann2008 ottiene gli stessi risultati anche escludendo i tree ring, almeno cosi si legge il suo abstract:

    “Recent warmth appears anomalous for at least the past 1,300 years whether or not tree-ring data are used. If tree-ring data are used, the conclusion can be extended to at least the past 1,700 years, but with additional strong caveats”

    Attendiamo sviluppi. Cordiali saluti.

    Giovanni Pellegrini

    • Guido Guidi
      1 ottobre 2009 (20:45)
      Reply

      Forse sì, sono aprole forti, ma non credo che nessuno se la possa prendere se per una volta si usa lo stesso metro di misura della controparte (che poi non considero tale).
      Comunque RealClimate è stato messo su per sostenere le tesi che alimentano la teoria della deriva catastrofica del clima. Se avranno ragione, le mie non saranno parole forti ma previsioni corrette, come le loro ovviamente. Se avranno torto, sarà il minimo che si sentiranno dire. E’ un problema semantico tutto sommato. ;-)
      gg

    • Claudio Gravina
      1 ottobre 2009 (20:45)
      Reply

      Come dire “Climate Audit , l’avamposto del negazionismo”, cosa che per altro non mi permetterei mai di dire… parole un po’ forti comunque…

      No, infatti, perchè è CM l’avamposto del negazionismo: termine che i serristi utilizzano senza alcuna remora… da sempre.

      Tra l’altro se lei andasse a leggere la tempesta che si è scatenata sulla blogosfera e non solo, si renderebbe conto che la posizione espressa su CM da Guidi è la più pacata.

      Riguardo le risposte. Interessante la prima, peccato che non significhi nulla. Sulla seconda, approfondiamo anche noi.

      CG

  • Giovanni Pellegrini
    1 ottobre 2009 (17:50)
    Reply

    Cominciano ad arrivare le risposte:

    1) http://www.realclimate.org/index.php/archives/2009/09/hey-ya-mal/

    e dal diretto interessato

    2) http://www.cru.uea.ac.uk/cru/people/briffa/yamal2000/

    adesso le leggo.

    Cordiali Saluti

    Giovanni Pellegrini

    • Guido Guidi
      1 ottobre 2009 (20:46)
      Reply

      Grazie, facci sapere, così proseguiamo la discussione. Appena posso le leggo anche io.
      gg

  • Claudio Gravina
    1 ottobre 2009 (20:51)
    Reply

    Tra l’altro, lo dico a titolo personale, questa volta spero che McIntyre si stia sbagliando. Perchè se avesse ragione, dico, se avesse ragione, l’hockey stick diventerebbe immediatamente un argomento da oratorio, confronto alla tempesta che monterebbe in seguito a questo nuovo debunking.

    Peraltro leggendo bene gli articoli di McIntyre, questi scagiona parzialmente Briffa, o meglio più correttamente individua un concorso di colpa tra quest’ultimo e i due scienziati russi che hanno eseguito i carotaggi.

    CG

  • Giovanni Pellegrini
    2 ottobre 2009 (13:52)
    Reply

    Questo passaggio non l’avevo notato: “chi ha scientemente piegato le informazioni al proprio scopo, preoccupandosi di custodire gelosamente le prove delle proprie malefatte”

    non capisco,chi è il soggetto di questa frase? Politici? Scienziati e più specificamente briffa? La comunità scientifica tutta? Potresete essere più precisi? E quali sono, più precisamente, le malefatte. Confesso che trovo questo post un po’ sopra le righe.

    Cordiali Saluti

    Giovanni Pellegrini

  • Claudio Costa
    2 ottobre 2009 (14:54)
    Reply

    Sul grafico di Briffa 200 inserito nel multigrafico del IPCC 2007 c’è stata una critica aspra, di Gerd Bürger: un rifiuto categorico del lavoro, sia per metodi sia per risultati

    http://www.sciencemag.org/cgi/content/full/316/5833/1844a
    Gerd Bürger Comment on “The Spatial Extent of 20th-Century Warmth in the Context of the Past 1200 Years” Science 29 June 2007:Vol. 316. no. 5833, p. 1844DOI: 10.1126/science.1140982

    “Ora la domanda nasce spontanea: riusciranno i nostri eroi a generare un’altra mazza da hockey prima del cop15 di Copenhagen,”

    Gia fatto! Kaufman 2009 (è solo per l’artico però)
    qua un mio commento:

    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=954

    L’hockey stick è come l’aglio: si ripropone

  • Giovanni Pellegrini
    2 ottobre 2009 (16:14)
    Reply

    Includo la risposta di Briffa al commento di Burger che, per errore, Costa si è scordato di linkare

    Response to Comment on “The Spatial Extent of 20th-Century Warmth in the Context of the Past 1200 Years” Timothy J. Osborn and Keith R. Briffa (29 June 2007)
    http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/sci;316/5833/1844b

    Cordiali Saluti

    Giovanni Pellegrini

  • Briffa vs McIntyre, tutti in mezzo al guado | Climate Monitor
    2 ottobre 2009 (16:23)
    Reply

    […] anche “La strana etica degli anti-eretici“ AKPC_IDS += "4352,";Popularity: unranked Ti è piaciuto l'articolo? […]

  • Giovanni Pellegrini
    2 ottobre 2009 (23:09)
    Reply

    Ringrazio Claudio Costa per i link a climateaudit e a quell’altro sito. Per quel che posso capire non riguardano il merito del commento, ne della risposta al commento. Comunque sia, attendiamo gli sviluppi…e magari spostiamo i commenti sul post successivo.

    Cordiali Saluti

    Giovanni Pellegrini

    • Claudio Costa
      2 ottobre 2009 (23:50)
      Reply

      Il primo

      http://www.climateaudit.org/?p=540

      contesta Briffa per il dato sugli urali

      Cito:
      in connection with Briffa’s switch of the Yamal series for the Polar Urals series in 2000

      il secondo

      http://www.climateaudit.org/?p=2960

      è sulla revisione da parte dell’IPCC anche di Briffa

      cito: the deletion of the inconvenient post-1960 Briffa reconstruction results

      Il terzo è sbagliato, si apre su una pagina generale (banale) ma non c’è nulla su Briffa, non so perchè l’ho archiviata come critica a Briffa di Gray o ho sbagliato o non mi ha preso il link

      Scusa

  • Il Puzzle della Temperatura | Climate Monitor
    21 ottobre 2009 (08:03)
    Reply

    […] proxy, cioè sono prossimi e non uguali alla temperatura. La recente polemica (ne abbiamo parlato qui  e qui ) esplosa nella blogosfera tra lo statistico Steve McIntyre ed il climatologo Keith Briffa […]

  • Duepassi
    27 dicembre 2009 (21:57)
    Reply

    La parabola delle buone ciliegie

    In quel tempo il buon raccoglitore di ciliegie predicava ad ogni uomo che doveva pentirsi ed abbandonare ogni cosa, perché, per sua colpa, le ciliegie stavano diventando sempre più grosse, e questo, diceva, è un gran male.
    I soliti negazionisti sostenevano che non era vero, e che comunque meglio grosse ciliegie, che ciliegie troppo piccole, ma il buon raccoglitore li additava come eretici, e scagliava parole di fuoco contro di essi.
    E così nessuno li ascoltava.
    Arrivato in un villaggio, un personaggio di nome Boffino gli disse
    – Buon raccoglitore, quello che dici è la verità, ed è la sola verità.
    Però sono andato al mercato a comprare le ciliegie, e mia moglie, quella negazionista, ha negato che fossero più grandi dell’anno passato. Come posso fare a convincerla ? –
    – Fa come me, raccogli solo le più grosse, e tua moglie non potrà negare l’evidenza –
    – A dir la verità, maestro, ci avevo già pensato, ma il fruttivendolo, un vile negazionista anche lui, me l’ha impedito –
    – Allora fa come me, mentre torni a casa, butta via le ciliegie piccole e conserva solo le più grosse. Così potrai dimostrare che la Scienza non mente, e le ciliegie sono davvero più grosse. –
    – Ma se rimanessero solo poche ciliegie ? –
    – Che t’importa ? L’ultima volta ne ho comprate da un fruttivendolo russo 34, ho buttato via quelle che non mi convenivano, e ne ho lasciate solo 12.
    Ma con quelle sono diventato ricco e famoso. –

    Parola di Shelburn.

  • Duepassi
    27 dicembre 2009 (22:47)
    Reply

    Dato che la pagina inglese non parlava del clima, sono andato a vedere quella russa

    da:
    http://ru.wikipedia.org/wiki/%D0%AF%D0%BC%D0%B0%D0%BB
    Климат
    На Ямале распространен субарктический, а на севере — арктический климат. Средние температуры января составляют от −23 до −27 градусов по шкале Цельсия, июля — от +3 до +9. Количество осадков невелико: около 400 мм/год. Толщина снежного покрова составляет в среднем 50 см.
    Clima
    Il clima nella (penisola) di Yamal è diffusamente subartico, e nel nord artico. Le temperature medie di gennaio vanno da -23 a -27 gradi della scala Celsius, di luglio da +3 a +9.
    La quantità delle precipitazioni atmosferiche non è grande: circa 400 mm/anno.
    Lo spessore del manto di neve è mediamente di 50 cm.

    …insomma, un clima freddino.
    Mi è venuto di pensare che quelle zone dovrebbero subire di più il riscaldamento globale, a causa anche dell’albedo, che dovrebbe mediamente diminuire. Meno giorni di neve, albedo minore.
    Sbaglio ?
    Insomma, non è strano che si debbano scartare 22 dataset su 34 ?
    La cosa mi puzza. Niente niente non sarà un indizio che il riscaldamento globale sia minore di quello che vogliono farci credere ?
    (Naturalmente, le mie sono solo idee da incompetente, forse ingenue.)

    Secondo me.


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