Evento Stratosferico Estremo Warm

Ci siamo! In questi giorni si sta compiendo quanto era nelle attese fin da inizio stagione, anzi la realtà sta superando perfino le stesse attese per l’attuazione di questo MMW di tipo split. Inutile fare tante chiacchiere per cui chi volesse ricostruire l’intera storia può rileggere i vari articoli che si cono succeduti nel corso di questa stagione. A me preme solo sottolineare come sia stata pefettamente identificata, fin dal primo articolo, la dinamica che avrebbe portato all’evento in questione e, soprattutto, aver spiegato in tempi per così dire non sospetti nell’ultimo articolo pubblicato su questo argomento i motivi del ritardo che gli eventi hanno avuto rispetto ai tempi inizialmente individuati.

Detto questo, è oggi nelle mappe quanto di più stratordinario la natura sia in grado di sviluppare seguendo precise dinamiche che, sottolineo ancora una volta, hanno periodi di gestazione molto lunghi, dell’ordine di mesi. Identificare con precisione i tempi con cui si realizzano questi eventi è al momento l’aspetto più complesso, poiché si rientra inevitabilmente in un contesto di valutazione medio-statistico al netto di eventi che possono allungare, come questo anno, o abbreviare o più fortunosamente allineare i fatti alle attese statistiche.

Volendo sentitizzare all’osso la descrizione della dinamica che ha portato all’MMW split evidenzierò solo alcuni passaggi salienti riassumibli così:

  1. Individuazione di un pattern troposferico prevalente medio invernale a tre onde (vedi figure 1 e 2);
  2. Sviluppo e posizione media della convezione equatoriale, MJO (vedi figure 4 e 5);
  3. Sviluppo del simil Canadian Warming di fine 2017 (fase chiave poiché innescata da una dinamica troposferica non propriamente incisiva in risposta ai pregressi movimenti stratosferici che ha poi spostato temporalmente in avanti gli eventi successivi).

Prima di addentrarci un po’ di più nel merito della questione vorrei spendere poche righe di valutazione per lo sperimentale indice SEI, risultato decisivo per la determinazione dei passaggi importanti di questa stagione invernale in relazione a quanto visto fin qui. Possiamo dire che senza l’ausilio di questo indice la valutazione dei vari eventi con l’utilizzo del solo indice NAM10hPa avrebbe non poco condizionato l’interpetazione con susseguenti possibili errori di valutazione. A questo punto vorrei ancora sottolineare che gli eventi estremi sono condizioni particolari e non comuni a tutte le stagioni invernali in cui la troposfera e la stratosfera entrano in condizione di risonanza amplificando nella successione S-T (Stratosfera-Troposfera) dell’intera dinamica i regimi troposferici già esistenti così da imprimerne una persistenza, come bene individuato in letteratura. Quindi a mio avviso era essenziale individuare un indice che sapesse inerpretare tali situazioni; a quanto pare il SEI ha ottimamente risposto a queste attese motivo per ritengo che possa essere di qui in avanti largamente impiegato.

La figura 1 esprime la disposizione media del geopotenziale alla quota isobarica di 500hPa dal 1 dicembre 2017 al 9 febbraio 2018, ultima data disponibile al momento della scrittura di questa articolo. Si nota molto bene la circolazione a tre onde e in figura 2 è stata sovraimpressa la linea media espressione della circolazione prevista indicata nel primo articolo. L’interpretazione dei segnali a partire dalla tarda estate è stata quasi pefetta, vista la altrettanto quasi perfetta sovrapponibilità delle curve.

Questo schema è supportato da una media convezione equatoriale ben precisa e anche questa descritta nel primo articolo.

La figura 4 riporta quanto era stato previsto circa la posizione media della convezione equatoriale e la figura 5 pone come sfondo la variabile OLR (Outgoing Longvawe Radiation) riscontrata fin qui dal primo dicembre scorso. Le aree con colori freddi indicano scarsa o assente nuvolosità mentre le aree contrassegnate dai colori più caldi corrispondono alle zone con presenza di diffusa novulosità che per l’area equatoriale corrisponde alla presenza dell’attività convettiva. Si nota chiaramente come la configurazione media prevista corrisponda piuttosto bene con l’impianto realmente verificatosi.

Il simil Canadian Warming direi che ha altresì giocato un ruolo determinante. Senza la dinamica che lo ha portato a compimento non sarebbe avvenuta la successiva fase fino al MMW. Infatti vediamo il suolo ruolo da attore principale.

Abbiamo visto dalla figura 1 la circolazione media a tre onde tra il 1 dicembre e il 9 febbraio ultimo scorso. Dal grafico in figura 3, degli indici NAM10hPa e SEI, possiamo constatare che l’evento di stratcooling derivato dal simil Canadian Warming ha avuto il suo compimento a partire dal 1 gennaio quando si è superata la soglia dei fatidici +1,5 in corrispondenza del massimo “sforzo” propagativo raggiunto senza però condizionamento. L’indice SEI è rimasto, come più volte sottolineato nei precedenti articoli, al di sotto di tale soglia a testimoniare il mancato accoppiamento tra troposfera e stratosfera.

La figura 6, che mostra la cross section delle anomalie di geopotenziale tra 0.4 e 1000hPa, lo testimonia perfettamente. Si nota il tentativo di propagazione verso la troposfera che però non si compie (riquadro rosso); infatti terminato l’effetto dell’impulso proveniente dalla stratosfera la troposfera, non in risonanza con tale impulso, non presenta traccia evidente di alcun condizionamento (riquadro verde). Se è vero che non c’è stato condizionamento come da letteratura classica non è però esclusa una parziale e temporanea redistribuzione della massa ed infatti esaminiamo le figure 7, 7a e 8. Le figure al numero 7 rappresentano delle variazioni di una determinata variabile tra i primi dieci giorni del mese e gli ultimi 10 giorni.

La figura 7 esamina la variazione del geopotenziale alla quota isobarica di 500hPa. Dai colori si evince sempre una circolazione portante a tre onde ma si notano le seguenti variazione sul tema:

  1. Spostamento con incremento del geopotenziale verso la costa del Nord America della prima onda e conseguente flessione in zona aleutinica;
  2. Flessione del geopotenziale nell’Atlantico settentrionale ed incremento verso la parte centrale;
  3. conseguente lieve modifica del treno d’onda con:
    1. Flessione del geopotenziale nella parte nord-orientale del Nord America;
    2. Aumento del flusso zonale medio-basso in zona euro-atlantica;
    3. Ripresa del geopotenziale in zona asiatica centro-orientale.

La figura 7a esamina la variazione della OLR in zona Indo-pacifica e si nota la variazione nella disposizione della zona convettiva equatoriale proprio in quella zona. L’attività convettiva nella prima parte del mese si colloca in zona indiana appartenente alle fasi 2 e 3 in trasferimento in zona 4 e poi 5 così come riscontrabile nella figura 8.

Così come avevo indicato nel primo articolo: Tale dinamica indica una prevalenza delle fasi Madden in zona 4, 5, 6 con buona presa di ampiezza, in passaggio in zona 7 con ampiezza decrescente fino alle zone 8 e 1″ possiamo costatare che l’evoluzione della convezione equatoriale ha effettivamente percorso quanto era nelle attese fissate. Secondo letteratura, in determinate condizioni iniziali del pattern tropo-stratosferico l’ingresso nella fase 2 e soprattutto nelle successive fasi 3 e 4 anticipano mediamente di circa 30 giorni (25-36) gli eventi MMW di tipo split del vortice polare stratosferico.

Seguendo il numero dei giorni nel grafico di figura 8 si nota che in prima decade di gennaio hanno iniziato a giungere indizi sempre più solidi per ipotizzare l’evento di tipo split attorno alla prima decade di febbraio (motivo piuttosto esplicito del titolo dell’articolo in questione). Esaurito il parziale effetto del simil Canadian Warming, pur importante nell’economia degli eventi che porteranno all’MMW, dalla fine di gennaio e poi in prima decade di febbraio il pattern troposferico è tornato compiutamente a tre onde e da lì in avanti l’escalation che porta in questi giorni all’attuazione dell’MMW di tipo split.

Questo evento piuttosto imponente è contraddistinto da due peculiarità. La prima è nella fase post scissione, che vede un profondo lobo del vortice stratosferico collocarsi sul Canada centro-orientale. Questa peculiarità è anche l’artefice della falsa positività degli indici NAM e SEI riscontrabili in figura 3 e nella figura 6 al riquadro viola tra il 4 e il 6 febbraio. In realtà questa positività oltre soglia di +1,5, ma con massa dislocata presso la Baia di Hudson, non ha fatto altro che decretare l’incipit della dinamica dell’MMW split. La seconda peculiarità è insita nella dianamica dei flussi di calore non propriamete ortodossa in queste fasi. Infatti l’elevata vorticità potenziale ancora riscontrabile nella bassa stratsofera (475K circa 100hPa) ha lasciato una vivace attività ciclonica nell’atlantico settentrionale con relativa NAO a mantenere la sua fase positiva.

In conseguenza del basso geopotenziale del lobo canadese si è sviluppato un forte gradiente meridionale con rapido cambiamento orizzontale nel flusso che determina una relativa variazione di flusso verticale con compressione della massa e conseguente sviluppo di forti riscaldamenti in quell’area con continua attività dei flussi di calore. Tale dinamica è evidenzata dagli Eventi dei Flussi di Calore alla quota isobarica di 100hPa calcolati su un intervallo di 40 giorni la cui curva è in continua crescita e visibile in figura 9. Fin quando continuerà la crescita ritengo che non possa definirsi conclusa la prima fase T-S dell’intera sequenza T-S-T.

Ad oggi si prevede una inversione di tendenza di questa variabile agli inizi della terza decade del mese corrente; il graduale aumento del geopotenziale in area canadese determinerà la riduzione dell’attività dei flussi di calore.

Quindi in terza decade è lecito attendersi una più consistente perdita di vorticità sul lato nord americano orientale in trasferimento retrogrado verso la parte occidentale. Questo consentirà un più deciso rallentamento del flusso in uscita dal nord america con maggiore ondulazione dello stesso. Attendiamoci quindi in questo periodo un aumento del geopotenziale nell’Atlantico settentrionale con avvio del cambio di segno dell’indice NAO. In questo periodo inizierà a compiersi la seconda fase S-T dell’intera sequenza T-S-T.

Cosa è possibile aspettarsi?

Come detto i primi cambiamenti dovrebero giungere in terza decade del mese. In una prima fase non è possibile escludere la seconda onda in parziale tilting ad alte latitudini per un flusso zonale ancora un po’ invadente ma che andrà perdendo di consistenza proprio per l’azione retrograda del vortice canadese e in questa occasione è atteso un primo più serio abbassamento della temperatura. Dopo questa prima fase la seconda onda tenderà ad intensificarsi e a muovere in moto parzialmente retrogrado in Atlantico in virtù della perdita di intensità del getto in area nord atlantica. In questa fase è attesa la negativizzazione dell’indice NAO.

Nel complesso si ritiene che il Mediterrano centrale per la terza decade di febbraio come per il mese di marzo e probabilmente parte di aprile verrà a trovarsi in zona mediamente depressionaria con interazioni di aria fredda anche di matrice continentale e con alte pressioni ad occupare più stabilmente le alte latitudini in conformità al condizionamento da ESE warm. Sono possibili episodi invernali di un certo rilievo con effetti anche importanti. Anche le precipitazioni seguiranno più o meno la stessa filosofia con valori mediamente sopra norma. Allo stato attuale tentiamo di fissare alcuni periodi nei quali si presume si potranno avere gli effetti più rilevanti ovvero:

  • Terza decade di febbraio e prima decade di marzo;
  • Terza decade di marzo.

In conclusione, si tratta di una fase di studio molto entusiamante che dovremo continuare a monitorare con estrema attenzione.

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25 Comments

    • L’articolo, seppur riferendosi in particolare al nord America, sottolinea la grande importanza dell’attività convettiva equatoriale, di cui la Madden è una componente. Come più volte scritto nei vari articoli il vortice polare è assai sensibile alle variazioni di energia disponibile con mutamenti nel numero delle onde e nella loro ampiezza. Questi cambiamenti concorrono alle variazioni di massa del sistema che a sua volta determina i cambiamenti climatici a varie scale temporali.
      CarloCT

  1. buongiorno , le volevo chiedere quali siano i motivi prevalenti che portano al riscaldamento stratosferico , grazie in anticipo per l’eventuale risposta . Cordiali saluti

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    • Sintetizzando possiamo attribuire le origini a modelli troposferici di circolazione ovvero riconducibili nelle anomalie di trasporto del calore tra le basse e le alte latitudini. Questo a sua volta genera dei precondizionamenti nella circolazione stratosferica che si dispone ad una o due onde con conseguente variabilità sia nel gradiente meridionale di geopotenziale sia nella conseguente dinamica di sviluppo dei flussi di calore. La posizione geografica delle onde troposferiche è determinante soprattutto in termini di stazionarietà dell’attività d’onda motivo per il quale risulta importante il trasporto verticale di impulso.
      CarloCT

  2. Ottima disamina, vorrei chiedervi però se gli effetti dello stratwarming potranno essere evidenti anche per il mese di marzo.
    P.S. ma questi pazzoidi da dove sono spuntati?

    Post a Reply
    • Come scritto nell’articolo si presume un condizionamento tipico, da letteratura con tutte le conseguente del caso. La vera questione è stabilire se questo evento molto importante, sia per intensità che per dinamica, nel determinare un vero e proprio terremoto atmosferico attraverso un imponente cambiamento di massa sia l’incipit di una inversione duratura del modello circolazione. Nella ricerca “Il clima del futuro? La chiave è nel passato” si indentifica in questi anni un possibile cambio sostanziale di circolazione.
      CarloCT

  3. Buon giorno, sono l’altro Fulvio, specifico che scrivo dal nord est, veneziano precisamente.
    Possiamo confermare anche oggi, che le possibilità per un evento maggiore anche in troposfera, rimangono al 50% e 50%, i modelli continuano a proporre scenari opposti ad ogni emissione, purtroppo nel breve periodo, le cose sono sempre le stesse.
    La primavera è vicina.

    Post a Reply
    • Consiglio di attendere, siamo al 16 febbraio e si cerca di discutere di eventi che sono oltre le 240 ore. Già in condizioni di “normale zonalità” avremmo guardato con sano distacco a quelle scadenze deterministiche, figuriamoci ora!
      CarloCT

  4. Certo, ma era meglio non iniziare e lei dando peso a certi messaggi dicendo che ci ha scritto che non è vero e dicendo che dobbiamo rimuovere cose che non ci sono la diatriba l’ha alimentata. Noi non copiamo. La chiudo ma chiuda anche lei

    Post a Reply
    • Uno, sul vostro forum ci sono le immagini ma non c’è la fonte, che è CM.
      Due, non ho scritto che copiate, ho scritto che non rispettate i termini di utilizzo, ed è vero.
      Tre, il vostro form dei contatti non funziona.
      Quattro, questo è il mio blog e decido io a cosa dare o non dare peso.
      Cinque, il prossimo commento su questo tema lo cancellerò.
      Sei, cancellate le immagini oppure inserite il link.
      Buona giornata.
      gg

  5. Voglio precisare di non essere quel fulvio con la f minuscola.
    Detto questo, preso atto del Mmw, ben previsto dal Sig. Tosti in tempi non sospetti, anche se con un ritardo temporale di 2-3 settimane, i modelli continuano ad oggi, a non recepire bene la situazione, continuando a spostare via via di giorno in giorno, una probabile evoluzione fredda. Si vedono i soliti sbuffi freschi (mi vien difficile dire freddi con quelle isoterme in quota), che a volte scivolano ad ovest a volte ad est a volte a nord, mai diretti verso il nostro paese. Che brancolino nel buio è appurato, ma è altresì appurato, che al 95% febbraio finirà senza alcuna irruzione fredda da est. Anzi, l’inverno chiuderà senza alcuna irruzione fredda da est, perchè il poco freddo di dicembre e di febbraio è arrivato da nord – nord ovest, ovvero aria artica marittima e mai continentale e infatti si sono visti gli effetti, quasi totali in quota con ottimo freddo e nevicate sulle Alpi e mai in pianura, con pioggia in varie occasioni, nonostante la -5 in quota (vedi pochi giorni fa al n/e 4° pioggia con la -5° su Udine Rivolto). In conclusione, un inverno a due facce, freddo discreto e perturbato per i primi 20-25 giorni, pausa molto mite per i successivi 40 giorni, normale e via via più freddo nei suoi ultimi 20-25 giorni, con due mesi in media o vicino alle medie storiche e uno nettamente sopra media, direi primaverile, gennaio.
    Da vedere adesso cosa potrà offrire Marzo, che nei suoi primi 10-15 giorni, potenzialmente, può dare ottimi spunti, vedi 2010-2011 .

    Post a Reply
  6. Buondi’ professore, non v’è nessuna copiatura ne’ intralcio alle vs analisi fatto salvo quello che è a disposizione di chiunque perche’ emesso dagli Enti preposti come gia’ le ha risposto il collega. Purtroppo esistono taluni personaggi che per mitomania tentano di entrare in un sito o in un altro solo per fare polemiche sterili e contestazioni fini a se stesse e per questo non vengono accolti e vagano tentando solo e soltanto azioni di questo genere. Con stima reciproca.

    Post a Reply
    • Ma lo sapevi che le virgole dlsi possono ancora usare??
      Sei indifendibile, rassegnati

  7. Complimenti,interessante articolo.

    Post a Reply
    • Grazie della segnalazione.
      Ho provato a contattare il forum senza successo. Se lei è iscritto per cortesia provveda a segnalar loro che il materiale pubblicato su climatemonitor.it è soggetto alla licenza d’uso Creative Commons 4.0 le cui specifiche prevedono, tra le altre cose, il diritto di esplicita attribuzione.
      Pertanto devono provvedere a correggere l’uso delle informazioni prelevate dalle nostre pagine oppure a rimuoverle.
      Grazie
      gg

    • Buonasera Colonnello, mi ero iscritto tempo fa, per stigmatizzare le castronerie che costoro propinano ogni giorno, scopiazzando e sproloquiando.
      Sono stato bannato.
      Purtroppo è il “mondo nuovo” dove i pifferai di Hamelin prosperano sulla buona fede degli utenti-topolini!
      Questi qui comunque battono tutti i record!
      Grazie per l’attenzione e complimenti a CM

    • Nessuna copiatura ne di grafici che sono di libera acquisizione e quelli creati da C.M. recano la dicitura che ne attesa la fonte, le analisi come si evince dal confronto sono frutto dell’interpretazione personale dell’autore, quindi caro colonnello dia peso a certi personaggi. La ringrazio, con stima.
      Fulvio

    • Peccato, caro Sig Fulvio, che cliccando sulle immagini e selezionando “cerca questa immagine con google” il motore di ricerca conduce a CM.
      E la chiudo qui, lasciandovi ai vostri 4 utenti in croce, che questa non è la sede per le polemiche

  8. Potrebbe essere un male per gli alberi da frutto.

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    • Dopo le temperature relativamente miti di gennaio e di febbraio (almeno al sud), credo proprio di si. E non solo per quelli! 🙁
      Soprattutto se le temperature dovessero scendere troppo.
      Ciao, Donato.

    • …chi se ne frega w il gelo

    • Le conviene chiudere infratti è logico che certe immagini conducano a CM se sono prodotte da loro e infatti noi non lo nascondiamo e quele sul nostro sito ne riportano la dicitura come recita la la loro licenza di libera fruizione non commerciale se sa leggere l’inglese ma ne dubito, noi non abbiamo un briciolo di pubblicità..e GFS ecc. soo di proprietà di GFS……..forse non lo sa, dubito anche di questo visto il suo spessore che cerca polemiche frustranti mi scuso con CM e col Colonnello ma tanto dovevo per noi e i nostri utenti

    • Signori, trasferite la diatriba dove volete ma lontano da qui. Grazie

  9. mai una soddisfazione … 😉

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