Salta al contenuto

Gennaio 2008: chi ne parla?

E’ di pochi giorni fa la pubblicazione dei rilevamenti satellitari delle temperature della bassa troposfera del mese di gennaio 2008. Dati raccolti e pubblicati dall’Università dell’Alabama, che hanno da poco ricevuto una prima convalida da parte del NOAA. Fatti salvi eventuali futuri aggiornamenti sulla bontà di queste informazioni, possiamo procedere a mettere in luce alcuni interessanti aspetti del dato relativo al gennaio appena trascorso.

Una breve nota di cronaca prima di iniziare. Ogni volta che ci si trova di fronte ad un caso come questo, viene da chiedersi come mai un mese come Dicembre 2006 abbia ricevuto ampia eco su tutti i media (uno tra i tanti) mentre , al contrario, non è successo lo stesso per il mese appena trascorso. Vogliamo essere buoni e pensare che, una volta tanto forse siamo soltanto i primi a farlo. Eppure ci troviamo di fronte ad una serie di dati che hanno veramente da dire la loro. Due le considerazioni più salienti: nel mese appena passato, si è riscontrata una anomalia globale negativa e, fatto ancor più importante, una rapida inversione di tendenza rispetto alle anomalie positive registrate a partire da Gennaio 2007.

Il 2007 come è noto partì con El Niño e tutto faceva presagire ad un anno record dal punto di vista delle temperature, tuttavia, più che ai cattivi presagi il sistema ha dato ascolto alle previsioni, infatti, nel corso dell’anno, ha fatto capolino La Niña, da moderata a forte. Non è questa la sede per tenere una dissertazione sugli effetti dei vari fenomeni climatici, dei quali, tra l’altro, abbiamo già parlato a lungo su queste pagine. val la pena però soffermarsi sull’impatto che questa inversione delle temperature di superficie del Pacifico orientale potrebbe aver avuto sulle temperature globali. Per arricchire il quadro, possiamo dire con una certa verosimiglianza, che La Niña non sia stata l’unico fattore a causare questo forte ribasso delle anomalie termiche: sicuramente anche il Sole, che nei mesi scorsi ha attraversato una fase di attività minima, ha contribuito parecchio.

I dati sono stati ricavati dall’archivio dell’Università dell’Alabama. In figura 1 abbiamo rappresentate le anomalie degli ultimi 30 anni, quindi possiamo avere uno sguardo d’insieme. Su tutto, spicca il certamente l’impennata del 1998, sebbene anche Gennaio 2007 si difenda bene con la sua notevole anomalia positiva. Osservando attentamente emerge anche il notevole e rapido calo dell’anomalia, a livello globale.

[photopress:MTGClimate_0269_SMALL.png,full,centered]

Fig. 1 . Mede mensili bassa troposfera. Data courtesy of UAH

In figura 2 possiamo vedere un ingrandimento, relativo al periodo 2004-2008, periodo per il quale sono riportati anche i valori delle anomalie ed il delta tra lo 01/2007 e lo 01/2008. L’immagine parla da sè.

[photopress:MTGClimate_0270_SMALL.png,full,centered]

Fig. 2 – Medie mensili bassa troposfera 2004-2008. Data courtesy of UAH

[photopress:MTGClimate_0271.png,thumb,alignleft]Come possiamo vedere, la riduzione dell’anomalia è davvero consistente e rapida. Certo, c’è stata una Niña forte ma questo serve a ricordarci, dove ce ne fosse bisogno, la potenza che i nostri oceani riescono ad esercitare ed il forcing ad essa correlato. La situazione merita certamente futura attenzione, senza preclusioni o pregiudizi di sorta, e nemmeno troppo facili entusiasmi: che si tratti di una fase interessante ce lo conferma anche il dato relativo alla copertura nevosa nell’Emisfero Boreale. L’anomalia positiva è la maggiore registrata dal lontano 1966.

———————————————-
Nota per il lettore

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualitàClimatologiaMeteorologia

11 Comments

  1. Claudio Gravina

    @7 Le misure satellitari sono estremamente affidabili, certo non confrontabili direttamente con altre serie storiche più complete (rilevamenti a terra).

    Qui qualche info in più sui dati RSS:
    http://www.remss.com/msu/msu_data_description.html

  2. lulu

    Non dico brutalmente di paragonare i dati satellitari con altri dati presi in altro modo… sarebbe assurdo, ma fare uno studio parallelo e separato e poi andare a vedere se si riscontrano risultati simili o no. Naturalmente pero` i dati devono essere relativi agli stessi luoghi ed effettuati allo stesso arco di tempo, se no la comparazione degli studi non ha piu` alcun significato…
    purtroppo oggi si tende a fare un grande minestrone di tutto… creando grande confusione…

  3. marcus

    La tua domanda è estremamente complessa. Tuttavia credo di poter diplomaticamente risponderti dicendo che le rilevazioni satellitari, anche della troposfera a vari livelli, sono effettuate da così pochi anni che non è possibile sviscerare alcun tipo di valutazione seria. Anche l’analisi comparatica con altri dati, a mio modo di vedere, risulta difficile e distorta laddove la si effettui con dati di estrazione di diversa natura. Come posso paragonare dati satellitari con rilevazioni meccaniche? Eppure oggi si fa soprattutto questo quando si dà in pasto all’opinione pubblica i dati sulle temperature. Addirittura per fare più confusione possibile si mettono in circolo dati riferiti a termini temporali differenti: chi considera solo l’ultimo trentennio, chi si spinge agli anni 50 e chi infine crede di rinvenire negli ultimi 150 anni il campione necessario e sufficiente per svelarci la verità del prossimo futuro.

  4. [..]pubblicazione dei rilevamenti satellitari delle temperature della bassa troposfera[..]

    una domanda: ma i satelliti non rilavano la temperatura dell`alta troposfera? Come si possono prendere cosi` tanto in considerazione tali misure satellitari? Queste misure vengono poi date in pasto ad un modello?
    Ma e` tutto cosi` approssimativo! sarebbe piu` corretto associarle a studi con radiosondaggi (anche se il costo sarebbe altissimo)… no?

    lulu 🙂

  5. […] nel considerare le temperature dei primi due mesi di quest’anno, indubbiamente freddi e sotto la media, come rappresentativi dell’intero anno in corso, per cui nel grafico, applicando il filtro, […]

  6. […] pagine di Climate Monitor hanno già ospitato alcune nostre considerazioni sullo scorso mese di gennaio 2008 e, più in generale, sull’intera stagione invernale. Mesi notevoli sotto molti punti di […]

  7. marcus

    Una piccola novella per esporvi come la penso:

    domani il capitano Guidi viene da me e mi chiede: potresti fare un’indagine su come sta il clima italiano? Io dico: ok!
    Il giorno dopo mi metto a fare rilevamenti. E’ una giornata fredda e piovosa. Poi continuo con le rilevazioni e mi rendo conto che il clima si sta surriscaldando in maniera spaventosa ogni giorni di più. Arrivo a luglio e rilevo che le precipitazioni, prima abbondanti, si sono addirittura quasi annullate. Corro da Guidi e gli dico: cacchio!!! l’italia si sta surriscaldanto in maniera assurda!! il clima è diventato secco tutto d’un tratto e non piove quasi più!!!

    Morale della favola: oggi gli scienziati commettono un errore madornale. Esattamente come io ho ignorato nella mia analisi che il clima italiano è composto di cicli (stagioni), così loro stanno ignorando ( o stanno sottovalutando in maniera clamorosa) che i cicli climatici esistono anche su larga scala temporale. E ad ogni ciclo gridano al lupo al lupo!
    Non ci rendiamo conto o forse non accettiamo che qualcosa cambi attorno a noi. L’uomo vuole tutto sotto controllo e non accetta che qualcosa non lo sia. IL tempo è una di queste variabili impazzite. Con l’inquinamento, il disboscamento, l’assorbimento delle risorse energetiche, l’uomo pensa di poter dominare la terra. Ma con il clima, i terremoti ecc..la terra prende la sua rivincita. L’uomo questo non lo accetta e cerca di darsi la colpa di questi accadimenti extra-ordinari.
    L’uomo è causa del suo male si dice:forse sarebbe il caso di riflettere un pò più spesso sul fatto che non siamo le prime forme di vita che la terra vede e che non saremo nemmeno le ultime.

    Beh Marco, mi trovi concorde, ma non temere non ti commissionerò alcuna ricerca.
    Piano però, perchè anche questo terreno è scivoloso, nel senso che queste affermazioni se esagerate o prese nel verso sbagliato possono (e di fatto lo fanno) animare atteggiamenti propri di un certo ambientalismo fondamentalista che fà più danni che guadagni. Non credo che gli esseri umani (che io amo chiamare la specie animale più popolosa se si escludono gli insetti) vogliano controllare tutto, è che semplicemente ne avremmo bisogno per mantenere i nostri standard. Ne farei una questione pratica piuttosto che filosofica…Un esempio. Il mese scorso c’è stata a Barcellona la Conferenza sui cambiamenti climatici ed il vino dalla quale è uscito fuori che molte aziende francesi comprano terra in Cornovaglia per assicurarsi la produzione anche quando (e aggiungo se) dovesse fare più caldo. A prescindere dall’ilarità che suscita una tale iniziativa, vuol dire che invece del Bordeaux berremo il Cornwall….Alla salute del AGW.
    GG

  8. max pagano

    potrei fare il bastian contrario giusto per polemica, e dire che passato un altro mese, questo febbraio è stato, almeno nell’Italia centrale, sicuramente più caldo della media, ma non ritengo né importante né utile un’affermazione del genere, quindi mi zittisco da solo;

    aggiungo solo considerazioni di ordine generale:
    pur essendo eco-ambientalista per fede e per provenienza culturale-professionale, non appartengo al girone dei catastrofisti a tutti i costi, e le statistiche sopra riportate, in realtà dimostrano tutto e niente, più niente che tutto, sia in un senso, che in un altro;

    come molti lettori e frequentatori di questo blog sanno, le interazioni atmosfera-oceani, sia su scale temporali ristrette, che sui lunghi periodi (e quando io, geologo, parlo di lunghi periodi, intendo proprio lunghi) sono sempre estremamente complesse e articolate, tant’è vero che qualunque modello matematico sviluppato per le simulazioni e le “previsioni” è necessariamente semplificato e approssimato;

    allora, qual’è il punto:
    il clima sul nostro pianeta ha da sempre presentato caratteri di estrema variabilità, da milioni di anni, quindi per cause del tutto naturali, rimane solo da chiedersi se, in un periodo in cui sembra generalmente tendere ad un lento riscaldamento globale – anche se in realtà localizzato in alcune zone che ne risentono maggiormente (vedi area mediterranea) – l’attività antropica ne possa accelerare l’evoluzione, oppure no;

    dico solo però, non avendo io la risposta definitiva a questa domanda, che se anche la risposta fosse NO, ciò non ci darebbe comunque il diritto di depauperare il nostro pianeta di risorse e valori naturali così scriteriatamente come invece si sta facendo;
    forse faremmo meglio a preoccuparci di ritornare ad essere una specie capace di adattarsi ai mutamenti ambientali, piuttosto che cercare sempre e comunque di piegare l’ambiente alle nostre esigenze; in quest’ultimo caso prima o poi il punto di rottura arriva inevitabile….

    mah, chiacchiere della nottata incipiente….

    Non è notte, ma qualche chiacchiera la voglio aggiungere anch’io.
    E’ vero, prendere in considerazione un mese o anche più mesi non ha molto senso. Devo dire però che pur nella inequivocabile oggettività di questi dati, non è specificatamente dei numeri che in questo articolo Claudio ha voluto parlare. Il messaggio non è tra le righe, è nelle righe, a cominciare dal titolo. Abbiamo avuto caldo in febbraio? Strano che nessuno si sia accorto di aver freddo in gennaio o, piuttosto, in questi primi giorni di marzo. Appunto, chi ne parla? In fondo le serie temporali che hanno fatto la fortuna (ed il termine non è casuale) della teoria dell’AGW sono riferte ad alcuni decenni. Ancora decisamente troppo pochi per avere significato. Forse è per questo che nessuno parla non dell’ultimo mese, ma degli ultimi dieci anni (pochi ma non pochissimi) in cui il trend di riscaldamento si è arrestato. Lo faremo qui, su Climate Monitor molto presto. Una ultima considerazione. Non mi stancherò mai di ripetere che l’effetto antropico esiste, ed è dove vivono gli uomini (la notizia è di questi giorni, per la prima volta la percentuale di esseri umani che vive nelle città ha superato il 50% della popolazione mondiale), non è certo nei caveau delle banche che gestiscono il carbon trading. La nostra noiosissima polemica, per citare un altro dei nostri lettori, è tutta qui. Non mi sembra poco.
    Guido Guidi.

  9. zolla

    Che noia questo gw mi dirai….ne parlano tra un omicidio e un sarko`&carla`, ci manca solo l`acquabomber !!!
    Evviva chi ha il coraggio di andare controtendenza.
    Grazie delle vostre preziose divulgazioni.

  10. Il NOAA

    Che noia questa continua verve polemica……

    Risposta – La vis polemica, semmai, è uno strumento utile per non cadere nella noia e nella monotonia del pensiero unico. Ad ogni modo, sarebbe meglio commentare i dati. Se Lei fosse in possesso di altre informazioni me le comunichi, le analizzeremo insieme. Ho come il sospetto, però, che queste ulteriori informazioni, semplicemente, Lei non le abbia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »