Silenzio, ci sono i Tornado

Satelliti, modelli numerici, radar, inseguimento a vista, ad oggi la previsione e l’individuazione di eventi convettivi – tipicamente celle temporalesche organizzate – dalle quali possono scaturire i tornado, è tra le più difficili e più incerte. Eppure si tratta di quanto di più distruttivo la Natura possa produrre in termini di eventi atmosferici. Va da se che la ricerca faccia sforzi sempre maggiori per migliorare le capacità predittive, specialmente dove questi eventi sono endemici, come le grandi pianure americane, dove in una stagione se ne contano a centinaia.

Quello di cui parliamo oggi è davvero sorprendente, sembra che uno dei prossimi strumenti utilizzabili per accrescere la precisione di queste previsioni possa essere un … microfono!

Decoding tornadoes infrasound waves -Science Daily

Un gruppo di ricercatori, che presenterà a breve i risultati del proprio lavoro, asserisce di aver individuato un metodo per ascoltare, quindi anche localizzare attraverso sistemi di triangolazione, le onde infrasoniche emesse dalle celle convettive che possono essere all’origine dei tornado, anche con un’ora di anticipo e a distanze ragguardevoli.

Gli infrasuoni sono onde sonore a bassa frequenza, da 0,5 a 20 Hz, quindi al di sotto della soglia di udibilità dell’orecchio umano, che hanno la caratteristica di propagarsi per lunghe distanze e persistere a lungo. Possono essere originate da tante cose in Natura, alcune specie animali, i terremoti, il vento etc. Questi ricercatori asseriscono di essere riusciti ad isolare gli infrasuoni giusti per individuare i tornado, separandoli dal rumore di fondo del vento, quindi di poter accrescere in modo significativo le informazioni destinate alle segnalazioni di allarme. Una precisione che farebbe diminuire il numero dei falsi allarmi, ma accrescerebbe anche molto la capacità di mettere in sicurezza persone e cose.

 

Per chi fosse interessato ad approfondire, ho trovato un paper del 2009 in cui si è tentato con successo un approccio modellistico alla emissione delle onde infrasoniche emesse dai tornado:

Modelling tornado dynamics and the generation of infrasound electric and magnetic field – Natural hazards and Earth system sciences

Interessante, anche oggi ne abbiamo imparata una nuova! 😉

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Guido Guidi

Share This Post On

4 Comments

  1. Più’ che u n grosso microfono serve un grosso array di microfoni, Per quelle frequenze bisognerebbe distanziarli di almeno 50 metri uno all’ altro e per avere una buona direzionali anche con le tecniche Fir ce ne vorrebbero da un minimo di tre ad un massimo di sei a quel punto l’angolo di localizzazione potrebbe essere nell’ ordine di qualche grado
    Per avere una localizzazione su 360° l’ottimale sarebbe un triangolo di tre a circa 100 metri uno all’ altro .
    Funzionano bene solo nelle grandi pianure americane gli infrasuoni rimbalzano sulle montagne e generano echi e mi devono spiegare come li schermano dal vento, non credo usino una montagna di gommapiuma per rivestirli.

    Post a Reply
    • Mi sembra che sulla base delle tue osservazioni, l’entusiasmo suscitato dalla notizia, sia un po’ eccessivo.
      Se si riuscisse, però, a superare le tue giuste osservazioni, potremmo dire che l’idea non è affatto malvagia.
      Speriamo che la cosa abbia un seguito favorevole perché i tornado sono eventi veramente terribili e un’ora di preavviso potrebbe rappresentare la differenza tra la vita e la morte.
      Ciao, Donato.

    • Qualche dettaglio sui microfoni l’hanno dato:

      To listen to infrasound in the atmosphere, the researchers use three infrasound microphones at Oklahoma State University arranged in a triangle, each spaced about 200 feet apart.

      Two key differences distinguish these microphones from the kind we are used to seeing. “First, these are larger for greater sensitivity to lower frequencies,” Elbing said. “Second, we need to get rid of wind noise. … We seal the microphone inside a container with four openings. A soaker hose — just like the ones used in gardens — is attached to each of these openings and stretched out in opposite directions.”

      Quello che non ho capito io è se hanno già fatto (scusate la parolaccia) un esperimento… Tutti i verbi sono al futuro, ma perché pubblicati l’8 maggio per un convegno che si è concluso oggi. Ma al convegno hanno presentato qualche risultato?

    • Le tecnologie sono consolidare le uso da anni, il campo infrasonoro in aria e’ però poco studiato perché a quelle frequenze c’e veramente molto rumore ma pochi eventi significativi.. Per distanze così grandi un acquazzone o una zona ad alta umidità o con una variazione di temperatura di pochi gradi possono cambiare la velocità di propagazione del suono di decine di metri al secondo.L’errore di misura potrebbe’ essere nell’ ordine dil chilometri. Penso che prevedano la creazione di una rete di ascolto.

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »