La Groenlandia questa sconosciuta

Una cosa è certa, quella parte delle Groenlandia verdeggiante che ispirò a Erik il Rosso ed i suoi compagni il nome della Terra che si illudevano di aver colonizzato, verde era allora e verde è oggi. Ciò testimonia il fatto che non sia quello delle caratteristiche di quella costa l’elemento dirimente sulle oscillazioni climatiche che quella terra ha subito. Tuttavia, è proprio dalla Groenlandia, come del resto anche dai ghiacci del Polo opposto, che si possono ricavare le informazioni più datate ed attendibili sull’evoluzione del clima, perché il ghiaccio accumulatosi e ritiratosi nel corso di secoli e millenni conserva dati molto precisi ed attendibili.

E riserva delle sorprese.

Appena due giorni fa è uscito su Nature Communication un articolo molto interessante di analisi delle morene dei ghiacciai di una porzione della costa nordorientale della Groenlandia:

Instability of the Northeast Greenland Ice Stream over the last 45,000 years

L’articolo, è stato rilanciato e commentato su Science Daily proprio ieri:

Ice stream draining Greenland Ice Sheet sensitive to changes over past 45,000 years

In sostanza, analizzando l’estensione delle lingue di ghiaccio attraverso cui si scarica verso il mare la massa glaciale che si accumula nell’entroterra e la velocità con cui avviene questo drenaggio, i ricercatori sono giunti alla conclusione che sì, la velocità con cui si sta perdendo massa glaciale è molto aumentata nelle decadi più recenti, ma l’estensione dell’area di drenaggio è stata per la maggior parte degli ultimi 45.000 anni inferiore all’attuale. Non solo, la perdita di massa glaciale sembra abbia avuto luogo anche in epoche ritenute molto fredde, nel pieno dell’ultima era glaciale.

Ciò significa, o potrebbe significare, che le dinamiche del bilancio di massa sono ben più complesse di quanto si possa immaginare e proiettare nel futuro, e quindi che forse il collegamento tra l’evoluzione nel breve periodo climatico attuale e quella che si ritiene possa essere la forzante prevalente, l’attività antropica, non è affatto scontato.

Anche in questo articolo, come curiosamente ci succede spesso nell’ultimo periodo, hanno un ruolo significativo i fattori astronomici, in particolare quello orbitale, che sono del resto gli unici forcing del clima del pianeta il cui ruolo sia accertato.

Molto interessante infine il metodo di analisi utilizzato, ovvero la ricerca del Berillio-10 nelle rocce, formatosi nei periodi di esposizione della superficie al bombardamento della radiazione cosmica, reso possibile ovviamente dall’assenza di copertura glaciale.

Un po’ meno interessante, ma il tributo al disastro climatico è scontato praticamente in ogni ricerca che parli di queste cose, è la deduzione di instabilità dell’area di drenaggio, una debolezza che naturalmente in chiave climate change la espone a sconvolgimenti di vario genere. Questo appare vero soprattutto per lo scenario climatico più gettonato l’RCP8.5, quello che presagisce una Terra tipo palla di fuoco nel breve volgere di qualche decennio, che è anche notoriamente il più inutile, anacronistico e irrealizzabile degli scenari, tutte qualità che risultano evidentemente molto appetibili se si vuol dare sensazione alle proprie congetture.

Enjoy 😉

 

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Author: Guido Guidi

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3 Comments

  1. “Il pericolo per il complesso glaciale è, quindi, rappresentato dalle stime delle temperature al 2100“
    Hai detto benissimo, Donato, quello è l ‘unico pericolo che possiamo immaginare: concordo totalmente con te.
    E, oltre alle previsioni, dobbiamo temere solo chi le fa …
    Ciao. Franco

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  2. Ho letto l’articolo e sono restato di sasso, anzi di ghiaccio.
    La lettura dell’articolo fa venire più di un dubbio, ma sono le figure (in particolare la 2) che ti fanno saltare sulla sedia.
    Da tutto l’articolo emerge un dato di fatto: oltre 9000 anni fa il fronte del complesso glaciale groenlandese indagato era uguale a quello di oggi. Da quel momento in poi si verificò un lento arretramento del fronte glaciale che, al suo culmine, circa 6000 anni fa, fece registrare un arretramento di circa 70 km rispetto al fronte attuale. Da quel momento in poi il fronte glaciale riprese ad avanzare raggiungendo il livello attuale intorno a 1500 anni fa. Successivamente il fronte glaciale avanzò di diversi chilometri fino alla fine della Piccola Era Glaciale. Con la fine della PEG il fronte glaciale ha ricominciato a ritirarsi fino a raggiungere i limiti attuali.
    .
    La situazione odierna è, pertanto, del tutto compatibile con l’interglaciale che stiamo vivendo e per nulla preoccupante. Aggiungo di più: dovesse ritirarsi di altri 70 km non dovremmo strapparci le vesti perché sarebbe una situazione già verificatasi poche migliaia di anni fa e senza il nostro “aiuto”. Nel precedente interglaciale (tra 45000 e 26000 anni fa) le cose andarono quasi nello stesso identico modo, per cui possiamo considerare del tutto normale quel che accade.
    .
    Se passiamo alle temperature, il discorso non cambia: quelle sub superficiali sono di circa 2°C minori di quelle stimate all’inizio dell’Olocene (11000 anni fa) mentre quelle superficiali sono di oltre 4°C minori di quelle stimate per il medesimo periodo.
    .
    Non ci sarebbe, quindi, nulla di allarmante se non fosse per alcuni tratti azzurri e blu che sono presenti nel diagramma delle temperature superficiali e che rappresentano la solita mazza da hockey. Andando a vedere nelle note scopriamo che non si tratta di temperature misurate, ma di temperature stimate sulla base degli scenari di emissione IPCC al 2100.
    Il pericolo per il complesso glaciale è, quindi, rappresentato dalle stime delle temperature al 2100. Ed a questo punto si innesca il solito ritornello: il 97% degli scienziati crede che quelle saranno le temperature nel 2100 e chi non lo crede è uno sporco negazionista della scienza. Io ho qualche dubbio, sono scettico in proposito e, quindi, la mia opinione non conta più di tanto, ma vivendo (ancora) in regime di libertà di espressione, la esprimo.
    .
    Concludendo mi sento di dire che nell’evoluzione del complesso glaciale indagato, non noto nulla di preoccupante o di eccezionale. L’eccezionalità è insita nelle previsioni che, come al solito, sono catastrofiche.
    In piccolo mi sembra di rivivere il diagramma di Marcott e colleghi delle temperature degli ultimi 11000 anni: erano tutte maggiori di quelle odierne per cui gli autori pensarono bene di appiccicare le temperature strumentali a quelle desunte dai dati di prossimità. Il risultato fu la mazza da hockey che suscitò clamore intorno all’articolo, in mancanza nessuno se ne sarebbe curato. Come per questa ricerca.
    Ciao, Donato.

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    • @donato

      “Andando a vedere nelle note scopriamo che non si tratta di temperature misurate, ma di temperature stimate sulla base degli scenari di emissione IPCC al 2100.”

      A proposito di Artico e ghiaccio artico “che sparira’ prestissimo”… c’e’ questo simpatico studio…

      “Aerosol-driven increase in Arctic sea ice over the middle of the twentieth century”

      … dove, pur utilizzando i modellini (farlocchi), affermano che…

      “Updated observational data sets without climatological infilling show that there was an increase in sea ice concentration in the eastern Arctic between 1950 and 1975, contrary to earlier climatology infilled observational data sets that show weak inter annual variations during that time period.”

      … quindi sono stati i dati INFILLED, aggiunti “a mano” con potentissimi e precisissimi algoritmi di calcolo (ça va sans dire!), che avrebbero “mancato” di vedere un aumento del ghiaccio artico su un periodo di “soli” 25 anni (mentre ce li sfracellano quando la temperatura aumenta a causa di El Nino su 3-4 anni…).

      La conclusione dello studio (di cui, “stranamente”, non si e’ letto molto sul tam-tam di blogs e comunicati stampa climatocatastrofisti) e’ impietosa:

      ” These results challenge the perception that Arctic sea ice extent was unperturbed by human influence until the 1970s, suggesting instead that it exhibited earlier forced multidecadal variations, with implications for our understanding of impacts and adaptation in human and natural Arctic systems”

      Mentre la claque mainstream continua a dire che…

      “Climate Change Altering the Arctic Faster Than Expected”

      “Among the most harrowing are the disappearance of sea ice by the 2030s and more land ice melt than previously thought, pushing seas to more extreme heights.”

      http://www.climatecentral.org/news/rapid-climate-change-arctic-21389

      BRRR!… che pauuura!… tutti a comprare pannellini fotovoltaici e turbinette eoliche, e il problema sara’ risolto.

      Vabbe’, dai…

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