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El Niño, sta per calare la barriera

Dunque, La Niña dei mesi scorsi, tra l’altro appena accennata, è ormai andata; tutto o quasi il complesso delle dinamiche oceaniche ed atmosferiche del Pacifico equatoriale è tornato sulle condizioni di neutralità. Per intenderci quelle che piacciono meno a quanti si dannano l’anima cercando di capire cosa succederà nel futuro a medio-lungo termine, ossia quello della scala stagionale.

Quando il tutto è fermo (si fa per dire), gli effetti delle dinamiche di quell’area del pianeta sul tempo e sul clima del resto del globo sono imperscrutabili, esattamente al contrario di quando ci sono condizioni di El Niño o La Niña affermate, che invece per molte zone impongono condizioni abbastanza note. Benché l’Europa e, più tipicamente il Mediterraneo non siano tra queste, capire quale potrà essere nei mesi a venire il segno dell’ENSO può aiutarci a capire molte cose. Tranne una ovviamente, cioè che tempo farà, dato che alla scala stagionale o semestrale si parla di impercettibili anomalie, scostamenti dalla media dei parametri atmosferici principali, non certo se farà bello o pioverà…

Tuttavia è ancora presto, perché nonostante La Niña sia ormai andata, quella che tra gli addetti ai lavori si definisce “spring predictability barrier” è ancora su (qui su CM nel 2014 per esempio). In primavera, infatti, lo skill dei modelli matematici utilizzati per proiettare nel tempo le evoluzioni dell’ENSO, è ancora inferiore alle informazioni derivate dall’analisi statistica degli eventi del passato. Una previsione quindi ha meno probabilità di essere corretta dei numeri derivati dalle serie storiche; questo accade perché proprio in primavera capitano solitamente le fasi di transizione tra le tre possibili condizioni di ENSO+, ENSO neutrale o ENSO-, con quest’ultima che è poi un’accentuazione delle condizioni di neutralità e non l’opposto della prima, come spesso capita di sentir dire. E, le fasi di transizione, sono l’incubo di qualsiasi modello, lo sa bene anche chi si cimenta quotidianamente con le previsioni del tempo, che soffrono tremendamente il passaggio da lunghi periodi di stabilità a fasi più dinamiche e viceversa.

Tornando all’ENSO, appena ieri abbiamo visto come la possibile fase di neutralità o di segno leggermente positivo che sembra palesarsi all’orizzonte previsionale, potrà avere effetti ad esempio sulla stagione degli uragani in Atlantico. Ma sarà effettivamente così? Prima di poterlo dire con un po’ più di certezza, deve appunto venir giù la barriera di primavera… quindi è questione di giorni e lo sapremo. Nel frattempo, anche in questo secondo post di oggi vi consiglio la lettura di un articolo dell’ENSO Blog della NOAA, dove si fa il punto di situazione sul recente passato e sul futuro a medio termine. Ecco qua:

May 2018 ENSO update: Thar she goes

E, qui sotto, la previsione sul segno dell’ENSO:

https://iri.columbia.edu/our-expertise/climate/forecasts/enso/current/?enso_tab=enso-sst_table

Appena sopra il limite di +0.5°C sopra la norma a partire dall’autunno, ossia quello per cui, se persistente per almeno 3 mesi, si può parlare di condizioni di El Niño, benché questo voglia dire poco o nulla perché l’ultimo evento positivo, che è stato davvero notevole, è arrivato oltre i 3°C di anomalia… Se questa previsione (la curva rossa è la media dei modelli) dovesse rivelarsi corretta, considerato il fatto che questi eventi raggiungono il picco quasi sempre a fine anno – per questo si chiama El Niño nella tradizione dei Paesi dell’America Latina – molto difficilmente potrà essere un evento importante e quindi le relative teleconnessioni o effetti sulle dinamiche atmosferiche a scala globale saranno poco definiti.

Insomma, barriera di primavera o no, ancora una volta saranno tempi duri per chi fa previsioni a lungo termine e prevedere continuerà ad essere difficile, soprattutto il futuro ;-).

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Published inAttualità

Un commento

  1. ale.meteo

    Si può dire che l’Estate si sa come potrà evolvere, ma forse non la stagione autunnale. l’Inverno dare per scontato sarà una stagione scialba (un non Inverno) mi pare azzardato. Cioè il discorso è che nelle annate passate il raffreddamento emisferico colpiva il Nord America. (SSW 2013 – Major) Oppure di partenza si sfondavano record sul settore eurasiatico siberiano.
    Ora si tratta di cambiamenti climatici che ciclicamente colpiscono determinati settori emisferici. Capire cosa sta producendo il raffreddamento delle acque oceaniche. Si parla di freddo Atlantico ed il rilascio di latenza oceanica nell’area pacifica…

    Al momento anticicloni polari e subpolari orientano le correnti e moti d’aria emisferici e continentali. In certi casi aumentano l’effetto albedo. La notevole copertura nevosa delle Alpi, ha in parte.. a mio modo di vedere, condizionato la formazione di subsidenze atmosferiche mediterranee. Poi non si tiene in conto l’inversione delle correnti in alta quota, coerentemente con la formazione di queste celle anticicloniche sub-artiche.

    In soldoni non si sà quale ciclo dei moti e correnti atmosferici sia iniziato nel 2014. E si sia amplificato nel 2018.

    Quindi dare per scontato il ripetersi di una situazione vista nel 2014 è un’errore, perché l’apparenza inganna.

    Saluti

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