Where do we go from here? – Aggiornamento

Richard Lindzen non si è mai allineato al mainstream sul riscaldamento globale e con l’approssimarsi del summit di Copenhagen, cui si associa inevitabilmente un inasprimento del dibattito, ha pensato bene di chiarire una volta di più il suo pensiero. Lo ha fatto con una interessante presentazione alla Cooler Heads Coalition, un’organizzazione non proprio allineata, della quale -leggo da Wikipedia- si dice che sia nata per difendere gli interessi dei consumatori d’oltreoceano ma poi sia diventata oggi uno strumento delle compagnie petrolifere per contrastare la promulgazione di provvedimenti legislativi atti a ridurre le emissioni di gas serra.

La classica adunata di negazionisti. A proposito, il termine è riabilitato, perchè abbiamo scoperto (da qui ) che non è un insulto, è un obbligo linguistico in assenza di definizioni migliori per denigrare efficacemente chi la pensa diversamente da chi di clima ne sa di più, è solo convinto di saperne di più, oppure nè l’una nè l’altra cosa ma semplicemente qualcuno gli ha detto che così è giusto e politically correct. E siccome al di là dei proclami più o meno urlati dai media, di argomenti nuovi in ordine alla querelle AGW sì AGW no non ce ne sono, la denigrazione si rende più o meno necessaria per portare avanti la tenzone.

Del resto neanche Lindzen che da anni fa la spina nel fianco della compagine del consenso ci è andato leggero, macchiando il suo intervento, altrimenti largamente condivisibile, con una stonata analogia tra l’ostinata propaganda dei catastrofisti del clima e la propaganda di tal Josef Goebbels, che preferiamo lasciare nelle pieghe della storia.

Ma andiamo con ordine,  Il suo discorso, di cui speriamo di mettere on line il video quanto prima è comunque reperibile qui  in formato pdf. Un intervento in chiave duplice, dapprima un po’ di informazioni sulla manipolazione dell’argomento Global Warming, impiegato più che altro per perseguire scopi diversi da quelli dichiarati, e poi non poca scienza da opporre alle “solide basi” della teoria dell’AGW.

Scopi diversi dicevamo. Lindzen parla di un libro di Mike Hulme , del Tyndall Centre for Climate Studies , dal quale si possono recuperare dei concetti interessanti:

  • “L’idea del cambiamento climatico dovrebbe essere considerata al pari di una risorsa intellettuale, attorno alla quale i nostri progetti e quanto condividiamo al livello personale e collettivo possa nascere e prendere forma. Non dobbiamo chiederci cosa possiamo fare per il cambiamento climatico, ma cosa il cambiamento climatico può fare per noi”.
  • “Dal momento che il concetto di cambiamento climatico è così malleabile, può essere impiegato per molti dei nostri progetti e tornare utile per molte delle nostre necessità etiche, psicologiche e spirituali”.
  • “Continueremo a creare e raccontare storie nuove sul cambiamento climatico e le useremo in supporto ai nostri progetti”.
  • “Questi miti trascendono le categorie scientifiche del “vero” e “falso”.

Sono frasi che fanno riflettere ma sulle quali è lecito sospendere il giudizio, perchè sarebbe necessario comprendere il contesto in cui sono state pronunciate, anche se si intravede poca scienza e parecchia ideologia in affermazioni del genere.

Un altro degli aspetti messi in luce da Lindzen è quello della frequenza con cui si sentono fare dichiarazioni giustificate solo dal ricorso all’autorevolezza della fonte, ovvero il Panel delle NU che si occupa di clima, piuttosto che da valide basi scientifiche, nonostante spesso nella stessa fonte non si ritrovi traccia di quanto affermato. E’ il caso ad esempio di una presunta accelerazione del riscaldamento globale, della quale si sente spesso parlare e della quale però l’IPCC non ha mai parlato. Nè all’interno della documentazione ufficiale, se proprio dobbiamo digerire questa faccenda del consenso, si è mai parlato di punti di non ritorno, ossia di presunti livelli di crescita delle temperature oltre i quali i cambiamenti del clima sarebbero irreversibili e dannosi. Posto che non sappiamo nemmeno cosa e come potrebbe cambiare, si sente portare spesso a supporto di questa tesi tutta una serie di eventi largamente non attribuibili al riscaldamento globale, perchè la scienza non lo consente ancora o perchè le loro cause sono magari anche antropiche, ma certo non climatiche.

Molto interessante anche l’analisi sulla nascita del consenso scientifico. Lindzen dice che ci si è arrivati attraverso l’impiego di un elevato numero di modelli di simulazione del clima, essenzialmente incapaci di riprodurre in modo accettabile molte delle dinamiche principali del sistema conosciute quali l’ENSO, la PDO o l’AMO, ma comunque dichiarati abili a riprodurre accuratamente le dinamiche interne al sistema. Dal momento che poi queste simulazioni non riescono a riprodurre il riscaldamento occorso alla fine del secolo scorso, se non con l’aggiunta di un forcing esterno nella giusta quantità, si è deciso che quel forcing fosse la causa del riscaldamento.

Un forcing che di per se non potrebbe produrre alcunchè di catastrofico, visto che ogni molecola aggiunta di CO2 provoca un effetto di contenimento del calore inferiore a quello della molecola che l’ha preceduta, se non si innescassero dei meccanismi -feedback- capaci di amplificare il riscaldamento. Tutti i modelli di simulazione climatica sono strettamente dipendenti dal segno positivo (cioè riscaldante) dei feedback dell’accrescimento del vapore acqueo e della dinamica delle nubi. Il peso di questi feedback è un fattore fondamentale nella determinazione della sensibilità del clima al raddoppio della concentrazione della CO2.

In modo assai curioso, il valore di questa sensibilità climatica è rimasto invariato sin dal 1979, e produce nelle varie simulazioni un riscaldamento che va da 1,5 a 5°C per 560 ppmv di CO2, cioè una concentrazione doppia rispetto al periodo pre-industriale. Tale riscaldamento è diretta conseguenza di un’alterazione del bilancio radiativo del pianeta, ovvero del rapporto tra la radiazione ad onda corta ricevuta e quella ad onda corta riemessa verso lo spazio. Nei modelli esaminati dall’IPCC nell’AR41 il bilancio radiativo è ottenuto impiegando come forzante le temperature superficiali osservate degli oceani (SST). Il segno negativo del rapporto tra la variazione del bilancio radiativo così ottenuto e la variazione delle SST, corrisponde ad un feedback positivo (amplificante) ed è stato assunto come inequivocabile segnale della correttezza della scelta fatta per definire la sensibilità climatica. Il problema è che la realtà sembra dire cose diverse, perchè se invece del bilancio radiativo simulato si impiega quello osservato dai sensori satellitari, visto che i dati sono ormai disponibili per il periodo 1985-2006, il rapporto cambia di segno e così cambia anche il peso dei feedback nella sensibilità climatica, rivelando un potenziale riscaldamento al raddoppio della CO2 nettamente più basso, circa 0,5°C. Questo, secondo Lindzen, dimostra che l’assunto principale del problema riscaldamento globale è sbagliato. Può dunque esserlo tutto il resto?

Linzen conclude come noi abbiamo iniziato: “Where do we go form here?” Difficile a dirsi per lui, figuriamoci per noi. Con queste premesse però forse sarebbe meglio non andare a Copenhagen.

 

Aggiornamento

NB: Grazie alla segnalazione di Paolo Zani, uno dei nostri lettori, ora potete trovare il video della presentazione a questo link.

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  1. Fourth Assessment Report – IPCC 2007 []
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Author: Guido Guidi

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