536 d.C.: il peggior anno negli ultimi 2000 anni di storia dell’umanità

Circa tre anni fa L. Mariani pubblicò qui su CM un post di grande successo che descriveva con dovizia di fonti storiografiche e scientifiche, un periodo storico terribile per l’uomo: quello compreso tra il 535 ed il 550 d.C..

L’evento freddo del 535/550 dC – Alcune fonti per l’Italia

Da qualche giorno è stato pubblicato su Science un articolo divulgativo a firma di A. Gibbons, che riprende l’argomento attraverso le parole del medievalista M. McCormick.

Why 536 “was worst year be alive

Lo storico britannico utilizzando le fonti citate già da L. Mariani nel suo articolo del 2015, descrive un periodo caratterizzato da eventi atmosferici estremamente fuori dal normale. Il Sole appariva pallido come durante un’eclissi parziale e non scaldava. Al Sole pallido si associarono inverni molto freddi, estati siccitose e fredde e le “mezze stagioni” sparirono del tutto. Le coltivazioni agricole non diedero frutto e l’intera Europa piombò in una paurosa carestia.

La novità dell’articolo di A. Gibbson riguarda i risultati di una ricerca effettuata da un team di ricercatori guidati dal glaciologo P. Mayewski che opera presso il Climate Change Institute dell’Università del Maine di Orono e dallo stesso M. McCormick. In un recente seminario gli studiosi hanno comunicato i risultati di una ricerca effettuata su una carota di ghiaccio lunga una settantina di metri, estratta dal ghiacciaio di Colle Gnifetti sulle Alpi Svizzere. Analizzando la carota con una nuova tecnica di indagine, essi sono riusciti ad aumentare in modo estremamente alto la risoluzione degli strati che la costituiscono, riuscendo a definire le caratteristiche di una dozzina di componenti della carota addirittura a livello mensile.

Sulla base dei risultati ottenuti, P. Mayewski ed il suo gruppo hanno potuto accertare che tra la fine dell’anno 535 d.C. e l’inizio dell’anno 536 d.C. ci fu una violenta eruzione vulcanica che rovesciò in atmosfera una tale quantità di polveri e ceneri, da oscurare il Sole per oltre un anno e che causò i fenomeni descritti da Procopio, Cassiodoro ed altri cronisti coevi. Nello strato relativo a quel periodo storico sono stati individuati, inoltre, due granelli di polvere che appartenevano ad una roccia molto comune in Islanda, per cui i ricercatori hanno dedotto che l’eruzione responsabile del cambiamento climatico che innescò l’era più buia negli ultimi 2300 anni della storia dell’uomo, abbia riguardato un vulcano Islandese. Non tutti i ricercatori concordano, però, con le conclusioni del gruppo di P. Mayewski: secondo alcuni il vulcano responsabile dell’eruzione dovrebbe trovarsi in Nord America.

Tornando ai risultati delle analisi effettuate sulla carota di ghiaccio estratta dal ghiacciaio del Colle Gnifetti, tra il 535 ed il 536 d.C. un vulcano islandese avrebbe eruttato violentemente, immettendo nell’atmosfera terrestre una tale quantità di polveri e ceneri da oscurare il sole per circa diciotto mesi e determinando una diminuzione delle temperature estive dell’emisfero nord, compresa tra 1,5°C e 2,5°C. Gli effetti di questo improvviso abbassamento di temperatura riguardarono almeno tutto l’emisfero settentrionale terrestre e si protrassero per circa un decennio: il decennio peggiore degli ultimi 2000 anni. A circa metà del decennio (tra il 540 ed il 541 d.C.) ci fu un’altra eruzione che determinò l’abbassamento delle temperature estive europee di ulteriori 1,4°C-2,7°C. Quasi in coincidenza con questa nuova eruzione si verificò l’epidemia di peste bubbonica, nota come peste di Giustiniano che determinò la morte di milioni di persone: si stima che la popolazione dell’impero bizantino si ridusse da un terzo alla metà a causa delle terribili condizioni meteorologiche, sociali, economiche e sanitarie venutesi a creare. A seguito di ciò iniziò la decadenza dell’impero bizantino che culminò, infine, con il suo collasso.

La crisi sociale ed economica fu terribile e si protrasse per circa un secolo, come suggeriscono altri risultati delle analisi effettuate sulla carota glaciale di Colle Gnifetti. Nel 640 d.C. si cominciano a trovare nel ghiaccio delle tracce di piombo. Con ogni probabilità esse sono legate ai processi di estrazione dell’argento e ciò significa che la popolazione europea si era ripresa ed aveva bisogno di un metallo prezioso per coniare monete necessarie alle nuove condizioni economiche che si andavano instaurando nel nostro Continente. Evidentemente il peggio era passato e gli esseri umani iniziarono il lento processo di recupero dalla crisi appena finita.

Molto interessanti, secondo me, le parole di uno dei ricercatori intervistati dalla Gibbson: siamo entrati in una nuova era delle ricostruzioni paleoclimatiche, in quanto siamo in grado di discriminare, come mai prima era successo, gli strati delle carote glaciali aumentandone fortemente la risoluzione e porle in correlazione con le cronache storiche ad altrettanto alta risoluzione.

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Author: Donato Barone

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6 Comments

  1. Riassumendo: quanti sarebbero gli eventi vulcanici degli ultimi duemila anni che, con relativa confidenza, hanno causato carestie su scala almeno continentale? Tanto per avere un’idea della frequenza dell’evento.

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  2. Aggiungerei fra i candidati anche La caduta di Teotihuacan e la crisi dell’ impero Atzeco alla lista dei disastri del periodo.
    In Collasso di Jared Diamond si tende a dare la colpa ad una serie di eventi della Nina che causarono gravi siccità per una decina di anni. Ma la coincidenza dei periodi è sospetta

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  3. Caro Donato,
    ti ringrazio per la segnalazione e per il richiamo al mio scritto di qualche anno fa che credo abbia quanto meno il merito di far emergere la grandezza di Cassiodoro: uomo di stato, fine letterato e , con il coevo San Benedetto, alle radici della tradizione monastica italiana. Su quest’ultimo aspetto ho di recente letto un interessante lavoro del professor Cardini che penso sia utile segnalare ai lettori:
    CARDINI F., 2017. CASSIODORO IL GRANDE – ROMA, I BARBARI E IL MONACHESIMO, JACA BOOK.
    Luigi

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  4. Puo’ darsi che si tratti di una notizia, ma nella mia personale biblioteca si trova un libro di David Keys del 1999, letto un po’ dopo come remainder, che si intitola “Catastrophe. An investigation into the origins of the modern world”, in italiano “Catastrofe”, che tratta estesamente l’argomento.

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  5. Se non ricordo male, nelle tradizioni indonesiane (The book of kings) si cita anche una violentissima eruzione del Krakatoa, stimata essere avvenuta nel 536 da evidenze geologiche.
    Potrebbe essere una sequenza di violente eruzioni tutte in un ristretto arco di tempo, nessuna di per sè catastrofica (come fu il Tambora nel 1815) ma che sommate tra loro hanno prodotto consequenze di maggiore impatto.

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    • Ipotesi fortemente probabile che non mi sento affatto di escludere. Considerando anche ciò che scrisse L. Mariani nel suo articolo del 2015.
      Ciao, Donato.

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