La magia continua, ci siamo giocati anche la MJO

Premessa: MJO sta per Madden Julian Oscillation, un pattern atmosferico che gioca un ruolo determinante nelle dinamiche di medio periodo e che consiste – semplificando al limite del possibile – in un’area di intense precipitazioni convettive (quindi di scambio di calore sull’asse verticale) che viaggia da ovest a est sui tropici con periodo di circa 40-50 giorni. Le connessioni con quanto accade in termini di circolazione atmosferica al battere del ritmo della MJO sono innumerevoli e per molti aspetti ancora da chiarire.

Per dirne una, in questi giorni in cui gli occhi di tutti i meteorologi dell’emisfero nord sono puntati sulla stratosfera polare, perché è in atto un potente Sudden Warming Stratosferico, la MJO costituisce uno dei traccianti dell’evoluzione che questo SSW avrà nel breve e medio periodo in termini di propagazione ai piani atmosferici inferiori. In poche parole, il “tempo che farà” nelle prossime 2-3 settimane sarà forse decifrabile proprio in relazione al comportamento della MJO, che potrà favorire o meno la suddetta propagazione.

Ma, anche la MJO è un oggetto da prevedere e quando le cose si complicano, come nel caso degli SSW, le dinamiche atmosferiche vengono improvvisamente sovvertite e questo getta puntualmente i modelli deterministici nel caos, abbassandone molto la stabilità e affidabilità. La parola “deterministico” implica infatti una fortissima dipendenza dalle condizioni iniziali: se queste variano improvvisamente, l’ostacolo da “saltare” diventa semplicemente troppo alto e non resta che attendere che la situazione si stabilizzi e possa essere letta con efficacia e quindi proiettata nel futuro, naturalmente solo a breve termine.

Questo dimostra quanto ci sia ancora da capire su queste dinamiche e quanto sia complesso riprodurne il comportamento, anche per quel che riguarda il breve volgere di pochi giorni.

Nonostante ciò, nel meraviglioso mondo del clima che cambia e cambia male, c’è chi pensa di poter fare – e fa – speculazioni su quello che potrà essere anche la MJO addirittura per la fine di questo secolo, più precisamente nel ventennio 2080-2100. Nello specifico, pare che le precipitazioni della MJO subiranno una intensificazione (e ti pareva…) mentre i venti ad essa associati cambieranno sì, ma con un rateo differente, scompaginando ulteriormente le carte.

Madden–Julian oscillation changes under anthropogenic warming – Nature Climate Change

Ad aprire lo scrigno del sapere sono naturalmente delle analisi del comportamento della MJO nelle evoluzioni di un set di modelli climatici. Qui, su Science Daily, i dettagli dell’operazione.

Il tutto senza considerare che a) con la MJO si parla di attività convettiva, ossia di ciò che nessun modello climatico è in grado di prevedere e che gli stessi modelli meteorologici faticano a riprodurre anche nel brevissimo periodo; b) estrarre da questi risultati le loro derivate, ovvero gli effetti del comportamento della MJO è già molto difficile oggi per domani, pensare di farlo di qui a 80 anni è pura speculazione.

Meraviglioso, tutto ciò è semplicemente meraviglioso.

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Author: Guido Guidi

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1 Comment

  1. Caro Guidi mi permetto di postare alla Sua attenzione alcune osservazioni su mjo ed ssw.
    Un cordiale saluto

    Matteo Sacchetti

    La Mjo è una forzante di variabilità interna del sistema ed ha una struttura tridimensionale ovvero accoppiata non solo orizzontalmente ma anche verticalmente tra le latitudini tropico equatoriali e quelle polari.
    La sua attività varia naturalmente in base a fattori di variabilità quali Enso ma anche a carattere stagionale in quanto l’evoluzione e la magnitudo sono direttamente correlate al gradiente orizzontale e verticale e quindi anche allo stato del vortice polare.
    In effetti è abbastanza stupefacente rinvenire, come molti di voi hanno fatto postando le proiezioni su base ncep e su base ecm, spread così elevati tra i due modelli.
    La spiegazione seppur non proprio linearmente spiegabile può essere correlata proprio alla vicenda strato attuale legata allo sviluppo di un intenso SSW divenuto split dopo essere stato conclamato quale MMW displacement.
    La diversa lettura dei gm relativa a questa dinamica può giustificare questa differenza.
    Generalmente l’evoluzione della Madden in fase 7 è il predictor a breve lag time del SSW quando ancora l’eddy momentum flux non ha depositato il suo momento easterlies a partire dall’alta stratosfera.
    Generalmente è il “trigger” che precede lo sviluppo del riscaldamento maggiore prima che abbia inizio l’inversione dei venti zonali ma soprattutto continua ad operare ad alta magnitudo fino a quando non abbia avuto inizio la fase propagativa strato/tropo.
    In soldoni la Mjo esplode durante la fase t-s ma tende a recedere in quella s-t a causa della progressiva diminuzione di gradiente verticale polare dovuta all’inversione termica e barica caratteristica degli eventi split.
    La diversa condotta quindi ad oggi ancora riscontrabile tra i due gm potrebbe consistere nella difficoltà propagativa della dinamica da parte del modello americano diversamente da quello inglese che evidenziava già nei valori relativi al gradiente termico nelle proiezioni di stamattina una praticamente completa inversione su tutti i principali piani della stratosfera ad eccezione di quelli più elevati ovvero da dove ha inizio la ricostruzione del vps per raffreddamento radiativo.
    E’ quest’ultimo infatti l’elemento in grado di forzare la propagazione dell’evento warm verso i piani più bassi trasferendo il momento easterlies verso il basso e quindi necessariamente dando inizio a quella inibizione dei flussi di calore che hanno inizio proprio attraverso l’attività convettiva oceanica (ovvero il coupling oceano/atmosfera) descritta appunto dalla Mjo.
    A mio avviso questa….lettura propagativa sta ancora latitando nelle proiezioni del modello americano che quindi propone ancora una condotta più propriamente assimilabile ad una fase t-s piuttosto che s-t.

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