Surriscaldamenti

Per la serie “continuiamo così, facciamoci del male”, ci ritroviamo oggi a commentare un articolo apparso nella rubrica “Ambiente e Veleni” del Fatto Quotidiano. Titolo come al solito sobrio e asettico, come si conviene quando si parla di scienza alta: “Surriscaldamento globale, il pianeta è a rischio. Sta per scoppiare una bomba climatica?” Notiamo innanzitutto una escalation semantica, fin dal titolo: non si parla più infatti di “riscaldamento globale”, che evidentemente non basta: siamo ora al “surriscaldamento”. Rispetto a cosa, non è dato capire.

L’articolo, comunque, segna un deciso salto di qualità rispetto alla media di quanto propongono i quotidiani in fatto di clima-catastrofismo. In questo caso, infatti, siamo addirittura in presenza di citazioni di paper scientifici, nello specifico uno studio a firma di Whiteman, Hope e Wadhams (quest’ultimo vecchia conoscenza di CM). Studio pubblicato 6 anni fa (“recentemente”, per l’autore) che ha avuto ampia risonanza negli scorsi anni sui media, e pochissima fortuna in ambito scientifico.

Nello studio in questione si fa riferimento alla famigerata teoria vecchia di quasi un decennio (1,2) secondo cui lo scioglimento catastrofico dei ghiacci artici comporterebbe il rilascio di quantità enormi di metano che, da bravo gas serra, andrebbe ad incrementare drammaticamente il rateo di riscaldamento terrestre. Uno dei millemila esempi di feedback positivi proposti negli ultimi lustri, senza alcun riscontro verificabile al di là delle solite proiezioni modellistiche a 100 anni o giù di lì.

L’articolo

Il pezzo nel suo complesso appare talmente disconnesso da rendere ardua l’impresa di commentarlo. Ma ci proviamo ugualmente.

Si comincia con un clamoroso autogoal, con l’autore che fa riferimento al “bel po’ di soldi” che le  società petrolifere si accingono a guadagnare bucherellando l’Artico per produrre orrendo petrolio. A rafforzare il concetto viene citato un articolo (datato luglio 2015) in cui si parla delle intenzioni della Shell di sfruttare risorse petrolifere nell’offshore dell’Alaska. Peccato che solo due mesi dopo, nel Settembre 2015, la Shell abbia annunciato il ritiro totale dall’impresa in questione, con perdita associata superiore ai 7 miliardi di dollari: bel po’ di soldi, in effetti, ma con il segno meno davanti. Logica conseguenza, il ritiro della Shell (e di tanti altri players), del crollo del prezzo del greggio che ha reso insostenibile economicamente lo sfruttamento di giacimenti petroliferi in aree di frontiera, Artico in primis.

Segue il solito tributo all’hockey stick che prende in questo caso la forma di un aumento catastrofico di temperatura di 5-6 gradi a causa dei famigerati idrati di metano. Quindi l’autore scioglie definitivamente le riserve per sostenere che questo aumento di temperatura è senza dubbio possibile perché 50 milioni di anni fa la Terra è stata fino a 12 gradi più calda di oggi. E anche se il signor Rossi potrà contestare che non c’erano i SUV a rilasciare CO2 a quel tempo, comunque questo è la prova che il clima terrestre “è fragile … basta una perturbazione anche piccola per causare grossi cambiamenti” E quale perturbazione più grande della “inveterata abitudine (dell’uomo) di bruciare combustibili fossili”?

Qualche riflessione

Al di là del concetto incomprensibile per cui la Terra è “fragile” solo quando si tratta di riscaldarsi (pardon, surriscaldarsi), resta il fatto che la “perturbazione molto forte” causata dall’inveterata ambizione dell’uomo a migliorare le proprie condizioni di vita usando fonti energetiche economiche si è associata ad un aumento di temperatura su scala globale di 0.8 miseri gradi in 150 anni (ovvero dall’inizio della rivoluzione industriale ad oggi). Tanto per rimarcare la differenza siderale tra le proiezioni catastrofistiche dei modelli e la realtà dei fatti.

Quanto alla citata teoria del rilascio catastrofico di metano, vale la pena ricordare che questa è stata clamorosamente rigettata da paper pubblicati diversi anni dopo, di cui si è già parlato sulle pagine di CM. Non solo: le profezie di Wadhams et al. sul rilascio catastrofico di metano sono state liquidate come irrealistiche persino da personaggi al di sopra di ogni sospetto “negazionista” come Gavin Schmidt.

Quanto al co-autore dello studio sul metano-killer e padre putativo della teoria alla base dello stesso, ovvero Wadhams, è anche il caso di sottolineare la considerazione controversa di cui gode nell’ambito della comunità scientifica, testimoniata comicamente dai tweet di alcuni colleghi che in occasione di una sua presentazione alla Royal Society si espressero in questi termini:

  • Usa foto e aneddoti come prove scientifiche;
  • Usa dati scadenti da sottomarini e traccia grafici a casaccio;
  • Usa proiezioni ridicole senza fondamento fisico;
  • Ammette che dietro le sue proiezioni non c’è uno straccio di fisica;
  • Peccato non abbia voluto scommettere sulla scomparsa del ghiaccio nel 2015!
  • Puro intrattenimento, torniamo alla scienza;
  • Non sono 4 anni che prevede la scomparsa dei ghiacci?

Conclusione

Una teoria vecchia di un decennio e scientificamente azzoppata da anni, presentata come “recente”.

Uno scenario di aumento di temperatura ultra-catastrofistico e totalmente outlier rispetto all’envelope (già pluri-fallimentare) di previsioni modellistiche presentato come “possibile”.

Un’invettiva contro le compagnie petrolifere che perforano l’Artico basata su una notizia vecchia e smentita già da anni.

Il tutto all’interno di una rubrica che si intitola “Ambiente e Veleni”

Voglio scendere.

 

————-

Cara, surriscaldi la pasta di ieri?

No caro, sto leggendo un romanzo che surriscalda il cuore. E comunque non ho voglia di minestre surriscaldate.

Hai ragione, mangiamo fuori allora.

OK, vai a surriscaldare il motore della macchina che in due minuti arrivo.

Vado, non prendo il cappotto che si è surriscaldata l’aria rispetto a ieri.

Nemmeno io allora. Benedetto surriscaldamento globale!

 

————-

1. Wadhams, P. AMBIO 41, 23–33 (2012).
2. Shakhova, N. E, Alekseev, V. A, & Semiletov, I. P. Doklady Earth Sci. 430, 190–193 (2010).
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Author: Massimo Lupicino

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12 Comments

  1. Un ricordo personale: alcuni anni fa ho avuto la “ventura” di quasi conoscere Waldham. In realtà l’ho mancato quando, dopo la pensione, ha passato un periodo di studio all’Università tecnica delle Marche (Università di Ancona). In compenso ho conosciuto sua moglie, italiana, anche lei allo Scott Polar Institute, che nello stesso periodo è stata direttrice del Museo Polare di Fermo fondato da mio padre. Di Waldham ho letto molte cose non belle e mi sono sempre meravigliato della serietà della moglie che faceva da contraltare, con grazia e gentilezza, ai suoi atteggiamenti talebani.
    Eppure è un oceanografo fisico di fama mondiale che non dovrebbe associare la sua fama a scelte così “molto politiche” e poco scientifiche. Franco
    PS: Massimo, grazie per il link al mio pezzo sullo scetticismo.

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    • Franco quel pezzo e’ un gioiellino che varrebbe la pena citare di continuo…

  2. Scardinare le posizioni / umori delle persone comuni a onor del vero, diventa un impresa madonarle fin quanto che , oggettivamente , il clima locale si è ‘surriscaldato’ anticipando la fioritura degli albicocchi di almeno 3 settimane (accade in questi giorni) ; ed ecco che diventa indigesta qualsiasi informazione che inviti a riflettere con cognizione di causa su questi argomenti … io ci provo sempre ma con esito neutro / negativo 🙂

    Per non parlare della CO2 che , nell’immaginario comune è una sorta di drago a 5 teste da abbattere ; se poi la posizione degli ultimi anni del Vaticano si è fatta via via sempre piu critica furse perchè i consensi e le simpatie aumentano se si appare moderni o semplicemente allineati al sentimento dell agir comune ? Piuttosto che affermare il suo opposto : l’ignoranza genera soltanto il male .

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  3. Parlare a vanvera del clima è diventato uno sport molto praticato purtroppo!.. e non se può far nulla!.. il catastrofismo climatico ormai fa parlare cani e porci e sopratutto soggetti totalmente impreparati a materie meteo climatico scentifike!

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  4. Caro Massimo,

    Non ho capito bene la tua risposta, ma se mi/ci stai dicendo che non bisogna considerare chi scrive cosa allora dissento al 100%.
    Prima della testata c’è la firma di chi scrive l’articolo, perché a capo del FQ su internet c’è Peter Gomez, che scienziato non è, quindi crede ciecamente a quello che lo “scienziato” di turno gli propone come articolo/blog… mentre lo “scienziato” è, o almeno dovrebbe, essere cosciente di quello che scrive. Come giustamente hai sottolineato tu Wadhams non se lo … nessuno neanche fra i pasdaran della clima-catastrofe, figurarsi quando a considerarlo è un professore universitario italiano. Anzi, due… fatto che anche l’altro supporta le stesse tesi.
    Se nessuno li mette alla berlina, mai, continueranno così all’infinito, spudoratamente come fanno da anni.

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    • Caro Roberto, e’ solo una questione di punti di vista e… di opportunita’… Diciamocela tutta, tanto siamo in famiglia: per me e’ gia’ gratificante poter esprimere dei punti di vista su questo spazio tanto piccolo quanto prestigioso. Non ha nessun senso che porti avanti battaglie personali o critiche alla singola persona (che per altro in tanti casi non conosco nemmeno per sentito dire). Tanto piu’ su uno spazio che non e’ il mio, e tanto piu’ sotto pseudonimo: non si fanno attachi personali sotto pseudonimo, non e’ elegante e non e’ utile in ogni caso.

      Per il resto posso solo darti ragione. Ma ti faccio anche notare che una rubrica che si chiama “Ambiente e Veleni” e’ una dichiarazione di intenti molto chiara fin dal principio. Ti aspetti che su una rubrica che si chiama cosi’, vengano pubblicati articoli sul Global Greening, sull’aumento della produzione agricola o sulle previsioni clamorosamente sbagliate dai modelli climatici? Io no. E questa e’ una responsabilita’ dell’editore, che evidentemente ha le idee molto chiare sul taglio da dare alle notizie in fatto di ambiente/clima e quant’altro di simile.

      Cio’ non toglie ovviamente che ognuno possa farsi la sua opinione su singole persone: che si tratti di scienziati, divulgatori, scrittori, personaggi pubblici, personaggi di fantasia e quant’altro. L’importante e’ mantenersi nell’ambito di commenti civili e mai offensivi nei confronti dei singoli, come del resto fai regolarmente tu e gli altri blogger di CM.

    • @Roberto è comprensibile l’atteggiamento dei professori, molto simile a coloro che si attaccano alla loro poltrona con tutte le forze. Professori universitari che vogliono salvare il proprio stipendio anche dicendo/scrivendo baggianate. A me sembrano tutti alla ricerca di sussidi creati da questa malagestione europea, non solo nella ricerca scientifica..

  5. L’autore dell’articolo “scientifico” è lo stesso che, sino a qualche anno fa, si stracciava le vesti per il Picco del Petrolio …

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  6. Caro Massimo,

    Ti ringrazio di aver messo alla berlina questo ennesimo articolo ridicolo del’Opinione Quotidiana (i Fatti sono altra cosa).
    Vorrei solo fare notare che l’autore non è il solito giornalista senza CV in materie scientifiche, ma un professore universitario noto… poveri studenti, chissà che lavaggio del cervello gli fa! 🙁

    Mi ricorda l’altro professore universitario, che gestisce un noto blog di climatologia… un paio di mesi fa è stato intervistato durante una puntata di Report, o trasmissione simile… davanti allo schermo del PC nel suo ufficio aveva un poster di un orso polare su un micro-iceberg, a sottolineare l’altra menzogna secondo la quale i detti orsi polari sarebbero in pericolo a causa del CAGW… mentre notoriamente così non è.
    Povera università italiana.

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    • Caro Roberto, ti confesso che non conosco l’autore, non so chi sia e la cosa non mi deve comunque interessare. Ormai da un bel po’ quando mi capita di commentare articoli di questo tenore mi guardo bene dal mettere la cosa sul personale, che non giova in ogni caso. Si puo’ essere bravi, preparati, titolati e nonostante questo trovarsi su fronti opposti della barricata, senza perdere il rispetto per la controparte. Ma soprattutto, secondo me vale la responsabilita’ oggettiva: ovvero la responsabilita’ di quello che viene pubblicato e’ del giornale, prima ancora di chi scrive.

      Quello che secondo me e’ importante e’ mantenere il commento su dati oggettivi. Si parla di un paper? Bene, rispondiamo citandone altri. Si parla di un articolo di giornale? Ottimo, andiamo a vedere cosa e’ successo dopo la pubblicazione di un articolo vecchio di anni, e cosi’ via. Non bisogna dimenticare che chi scrive un articolo firmato su un giornale mette comunque in gioco la sua persona, e in quanto tale deve essere rispettato, specie da chi come il sottoscritto scrive solo per il piacere di condividere su un Blog, per giunta sotto pseudonimo, e comunque senza alcuna ambizione personale, tantomeno compenso :):)

      Finche’ ci si attiene solo ai contenuti, non vedo quindi la necessita’ di personalizzare alcunche’. La vita e’ gia’ abbastanza incasinata cosi’ 🙂

  7. Potrei avere la fonte relativa all’aumento di temperatura su scala globale di 0.8 gradi in 170 anni?
    Cosi lo uso come dato TOMBALE nelle chiacchierate coi catastrofisti grazie!

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    • Caro Lorenzo, sono dati dello stesso IPCC (che tra l’altro fa l’assunzione assolutamente spericolata di attribuire tutta la variazione di temperatura all’influenza umana cancellando del tutto qualsiasi variabilita’ naturale – vedi articolo di Franco Zavatti). Ti mando un link tra i tanti (pag. 392-393, vedi grafico FAQ 5.1 Fig.1)

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