Il Meglio del Peggio – 6 Ottobre 2019

Questo pezzo è firmato da Andrea Beretta.

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E come promesso eccoci arrivati alla seconda puntata del “Meglio del Peggio”. Sarà il cambio di stagione che influisce sull’umore dei giornalisti, sarà l’inerzia dell’informazione che batte sui soliti tasti, sarà il successo del nostro premio, ma comunque sia, gli spunti vanno moltiplicandosi.

Iniziamo allora da “La Stampa”, con l’imperdibile inserto TuttoGreen che titola con la solita sobrietà ed equilibrio: “Il Circolo Polare va a fuoco”.

Leggendo si scopre che si sarebbero contati “più di 100 incendi da giugno”. Non solo: questi incendi avrebbero rilasciato nei primi 14 giorni di luglio, “ circa 31 megatoni di CO2 . Eh già: il problema non è il verde andato in fumo, ma l’anidride carbonica emessa. Peraltro misurata non in moli, o kg, ma in megatoni. Premesso che il megatone è utilizzato per misurare l’energia, non si capisce il nesso tra l’energia e le emissioni di anidride carbonica. Per la cronaca, la famosa bomba Zar, che è il più potente ordigno mai sperimentato nella storia dell’umanità, fu fatta esplodere proprio a Nord del Circolo Polare Artico nel 1961 e misurò circa 50 megatoni. Non vorremmo che dalle parti di Torino qualcuno abbia confuso date, misure, cause ed effetti.

Se si ha la pazienza di leggere tutto l’articolo, si troveranno contraddizioni come “ le osservazioni sono state condotte per 17 anni”, che non è proprio un lasso di tempo significativo, ma anche informazioni preziose tipo “ tradizionalmente la stagione degli incendi boreali inizia a maggio e dura fino a ottobre, con picchi di attività tra luglio e agosto”. Dal che scopriamo che, se di tradizione si tratta, un incendio in questo periodo in Siberia non è proprio questo fatto eccezionale.

E a proposito di fatti eccezionali, il “Fatto Quotidiano” nella ormai famosa rubrica “Ambiente e Veleni” pubblica un’inchiesta intitolata: “Olimpiadi invernali, il clima è impazzito. E si rischia il cambio di programma”  Uno si chiede se il giornale sia ironico oppure a quale olimpiade si faccia riferimento: magari a quelle di Pechino del 2022. E così, per toglierci questo dubbio, siamo costretti a leggere tutto, e scopriamo che invece non c’è ironia e si parla proprio delle “nostre” Olimpiadi invernali, quelle del 2026. Le frasi da segnalare sarebbero tutte quante, ma mi limito, per questioni di spazio alle seguenti:

  • Va notato che sono tutte porzioni di Dolomiti già fortemente segnate dall’intervento dell’uomo nell’ultimo mezzo secolo e dallo sviluppo industriale dello sci da discesa, esempi da manuale del distrut-turismo

A parte il virtuosismo linguistico che chiude la frase, che non diverte ma almeno rispetta la nostra lingua, si fa notare che sulle Dolomiti la maggior parte delle piste si trova sopra i 2000 m, comunque oltre il limite boschivo delle Alpi, quindi il deserto a cui dopo farà riferimento il pezzo è al massimo limitato a poche strisce dove passano le piste più a valle. E in ogni caso gli enormi comprensori della zona, come il celebre Sella Ronda, permettono agli sciatori di spostarsi su tre province senza emettere la tanto odiata CO2, visto che i collegamenti tra le varie valli non vengono fatti tramite macchina. Andiamo avanti:

  • Sono state piegate dal maltempo altre strade dell’Alto Adige, con frane di detriti e fango, anche ad Anterselva, capitale del biathlon e località di gara per le Olimpiadi

Bene. Non si capisce però cosa leghi la desertificazione e la distruzione delle montagne ad Anterselva. La quale, come giustamente cita il giornale, è capitale del biathlon e non dello sci alpino…e il biathlon, essendo una variante dello sci di nordico, non ha bisogno di impianti di risalita che disboscano e rovinano i crinali.

Ma è nel seguito che l’articolo svela il suo obiettivo, che è poi la linea editoriale dell’intero giornale: le Olimpiadi, come molti grandi Eventi o molte grandi Opere, non sono da fare. È stato uno sbaglio candidarsi ad ospitarle, un errore aggiudicarsele, e saranno comunque un insuccesso perché: “nel febbraio in cui si dovrebbero tenere le gare olimpiche, l’insegnamento di queste ultime stagioni ci parla di sbalzi di temperatura con impennate di caldo anomalo in quota, anche per l’irraggiamento solare, e di una scarsità di precipitazioni irrituale rispetto alle serie storiche precedenti”

Per la cronaca, Torino si aggiudicò i Giochi del 2006 nel 1999, e si veniva da un deficit nevoso degli sciagurati inverni degli Anni 80/90, quando nei paesini di montagna si organizzavano nel cuore dell’inverno processioni religiose per pregare che il buon Dio mandasse la neve e salvasse stagione ed economia di quei posti. Già, forse il Fatto Quotidiano non lo sa, ma il turismo rappresenta per il Trentino circa il 15% del PIL, e oltre la metà è legato all’inverno e allo sci.

Ebbene, nonostante quel trend di aridità fosse abbastanza consolidato e pervicace, nessuno nel 1999 si sognò mai di prendere in considerazione l’idea di spostare le olimpiadi torinesi con 7 anni di anticipo…e infatti, l’edizione fu climaticamente felicissima e le gare furono salutate da una coreografia spettacolare, da Sestriere a Pragelato, tutte disputate su neve abbondante e naturale, come si può vedere dal seguente video. Si ha l’impressione che il “Fatto” getti letteralmente il cuore oltre l’ostacolo: niente Olimpiadi, non ci sarà neve. Anzi, non ci saranno nemmeno le montagne. E già che ci siamo, chiudiamo pure tutti i comprensori sciistici perché distruggono la natura. E lo sci di fondo? Ma sì, facciamo di tutta l’erba un fascio (spero si possa scrivere) e togliamo pure quello…

Ha fatto il giro del mondo la notizia che il luglio 2019 sarebbe stato il più caldo della storia. Tra i millemila articoli celebrativi, spicca quello di Avvenire, che già si è segnalato per le sue posizioni oltranziste sull’argomento. A parziale smentita del detto “venenum in cauda”, qui il veleno è (anche) nel titolo, e nel sottotitolo, che riportano:

  • I ghiacci della Groenlandia si sciolgono. In Nord Europa temperature record. E le previsioni a lungo termine non promettono nulla di buono. Il 28 luglio a Helsinki registrati per la prima volta 33,2°C. Guarda il video

La notizia è di quelle da scoop: scopriamo che in Groenlandia d’estate i ghiacci si sciolgono. A Helsinki, inoltre, frantumiamo il record di caldo (il precedente immagino fosse quello associato al momento in cui il pianeta era una palla di fuoco, 5 miliardi di anni fa). Per i cinefili, si può perfino aprire il video per vedere un ghiacciaio che si scioglie (altra immagine eccezionale). All’interno dell’articolo sono riscaldate (è il caso di dirlo, visto il tenore) le solite minestre fatte di previsioni pessimiste e il catastrofismo apocalittico:

  • “Se non interveniamo subito, gli eventi meteorologici estremi saranno solo la punta dell’iceberg e quell’iceberg si sta rapidamente sciogliendo“. Quali siano questi interventi non è dato sapersi, così come non è chiaro cosa ci sarebbe sotto la punta dell’iceberg oltre gli eventi metereologici “estremi”.

Chiosa finale: “Luglio ha riscritto la storia del clima, con dozzine di nuovi record di temperatura a livello locale, nazionale e globale”. Per un attimo spero infatti si faccia anche riferimento anche ai record negativi battuti in Siberia, ma il mio entusiasmo dura poco: si rimenzionano Parigi ed Helsinki, ma nessun cenno alle siberiane Susuman o Seimchan. Forse i nomi erano troppo difficili.

L’appuntamento, è per la prossima puntata!

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22 Comments

  1. in risposta al commento di Robertok …..purtroppo caro Robertok qui in Svizzera la crisi climatica ha un impatto socio mediatico piuttosto terrificante. A livello politico sono pronte misure draconiane dal livello comunale a quello nazionale per combattere i cambiamenti climatici, da questo la to la Svizzera non é affatto neutrale, anzi pronta in prima linea a sacrificarsi in perfetto stile kamikaze giapponese. Sono già pronte misure che imporranno tasse e gabelle su auto, carburanti, energia e trasporti in genere, ben peggio di quelle previste in Italia dal conte new deal. Senza contare che a livello scolastico la sensibilità della crisi climatica é tale che ben presto qui si sciopererà almeno 1 volta al mese. Non so dove tu abbia trovato il trafiletto in questione, ma rimane veramente un trafiletto in un mare di propaganda martellante quotidiana di senso opposto. Sai d’altronde qui sono stati i primi al mondo a fare il funerale a un ghiacciaio…….

    https://www.rts.ch/info/sciences-tech/environnement/10727637-des-funerailles-en-montagne-pour-le-pizol-un-glacier-suisse-disparu.html

    p.s. per la redazione continuo a non riuscire a inviare ile risposte a commenti già esistenti sciaccio il il bottone blu “Post a reply” appare il riquadro per scrivere il messaggio ma quando clicco sull’altro bottone che appare “submit comment” non da segni di vita. ( Da segni di vita solo se scrivo un nuovo commento?. C’é un trucco magico per riuscire a postare?, bisogan avere almeno un post docper riuscirci?, grazie

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    • No Giovanni, bisogna avere un nuovo CMS, appena avrò il tempo butterò questo a mare ;-).
      gg

    • Giovanni, clicca su “post a reply” con il tasto destro e seleziona “apri link in un’altra scheda”. Passa nell’altra scheda, scrivi il commento e invialo normalmente. A me funziona: così ho fatto per rispondere al tuo commento.
      Ciao, Donato.

  2. …buongiorno a tutti, ed eccoci alla puntata numero 4 della serie “Piccoli Climatologi Salvapianeta Crescono, Ovvero Quando Non Si Riesce Nemmeno a Capire le Conclusioni di Un Articolo Citato”.

    Il soggetto della IV puntata e’ uno dei piu’ affezionati lettori e commentatori della nostra bloggara super-eroe poliglotta de noantri.

    Giusto 3 giorni fa, sul di lei blog ,letto/commentato al massimo da 3 persone, una di esse (climatologo di professione!) ha postato un messaggio dove porta, a supporto della bonta’ dei modelli climatologici moderni, la seguente pubblicazione:

    “Cloud feedback mechanisms and their representation in global climate models”
    https://atmos.washington.edu/~dennis/Ceppi_et_al-2017-WIREs-Climate_Change.pdf

    Il documento e’ molto interessante e ben scritto, anche se non dice nulla che non fosse gia’ noto prima, e cioe’ che i modelli che descrivono le nubi ed il relativo feedback sono delle PESSIME approssimazioni della realta’ fisica del pianeta terra. Parametrizzazioni e anche “super-parametrizzazioni” a go-go.

    Qualche estratto (loro lo chiamerebbero mio cherry picking, ma qui ci sono tante ciliegie che mi verra’ l’indigestione):

    Comincia male… prima frase:

    “As the atmosphere warms under greenhouse gas forcing, global climate models (GCMs) predict that clouds will change, resulting in a radiative feedback by clouds.
    While this cloud feedback is positive in most GCMs and hence acts to amplify global warming, GCMs diverge substantially on its magnitude.”

    I vari modelli non predicono le stesse cose.
    Poco male, direte, tanto la “scienza” climatologica moderna fa la media dei risultati dei vari modelli, e l’errore… pardon!… non si dice errore in “climatologia”, si dice “bias”!… LOL… la media, dicevo, smussera’ tutti questi risultati sbagliati.
    Vabbe’, dai… andiamo avanti…

    “In the recent Climate Model Intercomparison Project phase 5 (CMIP5), cloud feedback was by far the largest source of intermodel spread in equilibrium climate sensitivity (ECS), the global mean surface temperature response to CO2 doubling.”

    Quindi: il feedback delle nuvole e’ una cosa importantissima per determinare il fato del pianeta… tramite la ECS…

    Hanno analizzato 28 modelli CMIP5. Il risultato e’ riassunto in Fig.1… il “feedback parameter” che va da 1,2 a 2,6 (W/m2/K)… fattore 1,3 fra minimo e massimo…
    La ECS corrispondente varia da 2,1 a 4,7 K/2xpCO2… un fattore 2.2 di differenza.

    Preciso no? 🙂 LOL

    … tralascio tutta la parte intermedia, che senno’ ci vorrebbe una settimana a commentarla, e vado alle conclusioni finali:

    “As future patterns of SST increase are uncertain in GCMs, and may differ from those observed in the historical record, this introduces an additional uncertainty in the magnitude of global mean cloud feedback and our ability to constrain it using observations.
    Therefore, further work is necessary to understand what determines the spatial patterns of SST increase, and how these patterns influence cloud properties at regional and global scales.”

    Quindi: non solo il feedback delle nuvole implementato nei 28 modelli CMIP5 valutati in questo studio e’ compreso con pochissima precisione e tante lacune (vedasi testo, troppi esempi per poterli riportare qui), ma anche la distribuzione delle temperature superficiali degli oceani (SST) sono calcolate male dagli stessi modelli, e la formazione delle nuvole dipende in maniera importante (discussa nel testo) proprio dalla SST.

    Abbiamo qui un climatologo professionista che interviene sul blog di una non-habens senza qualifiche per diffamare un professore universitario, uno scienziato italiano che ha decine di pubblicazioni scientifiche nel suo CV ma ha la grave colpa di essere un climascettico… sto parlando di Franco Prodi.

    La mia convinzione e’ che a parte pochi casi particolari, nel campo dei climatocatastrofisti, come dicono a Roma… “quello piu’ sano c’ha la rogna”.

    Buona lettura.

    Immagine allegata

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  3. il riscaldamento glo balle

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  4. Caro Roberto,
    certo anche tu sei molto ottimista nello sperare che errori del genere non vengano divulgati: qui parliamo di (dis)informazione non in grado di tradurre dall’inglese, figuriamoci se dobbiamo concederle di tradurre in equazioni le leggi della fisica (che, come ho imparato a mie spese, mettono in difficoltà anche volonterosi studenti di ingegneria). Però, ben vengano tali segnalazioni.

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  5. Climate Crisis in Svizzera!

    Attenzione!

    Ultimi dati sulla produzione agricola e derrate alimentari nel “caldissimo, senza precedenti 2018” nel paese di Guglielmo Tell!…

    Dopo che ce li hanno ben smazzolati per anni e anni sui disastri a venire causati dal teribbbile climate change (oopppps… ora si chiama Climate Crisis, scusate!… il gretaceo impone una terminologia nuova)… dicevo, dopo che ce li hanno ben smazzolati da mattina a sera con i disastri imminenti causati dalle temperature troppo alte… ecco qui il risultato sulla produzione di derrate alimentari in Svizzera (trafiletto quasi invisibile in quarta pagina, ovviamente):

    Traduco per quelli che non masticano la lingua di Moliere:

    “Le condizioni molto secche, insoleggiate e calde del 2018 hanno avuto degli effetti in maggioranza positivi per l’agricoltura.
    l fatturati della produzione di latte, pollame e uova sono aumentati, cosi’ come il raccolto della frutta.”

    ???? WTF????

    Della serie “Aridatece la CO2 assassina del Pliocene!” 🙂 (scherzo, ovviamente)

    Buona giornata.

    Immagine allegata

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  6. … ed eccoci alla terza puntata di “Chi Vuol Essere Membro del Comitato Scientifico di un Blog di Climatologi Senza Nemmeno Conoscere la Fisica del Liceo?”
    Protagonista e’ sempre la nostra indiscussa e inossidabile campionessa pasdaran pro-CAGW, sempre lei!

    In un altro blog post dice, sempre cercando di sputtanare il prof. Prodi…

    Prodi: “La temperatura della palla di vetro dipende da una molteplicità di fattori, tra cui la distanza che c’è tra la lampada e la palla di vetro.”

    Pasdaran: “Dipende dall’inclinazione dei raggi solari… Anche quest’abbaglio è stupendo:”

    … mentre anche il mio pesce rosso sa che l’ordine di grandezza della temperatura dei pianeti lo si calcola assumendo che il pianeta in oggetto sia un disco di diametro pari al diametro del pianeta, posto perpendicolarmente alla direzione di arrivo dei raggi solari… da qui il noto coefficiente 1/4 che moltiplica (il rapporto fra l’area di un cerchio e la superficie della sfera dello stesso diametro):

    https://scied.ucar.edu/planetary-energy-balance-temperature-calculate

    …. l’inclinazione dell’asse del pianeta non conta una beneamata fava di nulla!… mentre la vecchietta (*) dice…

    “Dovevo andare da amici, non ho fatto in tempo a infierire, ma Prodi non sa nemmeno che l’asse della Terra è obliquo:”

    Parafrasando il buon Mike nella pubblicita’ della grappa bocchino… “sempre piu’ in altoooooo”… da membro del Comitato Scientifico dei Climalterati dove arrivera’ mai???? Con una preparazione in fisica di base cosi’ puo’ ambire a qualsiasi cosa… the sky is the limit, come si dice… 🙂

    LOL!

    ———————
    (*) So che etichettare “vecchietto/a” una persona non e’ politically correct, ma dato che la vecchietta in questione ospita senza colpo ferire sul suo disgraziato blog degli eminenti climatologi che commentano l’eta’ (e il sesso!) di quelli che non accettano le conclusioni della climatologa greta thurnberg come se fosse una colpa essere vecchi e maschi… direi che uno strappo alla regola posso farlo anch’io.

    Ripagare gli stolti con la loro stessa moneta e’ lecito, anche se la moneta e’ falsa.

    ———————-

    Quarta puntata prossimamente, stay tuned! 🙂

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  7. … giusto per aggiungere uno strato di m3rda a quelli che se la meritano…

    … ho citato, confondendo un messaggio con un’altro, la pasionaria col blog meno letto del pianeta che ha cercato di spalare m3rda su Scafetta in altro suo blog.

    Nel farlo ha utilizzato questo frase:

    “Una decina di anni fa, quando Nicola Scafetta aveva annunciato a un’assemblea dell’American Geophysical Union che la forza di marea era proporzionale alla distanza (nel mondo reale è proporzionale alle masse e inversamente proporzionale al quadrato della distanza)”

    ???? Scusa? Puoi ripetere????

    La pasionaria e’ veramente forte!… si fa per dire.

    Cerca di fare la saputella dicendo che la forza di marea sarebbe proporzionale alle masse (immagino al prodotto delle masse, tipo nell’equazione della gravitazione di Newton)… e inversamente proporzionale al quadrato della distanza (sempre, immagino, dalla stessa equazione della quale ha qualche vago ricordo, vista l’avanzata eta’, dei tempi del liceo).

    Peccato che Scafetta parlasse di forze MAREALI, non gravitazionali.
    Le forze mareali, pur avendo un’origine gravitazionale, sono proporzionali alla massa del corpo che la esercita la marea, la massa del secondo corpo celeste non c’e’… e per di piu’ sono inversamente proporzionali AL CUBO della distanza, non al quadrato. Roba da fisica 1 all’universita’, ma probabilmente anche da moderno corso di fisica al liceo.

    Quindi, la pasionaria ignorante di fisica cerca di insegnare la fisica a uno come Scafetta che fisico e’ e che’ ha lavorato per un decennio (a occhio e croce) in un laboratorio dove sono specializzati nelle osservazioni solari.

    Della serie “hanno la faccia come il c*lo, e non che il c*lo sia poi una grande cosa”.

    Patetico… e questa qui sarebbe membro del Comitato Scientifico di un blog di “climaotologi” professionisti? Ahahahaahah…. straROTFL… “Oggi le Comiche” faceva ridere di meno…

    P.S.: tralascio il fatto che la pasionaria ignorantona di fisica non ha portato uno straccio di prova alla sua altra diffamazione di Scafetta… e cioe’ che ad una riunione della AGU lui avrebbe detto che le forze mareali sarebbero proporzionali alla distanza… ovviamente e’ impossibile che uno come lui abbia detto una boiata del genere, non sta in piedi.
    Ma la diffamatrice ha i suoi apprezzati 4 gatti che la seguono, e le darebbero ragione anche se sputtanasse San Paolo e tutti gli apostoli.

    D’altronde, le sette funzionano cosi’… i seguaci seguono la linea del guru del momento, e da quella non si devia., qualsiasi cosa il guru dica o scriva.
    Poi hanno anche il coraggio di scrivere lettere/sondaggi chiedendo alla gente di votare contro la presenza di “negazionisti” sui media!… vorrebbero esser lasciati liberi di scrivere STRUNXATE come questa senza che nessuno possa dire che non sono vere???

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  8. Parlando di meglio del peggio, cioe’ di cose che fanno ridere piu’ di tutte, mi permetto di riproporre qui un breve passaggio da un (per fortuna) poco noto blog gestito da una pasionaria pro-CAGW.
    La pasionaria suddetta, parlando di modelli e della loro fantastica precisione dice, per quel che riguarda la modellizzazione delle nubi:

    “Da allora, le incertezze sono state ridotte (“vincolate”) da modelli specifici (altri esempi a richiesta) e dai dati degli osservatori a terra e dei satelliti. ”

    Le parole “modelli specifici” sono il link ad un documento/pagina web vecchio di 4-5 anni del NOAA, questo:

    https://www.gfdl.noaa.gov/convection-clouds-cloud-feedback-uncertainty/

    … il quale a sua volta linka due articoli.
    Il primo di essi e’, sul sito del NOAA , “Journal of Climate, in press”… ma nel frattempo e’ stato pubblicato (nel 2016) ed e’ questo:

    “Uncertainty in Model Climate Sensitivity Traced to Representations of Cumulus Precipitation Microphysics”, Journal of Climate 29(2):151029140234000

    DOI: 10.1175/JCLI-D-15-0191.1

    L’articolo suddetto, secondo la pasionaria, dimostrerebbe che i modelli moderni delle nubi sarebbero accurati/precisi, e che con essi si potrebbero fare delle previsioni accurate sul futuro clima della terra.

    Vediamo un po’: l’articolo di Journal of Climate comincia cosi’, prima frase dell’abstract:

    “Uncertainty in equilibrium climate sensitivity impedes accurate climate projections”

    ???? l’incertezza nella determinazione della ECS impedisce proiezioni climatiche accurate? Ma come… le impedisce?? Ma non e’ possibile… 😉

    L’abstract termina cosi’:

    “Given current uncertainties in representing convective precipitation microphysics and the current inability to find a clear observational constraint that favors one version of the authors’ model over the others, the implications of this ability to engineer climate sensitivity need to be considered when estimating the uncertainty in climate projections.”

    Riassumo io: non sanno che pesci pigliare.

    Non esiste un modo chiaro per stabilire osservazioni che possano dirimere la questione di quale dei due modelli sia quello giusto.

    Quindi, contrariamente a quanto sostiene la pasionaria suddetta (che, en passant, si diverte a prendere in giro e diffamare uno scienziato con decine di pubblicazioni peer-reviewed, Nicola Scafetta) i modelli NON sono accurati (come dice Scafetta, appunto).
    In particolare i modelli non riescono a descrivere un aspetto fondamentale del clima del pianeta terra, cioe’ la formazione delle nubi…. proprio perche’ non ci sono vincoli certi provenienti da osservazioni…
    C’e’ quindi anche un problema di inadeguatezza delle osservazioni, carenza di dati (strano… perche’ la temperatura media globale la calcolano al centesimo di grado!):

    “the current inability to find a clear observational constraint that favors one version of the authors’ model over the others,”

    …cioe’ l’esatto contrario di quanto la pasionaria ha sostenuto…

    “le incertezze sono state ridotte (“vincolate”) da modelli specifici (altri esempi a richiesta) e dai dati degli osservatori a terra e dei satelliti. ”

    In realta”, nel testo dell’articolo di Journal of Climate dicono:

    “So far, we have not found a clear constraint that we feel would make one model choice more plausible than another”

    Tra l’altro “constraint” non e’ un verbo, “constrained” casomai si potrebbe tradurre in italiano con “vincolate” (che comunque non e’ neanche sinonimo di “ridotte”)… “constraint” vuol dire vincolo, ed e’ utilizzato 12 volte nell’articolo.
    Conclusione: mastica male anche la lingua di Shakespeare la nostra pasionaria. .. o forse le piace inventare di sana pianta?… 🙂

    La cosa tragicomica e’ che la pasionaria suddetta e’ membro “scientifico” di un blog che tratta di clima ed e’ gestito da “climatologi” professionisti… che la lasciano delirare in questo modo, salvo poi, per esempio, commentare negativamente nel 2019 un video di Rubbia al Senato nel 2014…

    E poi se la prendono con Zichichi, mentre hanno la principessa dell’ignoranza in casa???? LOL! 🙂

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    • @me stesso

      “Parlando di meglio del peggio”

      Mi correggo: la pasionaria ha sparlato di un altro scienziato che non le aggrada, non Scafetta (che l’ha sputtanato per bene in altro articolo che stavo leggendo in parallelo) ma il prof. Prodi.
      Tutto il resto che ho scritto e’ corretto… chiedo scusa. 🙂

  9. @Fabrizio e tutti, penso anch’io che sia un errore di traduzione.
    Non c’era spazio per dirlo nell’articolo, ma non so se sia peggio l’aver tradotto ton con toni oppure non essersi accorti dell’incoerenza. Rimarrò nel dubbio, ma almeno ho ancora la libertà di inserire, e a maggior ragione direi, quell’articolo nel “meglio del peggio”

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  10. AddAvvenire, da quotidiano serio, si è trasformato nella grancassa mediatica (e politica) del suo editore di riferimento, per usare un termine anni 90. Quindi, abbasso la CO2 e viva viva il terzomondo, che ne consuma ben poca 🙁 .

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  11. Spezzo una lancia a difesa dei megatoni… Le emissioni di CO2 si possono dare in unita’ “Mt”…. milioni di tonnellate, che IN INGLESE si pronunciano “megatons”…. qui i “giornalisti” hanno solo italianizzato il termine… cosa scorretta, ovviamente.

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  12. @andrea beretta

    “Per un attimo spero infatti si faccia anche riferimento anche ai record negativi”

    Eh!… Tu chiedi troppo!… E’ così che funziona il gioco…

    Immagine allegata

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  13. Direi che è un errore di traduzione: in italiano si dovrebbe parlare di megatonnellate. Ma forse ci marciano anche, nella confusione generale un accenno al nucleare, che suona sempre catastrofe, può servire.

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  14. https://www.globalresearch.ca/the-new-water-barons-wall-street-mega-banks-are-buying-up-the-worlds-water/5383274

    questo é un articolo del 2013 ‘ripescato’ che da una misura approssimativa ad uno dei molteplici aspetti delle finalita di una propaganda sul clima, divenuta ormai assordante, di piu, una implicita coercizione ad una omologazione della opinione pubblica, dove il dissenso individuale e diventato pericoloso.

    oltre il desiderio di imporre un cambio di paradigma nel modo di organizzare la vita degli individui, indirizzandoli a forme di consumo apparentemente meno invadenti (green) ma estremamente piu costose e normativamente piu complesse, e regolamentazioni che prevedono controlli sempre piu stretti degli aspetti della vita individuale,
    esiste un desiderio inconfessato e furtivamente perseguito, con la compiacenza dei governi, di accaparrarsi in via esclusiva il controllo dell’acqua, bene ultimo e per definizione inappropriabile, da parte di una ristretta elite cui i vari colossi finanziari, ne sono semplici ‘front end’.

    l’accaparramento dell’acqua perseguito in maniera ingannevole, ‘land grab in disguise’ é un fenomeno evidente da circa un ventennio acuitosi in concomitanza della nascita di derivati sul clima o.t.c. la cui industria nascente di geoingegneria ne forniva un ampio menu a la carte per una crescita esponenziale.

    Geoengineering for Financial Gain: A History of Weather Derivatives

    qui un estratto della formidabile cupola di corruzzione/collusione della enron, fucina inesauribile di giganteschi schemi fraudolenti.

    oggi siamo alla implementazione di un programma finanziario per il controllo dell’ultima risorsa rimasta fuori dal controllo delle elites, l’acqua

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  15. Spiacente.
    chilotoni o megatoni o gigatoni sono semplicemente le tonnellate di tritolo (migliaia o milioni o miliardi rispettivamente) che descrivono la potenza di un ordigno nucleare, ai tempi della guerra fredda e quindi prima della quasi completa adozione del Sistema Internazionale (delle unità di misura).
    Quindi l’affermazione “ circa 31 megatoni di CO2” ha un senso compiuto, anche se scritta male e non subito intelleggibile (sarebbero 31Tg di CO2), ma in questo caso teragrammi può essere confuso con una trasmissione televisiva generalista: Forse è meglio che l’informazione divulgata continui a riferirsi a centinaia di campi da calcio e migliaia di piscine olimpioniche; si capisce niente lo stesso, ma così è più rilassante.

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  16. A guardare i trend di perdita di lettori, c’è semmai da chiedersi se tra sette anni ci sarà ancora Il Fatto Quotidiano.

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  17. Credo che sia Greta, nei suoi discorsi, a parlare anche di gigatoni di CO2 “da consumare”(?) e la stampa mainstream si adegua.

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  18. Sono andato a vedere l’articolo della stampa sul circolo polare che va a fuoco. Ho scoperto che gli incendi rilasciano megatoni di co2 quindi non si tratta di semplici incendi ma di vere e proprie bombe nucleari …. non si finisce mai di imparare soprattutto dai veri scienziati e dai veri divulgatori scientifici come quelli che scrivono sulla stampa

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    • Questa dei megatoni è una topica ricorrente, evidentemente i grandi divulgatori in questione hanno problemi con le unità di misura. O con google translator…

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  1. Il Meglio del Peggio – 3 Dicembre 2019 - […] Avevamo già evidenziato come dalle parti del Fatto le Olimpiadi proprio non le hanno digerite. Secondo loro sarebbe addirittura meglio rinunciare…

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