L’inverno 2019-2020: un’eccezionalità ben poco eccezionale

Nel periodo scorso, i media italiani hanno ripetutamente parlato dell’inverno appena trascorso, descrivendolo come una stagione straordinariamente calda, frutto avvelenato – come ovvio – dell’ormai mitico “cambiamento climatico”. Che quella del 2019-2020 sia stata una stagione invernale mite lo hanno percepito tutti, ma, per parlarne in termini di eccezionalità climatica, bisogna che il concetto sia supportato dai dati; altrimenti, siamo alle solite parole al vento. Nel seguito viene esaminata la serie storica della T media dell’inverno, derivante dai valori termici di 27 stazioni distribuite sul tutto il nostro territorio.

La figura A mostra l’andamento della serie, assieme a quello lisciato ottenuto mediante una media mobile di periodo 3, con numerose iterazioni. Si osservano delle oscillazioni assai irregolari, con una crescita complessiva delle temperature, che pare però determinata soltanto da quanto avvenuto dopo gli anni ’80.

Sottoponendo la serie al test di omogeneità di Pettitt, essa risulta interessata, con una confidenza del 99,7%, da un change point positivo, posto nell’anno 1993.  Ne deriva quindi che, ai fini di una sua analisi statistica, tutta la serie 1952-2020 debba essere scissa in due distinte: 1952-1993 e 1994-2020 (si veda la figura B).

Per entrambe lo studio ha messo in evidenza un trend stazionario, per cui si può sinteticamente considerare che:

  • La prima oscilla attorno al valore medio di 7,5° (con una deviazione standard di 0,78°); in questo intervallo ricadono i due inverni più freddi: il 1963 e il 1981.
  • La seconda oscilla attorno al valore medio di 8,3° (con una deviazione standard di 0,84°); in questo periodo abbiamo i due estremi caldi: il 2007 e poi il 2020.

In sostanza, gli inverni degli ultimi decenni sono stati mediamente più caldi dei precedenti di 0,8°. Per quanto concerne la variabilità interannuale, non appaiono differenze degne di nota. Il 2020 è al secondo posto, dopo il 2007; la loro differenza è però molto contenuta, con una T media di 9,8° per l’uno e di 9,9° per l’altro. È perciò possibile che, lavorando con un campione più robusto di stazioni, il loro rapporto possa un po’ modificarsi. Quello che però è importante sottolineare è che il 2020 si discosta dalla media di 1,79 deviazioni standard: un dato che dimostra che si è trattato di un evento anomalo, ma certamente non eccezionale.

Chi si volesse divertire, può riprendere qualche quotidiano del mese scorso e commentare certi titoli alla luce dei dati appena presentati. Solo per fare un esempio, voglio ricordare La Nazione che il 18 febbraio riempiva tutta l’ampiezza della prima pagina con: È un inverno torrido, allarme siccità, ribadendo poi a pagina 5: Il caldo ha fatto sparire l’inverno.

NB: il post è uscito in origine sul Blog dell’autore, qui.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Sergio Pinna

Share This Post On

9 Comments

  1. “anomalie continue tutti gli anni fanno per l’appunto un cambiamento climatico”
    Mica vero: dipende da quale media scelgo. Se prendo come riferimento il periodo della PEG, tutto ciò che viene dopo è chiaramente in anomalia positiva, quindi mi suggerirebbe un riscaldamento in atto, tacendo che la PEG è un punto molto basso della curva.
    Ma se prendo come riferimento il Periodo Caldo medievale, ecco che gli STESSI numeri dicono altro, e cioè che è in atto un raffreddamento.
    Se manca la visione di insieme, il rischio è di assolutizzare quello che è solo un momento (minimo, tra l’altro, all’interno di una curva ben più ampia).
    La curva potrebbe essere amplissima, ma se ne guardo un piccolo pezzo non potrò mai avere coscienza della sua estensione.
    Un po’ come guardare solo la spiaggia di Alassio e dedurne che tutto il litorale ligure è sabbioso….

    Post a Reply
  2. Qualche precisazione rispetto a quanto segnalato:

    a) Le stazioni utilizzate sono quelle indicate anche nel mio sito web (https://sergiopinna-clima.jimdofree.com/serie-storiche/serie-termiche-italia/).

    b) Ho mediato all’interno delle tre macroaree; poi sono passato alla media generale, pesando in rapporto alle tre superfici.

    c) La correzione al livello del mare è eseguita in base ai gradienti verticali medi relativi ai vari mesi. Si tratta di stime con possibili errori, comunque poco influenti, anche perché le quote delle stazioni sono quasi sempre ridotte.

    d) La serie lisciata è una semplice media mobile (periodo 3), iterata varie volte.

    e) Il 2020 è superiore di 1,79 d. s. alla media del periodo 1994-2020.

    Post a Reply
    • Sono andato sul suo sito ma non ho mica trovato l’indicazione di quali siano queste stazioni.
      Devo comprare il suo libro???

  3. non credo che ci sia nulla di eccezionale vivere un invernata mite se si è all’interno di un stadio interglaciale…poi bisogna tener conto che non è la costanza a governare la natura bensì l’incostanza.. E anche per le oscillazioni decennali o multi decennali come per gli stadi e inter stadi e via via più in grande non si può mai parlare di unità ma di una tendenza prevalente…una decina d’anni fa.. In pratica mezzo secondo fa nella scala geologica abbiamo vissuto stagioni invernali tra il 2008 e il 2012 molto perturbate e a tratti fredde..ma evidentemente l’uomo ha memoria corta…

    Post a Reply
  4. Buon lavoro, si vede come spesso basta metterci un po’ di numeri per vedere che quello che pare eccezionale non lo e così tanto.
    Volevo chiedere qualche dettaglio sull’analisi dei dati, visto che anche a me interessano queste procedure.

    1 – Le temperature sono assolute, non anomalie. La loro combinazione quindi è una semplice media, o media pesata per area? E come si effettua la correzione al livello del mare?

    2 – Il filtro applicato è Kolmogorov-Zurbenko oppure solo una media mobile iterativa?

    3 – “il 2020 si discosta dalla media di 1,79 deviazioni standard” La media del periodo 1994 – 2020?

    Grazie della cortese attenzione.

    Post a Reply
  5. “un dato che dimostra che si è trattato di un evento anomalo, ma certamente non eccezionale”

    direi che basta e avanza, il termine da prendere a riferimento è “anomalo”, mica dobbiamo mettere record ogni anno per fortuna, anomalie continue tutti gli anni fanno per l’appunto un cambiamento climatico.

    Post a Reply
  6. E le 27 stazioni sarebbero?

    Post a Reply
  7. Change point negativo 1993 in bassa stratosfera:

    Immagine allegata

    Post a Reply
  8. Il Change point positivo del 1993 è confermato anche prendendo l’intero anno e l’intero globo con le temperature della bassa troposfera:

    Immagine allegata

    Post a Reply

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »