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Accettare l’Evidenza – Sulla Paleoclimatologia

Dopo aver svelato nel post precedente come funziona la propaganda che vuole affermare l’ideologia che vede nelle attività umane la causa di cambiamenti climatici distruttivi, in questo, tratto sempre dal libro Accettare l’evidenza (il mondo che vorrei),[1] cerco di appurare se veramente i nostri tempi sono così diversi dal passato, come lascia intendere chi sa e può attraverso i media borghesi.[2]

Come per tante altre cose, si può comprendere il presente (anche quello climatico) solo confrontandolo con il passato, così da capire se oggi accadono cose insolite o è tutto nella norma. A riguardo siamo fortunati perché i climatologi, con la paleoclimatologia, sono fortissimi in storia. Sanno infatti raccontare la storia del clima di tempi ben più remoti di quanto si potrebbe immaginare. Ad esempio, il seguente grafico mostra le variazioni delle temperature (in alto) e della CO2 (in basso) su quel grande ghiacciaio che è la Groenlandia: dall’ultima glaciazione ha fatto quasi sempre più caldo di oggi e con valori inferiori della CO2.[3]

Figura 1: Temperature e CO2 in Groenlandia da Humlum (2020) fig. 3

Perché un ghiacciaio? Perché, per tanti buoni motivi, i ghiacciai conservano la memoria del clima del passato.[4] Innanzitutto perché il ghiaccio si stratifica nevicata dopo nevicata, intrappolando le impurità nell’aria usate per datare gli strati con precisione; poi perché, in luoghi come la Groenlandia, il ghiaccio è molto antico; inoltre perché anche i livelli della CO2 del passato (un gas che si distribuisce uniformemente nell’atmosfera) si ricostruiscono analizzando quanta ce n’è nell’aria intrappolata nel ghiaccio; infine perché la percentuale di isotopi di idrogeno ed ossigeno dell’acqua ghiacciata dipende dalla temperatura globale (più ce ne sono di “pesanti”, maggiore era la temperatura che la fece evaporare).

I paleoclimatologi sono però andati molto ma molto più indietro dell’ultima glaciazione. Ad esempio, il prossimo grafico mostra le fluttuazioni delle temperature degli ultimi 400mila anni ricavate dal ghiaccio antartico accumulatosi nelle ultime 4 glaciazioni: è evidente che oggi non siamo ancora arrivati ai picchi massimi delle precedenti fasi interglaciali:

Figura 2: Temperature da 400mila anni fa ad oggi Humlum (2020) fig. 2Sebbene molto (ma molto) più giovani, hanno tanto da raccontare anche i ghiacciai alpini. Ad esempio, studiando quello austriaco dello Weißseespitze si è scoperto che 6mila anni fa le Alpi erano prive di ghiacciai e quindi le temperature medie erano necessariamente più alte di oggi.[5] Un’epoca in cui le temperature estive nel sud della Groenlandia erano, non a caso, 12°C più alte di quelle odierne.[6] Gli stessi anni dei graffiti di Alta che ho ricordato nel primo post di questa serie. Molto interessante è anche l’analisi delle variazioni di temperatura e dell’estensione del ghiacciaio presso l’Hospice du Grand-Saint-Bernard, un monastero-rifugio sul Colle del Gran San Bernardo (dove hanno selezionato l’omonima razza di cani):

Studiando questa preziosa serie di dati ci si rende conto che in questi ultimi 160 anni, si sono susseguite ben 11 fasi di segno opposto, con considerevoli variazioni della temperatura. La cosa diventa anche più evidente se ai dati meteorologici si accostano quelli delle variazioni dei ghiacciai, che sono i migliori evidenziatori del comportamento del clima. […] Si nota che il periodo più freddo è il ventennio 1837-1856 con una temperatura media di -1,92. […] Dopo il 1857, le temperature al Gran San Bernardo non scendono più a tali minimi livelli. Tuttavia si registrano sensibili espansioni dei ghiacciai nel 1883, nel 1913 e nel 1962. Le prime due avvengono all’inizio dell’era industriale quando ancora la concentrazione dell’anidride carbonica era poco accentuata. Per la terza, invece, che comincia al principio degli anni Sessanta e si protrae per ben 28 anni, siamo ormai nel pieno dell’era industriale e l’effetto serra dovrebbe essere assai intenso. Come si può spiegare questa fase fredda che provoca l’espansione di tutti i ghiacciai delle Alpi causando un allungamento delle lingue vallive di diverse centinaia di metri? (Ad esempio: m. 764 per il Lex Blanche, m. 470 per la Brenva, in territorio italiano; m. 500 per il Bosson, m. 350 per L’Argentiere, in territorio francese; m. 400 per il Trient, in territorio svizzero). E che dire del brusco mutamento avvenuto dopo il 1975? Al Gran San Bernardo la temperatura media sale assai considerevolmente, nei confronti del trentennio precedente, senza che si conoscano, sul pianeta, episodi eccezionali di emissioni derivanti da combustibili fossili. Credo che la risposta possa essere una sola: quella con cui il prof. Uberto Crescenti conclude il suo lavoro del 2009 “É possibile che stiamo assistendo ad un riscaldamento globale; ma questo è di origine naturale, ossia fa parte della naturale evoluzione climatica che sempre in passato è stata registrata sul nostro pianeta”[7]

Per quanto riguarda lo scioglimento dei ghiacciai artici che preoccupa tanti, per capire qual è la situazione basta rapportare quanto accade oggi con la variabilità naturale, come fa uno studio[8] recentissimo da cui si evince che ai nostri giorni non accade nulla che non sia già accaduto.

Figura 3: Variabilità dei ghiacci artici da Van Achter (2020)

Molto interessante è anche quest’altro grafico che riporta la variazione di pochi decimi di grado delle temperature medie globali misurate dai satelliti negli ultimi quarant’anni:

Figura 4: “Global monthly average lower troposphere temperature since 1979” da Humlum (2020)

È evidente (ma anche incompatibile con l’allarmismo climatico) la stasi del primo quindicennio del XXI secolo, chiamata dai climatologi “hiatus”.[9]

Nel prossimo post mi rifarò a nozioni scientifiche ben note per cercare di (di)mostrare l’inconsistenza di alcune credenze alla base dell’ideologia che addebita alle attività umane la causa dei cambiamenti climatici distruttivi.

______________________________           

 

[1] Accettare l’evidenza (il mondo che vorrei)

https://play.google.com/store/books/details?id=sz1OEAAAQBAJ

https://books.google.it/books/about?id=sz1OEAAAQBAJ

https://www.amazon.it/dp/B09JVRWNBK

[2] In una citazione ricordata sempre nel cap. 5, Gramsci mette in guardia gli operai dai “giornali borghesi” perché hanno un’agenda sempre favorevole ai loro padroni.

 

Gramsci, 1973. Gramsci, Antonio: Scritti politici I, a cura di Paolo Spriano., Editori Riuniti, Roma, 1973. p. 21

https://www.liberliber.it/online/autori/autori-g/antonio-gramsci/scritti-politici-i/

[3]“An overview to get things into perspective”

http://www.climate4you.com/GlobalTemperatures.htm

[4] Davies, 22/6/2020. Davies, Bethan: Ice core basics

http://www.antarcticglaciers.org/glaciers-and-climate/ice-cores/ice-core-basics/  (17/1/2021)

[5] Bohleber, 2020. Bohleber, Pascal e Schwikowski, Margit e Stocker-Waldhuber, Martin et al. New glacier evidence for ice-free summits during the life of the Tyrolean Iceman. Sci Rep 10, 20513.

https://doi.org/10.1038/s41598-020-77518-9  (17/1/2017)

[6] Allan, 2021. Allan, Estelle; de Vernal, Anne; Seidenkrantz, Marit-Solveig; Briner, Jason; Hillaire-Marcel, Claude; Pearce, Christof; Meire, Lorenz; Røy, Hans; Mathiasen, Anders Møller; Nielsen, Mikkei Thy; Plesner, Jane Lund e Perner, Kerstin (2021), Insolation vs. meltwater control of productivity and sea surface conditions off SW Greenland during the Holocene. Boreas, febbraio 2021

https://doi.org/10.1111/bor.12514  (17/4/2021)

[7] Cerutti, 2013. Cerutti, Vittoria Augusta: Storia del clima in Valle d’Aosta. AAVV, Clima quale futuro, 2013 21mo SECOLO s.r.l.

https://petizioneitalianasulclima.it/wp-content/uploads/2020/05/Clima-futuro_imp-0327.pdf  (5/9/2021)

[8] Van Achter, 2020. Van Achter, Guillian; Ponsoni, Leandro; Massonnet, François; Fichefet, Thierry e Legat, Vincent: Brief communication: Arctic sea ice thickness internal variability and its changes under historical and anthropogenic forcing. The Cryosphere, 14, 3479–3486, 2020

https://doi.org/10.5194/tc-14-3479-2020 (24/1/2021)

[9] Global warming hiatus (10/12/2020)

https://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Global_warming_hiatus&oldid=993432464

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Published inAttualitàClimatologia

9 Comments

  1. Ivan

    Lo hiatus o “pausa” della tendenza al riscaldamento la ricordiamo tutti bene.
    Non tutti magari, precisando, in quanto, allora si gridava al “freddo che viene dal caldo “.
    Periodo durato all’incirca tra il 2000 e il 2014, il quale, con micro oscillazioni interne, ha visto mediamente un fronte polare migrato tendenzialmente e temporaneamente verso sud, con tutti gli annessi e connessi, strettamente legati alle casuale redistribuzione del calore operata dalla circolazione su larga e piccola scala.
    Numerose le quattro stagioni che han evidenziato un maggior numero di ingressi di aria da nord verso le medie latitudini, facendo vivere numerosi eventi estremi in seno ad un aumentato gradiente latitudinale.

    • Ivan, bravissimo: il “freddo che viene dal caldo“ l’avevo proprio dimenticato!

  2. Matteo

    Ottimo articolo.
    Una cosa che mi sono sempre chiesto é quale é la precisione con cui si può stimare le temperature con i carotaggi, poiché questi valori vengono poi paragonati ai dati satellitari attuali che misurano le temperature al centesimo di grado.

    Si parla di variazioni di decimi di grado, che magari sono abbondantemente coperte dall’errore di stima dei dati ricavati dai ghiacci.

    • Grazie per il complimento, Matteo. Purtroppo non ne so abbastanza per rispondere. Posso solo dire che le serie di dati che si ottengono dai carotaggi dei ghiacciai non arrivano ai giorni nostri ma a qualche anno addietro. Ad intuito, penso perché la stratificazione delle nevi recenti non è ancora sufficientemente consolidata per poter datare in modo affidabile il materiale prelevato. Perciò, un confronto diretto con i dati rilevati quotidianamente dai satelliti non è proponibile. Ma, ribadisco, la mia è solo un’ipotesi.

    • Giorgio

      Premesso che non conosco la risposta, ma dagli articoli di riferimento si ricava:
      1) le temperature sono determinate a partire dalla concentrazione di deuterio e ossigeno18
      2) parrebbe assodato che la relazione è lineare e affidabile
      3) tale concentrazione si misura mediante spettrometria di massa

      Se tutto ciò è vero, allora si può tranquillamente dire che la precisione è altissima, perché la spettrometria di massa misura le ppm, o a seconda delle condizioni anche le ppb o ppt. Per quanto riguarda l’esattezza, occorre vedere come viene tarato il sistema.

      In sostanza, direi che se sui valori assoluti di temperatura ci possono essere dei dubbi, sulle variazioni (o anomalie) i dati paiono essere ESTREMAMENTE affidabili. A quanto pare è più difficile tarare l’epoca, ma per quella ci sono anche altre risorse a cui affidarsi.

  3. Giorgio

    Bellissimo articolo, ma dopo averlo letto sono tra il triste e l’incavolato.
    Perché io, che non sono nessuno, queste cose LE SAPEVO GIA’!
    Il che significa che sono sotto gli occhi di chiunque le voglia vedere. E invece.

    • Giorgio, grazie per l’apprezzamento. Sono più che sicuro che tutti i lettori di climatemonitor sanno molto meglio di me le cose di cui tratto in questa serie di post. Il problema è che fuori dal villaggio di Asterix, per motivi che analizzerò meglio nei prossimi interventi, i più sono tanto fuorviati da non “Accettare l’evidenza”, preferendo rifugiarsi nella tana della volpe.

  4. Uberto Crescenti

    Articolo ben documentato ed importante per per cancellare le opinioni dei catatrofisti che purtroppo dominano nelle comunicazioni dei mass media. La fase calda di 6000 anni fa suulle Alpi concorda con la ricostruzione fatta da Augusta Vittoria Cerulli in merito all’ambiente in cui perse la vita “l’uomo delle nevi” . A lei si devono pure le ricostruzione delle fasi climatiche che hanno interessato il Gran San Bernardo dopo l’attivazione del centro di misura sulle temperature. E’ in arrivo un rapporto sul futuro della nostra penisola curato e già annunciato con una intervista su RAI 3 dal direttore del centro di Ricerca sul clima di Venezia prof. Carraro. Prepariamoci ad evacuare le aree costiere.

    Uberto Crescenti

    • professore, sono lusingato per i complimenti e mi auguro che sarà indulgente anche con gli articoli che seguiranno.
      Spero, inoltre, che sulle pagine di climatemonitor darà notizia della disponibilità della ricerca del prof. Carraro (abito a cinque minuti a piedi dal mare).

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