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I nuovi Linneo

Come ottimamente spiegato da Donato nel suo ultimo post, la Commissione Europea si è recentemente prodotta in un immane sforzo burocratico felicemente riassunto in un termine (“Tassonomia”) che richiama alla mente gli imponenti esercizi di classificazione delle creature del regno animale nel diciottesimo secolo.

Quando si parla di tassonomia, infatti, il pensiero corre subito ai celebri studi di Linneo nel ‘700, studi che le migliori menti della politica europea dedicano oggi alla classificazione delle forme di generazione di energia. Non per un mero fine di catalogazione, ma per distinguere i buoni dai cattivi: quello che è socialmente accettabile da quello che non lo è. In ultima analisi: quello che piace a Blackrock da quello che invece servirebbe realmente ai cittadini dell’Unione.

I nuovi Linneo

Fatto sta, la “tassonomia energetica” in questione ha destato inevitabile scalpore per il fatto che tra le fonti di energia accettabili (ancora per un po’ di tempo) siano stati inclusi il nucleare e il gas naturale, entrambi caduti in disgrazia da molti anni per le pressioni instancabili dei soliti attori.

Il punto è che i nuovi Linneo, a differenza dell’originale, non hanno mai avuto la più pallida idea delle implicazioni pratiche dell’argomento che oggi pretendono di sistematizzare.

Per troppi anni, infatti, le élite politiche europee si sono fatte lavare il cervello con dosi da cavallo di fondamenti di “transizione energetica” impartite da ONG, da organismi sovra-nazionali di non-eletti, da asset manager trilionari. In ultima istanza, da quel coacervo gigantesco di interessi economici celati dietro ad un salvamondismo di facciata che nascondeva in realtà un progetto finanziario-corporativista sotteso ad un costruttivismo sociale di ispirazione sovietica.

Un costruttivismo incentrato sulla creazione di un “homo novus gretinensis“: ambientalista, sincretista, disoccupato e sussidiato. Attorno al quale fondare una nuova civiltà ispirata dalle visioni catastrofiste di presunti “esperti del clima”, ma che in ultima analisi andasse a premiare la sparuta minoranza di speculatori che proprio in quel progetto di “nuova società” aveva deciso di investire capitali a 13 zeri.

Ignorantia non excusat

Al di là di suggestioni più o meno cospirazioniste che dipingono le élite europee segretamente impegnate in raffinati progetti di distruzione del mondo occidentale, il quadro che pare emergere dal puzzle di eventi degli ultimi mesi appare obbiettivamente più prosaico. Il vero problema dei decision-maker europei è infatti da ricercarsi nella loro ignoranza in ambito tecnico-scientifico.

L’alta burocrazia europea è composta nella sua quasi totalità di persone con curriculum che affondano le radici negli studi classici o economici, con al vertice della piramide della desiderabilità politica la figura del tecnocrate economista. Non è in alcun modo rappresentata, invece, la figura del tecnico, dell’ingegnere. Ritenuta buona solo per qualche arguta barzelletta ad un pranzo “di lavoro” a Bruxelles.

Un retaggio culturale secolare, quello della classe dirigente europea, che ha sempre guardato con nobile disprezzo al curriculum accademico scientifico, ritenuto inferiore e socialmente meno preferibile rispetto a quello umanistico. In modo diametralmente opposto a quanto accade in Cina, dove l’élite politica è costituita pressoché esclusivamente di ingegneri, ritenuti da quelle parti del mondo gli unici in grado di prendere decisioni corrette e informate nel contesto di una civiltà tecnologicamente avanzata.

La scarsa familiarità con le questioni scientifiche e tecniche non ha aiutato le alte burocrazie europee a comprendere i giganteschi controsensi insiti nella narrativa della “transizione energetica”, a capire che certi piani erano buoni solo per slogan da dare in pasto a scolaresche annoiate in vena di bigiata, ma restavano semplicemente inattuabili nella realtà.

Eppure, non occorreva essere dei grandi scienziati per fare quattro conti in croce e concludere che l’agognato “net-zero” presupponeva semplicemente la fine della civiltà occidentale e il ritorno ad una preistoria travestita da neo-umanesimo. Bastava masticare di termodinamica, sistemi energetici: bastava avere una cultura tecnica di base.

Non avendola, la politica si è messa totalmente nelle mani delle lobby green, affamatissime, organizzatissime e potentissime perché sostenute nella loro azione dagli asset manager americani più ricchi e più influenti del mondo. I cui interessi economici sono stati camuffati da istanze ambientaliste, da “scienza consolidata”, e dati in pasto ad una classe dirigente drammaticamente priva degli strumenti culturali minimi per cogliere l’inganno di una narrativa scientificamente infondata e socialmente insostenibile.

La conversione di Boris

Un caso emblematico dell’impreparazione tecnico-scientifica delle élite europee è offerto dallo scambio di email da parte di un gruppo di scienziati britannici incaricati di “informare”, in un meeting dedicato, il primo ministro britannico sui rischi “mortali” della crisi climatica. Meeting a cui ha fatto seguito l’improvviso voltafaccia (tra i tanti) di Boris Johnson sulla questione energetica: da paladino dello scetticismo climatico ad alfiere dalla “transizione energetica”. Nel giro di un weekend.

E proprio la folgorazione climatica sulla via di Damasco (o meglio, sulla via della COP) ha segnato l’inizio del rapido declino della parabola politica del premier, ridicolizzato dalla stessa stampa conservatrice per la sua apparente incapacità di tenere la barra dritta su questioni ritenute non negoziabili del conservatorismo britannico. A partire proprio dalla opposizione a quell’ambientalismo fondamentalista e autolesionista ritenuto appannaggio della parte politica avversa.

Resta il quadro desolante che emerge da quello scambio di email tra esperti di climate-change, da cui il premier esce dipinto come uno scolaretto impreparato a cui dare in pasto una presentazioncina in power point più semplice e più convincente possibile. Non perché sia realmente importante che capisca la materia, ma semplicemente affinché faccia la cosa “giusta”.

E non è certo l’archetipo dell’ignorante, Boris Johnson. Anzi: college ad Eton, brillante studente di letteratura classica a Oxford, conoscitore del greco e del latino, raffinato scrittore, storico, Johnson condensa in sé il meglio della cultura classica europea. Ma, ahilui, non è certo un esperto di sistemi energetici, o di fisica dell’atmosfera. O di chimica, come invece era Margareth Thatcher.

Ammuina europea

La piccola digressione su Boris Johnson ci riporta alla deprimente realtà di questi giorni. Quella di una classe politica che ha dovuto fare i conti prima del previsto con l’insostenibilità delle clima-scemenze e delle associate ricette miracolose che gli “esperti” le hanno propinato (a piene mani, e senza contradditorio) nel corso degli ultimi 20 anni.

Una classe politica che pensava di aver colmato le sue enormi lacune tecnico-scientifiche a suon di volenterosi doposcuola fatti di presentazioni in power point e di bignamini ambientalistoidi sapientemente collocati nel sofisticato substrato filosofico, storico e umanistico in cui quella elite vive immersa, ermeticamente isolata dal mondo reale.

E che proprio quando si sentiva finalmente a suo agio nella “comfort-zone” del salvamondismo politically-correct, a discettare, classificare e legiferare di come salvare i profitti di BlackRock con le tasche del contribuente europeo nel nome di quel “NextGenerationEU” che toglie tutti i peccati del mondo, ha improvvisamente scoperto con orrore che quella bellissima architettura ambientalistoide altro non era che un cumulo di immondizia ideologica fumante,  economicamente ed elettoralmente insostenibile.

Ed è subito corsa ai ripari, a colpi di “tassonomia”.

Perché puoi avere anche buon gioco a discettare di autostrade dell’idrogeno, di auto elettriche e di mondi a “zero emissioni” se i tuoi elettori hanno la pancia piena. Cosa ben più difficile è convincerli della bontà di quel progetto visionario nel momento in cui le bollette energetiche esplodono, i posti di lavoro spariscono e la ricchezza dei cittadini evapora per i costi insostenibili dell’energia e di tutti i suoi derivati.

Perché più delle presentazioni in power point ispirate al costruttivismo sociale irradiato da un manipolo di trilionari maoisti californiani, può ancora il voto dell’elettore. Per lo meno, fintanto che gli è concesso il lusso di esprimerne uno, sia pure ogni morte di papa.

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Foto di Moritz D. da Pixabay

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Published inAmbienteAttualitàEconomiaEnergia

21 Comments

  1. Brigante

    Articolo mirabile, in uno stile che ho imparato a conoscere tra queste pagine e che sitmo e condivido.
    Personalmente ho sempre temuto maggiormente la stupidità, rispetto alle varie forme di cattiveria (avidità, superbia, ricerca spasmodica del piacere, ecc.). Temo quindi che la situazione sfugga al controllo dei cattivi di turno, e che il popolo “reale” reagisca in modo incontrollato. Quella massa di gente che per i più è solo la somma di numeri e statistiche, potrebbe materializzarsi in una bomba demografica di immigrati senza confine e senza precedenti per l’Europa, oltre a favorire il divampare di snaturate compagini di guerriglieri senza terra e senza casa.
    Come nel racconto di Bulgakov “le uova fatali”, sarà forse la folla inferocita e senza controllo, a mettere fine a tutte le ambizioni della scienza e di quel Krasny luc (il raggio rosso) che sembrava potesse aprire le porte di un mondo migliore? Speriamo di no, auguriamoci che la partita si giochi solo sui tavoli del potere, altrimenti non basterà tutto il mobilio per riscaldarci il prossimo inverno.

  2. Benedetto Rocchi

    Magnifico articolo. Però il problema non è la cultura classica ed economica (mi sia permessa una difesa d’ ufficio della mia categoria di economista con cultura classica): è il necessariamente miope calcolo politico, che guarda al breve periodo elettorale. Cultura classica ed economica offrono magnifiche spiegazioni dell’ immane casino socio-economico nel quale ci sta gettando la classe politica europea.

  3. Massimo Lupicino

    PS togliamoci un (altro) sassolino dalla scarpa. Su questo Blog sono anni che prevediamo lo sfascio che stiamo vedendo in questi giorni. La crisi energetica, l’assurdità delle ricette dirigiste calate dall’iperuranio in cui vivono le nostre elites, la perdita di competitività della manifattura europea, il rischio concreto di un disastro sociale.

    Avremo scritto almeno una cinquantina di post su questi temi negli ultimi 5 anni. Abbiamo previsto tutto questo perché abbiamo saputo guardare alla realtà senza foderarci gli occhi di prosciutto ideologico, perché ci piace analizzare quello che succede attorno a noi, perché siamo stati educati al fatto che ad ogni azione corrisponde una reazione, che l’energia si conserva, e che la materia non si crea né si distrugge. Perché non siamo alchimisti e non serviamo padroni.

    Abbiamo visto arrivare tutto questo anche perché abbiamo delle competenze in ambito tecnico, scientifico o economico. E le abbiamo usate. Non è servito a niente? Pazienza. Resta il fatto…che i fatti ci hanno dato ragione. Anche se avremmo preferito sbagliarci.

    La speranza è che siamo ancora in tempo a correggere la rotta e ad evitare lo schianto finale. Personalmente assisto con un certo interesse allo spettacolo offerto da chi è salito sulla seggiola, si è legato il cappio al collo, l’ha stretto per bene, ha fatto un comizio interminabile sulla bellezza del suicidio e adesso maledice la sedia, la corda e chi l’ha stretta.

    Siamo ai “nuovi Kirillov” di cui parlavamo già 5 anni fa: http://www.climatemonitor.it/?p=42276.

    E volentieri mi autocito: siamo circondati di Kirillov, di inventori di presunti mondi migliori e sistemi di valori alternativi fondati sulla negazione dei precedenti e associati a improbabili rimedi che da subito suonano peggiori dei presunti mali. Ma con la differenza che, ritenendosi evidentemente più furbi, i Kirillov di oggi la pistola preferiscono puntarla alla testa degli altri: decrescita felice, accoglienza indiscriminata, sincretismo sciocco, perdonismo ingiustificato, neo-malthusianesimo. Eccoli serviti, i proiettili dei nuovi Kirillov. )

    • donato b.

      Caro Massimo,
      è stupefacente la rapidità del voltafaccia di tanti commentatori, opinionisti, conduttori e via cantando, cui si sta assistendo in questi giorni. Ieri sono rimasto sbalordito ascoltando un noto commentatore televisivo parlare di incostanza nelle fonti rinnovabili e della loro scarsa efficacia in mancanza di opportuni sistemi di accumulo ed immagazzinamento dell’energia. Finalmente se ne sono resi conto anche loro e stanno cominciando ad uscire fuori dal mulino bianco. E’ tardi, però: i buoi sono già scappati e c’è poco, molto poco da fare.
      .
      Se qualche deprecabile cannonata sparata dai secessionisti del Donbass o dai loro avversari, colpirà qualche obiettivo sensibile e creerà quel “casus belli” che innescherà scontri di vasta portata tra Ucraini e Russi, con le conseguenti ricadute in termini di sanzioni e controsanzioni, assisteremo all’epilogo della tragica vicenda che ha caratterizzato gli ultimi decenni.
      Siamo ancora in inverno e, se malauguratamente, qualcuno perderà la testa sul fronte orientale, ce la vedremo davvero brutta nei prossimi mesi. E’ vero che ci sono le riserve strategiche, ma è pur vero che resteremo alla canna del gas molto presto, perché se Putin ci chiuderà il gas, dirottandolo verso la Cina che ringrazia in anticipo, noi non abbiamo il necessario ricambio.
      .
      Non ci salverà neanche il provvidenziale TAP che convoglia un’aliquota importante, ma non fondamentale del nostro fabbisogno energetico e lo stesso dicasi per gli altri gasdotti trans-mediterranei: quelli provenienti dalla Libia funzionano poco e quelli provenienti dall’Algeria, lasciano alquanto a desiderare. Il 30/40% del nostro fabbisogno di gas metano viene soddisfatto dalla Russia ed il nostro Presidente del Consiglio se ne rende perfettamente conto: ha detto in modo esplicito che bisogna escludere dalle eventuali sanzioni il gas e le altre fonti energetiche.
      .
      Le sue sono, però, parole al vento. Ho l’impressione che il gioco sia andato troppo avanti ed ormai reputo imminenti le sanzioni con cui gli USA decreteranno la fine della nostra dipendenza energetica dalla Russia. Perché è l’unico modo per gli Stati Uniti di tentare di tenere l’Europa nella propria orbita. Dopo di che il mondo sarà di nuovo diviso in due: da una parte l’Occidente e dall’altra l’Oriente. A quel punto cominceremo ad avvertire i morsi della fame, dapprima energetica e, successivamente, letterale.
      Dopo pochi anni l’Occidente perderà la sua egemonia culturale ed economica globale, soppiantato dal Dragone con l’Orso russo al seguito.
      Per l’Europa e, soprattutto, per noi le cose andranno addirittura peggio: non abbiamo la possibilità di scavare lignite o carbone o di estrarre petrolio e gas. Saranno necessari anni per ripristinare le nostre modeste capacità estrattive e, nel frattempo, ci dovremo appoggiare ai partner europei. Che non saranno molto generosi con noi, in quanto avranno le loro gatte da pelare. L’Europa tornerà ad assaporare l’aspro gusto delle case fredde che caratterizzavano la nostra infanzia: non siamo morti allora e non moriremo dopo, ma camperemo peggio di adesso. Ed a questo punto tireremo le somme della sciagurata politica che abbiamo sostenuto. Invece di sperperare miliardi e miliardi in pale eoliche e pannelli solari, non sarebbe stato meglio finanziare interventi tesi alla riduzione dei consumi energetici? Sarebbe stato meglio favorire l’adattamento, piuttosto che la mitigazione, ma è andata in modo diverso.
      .
      E’ uno scenario fosco, ma lo reputo molto probabile e realistico. Uno scenario che non potrà in nessun modo essere rischiarato dalle rinnovabili tanto decantate dai più. E’ ciò che temevo da tanti anni e che da tanti anni mi prefiguro (basta andare un po’ indietro e riprendere i miei scritti in proposito), ma mi auguravo di non dover mai vivere una simile situazione. Ho sempre sperato e spero ancora oggi, di sbagliarmi e di sbagliarmi di grosso. E se, come mi auguro, sono in errore, sarò l’uomo più felice del mondo.
      La ragione di cui si è parlato nei commenti e nell’articolo, mi spinge al pessimismo, ma “l’ultima Dea” riesce ancora a farmi scorgere un barlume di luce all’orizzonte. Spero che quel barlume diventi una luce splendende, ma ci credo poco.
      Ciao, Donato.

  4. Massimo Lupicino

    Ringrazio tutti per i tanti commenti. Questo pezzo (come gli altri) non pretende certo di essere “definitivo” nella disamina in questione, ma piuttosto di gettare un sasso nello stagno. Il risultato e’ stato ottenuto, grazie ai commenti davvero eccellenti di chi ha voluto partecipare alla discussione, superiori sicuramente al valore dello stesso post. Provo a dare delle risposte “collettive” spedando di non deragliare nella prolissita’:

    – Sono sintonizzato con Rosa e con chi, pur da “tecnico” sottolinea l’importanza della formazione classica. Personalmente, nonostante possa essere catalogato come tecnico, sono persino piu’ orgoglioso della mia formazione classica che di quella tecnica. Forse perche’ anche io vittima della “diminutio” del tecnico radicata nella nostra societa’, forse solo perche’ la mia materia preferita al liceo era il latino, ho amato i classici latini e ho persino azzardato sortite tra quelli greci, per non parlare di altro. Ma il tema non e’ questo.

    – Concordo con chi sostiene che un grande scienziato e’ anche un filosofo. Sono d’accordissimo. Temo gli eccessi del razionalismo almeno al pari di quelli del fondamentalismo religioso. Ma la domanda da farsi e’: per caso qualcuno ha intravisto grandi filosofi o pensatori tra le elite dell’euroburocrazia attuale?

    – Concordo in pieno con chi mette in guardia contro il rischio dello scientismo. Contro il quale in tanti abbiamo sviluppato potenti anticorpi negli ultimi due anni (probabilmente superiori a quelli generati dai vaccini, almeno per quanto mi riguarda). Non e’ questo il post in cui approfondire la tematica (lo faremo comunque in futuro). Ma il problema e’ che se si straparla cosi’ tanto oggi di “scienza” e’ perche’ la classe politica (e prima di tutti i maoisti trilionari californiani) sentono di essere in totale controllo di quella che loro definiscono “scienza”. La discriminazione tra scienza buona e cattiva, tra teorie “giuste” e “sbagliate” la fanno twitter, facebook e google. Volenti o nolenti, questo e’. Ma nessuno si aspetta di certo che a risolvere i problemi del mondo sia una “scienza” che scondinzola dietro alle direttive e ai costruttivismi sociali dei peggiori.

    – Il vero tema a mio modesto modo di vedere, e’ nella qualita’ assolutamente scadente, ai limiti dell’indecenza, della classe dirigente mondiale. E concordo con chi sostiene che alla radice c’e’ proprio l’azione di quei trilionari che la classe politica e dirigente in questione l’hanno di fatto assoggettata e trasformata in loro ventriloquo.

    – Non mancano solo teste pensanti dotate di competenze tecniche o scientifiche. Vogliamo parlare degli economisti? Tutti cresciuti a Milton Friedmann e John Maynard Keynes. E cosa hanno partorito questi favolosi economisti? L’euro: che per l’italia e’ stato la negazione assoluta del Keynesismo, e anche del pensiero di Friedman che metteva in guardia contro i rischi mortali del cambio fisso della moneta. Basti leggere l’intervista dell’ex Governatore della banca d’Italia Fazio (https://www.laverita.info/fazio-volevo-rimandare-ingresso-euro-2654672526.html) per chiedersi chi, e perche’ abbia fatto scelte cosi’ sciagurate per l’italia, pur avendo tutti gli strumenti intellettivi per evitarle.

    Mancano filosofi, economisti e scienziati onesti, e realmente dediti alla causa di fare qualcosa per la gente, e per i loro elettori. Forse e’ semplicemente nell’aggiunta di quell’aggettivo “onesto”, la chiave di lettura che unirebbe questo post e tutti i commenti postati da voi.

    Grazie ancora per le vostre preziose riflessioni.

    • Davide

      Salve,
      mi permetto anch’io di commentare la discussione, specie alla luce del richiamo all’euro.

      In generale, la penso come altri commentatori come Rosa e Luebete: siamo finiti in un totalitarismo scientista, per cui il problema non è la mancanza di tecnici, ma:
      -la mancanza di una scienza corretta
      -la mancata capacità, da parte di chi comanda, di capire quale sia la scienza corretta e di “sceglierla”.
      Spesso quest’ultima è voluta: non è questione di ignoranza, ma di scelte consapevoli, nonchè appunto di una visione scientista che, in ultima analisi, è una visione filosofica ed “umanistica”.
      Perchè il fine ultimo è il potere, il controllo, e la “scienza” fornisce una formidabile scusa per reclamarlo.

      Per cui non penso che i motivi di tutto questo siano dovuti al non avere ingegneri o altro (dopotutto, la Merkel è una fisica se non erro, ed è stata tra i principali autori di questa degenerazione), ma all’avere politici votati all’autoritarismo.
      Usare sempre la “scienza” come scusa per essere autoritari, è precisamente un metodo stalinista. Gli (pseudo) esperti sono la copertura perfetta, e questo abuso indica una cultura filosofica umanistica e filosofica inadeguata, più che tecnica.
      Il concetto è molto semplice: noi siamo “esperti”, migliori, e comandiamo. Voi siete “ignoranti” e non contate nulla. Distribuiamo patenti di “esperto” ed “ignorante” alla bisogna.

      Circa l’euro, sul quale secondo me è molto fuori strada, si applicano concetti simili.
      Molto velocemente (il tema è lungo):
      1) L’euro nasce come idea monetarista, per avere una moneta decentemente “onesta”, non inflazionata. Questo, sempre sommariamente, perchè questa visione alla base di Thatcher, Reagan, ed altri, negli anni ’80, aveva ristabilito prosperità dopo il caos 100% keynesiano degli anni ’70 (che oggi si sta ripetendo con inquietanti similitudini).
      2) L’economia keynesiana è come la “scienza” del riscaldamento globale antropico: pseudo scienza, una porcheria, che pretende di comprendere sistemi complessi che non comprende affatto, e che sulla base di tale errata convinzione si prende la libertà di manipolare il mondo intero (NB: sempre vantando una giustificazione “tecnica”, ed anche l’uso errato di modelli e strumenti quantitativi).
      3) L’euro doveva quindi seguire una linea molto precisa: controllo stretto della quantità di moneta, togliendole tutti gli altri compiti disastrosamente attribuitile dalle disastrose idee keynesiane (ribadisco: sono come i modelli sul clima), di “stimolo” dell’economia, di distorsione artificiosa della stessa, di finanziamento pubblico. Il primo target in tal senso era che M3 aumentasse del 4.5% all’anno (obiettivo certamente “monetarista”).
      4) L’euro, praticamente da subito, abbandonò tale linea, per tornare alle fallimentari idee keynesiane e regolarmente inflazionare di più, facendo sempre aumentare la quantità di moneta ben oltre quel livello. Draghi poi ha dato la spallata finale in tal senso, nel 2015 circa.
      Questa visione della moneta è appunto quella del “padroni” vs “sudditi”, perchè stampare soldi significa semplicemente confiscare ricchezza alla popolazione per usarla in prima persona (governi), o tramite amici ( imprese colluse).

      Per cui l’euro non è certamente da criticare per la sua teorica, ma mai seguita, impostazione monetarista (che non avrebbe provocato nulla dei disastri degli ultimi 15 anni), ma per averla abbandonata, per tornare ai fallimenti pseudo scientifici keynesiani, che sono pari solo ai modelli epidemiologici di Neil Ferguson e a quelli sul clima di chi ben conoscete.

      Volete la visione monetaria corrispondente a voi per quanto riguarda il clima, nel senso di un approccio tecnico ma onesto e corretto?
      E’ quella austriaca, che alla fine è la principale fonte di ispirazione di bitcoin.
      Si tratta, oltre ad avere una visione più corretta dell’economia, a cominciare dalla consapevolezza di quanto sia sbagliato distorcerla truccando il metro (dato che la moneta è prima di tutto metro di ogni attività economica), anche di avere rispetto delle singole persone, della ricchezza che detengono, e delle loro scelte economiche.
      Capisce bene che è questo l’opposto del dirigismo stalinista, e non l’economia keynesiana, nient’altro che una versione soft del socialismo.
      Il concetto, semplificando oltremisura, è che la moneta non deve essere manipolata, punto, e che per evitare che questo accada non deve essere in mano ad alcun organismo centralizzato, che inevitabilmente finirà per cedere alla tentazione (come appunto è avvenuto, drammaticamente, con l’euro), provocando disastri (e l’esplosione dei prezzi energetici attuale ha come causa principale, al pari degli anni ’70, tale politica monetaria, e non le cause specifiche di volta in volta superficialmente indicate).

      Servono, quindi, sia capacità tecniche decenti, sia una visione umanistico-filosofica adeguata, votata alla libertà e non al totalitarismo scientista, in qualsiasi campo.
      Altrimenti, comunque, si trova la Merkel, Draghi, e tutta la massa di medici pagliacci che infestano i media in questi anni.

      Mi permetto di invitarla a leggere il discorso di accettazione del Nobel da parte di Hayek (austriaco): “La pretesa della conoscenza”.
      https://mises.org/library/pretense-knowledge
      https://gongoro.blogspot.com/2008/06/la-presunzione-della-conoscenza.html

      Ha quasi 50 anni ma descrive perfettamente l’arroganza di chi pretende di saper controllare non solo l’economia ma anche, estendendo il discorso tramite i “sistemi complessi”, agli altri due mostri pseudo scientifici di oggi: il clima e l’epidemiologia.

      A costo di essere ripetitivo: oggi ci sono 3 principali mostri pseudoscientifici che vengono usati per distruggere la libertà, e quindi la vita delle persone e dell’economia. Sono:
      1) la moneta keynesiana
      2) il riscaldamento globale
      3) l’epidemiologia/la medicina
      I tratti comuni sono fondamentali e decisivi:
      -pseudo scienza
      -presunzione di conoscere ciò che non si conosce, spesso tramite modelli patetici
      -autoritarismo/totalitarismo scientista per giustificare la distruzione delle scelte individuali.

      Siamo poi pieni di variazioni sul tema (con lo stato che tassa, spende, incentiva, sempre più e sempre rispondendo alle medesime logiche), ma è proprio la consapevolezza che i 3 mostri abbiano la stessa origine a farmi concludere che il “grosso” del problema sia filosofico ed umanistico, più che “tecnico” (i tecnici ci sono, ma non *vogliono* ascoltarli, preferendo quelli che raccontano ciò che si abbina alla loro visione – cioè quelli che ormai da tempo spadroneggiano ove conta).

  5. Luca Maggiolini

    Concordo con Lupicino nella disanima.
    Però, con un caveat bello grosso: attenzione a non delegare tutto ai tecnici, perché la mancanza di una “visione filosofica” della vita e del mondo rischia di essere ancora più pericolosa dell’ignoranza scientifica.
    La pandemia ha, poi, dimostrato che i tecnici non sono così affidabili come spesso si crede.
    Ciò non toglie che chi decide certe politiche dovrebbe almeno sapere di cosa sta parlando e quali conseguenze hanno le scelte che stanno facendo.

  6. Pier Luigi

    Come la formica della favola di Esopo, la Terra, nella sua turbolenta gioventù, ha accumulato immense ricchezze nel suo sottosuolo. L’uomo da sempre ha sfruttato queste ricchezze. Con l’avvento della rivoluzione industriale spesse volte l’ha fatto con spirito di rapina. Questo stavamo capendo e a questo, con difficoltà, cercavamo di porre rimedio per non sperperare quella ricchezza. Una generazione di cicale, che quelle ricchezze disdegna, ha preso però il sopravvento. Quelle ricchezze sono diventate il male della Terra. Bisogna vivere l’attimo, il sole, il vento, l’acqua che la natura ci offre giorno per giorno. Quando arriverà l’inverno canteremo.

    • Ale69

      Analogia stupenda. Tristemente stupenda purtroppo. A che servono le favole se non a far riflettere e determinare i difetti della memoria collettiva? Ineccepibile. La sintesi degli ultimi almeno 2 milioni e mezzo di anni.

  7. Paolo

    Esatto, finché la propaganda ci convince che siamo “ricchi” e dobbiamo salvare noi il pianeta tutto ok.Quando raddoppiano tutti i prezzi e ovviamente stipendi e pensioni no,ci accorgiamo che forse non ci raccontavano tutta la verità.Una collega 2 anni fa si era convinta che al mondo eravamo troppi e sarebbe stata necessaria una “pandemia” per dimezzare la popolazione e salvare il pianeta….immaginate il suo terrore quando la pandemia è veramente arrivata e si è resa conto che poteva soccombere pure lei e famiglia!!!

    • Giorgio

      Come dire, facile fare il malthusiano quando non sei tu quello “di troppo”…

  8. Giorgio

    Avete presente quando certe persone in posizioni dominanti fingono di rilasciare interviste, dove però le domande sono formulate in base a risposte precostituite?
    Per la “transizione ecologica” vale lo stesso: un certo tipo di business viene scelto in base a quanto rende, dopodiché viene creata ad arte la domanda opportuna. Rischio zero, guadagno assicurato.

  9. andrea beretta

    Caro Massimo
    Poche settimane fa contestualmente alla farsa messa in atto sulle elezioni presidenziali, un quotidiano pubblicava il profilo dei 13 “papabili” o meglio “quirinalabili”. Se ricordo bene, una decina erano laureati in giurisprudenza, un paio in economia e la restante parte in scienze politiche. Dove questa classe dirigente ha condotto l’Italia, lo vediamo quotidianamente, avendo assistito a ordinanze secondo cui i virus si attivano dopo le 22.00, le tavolate sono pericolose se oltre le 6 persone, l’energia va prodotta con le maree, la CO2 è trattata come il peggiore dei veleni…per non parlare dei codici degli appalti che sono fatti apposta per non far lavorare le aziende.
    Ora, non voglio arrivare all’eccesso che tu racconti sul quantitativo di ingegneri presenti nella politica cinese (da ingegnere, ammetto che abbiamo i nostri difetti…), ma che sia necessario un riequilibrio della classe dirigente, non ci piove

    • rosa

      Ho una vecchia laurea in Chimica, presa quando era ancora tale e non la chimica “qualcosa” di oggi. Mi permetto di fare qualche breve digressione. La mia competenza scientifica stava per farmi deragliare sotto i colpi della propaganda, nella quale i più attivi megafoni erano proprio molti colleghi chimici, alcuni dei quali si esprimevano in “latinorum”. Le mie radici culturali umanistiche mi hanno consentito di ritornare a pensare: la sovrastruttura scientifica e le conoscenze di termodinamica sono venute a patti con la ragione, che non è appannaggio del mondo scientifico. Quest’ultimo, a mio parere e con lodevoli e rare eccezioni, ha dato cattiva prova di sé, molto più di quello umanistico.
      Sbaglierò, ma ritengo che le élites nazionali si siano messe nelle mani di quelle straniere non per mera ignoranza, ma semplicemente per ragioni di rapporti di forza. Hanno perso la competizione, comunque questa si sia stata ingaggiata e svolta, e sono state sottomesse. Le élites sovranazionali non sono omogenee tra loro e sempre in competizione al proprio interno. Semplificando molto, quelle che hanno dominato negli ultimi, diciamo quarant’anni, avevano semplicemente capito, non la termodinamica, bensì che sarebbe stato utilissimo ammantare le proprie strategie politico-economiche con una “colorazione” scientifica. La scienza e la tecnica, volutamente usando i due termini come sinonimi, sono diventate per scelta strategica la nuova “religio”, la nuova fede da dare in pasto alle masse di semicolti prodotti dalla scolarizzazione di massa. Non lo dico per snobismo, sono convinta che la scuola e l’università per tutti fossero state avviate nel dopoguerra con l’intento di far crescere l’Italia, ma a partire dal ’68, forze contrarie agli interessi nazionali hanno operato dall’interno portandole allo stato attuale. I giovani laureati, ingegneri compresi, sono stati frustrati non trovando un lavoro adeguato ai propri studi e sono diventati “cervelli in fuga” (chi, se non acute e ben pagate agenzie di propaganda, avrebbe potuto coniare le parole d’ordine che hanno inondato i giornali per decenni?). Proprio i giovani, e soprattutto all’estero, si sono radicalizzati sotto i colpi della moderna propaganda, scambiata per consolidata conoscenza tecnico-scientifica. Hanno creduto che, per la sola ragione di avere un titolo, fossero portatori di autorevolezza e del diritto di dire la “qualunque”.
      Un vecchio professore mi raccontava che “sono capaci tutti di mettere in cattedra uno bravo, il vero potere lo dimostri mettendo in cattedra il portinaio”! Intendeva che il vero potere gode nel fare le cose illogiche e dannose, una volta si sarebbe detto, diaboliche. Il potere supera lo spazio ed il tempo, garantendosi alleanze ed eredi, ma non è per tutti e non si raggiunge con la strada maestra delle elezioni e della democrazia. Per quello ci sono i servitori, se fedeli ben ricompensati, se infedeli tolti di mezzo in qualche modo. Il potere è rosso, giallo, verde o di qualunque colore pur di perpetuarsi.
      La stupidità è ben distribuita tra tutti e non basta laurearsi in un settore per garantire di non poterlo essere. Come esempio di politico illuminato è stato citato proprio Boris, fine conoscitore di greco e latino. La pandemia torna, forse, a lasciare il posto alla CO2 ed alla transizione energetica o ecologica, che dir si voglia. Oppure opereranno insieme. Le macerie che si dovrà spostare sono tante. Per quanto mi riguarda, una delle cose che mi ha dato forza negli ultimi anni è stato il De Reditu di Nemaziano, più che l’avvilirmi sulle riviste ed i libri scientifici, che pure amavo. Sono OT e non voglio infastidire oltre misura l’ospite.

    • Luebete

      Sono d’accordo con Rosa.
      Non ritengo che il problema sia la mancanza di scienziati e tecnici. Anzi spesso questi sono semplicemente un modo per deresponsabilizzare il decisoere politico.
      Il ‘lo dice la scienza’ (come anche ‘lo dice l’europa’) è un metodo politico: serve per prendere decisioni politiche al riparo dal processo elettorale (cit.).

      Non sono d’accordo che il problema sia la troppa cultura umanistica dei decisori politici, tutti i più grandi scienziati del passato erano anche filosofi prima che scienziati e chi approfondisce la scienza non può non sconfinare nella filosofia.

      Semplicemente è una questione di conflitto: il manipolo di trilionari maoisti californiani ha i mezzi economici per bypassare il processo democratico e indurre i decisori a fare i loro interessi, noi persone comuni non abbiamo questa possibilità e solo il processo politico democratico può in qualche modo venirci in aiuto.
      Non penso che se ci fossero stati più ingegneri la cosa sarebbe diversa, così come a livello economico sono state prese decisioni contro i principi economici ortodossi, così gli ingegneri avrebbero preso delle decisioni contro i principi fisico/chimici ortodossi.

      Il nostro beneamato presidente del Consiglio fu tesita di Federico Caffè.

    • andrea beretta

      Gentili Rosa e Luebete
      Credo stiamo dicendo la stessa cosa: io non sono favorevole alla tecnocrazia e ritengo il vecchio sistema scolastico (quello che dava la possibilità a chi usciva dal liceo classico di scegliere ogni facoltà, mentre ne precludeva alcune alle altre scuole) il più adatto. Ritengo anch’io che il 68 abbia minato la scuola e l’università (ulteriormente picconata dalla scellerata riforma Berlinguer del 98, accompagnata dal solito slogan “lo chiede l’Europa”) producendo tecnici, e umanisti peggiori rispetto a prima.
      Non credo che l’ingegnere abbia ragione e l’umanista torto.
      E ho detto di non essere completamente d’accordo con l’autore che parla con invidia del modello cinese che esalta i tecnici.
      Ho pure scritto di alcune storture viste negli ultimi 2 anni di pandemia, avallate dalla politica ma suggerite dalla “scienza”
      Ma completo il mio pensiero notando che se tra tutti i presidenti del consiglio e della repubblica, tra tutti i governatori di regione e perfino tra (praticamente) tutti i manager delle società controllate dello Stato negli ultimi 30 anni (e cito gli ultimi 30 anni perché lo sfascio economico, morale e sistemico del nostro paese inizia più o meno 30 anni fa) non si conta un ingegnere…beh, c’è qualcosa che non va. Le cose migliorerebbero? Forse no…ma peggio di così, è difficile….

    • Massimo Lupicino

      Caro Andrea, al di là dell’esegesi delle singole professioni resta un fatto. La classe dirigente europea si è bevuta senza battere ciglio per un paio di decenni delle ricette tecnicamente scassate e non realizzabili. E questo è un fatto. Avendo creduto al paese dei balocchi propagandato dall’esercito dei salvamondo, si è scavata la fossa da sola, e ha segato l’albero su cui era seduta. L’albero del benessere economico, che porta i frutti del consenso elettorale.

      Ora, forse, se ne stanno accorgendo, e corrono ai ripari. Va benissimo avere una cultura classica, ma se non hai la sensibilità tecnica per capire cosa si può fare e cosa no, o meglio, PER CHIEDERE ai tuoi “consulenti” se certe ricette si possano davvero realizzare o meno, beh allora non sei in grado di fare il tuo lavoro e di interpretare lo spirito dei tuoi tempi.

      Nel 2021 non è tollerabile che il “meglio” della politica europea si sia messo nel sacco da solo proponendo ricette staliniste (quelle sì, sicuramente figlie del bagaglio culturale filosofico di queste elite) come il mercato della CO2, come l’Energiewende, come le tassonomie del menga, come l’austerity anti-keynesiana, come i finanziamenti a pioggia ad investimenti “verdi” che fanno carne di porco dei principi della termodinamica e quant’altro.

      È questo il senso del ragionamento. Non puoi fare il filosofo e dimenticarti della fattibilità delle tue proposte. Mi sembra che di esempi di questo tipo ne abbiamo visti abbastanza nella storia, specialmente… A est dell’Europa.

      Gli “errori della Russia” ci hanno contagiato, hanno infettato la nostra classe dirigente, tanto utopista quanto tecnicamente impreparata. E dire che i russi rispetto a questi, di scienza ne masticavano eccome. Solo il peggio, abbiamo ereditato.

  10. Mario

    Salvare il mondo ci può stare, il problema è che con le “palle” eoliche e i “pannolini” solari non si salva un bel niente. “Fusione nucleare” per me 🙂

  11. Luca Rocca

    La classificazione tassonomica mi ha lasciato perplesso. Prima di definire specie, phylum e regno bisognerebbe capire se stiamo analizzando un organismo biologico o un sasso. Classificare come fonte energetica solare e eolico dovrebbe rispondere a tre domande . Sono disponibili quando sono necessarie? Producono più energia di quanta se ne impiega per impiantarle.? Sono in grado di produrre abbastanza energia per ricostruire un impianto uguale quando questo ha finito la loro vita? Io i conti me li sono fatti li ho confrontati con colleghi che nel campo energetico sono molto più competenti di me e non ho trovato un singolo ingegnere che non dica che le alternative non potranno mai sostituire in nessun modo la produzione da combustibili fossili o nucleare. Quindi tornando alla tassonomia questi stanno cercando di definire le caratteristiche biologiche di un grosso macigno

  12. Claudio

    Da applausi!!!!

  13. Francesco

    Sono giunto qualche giorno fa alle medesime conclusioni. Finchè siamo a pancia piena, vale a dire con bollette nella norma (non direi basse), costo della vita accettabile rispetto al reddito, servizi garantiti, possiamo permetterci di fantasticare su questi argomenti da primo mondo. Poi quando queste fantasticherie presentano il conto e il popolo si scontra con la realtà dei fatti, non siamo poi più tanto convinti che dobbiamo abbandonare le fonti fossili per salvare il mondo.

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