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Bambinelli, Uragani e dischi rotti

Tra tutti i blog di divulgazione in materia di clima e meteo, ce n’è uno che sta sempre una spanna sopra tutti gli altri. Sarà perché è uno spin off della NOAA, sarà perché ha una linea editoriale rigorosa ma anche molto amichevole o, semplicemente, sarà perché è strettamente dedicato ad un argomento davvero affascinante. Sto parlando dell’ENSO Blog, una vera miniera di informazioni e di spiegazioni sulle evoluzioni, la storia, lo sviluppo del tema El Niño – La Niña e dei loro derivati.

Non è la prima volta che ne parlo su CM, ma ben venga anche questa.

Vi starete chiedendo cosa c’entrino i dischi rotti con le vicende dell’ENSO. Bè, ormai, lo dice anche il blogger della NOAA, siamo praticamente in una quasi perenne La Niña, per di più con alte probabilità che la situazione non cambi nei prossimi mesi, fino al prossimo inverno.

Per tutti quelli che non sono troppo addentro al tema, l’ENSO o El Niño Southern Oscillation, è il pattern climatico più importante del sistema pianeta. Si tratta di oscillazioni cicliche ma molto irregolari, della temperatura di superficie e della circolazione atmosferica lungo l’Oceano Pacifico equatoriale. Date le enormi dimensioni geografiche dell’area queste oscillazioni producono altrettanto vaste modifiche alla distribuzione della massa atmosferica, del calore e dell’energia disponibile, tutte cose che, in un modo o nell’altro, direttamente o indirettamente, si ripercuotono sul clima di una buona parte – se non tutto – il pianeta.

Le condizioni possibili sono tre: un’oscillazione positiva (El Niño), implica valori delle SST superiori alla media per la parte orientale dell’oceano, quella a contatto con le Americhe per intenderci; una fase neutra, senza particolari scostamenti, vede invece una distribuzione delle SST con valori più bassi verso le Americhe e valori più alti verso il Continente Marittimo; infine, un’oscillazione negativa (La Niña), è più simile ad una accentuazione della neutralità che all’opposto della fase positiva, per cui acqua molto più fredda sulle Americhe e molto più calda verso le isole (verso quella che si chiama Pacific Warm Pool).

Cicliche ma non regolari si diceva. Normalmente, le condizioni tendono a cambiare di fase intorno alla primavera, per accentuarsi poi nella stagione calda e raggiungere l’apice d’inverno, salvo casi, come quello attuale, in cui più che cambiamenti di fase stiamo vedendo da alcuni anni un indebolimento di fasi negative, brevi periodi di neutralità e nuova virata verso La Niña, che pare persisterà fino appunto al prossimo inverno.

Questo, tra mille altre cose, sta avendo effetti anche sulla stagione degli uragani. Lo abbiamo già visto l’anno scorso, La Niña porta un’accentuazione delle condizioni favorevoli allo sviluppo di tempeste sull’area atlantica e una soppressione degli elementi ad esse favorevoli invece nell’area del Pacifico. Di qui la previsione – sempre della NOAA – di una stagione degli uragani nuovamente sopra media per i prossimi mesi (su CM qualche giorno fa).

E l’Europa? Bè, se c’è una parte del pianeta dove le Teleconnessioni con l’ENSO sono davvero effimere è proprio il vecchio continente, per cui è molto più la distribuzione della massa atmosferica alle latitudini polari a dettar legge. Difficile anche collegare questa estate così precoce con i discorsi fatti sin qui, dal momento che le già mature incursioni dell’anticiclone africano sono più direttamente collegate ai movimenti dell’ITCZ, molto più a est dell’area dell’ENSO. Su questo, quindi, meglio non fare collegamenti azzardati.

 

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Published inAttualitàClimatologiaMeteorologia

4 Comments

  1. Brigante

    Articolo come sempre pungente e stimolante, anche perché del ciclo ENSO ne sappiamo ancora troppo poco, e le teleconnessioni sono ancora un mero esercizio statistico. Per rimanere in tema di uragani, ho trovato una triste lista, anche se un pò datata, di quelli più “mortiferi”: https://web.archive.org/web/20020215180910/http://www.wunderground.com/hurricane/deadly.asp

    Contrariamente a quanto si sente dire, solo 2 uragani (Jeanne 2004 e Katrina 2005) sono paragonabili a quelli del secolo scorso per “mortalità” (lista). Molti si sono verificati nella prima metà del ‘900, in uno dei periodi più caldi della storia contemporanea.

    Siamo stati più fortunati? Siamo più bravi a proteggerci? Sono forse diventati meno violenti? L’unica cosa certa con cui sipuò ragionare di confronti, è l’aumento della popolazione, che in alcune zone dell’America centro-settentrionale è oggi 20 volte superiore a quella di un secolo fa.

    Cosa ne pensa?
    Grazie

    • Penso che l’incertezza nelle serie dovrebbe prevenire ogni giudizio e che questi eventi siano molto più meteorologici che climatici, con buona pace dei profeti di sventura.

  2. ivan

    Buongiorno Colonnello.

    Non è un azzardo tirar in ballo emigrazioni nordiche dell’itcz con circolazioni a macro scala da cui si evidenziano sinottiche ad omega per il continente marittimo con frequenti redistribuzioni dell’energia visibili in espansioni di promontori dal nord africa su di esso ?
    Sst nord atlantiche snobbate come un qualunque meteo blogger che di lavoro fa l’aiuto cuoco ?

    • Che problemi hai con gli aiuto cuoco?
      Il sistema è vasto e complesso Ivan, grazie di aver messo qualche altro tassello.
      GG

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