Man(n) Made Global Warming

Ormai sta diventando un vezzo. Gli amici del Met Office hanno partorito il consueto vaticinio.

“A combination of man-made global warming and a moderate warming of the tropical Pacific Ocean, a phenomenon known as El Niño, means it is very likely that 2010 will be a warmer year globally than 2009.” They continue, “The latest forecast from our climate scientists, shows the global temperature is forecast to be almost 0.6 °C above the 1961–90 long-term average. This means that it is more likely than not that 2010 will be the warmest year in the instrumental record, beating the previous record year which was 1998.”

In soldoni state pronti perchè quello che sta per iniziare sarà un anno da record. Conoscendo le tradizioni albioniche c’è da star sicuri che al riguardo ci scappi pure qualche scommessina su You Bet o qualcosa del genere. Anzi, visto che a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si indovina, ci sta anche che qualche lisciatina ai dati sia stata passata per ragioni molto più pragmatiche che ideologiche, cioè per riscuotere le scommessine piuttosto che per la sana convinzione di dover salvare questo malandato pianeta.

Per carità sto scherzando, il fatto è che questi “statements” mi mettono sempre di buon umore, specie se, così, tanto per sport, butto un’occhio al recente passato, in cui veramente non ne hanno azzeccata una. La scorsa estate per esempio doveva essere bollente, poco c’è mancato che si potesse andare a remi da Trafalgar Square a Piccadilly Circus. Intendiamoci, non è colpa loro, è che sulle prognosi stagionali e/o annuali tutta l’allegra brigata meteoclimatica brancola nel buio, nessuno escluso.

Questa volta però gli elementi sembrano solidi. Il primo è una certezza: siamo in una fase di riscaldamento, per cui gli ultimi anni devono per forza essere più caldi dei primi, altrimenti saremmo in una fase di raffreddamento. Per capire questo concetto non c’è bisogno di avere la patente di climatologo. Certo si potrebbe obbiettare che tale continuo riscaldamento nell’ultima decade si è visto pochino, ma pare che nei corsi di guida per la suddetta abilitazione insegnino a non tener conto di queste quisquilie. Il secondo è il fulcro della previsione: il contributo della fase positiva dell’indice ENSO, cioè la presenza di El Niño dovrebbe dare il giusto contributo riscaldante. Anche qui sarebbe interessante uno studio semantico sull’uso di frasi del tipo “E’ più probabile che non [probabile]”, ma penso che il succo sia altrove.

Sappiamo che le fasi positive dell’indice ENSO hanno portato spesso dei picchi di temperatura. Quello record è del 1998, ma anche il 2003 non ha scherzato. In quel caso il “bambinello” era però sano, forte e, soprattutto, anche giovane. Stavolta sembra che la prima metà dell’anno possa vedere una graduale tendenza dell’indice ENSO verso territori neutri o forse anche negativi dopo che avrà raggiunto un picco di qui a poche settimane. Sono sicuro che dalle parti di Exeter la ridente cittadina che ospita lo UKMet Office questo lo sanno. Anche perchè gli attuali sistemi di prognosi dell’ENSO fanno molta fatica ad intercettare le fasi di innesco dei periodi positivi o negativi ma poi, una volta avviati, ne seguono piuttosto bene l’evoluzione. Ciò significa che nella seconda metà dell’anno l’influenza della distribuzione del calore sulla superficie dell’Oceano Pacifico equatoriale (la casa del Niño) potrebbe essere neutra, cioè di difficile comprensione, oppure volgere a tutt’altro genere di impatto sulle dinamiche atmosferiche, molto più paragonabile all’anno 2008.

Però di questi giorni dire che il prossimo sarà un anno caldo, forse il più caldo di sempre fa bene allo spirito di CO2penhagen. Del resto tali dovevano essere anche il 2009, il 2008, il 2007 etc etc, le conferenze cui fornire carburante non sono certo mancate di recente.

Ci sarebbe in verità un altro interessante particolare che ho intercettato sempre sul blog di Bob Tisdale (che volete farci, mi sono fissato ma passerà), sempre con riferimento al Man(n) Made Global Warming indicato come causa delle future cure termali permanenti del 2010. Dopo l’annus horribilis del 1998 infatti, il dataset delle temperature di superficie dell’Hadley Centre (HADSST2) è stato integrato cambiando parzialmente la fonte dei dati, dal dataset ICOADS sono passati all’NCEP GTS. La documentazione prodotta dice che i dati non sono pienamente consistenti nel periodo 1991-oggi. In effetti, il confronto tra il dataset così assemblato e gli altri disponibili evidenzia uno shift positivo netto -leggi riscaldante- sempre a proprio favore, con un range che va da 0,06°C a 0,12°C a seconda del termine di paragone.

Ora, quanto pesino le temperature di superficie degli oceani sulle temperaure medie superficiali globali è un fatto noto. Del resto proprio nel comunicato del Met Office leggiamo che le elevate probabilità che il prossimo sia un anno da record risiederebbero proprio nel comportamento degli oceani. La domanda è: visto che stiamo comunque parlando di differenze dell’ordine del decimo di grado ed anche meno da un anno all’altro (non importa di quale segno), se si provasse a pulire i dati dal bias introdotto dal merging dei due dataset operato nel 1998, vuoi vedere che il Global Warming sarebbe un po’ meno Man(n) Made e l’anno prossimo perderebbe l’oscar?

Ma poi, a chi interessano questo genere di previsioni? Mi spiego, non vorrei che qualcuno pensasse che abbia deciso di rinnegare il mio pane quotidiano. La necessità di acquisire informazioni attendibili sullo stato del tempo non nasce dalla voglia di fare delle tranquille gite fuori porta, per quanto possa sembrare quello l’unico scopo di cotanti tecnologici sforzi. L’impiego per cui vale la pena di destinare le consistenti risorse impiegate è quello della pubblica utilità. Trasporti, consumi energetici, protezione civile e quant’altro. Così per i (sin qui piuttosto vani) tentativi di fare prognosi stagionali o annuali. Che genere di impatto e quindi utilità strategica credete possano avere pochi centesimi di grado di differenza da un anno all’altro, per di più con attendibilità decisamente risibile? Nessuno. L’unico uso è mediatico, sono solo puntelli ideologici della strategia del climarrosto.

 

 

Mi sbagliavo all’inizio, non è un vezzo, è un vizio.

 

NB:

  • sul blog di Bob Tisdale trovate post, grafici e riferimenti.
  • Su quello di Antony Watts, trovate invece un simpatico paragone tra la previsione del 2007 e quella di quest’anno. Quest’ultima sommersa da 20cm di neve su tutto il paese. Speriamo ne facciano altre.
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Author: Guido Guidi

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2 Comments

  1. Io non capisco come una persona preparata e intelligente come te non capisca che stiamo attraversando un ciclo solare minimo fuori dal comune. E che quindi ogni previsione sull’impatto della Co2 et similia è praticamente irrilevante. Almeno per ora. Ma domani, con il risveglio del grande Padre? Cerchiamo di essere un po’ più umili, nella nostra crassa ignoranza, prego.

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    • Giuseppe perdonami, mi sfugge il senso del tuo commento.
      gg

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