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Il Fallimento di Copenhagen, l’Illusione di Kyoto

L’Europa dovrebbe dedicarsi alla promozione di progetti internazionali valorizzando tutte le potenzialità in termini di efficienza e innovazione di una grande economia integrata.

di Corrado Clini

Quando nel settembre 1999 il Senato USA, all’unanimità, aveva respinto la proposta del presidente Clinton di  ratifica del Protocollo di Kyoto, e dopo che nel dicembre 2000 si era consumata la rottura tra USA e Europa in occasione della COP6 dell’Aja, la comunità internazionale avrebbe dovuto ricercare una strada diversa da quella del Protocollo per affrontare l’emergenza globale dei cambiamenti climatici: questo avrebbe dovuto essere in particolare l’obiettivo dell’Unione Europea, che aveva la leadership internazionale sui cambiamenti climatici. Era necessario prendere atto che un trattato internazionale,  basato più su regole e apparati amministrativi che su programmi e politiche energetiche ed industriali, era difficilmente  condivisibile  dagli USA e non avrebbe avuto effetti sulla
limitazione delle emissioni delle grandi economie emergenti di Cina, India, Brasile. Avendo chiaro che l’impegno “solitario” della UE per la riduzione delle emissioni, senza la partecipazione della più grande economia mondiale con i maggiori consumi energetici e le maggiori emissioni,  non avrebbe portato vantaggi ambientali.

Nel 2003 l’Italia, durante il turno di presidenza UE,  aveva invano cercato di aprire una riflessione critica sull’efficacia del Protocollo e sull’esigenza di avviare un dialogo su basi nuove con gli USA da una parte e la Cina dall’altra. Ma la UE ha voluto insistere, ha convinto la Russia nel 2004 a ratificare il Protocollo sulla base di un trade  off che non aveva nulla a che vedere con la protezione dell’ambiente, e finalmente nel 2005 ha potuto celebrare l’entrata in vigore del Protocollo 8 anni dopo l’accordo di Kyoto: senza considerare che tra il 1997 e il 2005 l’economia mondiale era cambiata, le emissioni continuavano a crescere in USA, in Cina e  negli altri  paesi emergenti che erano e sono fuori
dagli impegni del Protocollo.

Leggi il seguito sulle pagine web dell’Istituto Bruno Leoni.

Corrado Clini è Direttore Generale del ministero dell’Ambiente.

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Published inAmbienteIn breve

2 Comments

  1. giulio passeri

    questo articolo non mi è servito per fare una relazone… ma è fatto bene e può essere letto giusto per informarsi su kyoto e copenaghen! <3

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