Lettera a Nature

Non ci si aspetta che venga pubblicata, forse non sarà nemmeno letta, e non vuole neanche avere la pretesa di entrare nel merito della divulgazione scientifica di cui la testata è senz’altro protagonista. Però, dato che l’editoriale uscito sull’ultimo numero di Nature è un’opinione evidentemente sostenuta dall’editore, da lettori abbiamo sentito la necessità di rappresentare il nostro disagio con questa lettera.

Ne avevamo parlato anche qui, sottolineando l’assurdità di voler chiamare ad un impegno di “street fighting” quelli che, da sostenitori dell’AGW, sarebbero gli unici a potersi fregiare del titolo di scienziati, escludendo automaticamente ed arbitrariamente chi invece è scettico al riguardo dalla categoria.

Personalmente il problema mi tocca tanto quanto, avendo un’estrazione professionale di stampo prettamente operativo, ma vorrei poter leggere sulla rivista scientifica che garantisce i crediti più alti a chi riesce a pubblicarci su qualcosa, opinioni di ogni colore ed orientamento, purchè supportate da adeguata solidità scientifica.

Già un paio di anni fa il direttore di questa rivista ebbe a dichiarare che non avrebbe più accettato la pubblicazione di lavori che mettessero in dubbio la teoria delle origini antropogeniche del riscaldamento globale, oggi arriva questo editoriale con il chiaro intento di difendere l’onorabilità di quanti sono stati coinvolti nel climategate generando contrapposizione piuttosto che dialogo. Una mossa che configura anche un atto di ingerenza nei confronti di quanti, su commissione del parlamento inglese da un lato e su proposta delle Nazioni Unite dall’altro, sono chiamati a far luce sull’accaduto, scelti in ragione dell’appartenenza alla stessa comunità scientifica.

E’ a tutti gli effetti un atto politico, come se ne leggono a dozzine sulle pagine dei giornali, come non se ne dovrebbero vedere mai su riviste scientifiche.

Qui sotto il testo della lettera in italiano, che Maurizio Morabito ha pubblicato anche sul suo blog.

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(la versione inglese di questo testo è stata inviata a Nature via e-mail nella mattinata di lunedi’ 15 marzo)

Cara Redazione di “Nature”

Desideriamo molto ringraziarvi per aver svelato il vostro vero volto, da integralisti del clima, come si evince dall’imbarazzante editoriale che avete pubblicato sotto il titolo “Un clima di paura” (“Climate of fear“, Nature 464, 141 (11 marzo 2010) | doi: 10.1038/464141a; online Pubblicato il 10 marzo 2010).

Non possiamo che prendere atto che al momento in cui sembra che alcuni scienziati abbiano tribolato per anni per evitare che articoli di climatologia non-ortodossi venissero pubblicati, una rivista scientifica come la vostra abbia deciso di “unirsi alla scazzottata” (“join the streetfight“), come se una tale azione potesse mai essere considerata come un cambiamento per il meglio rispetto alle abitudini precedenti.

Andate avanti allora, confrontatevi con gli avversari di cui siete degni. Uscirà mai niente di buono dalla scelta di “Nature” di diventare una collezione di ispirazione e motivazione per gli estremisti del clima? Ma che spettacolo indegno che sarebbe, quello. Per fortuna, il pianeta non ci farà tanto caso, e spero sarà cosi’ anche per il pubblico in generale, e per gli scienziati e le persone interessate come tutti noi ad imparare il mondo così com’è, piuttosto che attraverso le lenti deformanti di un allarmismo sbagliato e attivista.

Scrivete:”Gli scienziati non devono essere così ingenui da pensare che i dati parlino da soli“. Sicuramente. Né dovrebbero cadere nella trappola di un’arroganza che annega e ignora quelli stessi dati in un mare di pre-confezionati ideologie. Come dice il personaggio di Ulisse nel Canto XXVI dell’Inferno nella Divina Commedia:

Fatti non foste a viver come bruti,
Ma per seguir virtute e conoscenza

Peccato abbiate invece deciso di “viver come bruti“.

Teodoro Georgiadis – scienziato – Biometeorologia
Luigi Mariani – professore – Agrometeorologia
Guido Guidi – meteorologo
Alessandra Nucci – giornalista
Tore Cocco
Maurizio Morabito – blogger – Omniclimate

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Author: Guido Guidi

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1 Comment

  1. Chi ha letto l’ditoriale di Nature, può notarne il tono, e la contrapposizione tra “Science” e “scientists” contro “deniers”, come se la questione vedesse gli scienziati da una parte e i negazionisti dall’altra.
    Ci sono fior di scienziati, invece, tra coloro che non credono alla versione dell’IPCC.
    Per me la Scienza si dimostra coi dati, e non “per autorità” o per “consenso”.
    Quale consenso aveva Colombo quando pretendeva che fosse possibile andare in India navigando verso Ovest ?
    Quale consenso aveva Galileo che fu addirittura costretto a negare sé stesso ?
    Quale consenso aveva Lavoisier quando negava (anche lui un “denier”) l’esistenza del flogisto ?
    O forse, secondo Nature, le leggi scientifiche si determinano per votazione, e non sulla base di esperimenti e conferme ?

    Un’ultima osservazione…da quale pulpito viene quella etichetta di “conservative” ! Proprio quelli che vorrebbero farci spendere l’ira di Dio per immobilizzare il clima, come se il Sahara non fosse stata una rigogliosa foresta, e così tutti i posti dove ora ci sono giacimenti di petrolio, nati appunto da immense foreste. Basta un’occhiata su qualsiasi atlante per rendersi conto di quanto poco “conservative” sia il clima !

    Ah, dimenticavo, l’autorevole menzione di tale “Ecologist Paul Ehrlich at Stanford University in California”, di cui vale la pena di leggere i profondi pensieri citati qui
    http://www.green-agenda.com/

    “A massive campaign must be launched to de-develop the
    United States. De-development means bringing our
    economic system into line with the realities of
    ecology and the world resource situation.”
    – Paul Ehrlich,
    Professor of Population Studies

    “Giving society cheap, abundant energy would be the
    equivalent of giving an idiot child a machine gun.”
    – Prof Paul Ehrlich, Stanford University

    “A cancer is an uncontrolled multiplication of cells;
    the population explosion is an uncontrolled multiplication of people.
    We must shift our efforts from the treatment of the symptoms to
    the cutting out of the cancer. The operation will demand many
    apparently brutal and heartless decisions.”
    – Prof Paul Ehrlich,
    The Population Bomb

    Secondo me.

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