Climatemonitor - Un modo nuovo di leggere l'informazione meteorologica e climatologica.

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Si definiscono ‘fonti aperte’ tutte quelle informazioni che di per se non sembrano importanti, ma in un contesto generale, unite a molte altre, contribuiscono a delineare i termini di un problema.

Soltanto qualche giorno fa abbiamo pubblicato un breve post in cui si dava conto dell’aumento del consumo di carbone in Cina. Il 10,3%, una cifra superiore al tasso di crescita della nazione, che si attesta poco al di sotto.

Ieri l’altro invece, Xie Zhenhua, vice presidente della commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, che gestisce la politica in materia di clima del governo cinese, ha fatto sapere che il suo governo non permetterà mai che le proprie emissioni pro capite raggiungano quelle degli Stati Uniti. Attualmente un cinese è responsabile di emissioni cinque volte inferiori a quelle di un americano ( e due volte inferiori a quelle di un italiano), mentre la Cina ha superato gli USA nel totale delle emissioni (6.018 mln di tonnellate contro 5.903) già nel 2007.

I termini del problema? Qualcuno sta facendo il pesce in barile, con il placet degli eroi (ora forse redenti?) di Kyoto.

Negli ultimi giorni del mese scorso (26-27) la Commissione Europea ha ospitato il meeting del MEF (Major Economies Forummon Energy and Climate). Scopo dell’incontro, che ha visto come partecipanti 17 paesi più le Nazioni Unite più un discreto numero di uditori e invitati in rappresentanza di altre nazioni, era quello di tentare di eliminare almeno qualcuno degli ostacoli che stanno costringendo i negoziati climatici allo stallo da un paio d’anni a questa parte.

La discussione tuttavia non ha sortito alcun effetto circa il problema principale, ovvero il futuro delle policy climatiche nel dopo Kyoto. L’accordo siglato anni fa nella città giapponese è infatti in scadenza, ma dal momento che la situazione geopolitica è cambiata moltissimo negli ultimi anni, le chances che si possa giungere ad un patto che stabilisca dei vincoli legali per le emissioni a scala globale sono decisamente basse.

Apprendiamo da rinnovabili.it che il Commissario Europeo al clima Connie Hedegaard ha dichiarato: “da quello che ho sentito in questi ultimi due giorni, si può concludere che è altamente improbabile che il mondo vedrà firmato un accordo giuridicamente vincolante a Durban” [...] “Non perché si pensa non sia importante, ma perché c’è la sensazione che non ci si riesca neanche a Durban”. Il capo dei negoziatori statunitensi Todd Stern le ha fatto eco: “penso ci siano diversi modi di vedere la necessità o meno di raggiungere un accordo giuridicamente vincolante” [...] “la nostra visione negli Stati Uniti è che non sia strettamente necessario per intraprendere un percorso corretto”

Tu chiamale se vuoi “sensazioni”.

Quella di Durban a fine novembre sarà la Cop17. Qatar e Corea del Sud stanno gareggiando per ospitare la Cop18 del 2012. Si accettano offerte per la Cop19.

Alcuni mesi fa, quando abbiamo commentato i risultati dell’ultima sessione negoziale dell’UNFCCC a Cancun, abbiamo ipotizzato che fosse stata presa la decisione di dare in futuro una minore risonanza mediatica a questo genere di eventi per due buone ragioni. Da un lato l’attuale contingenza economica impedisce di fare pianificazioni di medio e lungo periodo troppo onerose sul processo di decarbonizzazione, dall’altro forse qualcuno si è reso conto che indicare ognuno di questi appuntamenti come “ultima spiaggia” piuttosto che far concentrare gli sforzi accentua la delusione per gli insuccessi. Per cui meglio lasciare che il processo negoziale e burocratico faccia il suo corso, magari nascondendo sotto il tappeto gli scarsi risultati acquisiti e esaltando le dichiarazioni di buona volontà che si vendono a un soldo la dozzina.

Sarà per questa ragione che se la copertura mediatica della Cop16 di Cancun era stata decisamente più scarsa di quella della Cop15 di Copenhagen, dell’ultimo appuntamento negoziale di Bankok praticamente non ne ha parlato nessuno. Non che ci fosse molto da dire del resto. Apprendiamo infatti dalla stampa internazionale che si è trattato dell’ennesimo nulla di fatto, anzi, pare proprio che siano stati fatti addirittura dei passi indietro.

Lo scopo di questo appuntamento intermedio, era quello di redigere un’agenda negoziale che preparasse alla prossima riunione della Convenzione Quadro di Durban (Cop17). Il nodo principale è rappresentato dal futuro del Protocollo di Kyoto, che scadrà a dicembre 2012 e deve quindi essere rinnovato o prolungato pena un vuoto normativo che non si saprà come colmare. I paesi che non hanno mai ratificato Kyoto – tra cui Canada e Stati Uniti- spingono per la formulazione di un nuovo accordo che aumenti il livello di coinvolgimento di tutti quei paesi che da Kyoto avevano molto da guadagnare perché essendo all’epoca meno “pesanti” in termini di emissioni, non debbono sottostare ad impegni vincolanti. Logico dunque che questi ultimi – tra cui figurano Cina, India e Russia, divenute nel frattempo trainanti nell’economia mondiale e nelle emissioni- aspirino ad una estensione del Protocollo che mantenga lo stesso schema e veda i costi della decarbonizzazione tutti o quasi a carico dei paesi occidentali. Tra questi due blocchi, la spinta crescente dei paesi in via di sviluppo, che continuano a chiedere somme stratosferiche per favorire la propria crescita a bassa intensità di carbonio.

A Cancun praticamente si era fatto finta di nulla, cioè, per non far fallire definitivamente il tavolo negoziale si era optato per un accordo “leggero” che in pratica piuttosto che affrontare i termini della questione li escludeva dalla discussione. Ora il problema è tornato a galla e dalle parole di Christiana Figueres Segretaria dell’UNFCCC capiamo che in assenza di meglio tutto sarà per l’ennesima volta rimandato al prossimo appuntamento.

Certo, il cambiamento climatico farà pure alzare il livello del mare, ma pare che ogni volta che si arriva ad un ultima spiaggia ne spunti fuori un’altra.Della salute del clima a questo punto non so, ma di sicuro so che quella della burocrazia è ottima!

http://www.guardian.co.uk/environment/2011/apr/08/bangkok-climate-talks-stall

Sono tempi difficili, le agende dei capi di governo sono fitte di impegni e bisogna necessariamente stabilire delle priorità. Soltanto un anno fa, a CO2penhagen c’era la fila, e solo quando si è capito che sarebbe finita con un nulla di fatto, abbiamo assistito al fuggi fuggi generale, favorito anche da una quantomai paradossale e ironica inclemenza del tempo.

Quest’anno, al terzo giorno del vertice di Can’tCun, arriva l’annuncio della prima illustre defezione. Lula, il Presidente del Brasile, non esattamente un peso leggero in termini di “responsabilità” ambientale, ha fatto sapere che non si farà vedere ai Caraibi. C’è da capirlo, nessun leader politico muore dalla voglia di partecipare ad un fallimento annunciato. E se invece fallimento non sarà, ci sarà sempre tempo per salire sul carro.

Nel frattempo, quelli che invece ai Caraibi ci sono andati, hanno già iniziato a litigare. Pare che nella bozza di testo proposta da Patricia Espinosa, ministra agli Esteri messicana e chair del vertice, non ci sia traccia delle richieste avanzate nel corso dell’ultimo anno di pre-negoziati da molti paesi in via di sviluppo. Per cui, gli osservatori delle ONG hanno chiesto in una lettera aperta che non si ripeta anche a Can’tCun la pratica dei negoziati separati e segreti, che secondo loro avrebbe pesato non poco sull’insuccesso della COP15.

Momenti di gloria anche per il presidente dell’IPCC, Rajendra Pachauri, che in un improbabile travestimento da Prof. Silente, ha annunciato che nel prossimo rapporto IPCC sarà prestata attenzione anche alla geo-ingegneria, studiando mirabolanti progetti di schermi spaziali e fertilizzanti dei cieli.

Su, coraggio, mancano solo sette giorni.

Per la verità più che un appello è una convocazione. Da Bonn ennesima sede di interminabili negoziati sul clima fanno sapere che alla prossima conferenza indetta dalla Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici ci sarà tutto, sale conferenze attrezzate, trasporti efficienti, eventi sociali e d’intrattenimento, merchandising ecologico e climatico e attestati di presenza e di buona volontà per tutti quanti vorranno intervenire e la certezza di futuri appuntamenti.

Quello che non ci sarà sarà un accordo sul clima. Ecco l’ansa del 6 agosto scorso.

(ANSA) – ROMA, 6 AGO – Ridurre le opzioni sul tavolo dei negoziati sul clima: e’ questo l’appello lanciato oggi dal nuovo segretario esecutivo della Unfccc (Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici), Christiana Figueres, al termine dei lavori conclusi a Bonn, ai quali hanno partecipato i rappresentanti di 175 governi. L’attesa svolta, in vista della prossima conferenza Onu di Cancun che si terra’ dal 29 novembre al 10 dicembre, di fatto non c’e’ stata. Ma secondo Figueres, in Messico potranno comunque essere prese una serie di decisioni, come impegni per la gestione e l’allocazione dei fondi per la lotta contro i camabiamenti climatici e l’incremento del trasferimento di tecnologia, specialmente per i Paesi piu’ poveri e vulnerabili. ’’Progressi a Cancun – ha aggiunto – potrebbero anche includere un mandato per portare avanti il processo verso un accordo con valore vincolante, che prenderebbe piu’ tempo’’. Nel frattempo pare che dal punto di vista legale, alla scadenza di Kyoto, non si dovrebbe formare un vuoto normativo, perche’ i meccanismi e le azioni di cooperazione gia’ avviati potrebbero continuare ad esistere, in quanto legati agli obiettivi della Convenzione Onu sul clima. La tesi pero’ non e’ ancora del tutto condivisa. Sul fronte del gruppo di lavoro sul nuovo accordo post Kyoto invece, il problema e’ ancora quello di trovare un metro comune di riferimento sui nuovi impegni di riduzione, ma anche questioni come il raccordo fra i crediti di CO2 gia’ acquisiti e quelli da far valere nel nuovo protocollo. Il quadro non cambia molto nel gruppo di lavoro che include tutti i Paesi, sulla cooperazione a lungo termine, dove fioccano idee e proposte tutte diverse. Il risultato e’ che i testi delle bozze invece di snellirsi sono lievitati. ’’Per raggiungere risultati a Cancun – ha concluso Figueres – i governi devono ridurre in maniera radicale le opzioni sul tavolo’’. Un’opportunita’ potrebbero essere gli incontri di alto livello previsti a settembre a New York e a Ginevra, prima dell’ ultimo round dei negoziati, dal 4 al 9 ottobre a Tianjin, in Cina.

Il delegato USA, giunto lì con le polveri bagnate dalla recente archiviazione del progetto di legge che avrebbe dovuto dargli le munizioni per negoziare, asserisce di essere “dubbioso” che si possa giungere ad un accordo, anche perché sembra che tutti stiano facendo dei passi indietro rispetto a quanto promesso a CO2penhagen nel novembre scorso. Qualcun altro pensa invece che il diritto internazionale possa far resuscitare il Protocollo di Kyoto dopo che nel 2012 avrà esalato l’ultimo respiro (di CO2), prolungandone i poderosi non effetti anche dopo la scadenza. Questo penso serva a non gettare nel panico gli ambienti finanziari CO2-dipendenti.

Mi sorge un dubbio, considerato che quello a cui si è assistito nella capitale danese è stato un fiasco totale, a Cancun pensano di fare anche peggio? Ma perché non se ne stanno a casa ?

Imperdibile pezzo dal blog di Carlo Stagnaro su una notizia che se non fosse vera sarebbe l’evento comico dell’anno, anzi, decennio, ma che dico, del secolo!

La riporto così com’è, se trovate degli errori è colpa mia perché non riesco a smettere di ridere. Buona domenica a tutti.

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Annunciata l’istituzione di un “telefono rosso” sul clima tra Europa e Cina. Provo a immaginare la tipica telefonata rossa tra Connie Hedegaard, commissaria europea per il cambiamento climatico, e Xie Zhenhua, capo negoziatore cinese sul clima e vicepresidente della commissione sviluppo e riforme.

Connie: Pronto Xie?

Xie: Pronto Connie. Come stai?

Connie: Qui a Bruxelles non smette di piovere e fa un freddo cane. Comunque abbiamo un nuovo rapporto che dimostra che questo è l’inverno più caldo degli ultimi centomila anni, il clima si è ormai tropicalizzato.

Xie (in sottofondo rumore di tastiera): Sì sì, lo penso anch’io.

Connie: Il nostro rapporto dimostra che la colpa è anche delle vostre emissioni.

Xie (in sottofondo rumore di tastiera): Sì sì, giovedì.

Connie: Come scusa?

Xie: Eh? Ah scusa, mi ero distratto un attimo. Temo anch’io. Bisogna fare qualcosa.

Connie: Un altro rapporto dimostra che con le fonti verdi creeremo sei miliardi di posti di lavoro, taglieremo i costi energetici del settemila per cento, e vivremo in un mondo ecocompatibile e senza più guerre.

Xie: Sì sì.

(cade la linea) tu… tu… tu…

Connie (ad alta voce): CHE CAZZO E’ SUCCESSO? PERCHE’ NON C’E’ PIù LUCE? CHIAMATE SUBITO QUEL CAZZO DI CINESE!

(voce fuori campo): SCUSA CONNIE, NON SOFFIA PIU’ IL VENTO IN NORDEUROPA. MA IL METEO DICE CHE TRA POCO DOVREBBE TORNARE, APPENA ABBIAMO LA CORRENTE RISTABILIAMO LA LINEA.

Connie: Pronto Xie? Scusa, abbiamo avuto un inconveniente tecnico.

Xie (in sottofondo rumore di tastiera): Sì sì… (ad alta voce) CAZZO, HU, MI HAI MANGIATO LA REGINA! (torna normale) Ehm, scusa Connie, una cosa urgente. Dicevi?

Connie (irritata): Dicevo che bisogna fare qualcosa sul clima. Noi taglieremo le nostre emissioni del 99% entro il 2099. E voi?

Xie: Anche noi, figurati.

Connie: Bene. E abbiamo un target intermedio del 50% entro il 2050. E voi?

Xie: Anche noi, come no. (ad alta voce) MERDA, IL PEDONE NO! (normale) Ehm, sì, il 50%, sicuramente.

Connie: Il primo irrinunciabile target deve essere però del 20% entro il 2020. Firmate l’accordo?

Xie: Connie, lo sai, lo penso anch’io, dobbiamo farlo, fosse per me anche subito… Ma in questo momento non posso impegnarmi formalmente, sai, devo vedere Hu e Wen la settimana prossima, abbiamo una riunione e la riduzione delle emissioni del 20% entro il 2020 è proprio il primo punto all’ordine del giorno. Intanto però voi andate avanti, che poi noi vi seguiamo.

Connie: Bene, allora do subito l’annuncio a tutto il mondo. A presto. Buona giornata.

Xie: ok ok. Ciao. (ad alta voce) BASTARDO, E ORA CHE SEI SENZA TORRE COSA MUOVI?

- clic –

Connie (ad alta voce): CONVOCATE SUBITO UNA CONFERENZA STAMPA! TITOLO: EUROPA E CINA CONCLUDONO UN TRATTATO PER LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI. E PERCHE’ FA COSI’ FREDDO?

(voce fuori campo): SCUSA CONNIE, E’ DI NUOVO NUVOLO, MA IL METEO DICE CHE TRA POCO SMETTE DI PIOVERE E TORNA IL SOLE, UN PO’ DI PAZIENZA CHE BASTA UN RAGGIO E I PANNELLI SI METTONO SUBITO A PRODURRE, AVREMO DI NUOVO IL RISCALDAMENTO. GUARDA COMUNQUE CHE NELL’ARMADIO C’è UNA PELLICCIA BIOLOGICA.

(intanto a Pechino…)

Xie: Questa volta ti è andata bene, ma solo perché dovevo parlare al telfono.

Hu: Chi era?

Xie: Quella tizia europea, quella del clima.

Hu: E che voleva?

Xie: Le solite robe, le ho detto di andare avanti che noi faremo la nostra parte.

Hu: Ah, vabbé. Settimana prossima ricordati la riunione, che dobbiamo parlare del nuovo programma nucleare e di quel progetto di gasdotto.

Xie: Sì sì, non dimenticarti di far scrivere nel comunicato stampa che siamo sensibili al clima eccetera.

Hu: Certo, ho pronta la solita dichiarazione. Tra l’altro hai sentito di quell’altra grande industria italiana che vuole delocalizzare da noi perché da loro l’energia costa troppo? Sai, quella che recentemente ha fottuto anche Obama con le auto elettriche, i camion a gpl, o che cazzo era. Proprio bravi quelli, dovremmo studiare il modello. Noi con gli americani ci abbiamo sempre smenato, ci hanno riempiti di bond che non valgono più un cazzo. Comunque, prima della riunione la rivincita a scacchi?

Xie: Guarda, proprio non ce la faccio. Devo inaugurare la nuova centrale a carbone.

E’ quello del Presidente americano che chiama i suoi a raccolta ed esorta il mondo a trovare un accordo al più presto per salvare il pianeta dalla catastrofe climatica (parole sue). A sinistra risponde uno squillo. E’ quello del negoziatore delle Nazioni Unite sull’ambiente Ivo de Boer, facendogli notare che il suo negoziatore, Todd Stern, ha rifiutato di di assumere impegni quantitativi precisi verificabili e sanzionabili da un’autorità internazionale. Così leggiamo dalle pagine del Corriere della Sera, ma anche su la Repubblica, La Stampa etc.

Cos’era e cos’è il Protocollo di Kyoto se non quello? E cosa dovrebbe essere quello che si dovrebbe sottoscrivere a Copenhagen se non quello? La compagine governativa d’oltreoceano è oggi la stessa che infatti rifiutò di ratificare gli accordi presi in giappone con un voto unanime al Senato, 95 a 0 sotto la presidenza Clinton. Lo stesso Senato che oggi ha chiuso in un cassetto il Climate Bill e fa sapere dal suo portavoce che non riuscirà a portarlo in discussione prima del prossimo vertice ONU. Cioè, la tromba squilla ma l’orchestra non attacca.

Del resto come potrebbe? L’est del mondo fa sapere che sì, cercherà di impegnarsi nella riduzione delle emissioni ma di sottoscrivere numeri e date non se ne parla neanche. A sud invece si batte cassa, l’Unione Africana non metterà nessuna firma se non vedrà fior di assegni piovere nelle proprie casse, a titolo di incentivo per l’impegno e risarcimento per le colpe occidentali. Al centro, la volenterosa Europa non rinuncia al proprio stile e prende tempo, da una parte proponendo un nuovo summit preparatorio per novembre e dall’altra paventando una conferenza di Copenhagen dove si potrebbe sottoscrivere un messaggio politico più che un accordo internazionale.

Una volta si giocava a Risiko con i carrarmatini, oggi si usano i simboli meteorologici. Dal mio punto di vista ci abbiamo guadagnato, tanto sempre di giochi di ruolo si tratta. Mi sento di sottoscrivere gli intendimenti del vecchio continente, perchè la faccenda finirà così:

stop-global-warming

Queste le parole con cui il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki Moon ha definito i negoziati che dovrebbero portare il mondo verso un nuovo accordo sulla questione clima. Quello vecchio -fatto a Kyoto- oltre a non essere piaciuto quasi a nessuno, compresi più o meno tutti i firmatari, è stato buono solo per generare un giro di soldi da far spavento. Quello nuovo stenta a decollare.

In realtà non credo ci sia molto da preoccuparsi, i negoziati non sono freddini per scarsa volontà delle varie nazioni di sottoscrivere impegni sull’aria (che come si sa tende a sfuggire), quanto piuttosto perchè fa freddo. Cioè, almeno lo ha fatto. Guardate un pò cosa è andato a scovare Piero Vietti. Trenta anni fa, gli stessi che oggi fomentano l’arrosto, vendevano surgelati. E quando dico gli stessi intendo sia chi animava i messaggi sia chi dava loro corpo.

Stephen Schneider ieri ci avvertiva dell’era glaciale in arrivo, oggi paventa il disastro da caldo. Ieri History Channel produceva i documentary sull’imminente era glaciale, oggi Discovery Channel produce “I Sei gradi in più che sconvolgeranno la Terra” e alla kermesse climatica di New York va in onda in mondovisione l’ultimo capolavoro “The Age of Stupid“. Domani chissà, magari una bella pandemia. Ops, dimenticavo, quelle ci sono già.

Buona giornata.