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BP, Beyond Petroleum, oltre il petrolio il nulla?

Una provocazione, non meno intrigante di quella che ha spinto a suo tempo la multinazionale delle multinazionali a cambiare il proprio nome per essere (apparire?) più politically correct, più al passo con i tempi, più pronta per l’economia del futuro, divenuta del passato prima ancora di cominciare.

Una provocazione dicevo, che come spesso accade si avvicina forse alla realtà. La trovate in un articolo di Carlo Stagnaro su Il Foglio, dal quale, se si ritiene che la sua tesi sia plausibile, si impara la lezione che non basta una mano di verde per cambiare, mentre basta poco per perdere di vista la propria mission d’impresa.

Nel frattempo il mondo, che piaccia o no di questa mission non può ancora fare a meno, si ritrova con un disastro ambientale senza precedenti e una chiara incapacità di farvi fronte.

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Troppa economia verde è all’origine della marea nera di Bp
Il gruppo petrolifero per anni si è voluto mostrare a tutti i costi “amico dell’ambiente”, dimenticando il suo mestiere
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Published inIn breve

Un commento

  1. diego

    Meno male che c’è Stagnaro. Davvero ci voleva uno come lui per affermare che è a causa del greenwashing che la Deep Horizon è esplosa, e che “se la variabile da massimizzare è l’immagine verde o la promozione di politiche ‘ecologiche’, altre variabili finiscono inevitabilmente per sottoperformare”. Quali altri variabili? Di certo non le risorse da destinare all’azione di lobbyng, che si è tradotta, tra le altre cose, nell’Energy Policy Act del 2005, e di sicuro non quelle che negli anni dell’amministrazione Bush (e mettiamoci anche Cheney) sono servite ad agevolare l’approvazione di una legislazione tutta all’insegna della deregolamentazione e dell’abolizione delle misure di sicurezza.
    Grazie

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