Intergovernmental Panel on Climate Cookies

Nel nostro modo di vedere il mondo, raggiungere una decisione all’unanimità rende normalmente quella decisione inappellabile da chi la subisce. Questo devono aver pensato gli esperti di comunicazione della scienza del clima, perseguendo per anni lo scopo di costruire un solido muro di protezione attorno ad una ipotesi che in quanto tale non potrebbe altrimenti essere così largamente condivisa, almeno fino a che non dovesse assurgere al rango di teoria scientifica.

Eppure il consenso sull’AGW è enorme, o almeno così ci viene detto ogni volta. Ma volete scherzare? Come possono essere tutti in errore ben 2500 scienziati riunitisi in sessione plenaria per concorrere armonicamente alla stesura dell’ultimo rapporto dell’IPCC? Ehm…ma ci sono dentro avvocati, economisti, sociologi, psicologi, che ne sanno di fisica dell’atmosfera? Nulla, però consentono, e tanto basta. Questa la litania, almeno fino a pochi giorni fa.

Poi esce fuori una vocina, quella di Mike Hulme, insider convinto, già autore del libro “Why we disagree about climate  change” con il quale aveva sollevato più di qualche perplessità circa la dimensione globale del problema dei cambiamenti climatici, che sembra volerci dire che forse forse tutto questo consenso non c’era e non c’è, per la semplice ragione, ripetuta migliaia di volte ma inascoltata, che ognuno “consente” al proprio specifico campo di applicazione, il cui collegamento con l’affermazione finale che la maggior parte del riscaldamento occorso negli ultimi anni sia originato dalle attività umane può essere estremamente labile oppure del tutto inesistente.

Eppure la storia dei 2500 non ce la siamo di sicuro inventata noi. Sarà forse stata frutto di incomprensione? Forse sì, se si pensa che anche l’ultimo lavoro di Hulme, che verte proprio sul tema del consenso, è stato oggetto di libere interpretazioni piuttosto fuorvianti, tanto da richiedere una sua precisazione chiarificatrice. Bene, alla fine, nella foresta di link e dichiarazioni varie, abbiamo stabilito finalmente che il consenso riguarda uno sparuto numero di scienziati (10/20 persone) che si sono occupati di dirimere gli aspetti di detection e attribution del riscaldamento globale. Argomenti chiave su cui però, facilmente, gli altri 2480 che hanno fornito il loro supporto al lavoro facilmente non consentono o non sanno. Però dicono, come quel ricercatore consenziente che ha serenamente attribuito una riduzione di “stazza” del 5% delle pecore di un’isoletta scozzese al riscaldamento globale.

E allora? Non sono scettici, non fanno della Voodoo Science, come ebbe a dire il Dott. Pachauri, ottimo rettore dell’IPCC, circa quanti sollevarono a suo tempo dei legittimi dubbi sullo scioglimento dei ghiacci dell’Himalaya. Non sono sostenitori della Teoria della Terra Piatta, come sempre lo stesso leader amò definire chi non consentiva. E non sono tra quelli che, sempre secondo Pachauri, dovrebbero cospargersi il viso di amianto, essendo tali e quali a quanti negano che esso sia pericolosissimo per la salute.

Ma, a quanto pare, quelle dichiarazioni sono evidentemente acqua passata. Ora è giunto il momento della riconciliazione, delle revisioni di quanto è stato fatto in passato e della correzione degli errori, della rinascita del dibattito, che per anni ci hanno raccontato che era finito. E volete sapere perché? Perché sempre Pachauri, sempre quello della Voodoo Science, della Terra Piatta e dell’amianto, ora ci fa sapere di non essere affatto sordo alle ragioni di quanti non sono d’accordo con le origini antropogeniche del riscaldamento globale, e che l’IPCC e la comunità scientifica dovrebbero accogliere con favore un “vigoroso dibattito” sulla scienza del cambiamento climatico.

Un bel dietrofront, non c’è che dire! E ora chi lo dice a quelli di RealClimate o della versione italica Climalteranti. Chi lo dice al National Geographic, a Nature, a Science, ai quotidiani, ai policy makers che in nome del consenso continuano a incontrarsi in esotiche località per porre rimedio al problema del clima che cambia? E, soprattutto, chi lo dice ad Al Gore?

Sarà, ma con il 5° Report IPCC da preparare, con le risorse che scarseggiano, con l’opinione pubblica arcistufa di proclami catastrofici, e soprattutto con un clima ed un riscaldamento globale che non collaborano mica più tanto, questa apertura mi sa tanto di biscotto, coockies, appunto.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Guido Guidi

Share This Post On

13 Comments

  1. X Alessio
    Gentile sig. Alessio, mi spiace non riesca a cogliere nemmeno il senso del mio intervento definenddolo OT. Vede, lei è intervenuto per “dimostrare”, in uno strano modo, che le conclusioni di Guidi erano erronee, arrivando ad affermare che in un modo o nell’altro gli scienziati, anche di altri campi, riescono a farsi un idea (Guidi sosteneva che non potevano, e che erano al traino di pochi). Io avevo intuito dove lei andava a parare (il suo era un intervento simile a mille altri da mille altre parti), alla fine lei ha dimostrato involontariamente che ha ragione Guidi. Lei non solo non è stato capace di farsi un’idea generale su tematiche troppo ostiche per lei, ma non è riuscito a farsela nemmeno di un articolo che lei ha linkato, e di cui ha assistito alla gestazione!! Ma se un’idea in un modo o nell’altro se la fa, essa è assolutamente arbitraria perche non è in grado entrare nel merito scientifico. Vede la stessa identica cosa accade agli scienziati ipcc, è questo che Guidi le diceva!
    Guardi io non voglio essere polemico, spero solo che ora abbia preso coscienza di se, ed in coscienza per il futuro ci pensi su due volte prima di andare a “confutare” tesi di cui è prova vivente (insieme ad un esercito di altri come lei) della bontà.
    Ora la saluto cordialmente, la invito solo a maggior prudenza, in futuro.

    Post a Reply
  2. Per approfondire il tema del “consenso” sollevato dal Col. Guidi, potrebbe interessare:

    True Enough: Learning to Live in a Post Fact Society
    di Farhad Manjoo (2008)

    Post a Reply
  3. Realta’: “Una mia amica, mentra lava le diatomee una mattina, scopre (http://www.nature.com/nature/journal/v459/n7250/abs/nature08101.html) qualcosa di interessante circa il ciclo del carbonio in oceano.
    Un altro amico studia le incertezze relative al retrieval di proprieta’ microfisiche delle nubi da satellite (http://modis.gsfc.nasa.gov/sci_team/meetings/201001/presentations/posters/atmos/menzel.pdf) e, va da se’, non sa un’acca di diatomee.
    Altri amici mi fanno sapere (http://www.met.reading.ac.uk/~sv901069/LucarinietalEPL2009.pdf) che la termodinamica della macchina clima e’ una cosa complessa ma che puo’ essere studiata alla stregua di un motore termico che fa strane cosa quando si scalda molto. Va da se’ che questi ultimi non ne sanno molto ne’ di retrieval di nubi da satellite ne’ di diatomee.

    Ora: un gruppo di rappresentanti di diversi ambiti tipo quelli che ho citato si riuniscono, scremano gli articoli ottimi da quelli meno e dal mare di schifezze (si ok ok..passa anche qualche schifezza) e vedono che, toh, rapresentano un bel gruppo di indizi che vanno in una direzione e suggeriscono che, a quanto ne sappiamo ora, la teoria funzia e, pur zoppicando qua e la’ come tutte le teorie in fieri, da’ un quadro completo della situazione del clima. E, per quanto ci si provi da diverse parti, non ne e’ ancora apparsa un’altra completa abbastanza da spiegare il tutto in altro modo.”

    Vostra interpretazione: “Bene, alla fine, nella foresta di link e dichiarazioni varie, abbiamo stabilito finalmente che il consenso riguarda uno sparuto numero di scienziati (10/20 persone) che si sono occupati di dirimere gli aspetti di detection e attribution del riscaldamento globale. Argomenti chiave su cui però, facilmente, gli altri 2480 che hanno fornito il loro supporto al lavoro facilmente non consentono o non sanno.”

    Minor issues, ma un poco imbarazzanti (a meno io non abbia colto eventuali butade. nel qual caso sorry)

    “Intergovernmental” per “Intergovernamental”

    “Cookie” per “Coockie”

    Post a Reply
    • Leggo sopra: “…rappresentano un bel gruppo di indizi che vanno in una direzione e suggeriscono che, a quanto ne sappiamo ora, la teoria funziona e, pur zoppicando qua e la’ come tutte le teorie in fieri, da’ un quadro completo della situazione del clima.”

      Giusto!! Finalmente…

      Mi ricorda un’altra importante conquista scientifica.

      Un gruppo di esperti finalmente si era riunito per rimediare al prevedibile deficit del sistema pensionistico in Germania, dovuto alla forte diminuzione delle nascite in quel paese.

      Il più celebre ornitologo tedesco illustrò le sue ricerche, che evidenziavano l’aumento della diminuzione del numero delle cicogne sui tetti tedeschi.

      L’esperto demografico ripresentò i dati esatti dell’aumento della caduta di fertilità teutonica.

      L’illustre statistico illustrò i risultati del suo modello globale che, dopo sole 26 ore di Cray, confermarono definitivamente la correlazione elevatissima dei dati ornitologici con quelli demografici.

      Nessuno di loro capiva un’acca delle discipline degli altri, ma, grazie ai loro risultati così allineati, tutti alla fine concordarono che la scienza era settled ed era giunta l’ora di combattere lo scetticismo che, irresponsabilmente, impediva di prendere con urgenza le misure necessarie per ripristinare al livello originale il trasporto dei neonati umani da parte delle cicogne, misure quali l’immediata abolizione della caccia e pesca in tutta Europa, la fine della raccolta della paglia dai campi trebbiati e la inibizione, entro 12 mesi, di qualsiasi attività umana nel raggio di sessanta chilometri da dai nidi di cicogna attuali, o desumibili da proxies paleornitologici degli ultimi 1500 anni.

      L’arrogante dissenso da parte di un anziano epistemologo, che, sconsolato, mormorava post hoc ergo propter hoc — una chiara difesa degli interessi del finanziere Onassis — a quale altro Aristotele poteva riferirsi? — fu felicemente superato grazie alla stampa, che lo ignorò coralmente, garantendo così l’unanime consenso sulla minaccia incombente ed una pronta adozione delle misure mitiganti.

      Pochissime centrali elettriche restarono in funzione dopo l’inibizione dei sessanta chilometri, un fenomeno che fu poi strettamente correlato con l’accurata osservazione di molte serate buie senza televisione.

      Le cicogne aumentarono, la fertilità umana ridusse fortemente il suo tasso di diminuzione, le pensioni furono salve, il gruppo di esperti fu osannato, e tutti, sentendosi finalmente liberi dall’atavico fastidio di dover distinguere tra correlazione e causalità, vissero felici e contenti.

      Ma non più a lungo.

    • Alessio,
      l’interpretazione è mia, non nostra, perché a differenza di altre ambienti di discussione sull’argomento che certamente conosci, qui non esistono collettivi, né comitati di redazione e tantomeno consenso su alcunché. E non è nemmeno un’interpretazione nel senso in cui credi di averla spiegata. Ho scritto e ripeto, che parlare di 2500 o più o meno teste che consentono sull’origine antropica del riscaldamento globale e sottoscrivono un report che giustifichi questa convinzione è falso. proprio per quello che mi dicevi sulla tua amica e le diatomee, e proprio perché questa affermazione è condivisa solo da quanti si sono occupati di detection e attribution, cioè, parecchi di meno.
      PS: grazie per le segnalazioni. Corro nell’angolo.
      gg

    • Chiedo scusa per la generalizzazione del “vostra”. Il fatto che intendevo far passare era che, focalizzati su uno specifico filone di ricerca, e’ spesso difficile avere uno sguardo globale dove i propri risultati si inseriscano. Ora se io lavoro alle mie diatomee e vedo che, assieme a molto altri studi da vari ambiti, puntiamo verso una direzione….sara’ forse azzardato parlare di consenso, ma un’idea me la faccio.
      P.S.: sorry per la pedanteria grammaticale, e’ che mi e’ venuto da ridere: occhio ai “cookies” con una “c” di troppo, che diventano vicini a qualcos’altro 😉

    • Sig. Alessio mi scusi, ma ho iniziato a leggere l’articolo di Luccarini sulla termodinamica del sistema atmosfera che ha segnalata e debbo dire che non mi piace per nulla, sarà l’ora tarda, sarà la stanchezza in questo momento ma scorrendo le equazioni, come può vedere lei stesso, sono molto troppo forzate. L’energia totale dell’atmosfera è data dalla somma dell’energia interna+ l’energia potenziale + l’energia cinetica, e di solito in questo caso interna piu potenziale vengono addizionate per dare il cosidetto potenziale totale, ma vede quando poi nell’articolo si passa alle derivate delle energie ed alla media di queste e si pongono tali medie delle derivate in uguaglianze reciproche, si commette a mio avviso, una bestialità. Quando si varia l’energia totale dell’atmosfera, l’incremento di questa è duvuto sopratutto ad una variazione del potenziale totale dell’atmosfera (cosi dicono tutti i testi di fisica dell’atmosfera), ed in minima parte ad una variazione dell’energia cinetica, inoltre distinguendo i termini, certamente si puo dire che ad una variazione del termine del calore latente v’è una variazione compensatoria del geopotenziale e del calore sensibile, ma queste non sono affatto uguali, e per stabilire tali flussi ci sono voluti tantissimi anni di analisi di dati statistici (vedasi studi di Oort).
      Poi non parliamo del fatto della solita ipotesi di studio dello stato stazionario locale, usato in questo e in molti altri lavori, negli stati stazionari, la produzione di entropia è minima e non massima, nel caos sviluppato (la nostra atmosfera ad esempio) la produzione è massima.
      Insomma sarà l’ora tarda, sarà il sonno ma su quel lavoro non farei per nulla affidamento.

    • Sig. Tore, non era mia intenzione puntare sulla review di quell’articolo in particolare. Era un esempio per mostrare diverse competenze. Comunque nello specifico, l’articolo e’ stato generalmente ben accolto dai revisori (pur con qualche chiara richiesta di chiarimento) e dovrebbe essere pubblicato a breve. Se e’ interessato ai commenti in peer review, questi sono liberamente consultabili in ACPD.
      Saluti,Alessio

    • Salve, di nuovo sig. Alessio, guardi io per abitudine, sapendo come vanno i lavori cerco sempre la versione più aggiornata, nel nostro caso avevo letto questa:
      http://www.atmos-chem-phys-discuss.net/10/3699/2010/acpd-10-3699-2010-print.pdf

      ..mi spiace comunque che lei demandi ad altri il parere su un lavoro, io i lavori che non sono in grado di analizzare in prima persona non li leggo neppure, sarebbe tempo perso, farei prima a prendere l’altrui opinione, ma questo è il vecchio ipse dixit e nulla più, mica è discutere di scienza.
      Per quel che concerne il fatto che un lavoro sia buono perche ha passato la revisione,come lei pur non dicendolo fa intuire, io ci andrei molto cauto, i revisori son persone come tutte le altre oberate di impegni che spesso non leggono o leggono in fretta il lavoro, e danno altrettanto frettolosamente il giudizio. Detto ciò potrei anche raccontarle di una docente che, una settimana prima mi aveva chiesto di controllargli dei semplici integrali, dicendomi tra il sorriso e l’imbarazzo “non me li ricordo più”, e poi trovarla nell’ufficio la settimana dopo che faceva da revisore per un lavoro di micrometeorologia, il cui autore aveva inserito equazioni alle derivate parziali…in pratica le sto dicendo che non era e non è in grado di fare il revisore ma lo fa spesso. Potrei poi citarle esempi in cui il revisore del lavoro di un dipartimento era un paio di settimane prima in visita al dipartimento stesso (esito favorevole ovviamente), insomma tagliando corto, è apparso un articolo apparso mi pare 10 o 15 anni fa in cui gli autori dopo lunghissime analisi avevano stabilito che la maggior parte dei lavori scientifici erano semplicemente spazzatura, o inutili o sbagliati..non per nulla si trova in letteratura un risultato ed il suo opposto, e come ben capisce questo sarebbe impossibile! veda un po lei quindi se valutare un lavoro dal fatto che abbia o meno passato la revisione “alla pari”.
      Io entravo solo in merito al contenuto, perchè pensavo che chi discute di tematiche complesse in un blog avesse proprie idee derivanti da proprie analisi, e non fosse semplicemente un portatore di idee altrui, se cosi non è mi scusi, non volevo farle perdere tempo.

      A proposito, le teorie non zoppicano o sono corrette o sono sbagliate, solo le ipotesi possono zoppicare.

    • Caro Tore, lascio libertà di supporre quello che avrei lasciato intendere. Nel caso specifico pero’, no, non prendo per oro colato quello che passa in revisione. Sappiamo bene i problemi della peer review, non serve stare a ricordarli ogni volta. Ma dato che i commenti dei revisori erano accessibili, invitavo solo a dare un’occhiata ad altri punti di vista. Ribadisco che non mi va di discutere un articolo complesso come quello (io lo trovo ostico. Tanto di cappello se è riuscito ad apprezzarlo in una tarda notte d’estate) nella sezione commenti di un blog, peraltro andando a finire fuori tema: il mio era un esempio, come già detto sopra. Lo ho scelto perchè ho assistio alla gestazione dell’articolo ed a una recente presentazione da parte degli autori all’ultima EGU. Anche gli altri li ho citati perchè ne conoscevo le basi o le persone che ci hanno lavorato. Fine OT.
      ‘notte

    • Nella parte finale del tuo intervento parli di “imbarazzanti” minor issues…ti riferisci forse al fatto di aver scritto “butade” invece di “boutade” ? 🙂
      Per carità, non vorrei che ti imbarazzassi per questo !
      Vorrei però ricordarti che in internet viene considerato di cattivo gusto rinfacciare gli errori di battitura.
      Li facciamo tutti. Anche io ne faccio tanti di errori. Una mia segretaria mi disse una volta “ingegnere, Lei batte a macchina malissimo”, ed era talmente vero che io ringrazio il cielo che esistano i programmi di editing che mi permettono di correggere i continui errori che faccio. Ne fai anche tu (“butade”, per esempio, spero e credo che sia un errore di battitura)
      Non è facile accorgersene perché anche se rileggiamo, in realtà noi non rileggiamo le parole lettera per lettera, come fanno i bambini che imparano a leggere e scrivere
      “a-l-b-e-r-o”,
      noi intravvediamo la parola e la leggiamo, e magari non ci accorgiamo che la pressione su un tasto non è stata sufficiente ed è venuto fuori “abero”.
      Dovremmo far rileggere il pezzo a qualcun altro, e lui subito se ne accorgerebbe, o rileggerlo noi stessi dopo un certo tempo.
      Quando si scrive in fretta, è normale fare errori di battitura, per questo ai giornali c’è un’altra persona che rilegge il pezzo.
      Quindi ti invito ad attenerti alla netiquette
      http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette
      leggiti il punto 12
      (non sono cose che mi invento io adesso, come vedi)

      Vogliamo dunque, caro Alessio, lasciar perdere queste sciocchezuole, e concentrarci sugli argomenti seri ?
      Grazie.

    • Si vogliamo. Ergo, non vedo il motivo del suo intervento che non entra nel merito della questione. Ho risposto a Guidi riguardo la noiosa pedanteria ortografica che non e’ il fulcro del mio intervento.

  4. Anch’io mi meraviglio dell’incredibile consenso che i sostenitori dell’AGW godono. Giornali come la Sueddeutsche Zeitung (di livello) o la Bild (di levello un pochettino più basso) o la VDI Zeitung (dell’associazione degli ingegneri tedeschi, livello niente male) o la rivista scientifica “Nature” (secondo me top) rifiutano quello che scrivono i “negazionisti”. Solo “Der Spiegel” ha fatto una curva e ha dichiarato che l’AGW trova il consenso di solo il 42% dei tedeschi.

    Mi merviglio che non c’è una ribellione contro il protocollo di Kyoto e contro il commercio dei diritti di emissione di CO2.

    E’ possibile che in nessun governo ci sia un sottoministro o un portaborse che dice “basta”?

    Ho paura che dobbiamo morire di freddo prima che cambi qualcosa.

    Post a Reply

Trackbacks/Pingbacks

  1. Intergovernamental Panel on Climate Coockies | IlTuoWeb.Net News - [...] Articolo originale: Intergovernamental Panel on Climate Coockies…

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »