Salta al contenuto

Agroemissioni – Seconda parte: Biogas o Bioinganno?

La produzione di energia elettrica con la biomassa gode di incentivi e finanziamenti, come le fonti rinnovabili perchè teoricamente comporta meno emissioni di CO2 rispetto alla produzione con fonti fossili. Tra questi sistemi a biomassa ci sono anche gli impianti di biogas che molti ambientalisti ritengono, per me erroneamente, che possano essere utili a limitare il rischio di inquinamento di falda da nitrati da parte dei liquami zootecnici.

La produzione di biogas è una fermentazione anaerobica, nel digestore si introduce sostanza organica da varie fonti tra cui effluenti zootecnici e ne esce il digestato che è un liquido verde chiaro ricco di sali minerali e povero di sostanza organica. In pratica si trasforma il carbonio della sostanza organica in metano, ma tutto l’azoto, il fosforo e il potassio presenti nelle matrici in entrata, restano nel digestato in uscita che quindi è obbligatoriamente da smaltire come fertilizzante attraverso il piano di utilizzo agronomico (PUA).

Il digestato può essere vegetale o animale a seconda delle fonti utilizzate mais, orzo, sorgo, oppure liquami, letami o rifiuti ecc. Come fertilizzante presenta alcuni svantaggi quali la carenza di sostanza organica, la facilità di dilavamento e l’emissione di ammoniaca. L’apporto continuativo di sostanza organica con il digestato viene meno e aumenta quindi il rischio di dilavamento e di erosione dei terreni.

Il digestato è facilmente solubile quindi dilavabile, perchè in pratica è quasi un concime minerale liquido, solo che la quota ammoniacale è molto più alta del liquame, quindi allo spandimento emette più ammoniaca e più protossido d’azoto rispetto al liquame. Se usato in prearatura autunnale per una semina primaverile presenta un rischio maggiore di inquinamento di falda da parte dei nitrati, rispetto al liquame stesso.

I vantaggi del digestato sono la mancanza di odori sgradevoli, una migliore disponibilità alla pianta dei nutrienti in quanto presenti in forma mineralizzata e ovviamente per gli allevatori europei i contributi per la produzione di energia rinnovabile senza i quali nessuno produrrebbe biogas. Nel caso in cui il digestato sia filtrato con separatori a griglia o meglio a elica, è ridotto al minimo il rischio che contenga semi di infestanti, unico aspetto negativo, con le emissioni di odori sgradevoli, degli effluenti zootecnici.

Misteriosamente i limiti di spandimento per i digestati vegetali sono 340 kg azoto/ha anche in zona vulnerabile contro i 170 kg azoto/ha dei digestati animali che sono del tutto simili. Un’altra cosa inspiegabile dal punto di vista scientifico è la differenza nei limiti di spandimento tra i digestati vegetali e i liquami ultrachiarificati. Il liquame tal quale può essere filtrato dai solidi grossi con separatori a griglia o a elica, diventando liquame chiarificato che può essere ulteriormente filtrato dai solidi fini per flottazione, microfiltrazione a membrana, centrifugazione, sedimentazione a stadi, osmosi inversa ecc. Il liquame utrachiarificato che ne deriva è del tutto simile dal punto di vista chimico analitico al digestato vegetale in quanto l’azoto è sottoforma minerale e non organica. Queste disposizioni di legge sui limiti di spandimento facilitano l’utilizzo di biomassa da materie prime per la produzione di biogas come mais, orzo e sorgo. Il 90% dei nuovi impianti a biogas prevedono l’integrazione ai liquami di biomassa, o peggio il solo utilizzo di biomasse vegetali causando non pochi problemi, tra cui la competizione alimentare, e quella dei terreni di smaltimento.

Se infatti per l’integrazione si utilizzano materie prime vergini come mais, orzo e sorgo sottoforma di insilati, (cioè la pianta umida trinciata e insilata) pastoni (cioè la granella umida trinciata o insilata) o granella secca, ci sarà un ammanco di questi prodotti sul mercato. Come abbiamo già visto nel capitolo sulla deforestazione, gli ammanchi delle derrate agricole possono essere colmati solo con un aumento delle produzioni mondiali quindi con una ulteriore deforestazione o con un aumento delle produzioni unitarie. Come nel caso delle centrali a cippato, la biomassa degli impianti a biogas deve essere comunitaria ed è molto penalizzata se proviene da più di 70 Km di distanza, ma anche questo è un paradosso perché se nella mia provincia costruissero impianti a biogas che utilizzano 100 mila tonnellate di mais anno rastrellato nel raggio di 70 km creando un ammanco nazionale, io e gli altri allevatori della mia provincia saremmo costretti a comprare 100 mila t di mais da un commerciante e questo lo deve obbligatoriamente importare dall’estero, cioè dal Sud america, che è molto più lontano di 70 km. In realtà è come se nel digestore entrasse mais extracomunitario proveniente da migliaia di km.

E’ ovvio che sui terreni dove si producono insilati si potrebbe produrre granella quindi anche l’uso di insilato è da considerarsi una competizione alimentare.

Inoltre l’utilizzo di materie prime come biomassa energetica comporta un aumento esponenziale dei metri cubi di digestato azotato da smaltire sui terreni agricoli con il PUA, questo crea competizione sui terreni di smaltimento, ed è molto dannoso per gli allevatori specie nelle zone vulnerabili che coincidono in gran parte con le zone ad alta densità zootecnica. Gli allevatori avendo meno terreno a disposizione, saranno più ricattabili dagli speculatori agricoli, oppure saranno costretti a depurare, o peggio a chiudere gli allevamenti frutto di generazioni di sacrifici. Anche gli allevatori che utilizzano impianti a biogas ad integrazione cioè dove aggiungono materie prime ai liquami per aumentare la resa altrimenti molto scarsa, con l’integrazione aggiungono azoto nel digestore, quindi vanno a duplicare o triplicare la quota di azoto da smaltire poi con i digestati. Questo meccanismo è creato solo dalla falsificazione del mercato a causa degli incentivi, nelle zone vulnerabili toglie terreno agricolo a disposizione degli altri allevatori che devono smaltire i liquami.

Del consumo di sostanza organica nei terreni pure non ne parla nessuno, ma per incassare il premio PAC (premio agricolo comunitario) gli agricoltori dovrebbero dimostrare di apportare continuativamente sostanza organica ai terreni per evitare ai terreni erosione, desertificazione, dilavamento e successivo inquinamento della falda da nitrati e fosfati. Invece gli agricoltori che utilizzano concimi minerali stanno “bruciando” l’humus accumulato in millenni, e se la sostanza organica viene utilizzata per fare energia, non andrà mai nei terreni. Questo non viene attuato se la concimazione avviene solo con i concimi minerali, o con i digestati, quindi gli incentivi già ci sono, basterebbe applicarli, ma nessuno lo fa e la PAC che diventerà PAAC premio agricolo ambientale comunitario la danno a tutti gli agricoltori anche a chi usa i concimi minerali, e la PAC è molto importante perchè rappresenta più del 20% del reddito delle aziende agricole.

E’ sbalorditivo per me che i politici che tanto si preoccupano delle emissioni da incentivare la produzione di biogas anche se ottenuto con materie prime non si rendano conto che questo comporta un aumento:

  • di emissioni per le lavorazioni dei terreni
  • di competizione alimentare
  • dei costi delle materie prime
  • delle importazioni e quindi delle emissioni dovute ai trasporti
  • della deforestazione e quindi un aumento delle emissioni di CO2
  • di consumo di humus con conseguente aumento di erosione e dilavamento nei terreni agricoli.

Io non trovo nulla di ecologico nel mischiare cereali al liquame, anzi personalmente la ritengo un’aberrazione. Eppure alcune regioni ad alta densità zootecnica hanno deciso di finanziare a fondo perduto gli impianti di biogas. Ve ne parlerò nel prossimo post di questa serie.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAmbienteAttualitàClimatologiaEconomiaNews

5 Comments

  1. Claudio Costa

    @ Balck Mamba

    Seguo il biogas da 20 anni e il CRPA è la mia prima fonte da sempre e per qualunque argomento zootecnico.
    la invito a rileggere a cosa sono riferiti i 6 punti cioè a biogas da materie prime penso che non li abbia colti, quindi rivaluti, o dimostri quello che dice

  2. Black Mamba

    Mi complimento con Lei.
    Ha chiuso l’articoletto con 6 punti fondamentali.
    Non ne ha azzeccatto nemmeno uno!

    Le consiglio di leggere qualche libro in più o di consultare per esempio il sito del CRPA che fa scuola in Italia nel campo del Biogas.

  3. Mauro-Bz

    Qualsiasi incentivo o alterazione artificiale del mercato, in qualsiasi campo, che si protragga nel tempo, è destinato a creare dei “sottoprodotti” che hanno quasi dempre un impatto finale molto più negativo di quanto sia il beneficio previsto. La mia impressione però è che nel settore delle energie alternative non si cerchi nemmeno di fare delle previsioni sui contraccolpi negativi di certe iniziative, perchè il fine (risparmiare CO2)viene evidentemente considerato “al di sopra di qualunque cosa”. Se per il biogas sta facendo marcia indietro anche i prode Al, vuol dire che effettivamente qualcosa di profondamente errato c’è, e un grazie a Costa dell’ analisi fatta. Io non sono un macroeconomista, ma non ci sarebbe voluto molto, per chi aveva la capacità di farlo, a capire che incentivando l’ uso dei cereali per biocarburanti ci sarebbe stata una perversa spirale di conseguenze: questo significa che le conseguenze, pur prevedibili, sono state semplicemente immolate all’ altare della CO2. Mutatis mutandis, stiamo tornando ai tempi degli Atzechi dove la CO2 è il dio Sole, e i poveracci che vengono sacrificati sono gli uomini, soprattutto i poveri, di tutto il mondo.

  4. Claudio Costa

    @ Salvadorini

    le emissioni di CO2 che derivano dalla cobustione di biomassa sono in ciclo cioè corrispondono esattamente al carbonio captato dai vegetali qualche mese prima, quindi non determinano perturbazione aggiuntiva in atmosfera

  5. francesco salvadorini

    Molto interessante. La cosa che mi infastidisce di più è che con queste politiche di incentivazioni si danneggia un settore di primaria importanza per l’economia del paese che fornisce prodotti d’eccellenza che dovebbero essere tutelati.
    Si sottraggono risorse all’allevamento e all’agricoltura per produrre metano, che poi una volta bruciato per generare energia, immette la tanto odiata CO2 in atmosfera! Bel risultato… complimenti!
    Cordiali Saluti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »