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Giocate con i Lego, non con il clima

La notizia arriva da questo blog, in un articolo denso di link tra i quali però non sono riuscito a districarmi molto. Proviamo a prenderla per buona comunque. C’è qualcuno che sta seriamente lavorando -nel senso che sta implementendo un programma di ricerca- alla realizzazione di una specie di ombrellone spaziale da mettere in orbita per schermare i raggi solari alla bisogna, raffreddare questo bollente pianeta e, parole loro, “avere maggior tempo a disposizione per elaborare misure di carattere più permanente“.

Tra queste, scommetto che ne manca una assolutamente imprescindibile: l’interdizione. Bonariamente, per carità, ma mi piacerebbe tanto sapere con quali soldi si fanno queste ricerche. Ma, del resto, suppongo non sia un problema, nell’oceano vastissimo dei soldi che girano intorno al movimento aiuto-il-clima-cambia-moriremo-tutti, basta gettare un amo con appeso un cartellino che rechi scritto “global warming” e le risorse saltano fuori dall’acqua come i pesci volanti.

Si chiama geoingegneria, vocabolo con chiaro scopo nobilitante per pratiche che sono alla pari con il piccolo chimico dei ragazzini. E qualche benpensante perde anche tempo a dichiararsi contrario perché iniziative del genere distrarrebbero il mondo dall’obbiettivo reale, trovare un rimedio al male dei mali, il clima in disfacimento.

Raffreddiamo questo, riscaldiamo quello, bagnamo quell’altro e asciughiamo quell’altro ancora, in un unico grande gioco.

Da piccolo, come molti, mi divertivo a smontare tutto quello che avevo. Ahimè, quasi mai quei giocattoli tornavano alle loro forme originali, perché li smontavo per capire come funzionavano, senza ovviamente saperlo prima. Nessuno sa veramente come funziona questa macchina meravigliosa che si chiama pianeta, con il suo clima, i suoi oceani, le sue terre emerse, i suoi ghiacci, i suoi deserti e, sì, anche con i suoi abitanti. Come si può avere la presunzione di giocarci così?

Leggiamo anche che se ne discuterà alla Conferenza Internazione sulla Biodiversità, in corso  in Giappone di questi giorni. Mi immagino i delegati con sguardo compreso e consapevole che ascoltano progetti per “smontare” e “rimontare” il clima del pianeta a piacimento. Dopo aver imparato a CO2penhagen che possediamo un termostato per il pianeta, ora scopriamo di avere anche un radiatore per tenerlo al fresco. Chissà quale componente ci racconteranno di avere scoperto a Cancun. Il motore no, quello è il sole ma nessuno vuol metterci le mani sul serio. Le ruote? Può darsi, ma qualcuno nella fattispecie si dovrà assumere la responsabilità di metterci quelle invernali, perché ai delegati nessuno lo dice, ma questo diavolo di global warming antropico sono dieci anni che non si fa vivo. Vuoi vedere che arriva davvero il global cooling?

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Published inIn breve

4 Comments

  1. Guido Botteri

    Permettetemi di fare un post di fantasia.
    Immaginando immaginando, immaginiamo che qualcuno abbia pensato che la ricerca, a quei tempi, ricevesse pochi denari.
    “Cosa fare per farne arrivare di più ?”
    A dir la verità, la gente non sganciava i quattrini, e allora… ?
    magari, presentando scenari paurosi, forzando un pochetto la verità scientifica, un po’ oltre…quanto ? Beh, diciamo che ognuno avrebbe dovuto valutare il limite tra quello che è “efficace” e quello che è “onesto”…in fin dei conti l’obiettivo era buono, “non certo salvare il pianeta” ma “far arrivare soldi alla dimenticata, trascurata e negletta ricerca”…che dire ? L’intenzione era buona, ma, si dice, di buone intenzioni è lastricato l’inferno… Oh, si dice, perché non sono stato emulo di Dante, non mi son fatto accompagnare da Virgilio, e non ho visto le piastrelle dell’inferno, né credo (e spero) che le vedrò mai, per cui non saprei confermare questa cosa, che però mi pare sensata.
    Purtroppo direi, ma è solo la mia opinabile impressione, che “il giocattolo” sia scappato di mano, e viva di vita e volontà sua, e sia andato ben oltre gli intendimenti, credo, del suo inventore.
    Altri, immaginando immaginando, avranno pensato, per nobili motivi, di liberare il proprio Paese dai ricatti o condizionamenti delle fonti fossili. Essendo queste un problema, allora come fare per liberarcene ? Cosa unisce queste fonti, a differenza di altre ? Ah, si “che emettono CO2″… dunque ecco la soluzione “demonizziamo la CO2” in qualche modo.
    Anche questa bellissima intenzione, e non ripeterò quel che segue, perché siete persone attente ed intelligenti, et intellegenti pauca.
    Poi potremmo immaginare che ci sia stato chi sia stato motivato da nobilissime intenzioni ideologiche, se non religiose (della religione pagana della dea Gaia), e chi poi, sempre immaginando, e d’ora in poi non lo dirò più, per non stufarvi, ma lo intenderò sottinteso, chi si sia accodato per lo stipendio, che sarà meno nobile, ma è motivo del tutto comprensibile, o per difendere o ottener finanziamenti, o pubblicazione, o carriera, o visibilità, tutte cose che, di per sé, non son malvagie, purché non si ecceda.
    Chi per non trovarsi contro il muro del mainstream, per non trovarsi dalla parte scomoda dei reietti, degli invisi, di coloro che gridavan la (loro) verità nel deserto scientifico…
    Non è facile stare dalla parte zittita, mobbata, dileggiata, insultata… e infatti i ribelli, coloro che si ostinavano a ragionare con la loro testa, rifuggendo dal pensiero unico, eran, soprattutto all’inizio, tutta gente un po’ fuori dai canali, dai fiumi, o dai ruscelli dove scorreva il liquido danaro (e non solo liquido).
    Gente in pensione, dice Nigel Lawson, nel suo “An Appeal to Reason: A Cool Look at Global Warming”, o gente che pensava che il proprio lungo curriculum sarebbe bastato a dargli rispetto.
    Che avrebbe dovuto fare la massa della gente, quella che prende le notizie dalla Scienza, e, occupandosi di altre cose, non va ad approfondire cosa sia vero e cosa esagerazione ? Possiamo forse deprecarli per credere a chi si fa portavoce del sedicente consenso quasi totale della scienza ufficiale ?
    E queste tante persone, che credono a chi ha la voce considerata più autorevole, cosa dovevano pensare quando gli dicevano quelle cose così terribili, scatenando il fervore, l’entusiasmo, l’intransigenza e l’attivismo dei brioscisti ?
    Realisticamente, era normale che seguissero chi era mediaticamente più potente, e più potente nei mezzi, nei finanziamenti (qualcuno ha calcolato che ci sarebbe un rapporto di più di mille volte ad uno nel fiume di danaro che investe il campo dei sostenitori dell’ipotesi AGW, rispetto alle briciole che arrivano dall’altra parte, anche se io non saprei giudicare queste stime).
    Ebbene, dopo tanto urlare alla salvezza (vera o immaginaria che sia) del pianeta, ecco uscire fuori i salvatori del pianeta, come tanti apprendisti stregoni, essi non sanno, probabilmente, nulla del problema, se non quello che gli dicono le grancasse del potere, e a quello credono.
    “Il problema è che il pianeta si sta scaldando”, gli dicono, e dunque ecco la soluzione: “lo raffreddiamo”.
    Senza aver probabilmente idea di come funziona il sistema climatico, e delle conseguenze che ne avrebbe il pianeta, una volta che l’umanità spendesse quella montagna di soldi per ottenere quello scopo, eccoli partire in quarta, progettare, chieder soldi, stimolare spese (qualcuno insinua: sprechi, deviando denari utili, in un momento che ce ne son pochi, da ricerche utili a ricerche, qualcuno pensa, inutili, se non dannose).
    Ma io mi domando, questa gente come ragioni e quale coerenza abbia.
    Se il loro sacrosanto timore è quello di non turbare un equilibrio, che non è mai stato tale (perché il clima è mutevole di sua natura), se la variazione di pochi gradi è così terrible, da far dire a Mark Lynas
    [ “Ma con sei gradi in più, quasi tutte le forme di vita (compresa quella umana) scomparirebbero.” ]
    http://www.ibs.it/code/9788881129553/lynas-mark/sei-gradi-sconvolgente.html
    quando invece questo grafico sembra raccontarci una verità molto diversa
    http://www.foresight.org/nanodot/wp-content/uploads/2009/12/histo1.png
    (altro che sei gradi possono sterminare le specie, compresa quella umana, quando si vede che ci son state tante e ripetute variazioni di oltre una dozzina di gradi)
    …allora, se è vero tutto questo, come mai i difensori ad oltranza dell’immutabilità del clima, i sostenitori del termostato-pensiero, quelli che invocano che, non sia mai, si spostasse la temperatura di più di 2 gradi (meglio suicidare tutte le nostre economie, che assistere alla “fine del pianeta”…), come mai, difensori ad oltranza, duri e puri ed intransigenti dello status-quo climatico…coloro che non voglion che si sposti una foglia, per non turbare un delicato “equilibrio”… come mai sono poi i primi a scatenare ingegni e denari per cambiare, per modificare, per intervenire sul clima, come se ne fossero loro i governatori, coloro che ne han le redini, e possano e vogliano dirigerlo a loro piacimento ?
    Prima ci dicono di non toccare “il giocattolo” perché scatterebbe subito il “principio di precauzione”,
    e poi si spremono le meningi per come toccare, metter mano, influenzare, cambiare, governare qualcosa che non conoscono abbastanza ?
    Anche il “principio di precauzione” evidentemente risponde al codice di Maga Magò, che vale per chi si e per chi no.
    Secondo me.

  2. Da ingegnere, non posso non pensare che la geoingegneria è meglio del ritorno alle origini, perché genera indotto e, come accade sempre, dalla ricerca per risolvere un problema possono saltare fuori soluzioni per un altro problema; ritornare ad una società pre-tecnologica presenta solo svantaggi. Ma dal punto di vista economico, finché non si ha una certa confidenza su come funziona il sistema (che secondo me è un buon termine al posto di “macchina”), ha ragione Guidi: si rischia di ricadere nel giochino di scavare buche per poi riempirle. Alla fine, non vedo molte differenze: sono tutte cose che fanno sprecare risorse (cervelli, tempo e denari) e non fa molta differenza morire di polmonite o scivolando su una buccia di banana.

  3. CarloC

    Pero, pero’, due considerazioni: intanto – per quanto io sia un assolutamente ignorante di meteorologia e clima, mi sembra gia’ una sfumatura semantica sbagliata quella insita nel definire il clima, o qualunque altro evento naturale (al di fuori delle forme viventi, modellate dall’evoluzione), “una macchina”. Questo perche’ le macchine sono oggetti costruiti al fine di svolgere un determinato lavoro. Una macchina puo’ rompersi (=non fa piu’ quello che dovrebbe). Il clima no. Puo’ cambiare, ma non si rompe perche’ non ha un modo “giusto” di funzionare. In fondo, mi pare sia proprio questa confusione fra oggetti naturali e artificiali alla base di molto catastrofismo climatico: se il clima e’ una macchina perfetta (costruita oviamente da una natura benevola e protettiva) qualunque interferenza con il suo funzionamento non puo’ che avere esiti disastrosi.
    E allora la seconda considerazione: ho notato che i progetti di geoingegneria sembrano essere esecrati dagli autori di questo blog perfino piu’ degli ambientalisti predicanti il ritorno ad un’economia di cacciatori e raccoglitori. Sono d’accordo che questo tipo di progetti vada preso con le pinze, per costi, rischi, e quant’altro; se non altro pero’ trovo l’approccio geoingegneristico molto piu’ pragmatico e serio di quello degli adepti della religione della Natura, che si limitano ad andare in giro indossando un ciclicio e urlando “penitenziagite!”. Inoltre, ha anche il pregio di svelare il bluff dell’ambientalismo duro e puro: il problema e’ la CO2, l’anomalia di temperatura? Bene, costruiamo enormi macchine per toglierla dall’aria, o per abbassare la temperatura. Il modello climatico predice questo e quello? Bene, secondo lo stesso modello questo approccio ingegneristico dovrebbe risolvere il problema. Ecc. ecc..
    Saluti!

    Reply
    Carlo, questo commento mi ha fatto riflettere, e per molti versi lo condivido. Il termine macchina è effettivamente improprio, probabilmente d’effetto (lo uso spesso anche io come vedi), ma comunque improprio. Forse non c’è un termine adatto, forse neanche una locuzione complessa può rendere efficacemente il concetto. Me ne ricorderò.
    Quanto alla geoingegneria, pur con il rispetto dovuto a chi se ne occupa per passione, convinzione o commissione, faccio fatica a capire come si possa pensare di intervenire in un meccanismo (ci risiamo!) del quale non si conosce il funzionamento. Gli interventi prospettati e variamente progettati, poggiano tutti sullo stesso assunto, e cioè che si sia capito cosa è successo. Questo NON è vero, per cui ogni tentativo ha pari probabilità di essere efficace quante ne ha di non esserlo o di essere addirittura peggiorativo. Questo non è un gioco, e qui non c’è principio di precauzione (atro concetto che applicato com’è ultimamente fa venire l’orticaria) che tenga. In questi progetti di buono (per chi li fa) c’è solo la possibilità di continuare a cavalcare l’onda dell’isteria collettiva, continuando a drenare risorse che meglio sarebbe impiegare in ben altri e più tangibili problemi. Atteggiamento intelligente ed efficace, come lo è quello di chi alimenta l’isteria, ma questo non vuol dire che sia giusto.

    gg

  4. Commenti semiseri: non so se nel citato articolo sono più divertenti i riferimenti a Mr. Burns dei Simpson, a quegli ambientalisti che già si sono opposti sospettando complotti delle multinazionali del petrolio o la conclusione in consueto stile “signora mia…”.

    Commenti più seri. Leggendo l’articolo linkato su TheFutureOfThings si apprende che a) bisogna inventare un nuovo tipo di lanciatore a razzo b) una volta inventato, con venti lanciatori ci vorrebbero dieci anni al ritmo di un razzo ogni cinque minuti per completare il progetto c) che l’inventore pensa che il progetto potrebbe richiedere venticinque anni per essere completato d) che i materiali resisterebbero per cinquant’anni (e poi? Si ricomincia tutto da capo? E le parti usurate e rotte chi le riporta giù)?

    Domanda seria: sempre da articolo linkato leggo:

    Researchers at the University of Arizona are developing an ambitious space sunshade system that could reduce the sunlight reaching the Earth by 2%, enough to balance the heating effects of the increasing amounts of carbon dioxide in the atmosphere

    Come al solito, sono i numeri che mi incuriosiscono. 2%. Qualcuno mi può dire qual’è l’ordine di grandezza delle variazioni naturali dell’irraggiamento solare sul pianeta?

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