Il ritorno del calore mannaro

Questa me la sono tenuta per parecchi mesi, l’ha partorita l’amico Teodoro Georgiadis in un commento ma ormai è mia. E’ il titolo di un film, o almeno dovrebbe esserlo, perché farebbe sicuramente la fortuna dei sostenitori dell’AGW, ultimamente alquanto intristiti.

Già che ci sono, mi sparo anche un bel luogo comune: la realtà supera sempre l’immaginazione. Perché? Beh, capita che qualcuno un po’ di anni fa abbia avuto la bella idea di spendere in qualcosa di utile i soldini dei contribuenti mettendo in mare qualche migliaio di boe flottanti allo scopo di raccogliere dati sul contenuto di calore degli oceani. Non lo avessero mai fatto! Da quando quei dati sono disponibili –qui le info sul sistema ARGO– non c’è stato verso di misurare alcuna anomala variazione del contenuto di calore delle profondità oceaniche, quelle che dovrebbero cioè aver immagazzinato la “quantità di calore che manca all’appello” perché possano quadrare i conti della teoria del climarrosto da gas serra.

Nel post commentato dall’amico Teo, abbiamo già avuto modo di esplorare la faccenda, ora però l’argomento è tornato ad occupare le pagine di molti blog più o meno scettici (WUWTClimate etc per esempio), perché è uscito un nuovo studio che conferma e corrobora quanto già si sapeva1. Nel pur breve periodo di operatività del sistema Argo, non c’è traccia alcuna di variazioni positive nel contenuto di calore degli oceani, anzi, detto contenuto è in diminuzione.

Quanto segue è un breve estratto dell’introduzione dell’articolo, che qui trovate per intero in pdf:

Recentemente Lyman et al. hanno stimato un consistente trend di riscaldamento gobale di 0.63 ± 0.28 W/m2 per la Terra, durante il periodo 1993-2008, calcolato dalle anomalie del contenuto di calore degli oceani (OHC). Questo valore non è rappresentantivo del recente (2003-2008) trend di riscaldamento/raffreddamento, per effetto di un “appiattimento” occorso attorno al 2001-2002. Utilizzando soltanto i dati dal 2003 al 2008, abbiamo trovato un raffreddamento, non un riscaldamento.

Questo risultato non supporta l’esistenza di un’ampia e frequentemente citata variazione positiva del bilancio radiativo (vedere per esempio Trenberth and Fasullo 2010).

E qui si spiega il ricorso al luogo comune. Infatti questa sarebbe (il condizionale è d’obbligo perché il lavoro di Knox et al. potrebbe non reggere al confronto scientifico) l’ennesima conferma che la teoria dei gas serra, ovvero l’elevato livello di sensibilità all’azione perturbante dell’uomo che il mainstream scientifico e i modelli di simulazione di cui si avvale assegnano al sistema, sono in errore. A quanto sembra non c’è nessuna “energia mancante”, cioè, nei modelli ci sarà pure, ma non sul pianeta, ergo i modelli non replicano efficacemente il comportamento dello stesso.

Esiste dunque un’ipotesi che immagina che un sistema si debba comportare in un certo modo in risposta alla variazione (infinitesimale) di una delle sue componenti. Questo non è accaduto in passato, ma l’ipotesi assicura che potrebbe accadere in futuro. Nel frattempo quello che prima era futuro ora è diventato presente e di questo comportamento continua a non esserci traccia. Il tutto si può riassumere come ho letto in un commento al post di Antony Watts: “vediamo, nessun riscaldamento negli oceani, nessun riscaldamento nei dati satellitari, nessun riscaldamento nelle osservazioni di temperatura non soggette all’effetto isola di calore…riscaldamento nelle serie di temperatura “aggiustate” e nei modelli climatici…manca qualcosa?

Non mi pare. Mi chiedo anzi cos’altro debba accadere perché si decida di rimetter mano all’ipotesi, o quantomeno, si congelino gli entusiasmi di quanti su quell’ipotesi vorrebbero costruirci il futuro.

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  1. Recent energy balance on Earth – Knox et al., International Journal of Geosciences – in press []
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Author: Guido Guidi

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5 Comments

  1. Guarda caso, ho trovato oggi un video per i pennuti e le pennute momentaneamente impossibilitati alla lettura (fare attenzione alla seconda diapositiva, anche se la prima non e’ male)

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  2. @M. Morabito
    Il Rainbow Camp è quello dei pacifisti sul Golan; l’incendio non è stato il “worst ever” e non ha fatto vittime. L’ha confuso con quello del Carmel, complimenti a lei e alle sue fonti.

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    • Eggia’, Oca S., che sbadato, la carta igienica ha solo distrutto “over 13,000 dunams of natural forest, grazing lands and agricultural land”. Milletrecento ettari, ma visto che sul Carmelo se ne sono fumati 5000, chi se ne importa.

      E poi “Reptiles like turtles, snakes and lizards were killed in the fires, along with hyenas and jackals” ma chi se ne importa, i sederini puliti puliti sono molto importanti.

      ps quando hai smesso di filosofare sui titoli dei blog altrui, aggiornami pure sui progressi della comprensione del testo di quel discorsetto di Eisenhower.

  3. Volevo segnalare un errore di trascrizione, il valore è 0.63 ± 0.28 W/m2 e non 0.063 ± 0.28 W/m2, che non avrebbe molto senso.

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    Grazie, lo correggo.
    gg

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