Salta al contenuto

Tag: Contenuto di calore degli oceani

1997-2014 Pericolose analogie

Ne abbiamo parlato già in un paio di post nelle ultime settimane, per esempio qui, le probabilità che durante i prossimi mesi si inneschi un El Niño nel Pacifico equatoriale sembrano aumentare ogni giorno di più. La Kelvin Wave innescatasi già circa un mese fa continua ad avanzare e, con la velocità di propagazione che mediamente assumono queste dinamiche l’energia che sta trasportando in direzione ovet-est lungo l’equatore potrebbe propagarsi al settore orientale dell’Oceano Pacifico già per la fine di aprile.

Fcst El Nino

Questa immagine è tratta dall’ultimo update settimanale della NOAA. La media della previsione di ensemble mostra un innesco di condizioni con indice ONI (Oceanic Niño Index) già a partire appunto dalla fine di questo mese. Qui c’è l’ultimo update mensile nel quale è stato assegnato un 50% di probabilità ad un evento El Niño consolidato tra l’estate e l’autunno prossimi.

Facebooktwitterlinkedinmail 6 Comments

Le Temperature dell’Oceano Pacifico negli ultimi 10.000 anni

Negli ultimi 10000 anni l’oceano pacifico è stato quasi sempre più caldo (e dunque più ricco di energia) rispetto ad oggi,  con l’unica eccezione della piccola era glaciale. Inoltre l’optimum climatico medioevale (MWP) e la piccola era glaciale (LIA) sono stati  eventi globali. Queste alcune fra le conclusioni più salienti dell’articolo oggetto di questo breve commento, conclusioni rispetto alle quali è d’obbligo comunque mantenere un atteggiamento prudente.

_______________________

In un lavoro uscito pochi giorni orsono su Science a firma di Rosenthal et al. (2013) si analizzano le temperature oceaniche di superficie – Sea Surface Temperatures SST – e dello strato sottosuperficiale – Intermediate Water Temperature IWT (a 500 m e fra 600 e 900 m di profondità). Rosenthal et al. hanno operato in Indonesia nella zona dello Stretto di Makassar e del mare di Flores (figura 1), un’area oceanica nota nel suo complesso come Indonesian Troughflow e che a detta degli autori è fra le più rappresentative in assoluto rispetto al contenuto energetico oceanico globale.  Più nello specifico gli autori hanno analizzato il rapporto fra magnesio e Calcio presente nei foraminiferi bentonici  Globigerinoides ruber (D’Orbigny, 1839) e Hyalinea balthica (Schröter, 1783), il primo rappresentativo per lo strato superficiale ed il secondo per quello sottosuperficiale giungendo a ricavare dati di temperatura riferiti agli ltimi 1000 anni e dunque all’intero Olocene.

 

Facebooktwitterlinkedinmail 13 Comments

Il prossimo global warming? Sulla Luna!

Il prossimo AGW (quello vecchio si è fermato 15 anni fa e ‘A’ sta per anthropic) sarà sulla Luna. Ovviamente, però, sulla faccia nascosta, dove solo le menti argute e lungimiranti dei catastrofisti generici medi lo potranno vedere, studiare, misurare, spiegare e, ovviamente, pubblicizzare. A noi toccherà crederci e basta, come sempre.

 

Facebooktwitterlinkedinmail 3 Comments

Il calore che non c’è ma ci sarà

In attesa della prossima ondata di calore estiva – da notare che quella appena passata non è stata una heat wave vera e propria per durata ed estensione -, ci godiamo, si fa per dire, una visita del fronte polare alle medie latitudini a fine giugno. Non proprio un inizio di stagione promettente. Ad ogni modo, ci sta che già entro la prima decade del mese di luglio o giù di lì, qualcuno possa tornare a consultare le pagine dell’Inferno di Dante per celebrare l’ennesimo battesimo dell’anticiclone africano. Quest’ultimo, è probaile, sarà presto vittima di una crisi di identità, diversa da quella dell’anticiclone delle Azzorre che piuttosto sembra proprio aver smarrito la via di casa nostra.

 

Ma non è di questo calore che parliamo oggi, anche perché i nostri lettori sanno che l’attualità meteorologica frequenta davvero poco queste pagine. Parliamo, anzi, torniamo a parlare, del calore in eccesso atteso invano nel sistema climatico negli ultimi tre lustri.

 

Facebooktwitterlinkedinmail 3 Comments

Un mare caldo pieno di acqua fredda

Appena ieri abbiamo accennato all’uscita di un nuovo studio che attribuisce la recente stasi delle temperature medie superficiali globali ad un’accresciuta capacità degli oceani di assorbire il calore in eccesso. Calore che, neanche a dirlo, prima o poi dovrebbe tornar fuori tornando a far crescere le temperature come da previsioni climatiche. Gli autori di questo paper hanno concentrato la loro attenzione sullo strato che va dalla superficie a 700 metri di profondità.

 

Siamo quindi nel territorio della “ricerca del calore scomparso”, quel missing heat salito alla ribalta del dibattito sul clima ai tempi del climategate, quando leggemmo che Kevin Trenberth, famoso climatologo, si disperava con i suoi colleghi del fatto che non si riuscisse a spiegare come mai, nonostante il persistere del forcing antropico, si riscontrasse un riscaldamento dello strato superficiale degli oceani largamente inferiore alle previsioni. Il calore, in tutta evidenza, dovrebbe essere nascosto da qualche parte, a meno che le proiezioni non siano sbagliate, a meno che la relazione attività antropiche-disfacimento del clima non sia sbagliata. Chi legge sa come la pensiamo al riguardo, ma oggi non parliamo di questo, restiamo sulla faccenda del calore.

 

Facebooktwitterlinkedinmail 2 Comments

Il Global Warming è vivo e lotta insieme a noi

Alcuni giorni fa è uscito sulle pagine di Meteoweb un articolo sulla scia di quelli che abbiamo publicato anche sulle nostre pagine negli ultimi tempi. L’argomento è l’inversione di tendenza che si sta notando sia sulla letteratura scientifica che sull’orientamento dei media in ordine ai temi del catastrofismo climatico.

 

Gli amici di Meteoweb, fanno notare come anche il quotidiano italiano più schierato sui temi del disfacimento climatico – La Repubblica – si sia accennato al pezzo dell’Economist sulla sensibilità climatica che ha praticamente dato il via ad un processo che potremmo definire di “mitigazione della preoccupazione”, così, tanto per restare in argomento.

 

Il periodo del pezzo su Repubblica che in apparenza meglio riassumerebbe questo cambiamento dell’orientamento è il seguente (neretto mio):

 

Facebooktwitterlinkedinmail 7 Comments

Gli shift climatici ed il calore degli oceani

Alcuni giorni fa Roger Pielke sr ha portato all’attenzione dei suoi lettori la pubblicazione di un nuovo articolo molto interessante. L’argomento trattato è riassunto nel titolo di questo post. Si parla di rapidi cambiamenti di modalità climatiche e possibilità di intercettarli attraverso i dati disponibili sul contenuto di calore degli oceani (OHC).

Ocean heat content and Earth’s radiation imbalance. II. Relation to climate shifts – Douglass & Knox, 2012 – (qui sulla rivista Physics Letters, qui in versione pdf).

Tra quanti si appassionano alle vicende del clima, è noto ad esempio lo shift climatico della metà degli anni ’70, un cambiamento che ha visto il sistema virare bruscamente da modalità ‘fredda’ a modalità ‘calda’, dando inizio agli anni ruggenti del global warming, cioè proprio le ultime decadi del secolo scorso. Su CM ne abbiamo parlato ormai più di tre anni fa: I Cicli pluriennali del clima: lo shift del 1976.

Facebooktwitterlinkedinmail 1 Comment

I conti tornano, basta farli in casa

Alcuni giorni fa abbiamo parlato di uno studio di recente pubblicazione in cui sono state riviste le misurazioni dellla radiazione totale uscente dal top dell’atmosfera (TOA) e i dati provenienti dalla rete osservativa oceanica ARGO, stabilendo che l’incertezza delle misure di fatto autorizza a credere che il mare abbia stabilmente continuato ad immagazzinare quella quantità di calore che necessariamente deve essere nel sistema in base all’alterazione del bilancio radiativo causata dal forcing antropico.

Climate change e oceani, niente ‘calore scomparso’ o niente calore?CM 30 gennaio 2012

L’assorbimento consisterebbe in 0,50 ± 0,43Wm2. Nonostante l’incertezza sia pari quasi alla misura, aspetto questo che dovrebbe di per se invalidare le conclusioni, questa quantità di calore riporterebbe la situazione in pareggio, giustificando l’assenza di riscaldamento misurato negli ultimi 10/15 anni nonostante la forzante antropica non abbia perso un colpo.

Facebooktwitterlinkedinmail 1 Comment

Climate change e oceani, niente ‘calore scomparso’ o niente calore?

Alcuni giorni fa i blog meteo-climatici si sono animati attorno ad una annosa discussione circa il contenuto di calore degli oceani. A suscitare questo ritorno di attenzione è stata la pubblicazione di un paper su Nature Geoscience:

Observed changes in top-of-the-atmosphere radiation and upper-ocean heating consistent within uncertainty – Loeb et al., 2012 (qui il commento su Science Daily)

Facebooktwitterlinkedinmail 6 Comments

Dov’è il calore che non c’è?

Profondità del mare: C’è Nettuno? No. Non è pottibile qualcuno ci deve pure ettere… Questa battuta circolava tra i miei compagni di scuola alle elementari.…

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger... 2 Comments

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »