Hiroshima Culturale

E così il convegno a Palazzo Marini c’è stato. Con buona pace di chi lo ha prima criticato a priori, poi screditato ed ora, forse, anche snobbato. Una giornata a dire il vero interessante, per gli aspetti che di seguito cercherò di mettere in risalto.

Una prima considerazione da fare è che le aspettative sono state rispettate, nel senso che nella sessione scientifica dell’incontro sono state espresse più libere opinioni di quanto non sia accaduto probabilmente nel totale di tutti gli eventi di pari argomento che hanno avuto luogo negli ultimi anni. Non che le opinioni di chi la pensa diversamente non siano libere ovviamente, ma è un fatto che da parecchi anni a questa parte ha avuto spazio di esprimersi solo chi si occupa di clima con orientamento conforme alla teoria del riscaldamento globale di origine antropica. La storia del mondo e del clima ci dirà chi ha ragione e chi ha torto, ma almeno in questa occasione hanno suonato campane un po’ diverse dal solito.

Che l’aria fosse diversa lo si era capito sin dalla fase preparatoria, in cui hanno prevalso le furibonde quanto sterili polemiche di chi riteneva e ritiene tuttora di aver diritto a scegliere chi sia in possesso delle credenziali per essere ascoltato e chi no e, soprattutto, che il messaggio ai decisori politici deve essere chiaro ed univoco: il clima cambia ed è tutta colpa nostra. Ci ha pensato sin da subito il Prof. Zichichi, che ha presieduto la sessione scientifica, a sgombrare il campo da qualsiasi genere di fraintendimento. Il problema non è chi sa o chi non sa, il problema è che non sappiamo e, di fatto, non possiamo ancora aspirare a riprodurre efficacemente i processi climatici allo scopo di conoscerne l’evoluzione nel lungo periodo. Primo fra tutti il ruolo che in questa evoluzione gioca la copertura nuvolosa, cioè il vapore acqueo, a sua volta responsabile della quasi totalità dell’effetto serra. Ma gli accenni alla riproducibilità del sistema si sono, in effetti, fermati lì, perché tutti gli altri relatori hanno reso conto di lavori frutto di metodo sperimentale ed osservativo, insistendo sulla necessità di imparare ciò che è già accaduto in passato per comprendere i meccanismi di questa macchina meravigliosa, piuttosto che investigarne un trend evolutivo incerto ed approssimativo. Di qui l’inconsistenza di qualunque atteggiamento catastrofista, che di contro piace tanto a chi ritiene di aver compreso tutto o quasi. Curiosa forse ma emblematica l’affermazione con cui il Prof. Zichichi ha definito il catastrofismo climatico: Hiroshima culturale.

Si è dato quindi spazio, una volta tanto, agli aspetti del problema reali in quanto osservati e non virtualmente previsti a suon di terabyte dalle simulazioni numeriche. Dalla geologia con il suo carico di storia del pianeta, all’agrometeorologia con la sua parimenti storica importanza per lo sviluppo ed il sostentamento della vita, alla meteorologia con la capacità di interpretare i segnali delle dinamiche atmosferiche più spettacolari. Non ultima infine la chiave di lettura del problema energetico, che problema è, ma non così strettamente legato al tema del clima come si vorrebbe far credere.

Il tutto alla presenza di un ambiente politico inevitabilmente dominante, al punto di commettere l’errore di aver dato precedenza a manifestare i propri convincimenti prima ancora che fosse conclusa la sessione scientifica. La consapevolezza della necessità di fare delle scelte importanti di qui a pochi mesi rende del resto inutile nascondersi dietro ad un dito. Un orientamento di scelta già esiste e quello che si anela è un supporto scientifico che lo giustifichi. E’ apparsa chiaramente nelle dichiarazioni dei rappresentanti politici, l’intenzione di affrancarsi dagli accordi internazionali basati esclusivamente su un approccio di parte e non supportato da evidenza scientifica propriamente detta. Pragmatismo generato dalla grave contingenza economica o ricerca di sostegno tout court? Probabilmente entrambe le cose, ma questo non deve riguardare chi genera le informazioni, che dovrebbe in realtà soltanto prestare attenzione perché si eviti ogni forma di strumentalizzazione, quale sia il segno della scelta. Cosa che, in passato, è purtroppo accaduta anche troppo spesso.

Questo carica chi si muove nel campo multidisciplinare della scienza del clima e del tempo atmosferico di un’enorme responsabilità, molto più grande di quanto non sia avvenuto in passato, non fosse altro perché ciò da cui deve essere sgombrato il campo è una convinzione radicata e dunque assimilata dalla pubblica opinione -Hiroshima culturale appunto- e sbagliare non sarà permesso. Come fare? Innanzi tutto evitando di passare dalla padella alla brace, ovvero da un estremo all’altro, dall’incondizionata servitù ad affermazioni dogmatiche ad altre parimenti estreme ma di segno opposto. Se è ingiusto diffondere la convinzione che le attività umane siano la causa prima del riscaldamento in atto, è altrettanto ingiusto asserire che ciò non sia vero, in particolar modo con riferimento alle nostre città, dove l’effetto antropico esiste ed è più che tangibile. Il mondo che ascolta recepirebbe questo messaggio anche volentieri, finalmente libero dall’ennesimo terrore planetario, ma chi si rendesse partecipe di tale negativo orientamento sarebbe responsabile al pari di chi lo ha preceduto, perché questo farebbe passare in secondo piano anche tutti quei problemi di natura ambientale e non climatica che invece esistono e devono essere affrontati. 

A mio modestissimo parere, alle presentazioni, agli articoli, alle ricerche che si propongono per confutare il dogma del riscaldamento globale di origine antropica, si dovrebbe accompagnare un messaggio chiaro: ciò che si propone non è una certezza e tantomeno una realtà assoluta, è semplicemente ciò che allo stato dell’arte si crede di sapere. Segnale di umiltà questo, che alcune roboanti affermazione catastrofiche decisamente non trasmettono.

Grande assente il mondo dell’informazione, conscio forse del fatto che dall’evento non sarebbe scaturito materiale per titoli a nove colonne o per riproporre spettacolare materiale catastrofico. Due sole testate hanno affrontato l’argomento, con atteggiamento di segno opposto, quasi a voler sottolineare che non ci sia spazio per alcun tono di grigio, tutto deve per forza essere bianco o nero (trovate gli articoli qui e qui). Affari altrui, le scelte, le considerazioni, le prese di posizione devono essere lasciate esclusivamente al mondo politico ed ai cittadini che rappresenta. Che la scienza torni ad essere quello che deve, il veicolo della conoscenza e non l’autobus su cui salire per farsi portare alla stazione desiderata.

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Author: Guido Guidi

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61 Comments

  1. @ Steph
    Grazie non sapevo, scaricato, molto interessante!
    teo

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  2. @ Maurizio
    Analizzato analiticamente. Sei diabolico, meriteresti una citazione nel libro.
    gg

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  3. Ricordo anche che ci sono molti esempi di interventi sballati fatti per ignoranza o per non averci pensato abbastanza bene: la collisione di lato del Titanic; il Bufo Marinus che sta infestando un pezzo sempre piu’ grosso di Australia; il povero Re Carlo II d’Inghilterra, che nel 1685 passo’ gli ultimi 5 giorni di vita in compagnia di sanguisughe, emetici e purganti, e tutte le volte che si risvegliava erano considerate segni che la “cura” procedeva benissimo.

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  4. La discussione sulla “paura” e’ paradossale. Lynas stesso comincia il suo libro (in edizione originale) con un passo dantesco, dall’Inferno ovviamente. In copertina, una onda enorme sbatte contro un Big-Ben mezzo affondato, una saetta attraversa un nuvolone nero, e la citazione dal Sunday Times dice “Terrifying”. Sul retro del libro, dal Financial Times “Apocalyptic”. Se non e’ quello, il voler far paura, allora cos’e’?

    Il libro di Lynas (che ho letto e riletto, e anche analizzato numericamente…) e’ affetto da “neglect” nel senso di non voler vedere niente o quasi di positivo. Come se proprio adesso fossimo in un fantomatico “optimum climatico”…

    In media, per ogni 4 brutte notizie, Lynas parla di 2 catastrofi e di 1 notizia positiva. La sua soluzione e’ lasciar perdere ogni altro problema che possa esistere, e infine arriva a dire che la gente stava meglio (“people were better off and healthier in Britain”) sotto il razionamento durante la Seconda Guerra Mondiale.

    Intrattenimento forse…ma scientificamente, non e’ una cosa seria

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  5. @Claudio Costa

    Deduco che nel documentario dev’essersi persa la scala temporale, molto chiara invece nel libro. Mi dispiace particolarmente visto che si tratta del National Geographics, in genere serio e accurato.

    Fra l’altro, a giudicare dai punti che lei critica nel suo commento, non sembra esserci una corrispondenza diretta fra libro e documentario.

    Temo che il deleterio processo di spettacolarizzazione della notizia da parte dei giornalisti sia un problema molto piu’ generale. Lo vediamo quotidianamente anche nei comuni fatti di cronaca sui giornali o in TV.

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  6. e pensare che la scienza è una storia infinita di errori e teorie sbagliate

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  7. @ teodoro georgiadis

    Capisco, le paure pero’ sono una cosa soggettiva. L’ho letto quel libro ed e’ stato un tuffo nel passato del clima terrestre, molto interessante.
    Lynas pero’ lo dice chiaro, i suoi gradi sono riferiti alle analogie con i dati paleoclimatici, processi che durano decine di migliaia di anni. Dovrei forse spaventarmi se la zolla africana e’ in rotta di collisione con l’Europa o se prima o poi le americhe finiranno vicino il Giappone? O forse dovrei temere l’impatto di un grosso asteroide o la prossima era glaciale?
    Il punto che Lynas vuole esplicitmente mettere in risalto e’ solo che pochi gradi di variazione, che noi vediamo quotidianamente fra giorno e notte, come media del pianeta sono una enormita’.

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  8. @ Fiori
    I report WPRC si trovano sul sito del WMO (www.wmo.int mi raccomando .int e non .org altrimenti mi finisce in un sito a carattere religioso, che per quanto interessante e’ tutt’altra cosa)
    Le altre letture da me suggerite non sono report WPRC-WMO ma articoli di rivista scientifica che riporto:

    Nardino M., and Georgiadis T., 2003: Cloud type and cloud cover effects on the surface radiative balance at different Polar Sites. Theor. and Appl. Clim., 203-215.

    S. G. WARREN, R. M. EASTMAN, C. J. HAHN, 2007: A Survey of Changes in Cloud Cover and Cloud Types over Land from Surface Observations, 1971–96, J. Clim., 20, 717-738

    @ Achab
    L’ipotesi peggiore e’ quella dei 6 degrees (e’ uscito recentemente un libro divulgativo di Mark Lynas ora tradotto anche in italiano): a me che sono del settore, molto onestamente, queste letture un po’ di ansia me la mettono! Immagino a chi non e’ del settore!
    Sicuramente non ha detto lei che il protocollo di Kyoto sia una soluzione, e’ stata una mia astrazione perche’ mi sembra che lo dica almeno mezzo mondo (l’altra meta’ sta preparando il kyoto-bis), e quella che rivolgevo era appunto una domanda.

    Cordialmente
    Teo Georgiadis

    Post a Reply
  9. @Teo Georgiadis

    Non credevo che qualcuno si potesse spaventare parlando dell’ipotesi meno probabile e per giunta affrontabile. Il mio intento era diametralmente l’opposto, consideriamo l’ipotesi peggiore, affrontiamola come si sa già e stiamo tranquilli.

    Sulla riformulazione della domanda, ho scritto da qualche parte che il protocollo di Kyoto, fra l’altro in scadenza, sia la soluzione? In ogni caso, una “soluzione” che salvi una parte del mondo a spese di un’altra non è, ovviamente, una soluzione.

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  10. Le cronache storiche riportano di eventi atmosferici intensi proprio nella prima parte della PEG, cioè quando il raffreddamento era in corso piuttosto che essere consolidato. Certamente tutto ciò andrebbe (potendo) filtrato e correttamente interpretato, ma temo sia impossibile. E’ pur vero che, sempre le stesse cronache riportano (con l’esclusione di quei brevi periodi della PEG direttamente condizionati da eventi stocastici) di condizioni più o meno medie cui si alternavano bruschi raffreddamenti imputabili senza dubbio a correnti marcatamente meridiane. E questo, posto che è accertato che in quella fase il sole ha detto la sua in modo importante, mi fa pensare che una serie di cicli mediamente deboli (ricordiamo che l’assenza totale di macchie durò poco ed i metodi di osservazione erano quelli che erano), possa aver favorito frequenti eventi stratosferici con le conseguenze che conosciamo ed abbiamo sperimentato anche di recente. Chissà.
    gg

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  11. Sempre riguardo il ‘ciclo dell’acqua’ sembra che durante la PEG oltre al fatto che le temperature erano più basse, il ciclo dell’acqua fosse alterato verso l’accelerazione e non verso la decelerazione come un ‘Sistema Climatico’ meno energetico dovrebbe suggerire e questo sembra essere un bel mistero in aperta contraddizione con quanto previsto dai modelli…
    Forse si può ipotizzare una modifica della ‘circolazione atmosferica’ alle medie latitudini con abbassamento del ‘fronte polare’ come vuole la ‘Teoria Madrigali’…
    Va anche detto però che le registrazioni a quel tempo erano molto meno omogenee nello spazio e nel tempo rispetto alle misurazioni attuali…

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  12. @ Georgiadis

    Se mi dice dove posso trovare tutti questi report WPRC sarei molto contento perchè mi sembra siano molto ben fatti. Grazie per la correttezza dimostrata.
    Distinti Saluti
    Lorenzo Fiori

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  13. @ Fiori

    Si’, lei coglie il senso del report (mi perdoni se mi faccio interprete del report ma e’ che mangio in mensa tutti i giorni con uno dei due colleghi che lo hanno redatto).
    Ma quello che volevo sottolineare e’ che il report dichiara espressamente che la conoscenza attuale non ci permette di dire se questa accelerazione c’e’ o non c’e’.
    I modelli la prevedono.
    Il ciclo dell’acqua nel sistema climatico e’ un processo fondamentale ed una sua parametrizzazione corretta ci renderebbe molto piu’ confidenti sugli scenari prodotti e credo farebbe piacere a tutti che i risultati ottenuti dagli sperimentali fossero inclusi nella modellistica.
    Io la ringrazio per la lettura del report (che poi non e’ proprio una passeggiata di piacere): mi piacerebbe proporle anche la lettura di un mio lavoro dove abbiamo evidenziato come fare misure di bilanci superficiali su superfici glaciate in presenza di un particolare tipo di nube o di un altro cambi completamente le considerazioni finali, e la lettura di un altro lavoro dove dobbiamo ammettere che ancora oggi non abbiamo la piu’ pallida idea se la copertura nuvolosa globale sia mutata oppure no. Se mettiamo insieme le due cose, anche sul fronte dei bilanci superficiali di energia, non sappiamo cosa dire (e cosi’ siamo gia’ a due dei principali tre bilanci che ci lasciano a piedi).
    L’origine dello ‘scettico’ (che dovrebbe essere filosoficamente intrinseco alla scienza) nasce proprio non nella mancanza di reponsabilita’, ma nel verificare giorno per giorno nel proprio piccolo orticello che tante cose non tornano. Forse l’ho gia’ suggerito ma c’e’ un bel libro scritto da un giornalista vicino alle posizioni IPCC che si chiama “The deniers” (si trova su Amazon agevolmente) che spiega come nasca proprio in tanti colleghi questa posizione (e non come ha detto l’ex Ministro dell’ambiente per puri motivi lobbistici, cosa che ha offeso molti in quanto irragionevole).
    La ringrazio ancora per l’attenzione ed il tempo dedicato che dimostrano una reale volonta’ di discussione onesta.
    Cordialmente
    Teo Georgiadis

    Post a Reply
  14. Un giornalista del manifesto che è anche nella redazione di climalteranti, nel suo articolo fa un cenno ad una ricerca su geoscience citata da Zichichi sulla variazione del flusso della pompa termoalina.
    Non la concosco qualcuno ha un link?
    La citazione di Zichichi sul blog di climalteranti (bontà loro) è stata catalogata come una “bufala alla Zichichi” cioè una Zichicca.

    Post a Reply
  15. @ Costa e Fiori
    Ok, basta così. Non mi interessa se vi tirerete pietre o baci. La prossima volta che uno di voi si rivolge all’altro cancello i vostri commenti e chiudo la discussione. Punto.
    gg

    Post a Reply
  16. @Costa

    Come vedi Costa leggo i link di chi si dimostra civile e rispettoso nei confronti dell’altro e non di chi non capisce gli errori di battitura e ne approfitta per schernire l’altro in maniera stupida olte che altamente scorretta…
    Spero proprio che Vincenzo Ferrara sia di parola, così almeno qualcuno te la farà pagare prima o poi, tu è la tua riconosciuta aggressiva arroganza…

    Post a Reply
  17. @ Georgiadis

    Lei vuole sottolineare il fatto che fenomeni come il ‘ciclo del’acqua’ non siano ben parametrizzati all’interno dei ‘modelli climatici’ che in particolare prevedono un’incremento del ‘ciclo dell’acqua’ per effetto dell’aumento di temperatura dovuto alla CO2, ma leggendo il report, che dovrebbe mostrare la discrepanza tra osservazioni nella misura delle precipitazioni globali e previsioni dei modelli, questo mi pare dica tutt’altro (mi corregga se sbaglio)…

    Innanzitutto si tratta di una rassegna sullo ‘stato dell’arte’ dei metodi (o progetti come GPCP) per registare le variazioni anomalie) delle precipitazioni globali e sugli sviluppi futuri di tali metodi (principalmente satellitari) da utilizzare come segnali (positivi o negativi) per lo studio del cambiamento climatico …

    Mi corregga se sbaglio: cercando di interpretare i grafici ivi riportati si nota come non vi sia un grande accelerazione del ciclo dell’acqua, ma nel summary del 3° capitolo il report conclude dicendo:
    “We conclude that the GPCP data is simply too short to provide a reliable estimate of global
    precipitation trends over land. Trend analyses of the oceans are difficult to interpret,…”
    Insomma, di fatto non asserisce nulla se non la necessità di sviluppare metodi di rilevazione delle precipitazioni sempre più affidabili e la necessità di avere misurazioni più lunghe…

    Inoltre anche se il ‘ciclo dell’acqua’ non fosse ben parametrizzato, si tratterebbe in questo caso di un solo processo (sicuramente ce ne saranno anche degli altri non ben parametrizzati) contro molti altri probabilmente correttamente riprodotti e magari non stravolgerebbe radicalmente la situazione del modello, semmai al massimo ‘modulerebbe’ certe proiezioni, ed è per questo che l’IPCC si esprime sempre con ragionevoli gradi di certezza (o livelli di confidenza) perchè tiene conto delle inevitabili ma spesso non così determinanti incertezze insite nella conoscenza di alcuni processi climatici…
    E qui che stà, a mio avviso, la vera ragionevolezza della posizione ‘serrista’, spesso contestata con malizia…

    Tra l’altro un’accelerazione del ciclo del’acqua comporterebbe secondo i modelli una mitigazione delle temperature superficiali per effetto dell’evaporazione: se questo aumento di precipitazioni pare non esserci stato granchè allora i modelli forse ‘sottostimerebbero’ addirittura il riscaldamento globale…
    Ben diverso sarebbe stato il discorso se ci fosse stata una ‘sottostima’ del ‘ciclo dell’acqua’ da parte dei modelli climatici rispetto ai valori effettivamente registrati/osservati, perchè questo avebbe significato una ‘sottostima’ delle mitigazione delle temperature superficiali per effetto della minor evaporazione e quindi una ‘sovrastima’ della crescita delle temperature globali visto che il ‘ciclo dell’acqua’ sostanzialmente ‘raffredda’ anche per effetto delle nubi…

    Spero di aver colto il senso di quello che voleva sottolineare e soprattutto di aver letto bene il report dopo più di 2 ore di attenta meditazione…

    Post a Reply
  18. @Achab

    “Nel caso dei cambiamenti climatici le conseguenze del “caso peggiore”, il meno probabile, sarebbero disastrose. Essendoci una certa incertezza (qualcuno può escludere in modo categorico che non si verificherà?), il rischio non lo si può correre.”

    Ritaglio non per spirito polemico ma solo per evidenziare a cosa faccio riferimento e senza attribuire partiti a nessuno.

    L’esempio che riportavo (tumore del seno) era il caso peggiore, ma la scelta, condotta in assenza di conoscenza, avrebbe prodotto come conseguenza la morte sicura di moltissime persone.

    Nel caso dei cambiamenti climatici il caso peggiore viene ‘curato’ dal protocollo di Kyoto, ma in alcune proiezioni questo potrebbe risultare peggiore del male ancora una volta per i paesi ad economia piu’ debole.

    Riformulo la domanda: siamo sicuri che la mitigazione dell’AGW curata con Kyoto produca benefici effetti non solo sui paesi dell’area mediterranea (rapporto Stern) ma anche sui paesi emergenti,o abbiamo considerato che su queste economie si potrebbero avere effetti spaventosi? In questo caso quale sarebbe il caso peggiore?

    La rinascita del nucleare non e’ ovviamente una sua colpa o merito: sta nei fatti che e’ tornata alla ribalta in quanto fonte energetica non GHG.

    Se ho frainteso ancora una volta le sue parole mi scuso

    Teo Georgiadis

    Post a Reply
  19. @Teo Georgiadis

    Non riesco a comprendere perche’, anche nel contesto di una discussione come quella che avviene qui, si continua a mettere in bocca ai singoli qualunque cosa venga affermata da qualcuno considerato dalla stessa parte.

    Io non faccio leva su alcuna paura e non ho mai proposto il nucleare. Almeno per cio’ che mi riguarda non mi riconosco nella critica che viene mossa.

    Post a Reply
  20. @ Lorenzo Fiori

    Guarda che contraddire non è aggredire, mentre tu per mesi hai rispoto ai mie post senza nemmeno leggere i link proposti, e questa è una mancanza di rispetto che mi ha stufato per cui da una pezza ho deciso di ignorarti.

    Ti ricordo “povero aggredito” che mi hai scritto:

    “Se la metti così certamente ti lascio fare lo ’scemo’ da solo tanto”

    Che è un insulto, anche se lo metti tra virgolette.
    Ho sperato invano che tu fossi di parola,

    Volevo anche farti notare a proposito di quello che hai scritto:

    “queste appaiono per lo più solo congetture mai pienamente non dimostrate”

    che la doppia negazione è un’affermazione, e anche questo non può essere un errore di diteggiatura.

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  21. Grazie Teo, il documento è illuminante. Lo avranno letto gli illuminati?
    gg

    Post a Reply
  22. @ Fiori ed Achab

    Ovviamente e’ molto complicato chiedere agli scettici di dimostrare il loro scetticismo attraverso un modello visto che e’ particolarmente di questi che sono scettici.
    Sul ‘non agire’ che sarebbe conseguenza diretta dello scetticismo sono anche qui poco convinto: responsabilita’ e sobrita’ non devono essere conseguenza della paura ma di un modo di vivere sano e, forse, anche di un diverso modo di ripensare ai modelli di sviluppo (curiosamente e’ proprio attraverso il paradigma della CO2 che ci viene riproposto il nucleare).

    Se pero’ ripensiamo anche alla vecchia questione del DDT qualcuno ha fatto notare che per salvare la vita a qualche decina di donne della civilta’ occidentale avanzata abbiamo deciso di accoppare qualche centinaio di migliaia di vite di africani (c’e’ chi sostiene 5 milioni). Il DDT doveva sviluppare, secondo le ricerche di quel tempo, tumori al seno: diversi studi recenti sembrano escludere questo pericolo. E’ stato un eccesso di scrupolo peggiore del male? E’ una domanda da porsi.

    Teo Georgiadis

    Post a Reply
  23. Gent.mo Fiori,
    tendo a dissentire abbastanza da quanto Lei asserisce e, mi permetta lo faccio con un po’ di lavori peer reviewed alle spalle. Da sperimentale Le propongo un contro-esperimento.
    Sicuramente avra’ sentito molte volte parlare dell’accelerazione del ciclo dell’acqua. Questa modifica del ciclo e’ contenuta in alcuni dei modelli di ‘previsione’ a grande scala.
    Una critica degli scettici e’ quella che stiamo prendendo decisioni sulla base di fenomeni molto male parametrizzati. Quando espongo questo tipo di critica normalmente mi viene chiesto ‘sulla base di quali lavori sostengo mai questo?’ io poi i lavori li riporto ma difficilmente vedo rispondermi qualcosa.
    Bene, l’esperimento, anzi il contro-esperimento e’ questo: Lei controlla se sulla base delle sue conoscenze ci sono dei modelli di scenario che contemplano accelerazione nel ciclo dell’acqua (1° passo); poi, verifica se questi si discostano di molto da quelli che non lo contemplano (2° passo); poi, mi deve fare la cortesia di leggere questo rapporto che e’ un rapporto WMO su ‘tutti’ i prodotti da satellite dell’ultimo quarto di secolo (3°passo) ed in prticolare le conclusioni:

    Assessment of Global Precipitation Products:
    http://www.isac.cnr.it/~meteosat/paper/AssessmentGlobalPrecipitation-2008.pdf

    Siamo vicini alla fine dell’esperimento la rassicuro, solo un ultimo piccolo sforzo (4°passo): adesso cerca di ricordarsi quante volte ha sentito dire in televisione che ormai e’ accertato che la modifica della velocita’ del ciclo dell’acqua significhera’ ecc. ecc. (e so che non fara’ fatica a ricordarsi in quante innumerevoli trasmissioni lo ha sentito dire).
    Ora puo’ trarre delle conclusioni supportate da un lavoro che contempla l’analisi di tutta la conoscenza sperimentale del settore, lavoro WMO, e scritto sicuramente da persone che non sono classificabili nell’una o nell’altra squadra (breve ricerca in internet per avere conferma 5° passo).
    Penso che ccosi si siano conquistati diversi elementi in grado di dirci quanto affidabile e’ la descrizione attuale di questo fenomeno nella modellistica.
    Attendo con vero interesse una sua risposta che, ne sono sicuro, sara’ piu’ che intellettualmente onesta.
    Cordialmente
    Teo Georgiadis

    Post a Reply
  24. Mi prendo una pausa di riflessione.

    Post a Reply
  25. Gentilissimo Costa,

    La esorto nuovamente a tenere un tono più colloquiale. Climate Monitor esiste ormai da due anni e se siamo riusciti tutti, negli articoli e nei commenti, a tenere sempre un tono da “chiacchierata” tra amici, non vedo perchè Lei non possa riuscire in questo semplice compito.

    Non ci piace bandire, limitare o escludere, e non ci piace per partito preso. Però la libertà di parola è un bene molto delicato da maneggiare, non abusiamone.

    Ringrazio tutti per la collaborazione.
    C. Gravina

    Post a Reply
  26. E’ possibile discutere civilmente o dobbiamo organizzare anche noi un convegno in manicomio?
    gg

    Post a Reply
  27. Gentilissimo Fiori, cosa significa:

    Non è piacevole essere aggrediti sempre, mi stupisco che te lo lascino fare tranquillamente in questa sede, làddove non puoi farlo altrove…o forse no: non c’è nulla di che stupirsi…

    Abbiamo più volte redarguito chi è andato sopra le righe su questo sito. A differenza di un forum, però, non vi è lo strumento del ban. L’unico strumento a disposizione è chiudere spazio dei commenti, misura pesante e che vagliamo sempre con molta attenzione (tra l’altro, ahinoi, abbiamo già dovuto ricorrere a questa misura proprio per un diverbio tra Lei e Costa).

    Le Sue insinuazioni sono altrettanto gravi quanto gli attacchi verbali.

    C. Gravina

    Post a Reply
  28. @ Costa
    Non è piacevole essere aggrediti sempre, mi stupisco che te lo lascino fare tranquillamente in questa sede, làddove non puoi farlo altrove…o forse no: non c’è nulla di che stupirsi…

    Per quanto riguarda gli aggiustamenti dei ‘modelli climatici’ (che tra l’altro prova la sostanziale buone fede di chi se ne occupa nel trovare la soluzione reale e concreta al problema) ti ho già detto che “solo chi non propone soluzioni non sbaglia mai, ma neanche risolve il problema”…tu invece vuoi giocare d’azzardo con soluzioni mai accettate da letteratura peer-review per ergerti sul piano dei vincitori con una mentalità certamente poco matura e sicuramente rissosa-litigiosa. Anche ribattere sempre con pedanti copia-incolla dei miei interventi non è certo cosa di stile…

    Ti ripeto: fate girare il vostro modello per dimostrare che avete ragione visto che è interessante sapere dove andremo a finire con il Clima nei prossimi decenni anche con le sole ‘forzanti naturali’…possibile che tra di voi non vi sia neanche un modellista disposto a farlo?

    Continuare ad affermare le vostre tesi negando solo quelle contrarie, come stai facendo, è sterile contrapposizione e apporta poco o nulla alla causa climatica, che secondo me vuol dire fare anche prognosi future…

    Inoltre ho detto sostanzialmente che per i ‘negazionisti’ il ‘Protocollo di Kyoto’ è un problema di costi/rischio, non ho espressamente detto che sbagliano a pensarla così: è un loro modo di vedere le cose…

    Post a Reply
  29. Carissimi,
    ciò che si deve mitigare è l’impatto sociologico della deriva catastrofica, non il clima, che si mitiga e amplifica per conto proprio. Se poi vogliamo parlare di aree urbanizzate, di inquinamento atmosferico, di riserve idriche, di rifiuti, di ecosistemi marini, accomodatevi pure. Queste pagine sono nate anche e forse soprattutto per questo. Quanto al clima ciò che si deve peseguire è l’adattamento, come gli uomini hanno sempre fatto. E’ inoltre probabile che gli investimenti in termini di salvaguardia ambientale vadano anche nella direzione tanto cara ai nemici della CO2. Ben venga anche questo. Qualcuno di voi sa che ad oggi pretendiamo che sun un ettaro di coltivazioni cada dieci volte tanto l’acqua che dovrebbe cadere? E’ colpa del clima se quell’acqua non basta? Perchè non investire nella ricerca di tecniche di irrigazione più efficienti o coltivazioni meno assetate? Orrore! Ho quasi parlato di OGM, vi prego non raccontatelo a quelli di climalteanti.
    gg

    Post a Reply
  30. @ Lorenzo Fiori

    Sull’articolo di scienze espresso ( De Benedetti Sorgenia)cito:

    “Alcuni dei risultati più sorprendenti riguardano i cittadini degli Stati Uniti: gli americani risultano fra i più disinformati nell’ambito delle nazioni sviluppate. Solo i giapponesi e i francesi sono allo stesso livello. Per esempio, un sondaggio del 2001 ha rivelato che solo il 15 per cento dei cittadini statunitensi era in grado di identificare correttamente i combustibili fossili come la causa principale del riscaldamento globale.”

    Infatti non c’è nessuna prova che siano i combustibili fossili!

    “Probabilmente ’scettici’ e ‘negazionisti’ sono disposti a correre il rischio della ‘catastrofe’, sia pur minimo, a fronte di spese ingenti per evitarla…è una specie di valutazione costi-benefici-rischio”

    Secondo me non sai nemmeno di cosa stai parlando: ma lo sai che il protocollo di Kyoto se applicato abbasserebbe le tempeature di qualche centesimo di grado entro il 2100? Lo sai o no?
    E questo sarebbe il beneficio per eveitare la catastrofe climatica?

    Post a Reply
  31. @ Lorenzo Fiori

    “A me pare che questi ‘negazionisti’ non siano in grado di fornire soluzioni adeguate alle varie questioni climatiche ma siano solo in grado di criticare e nulla più:
    nessuno di questi, per dare validità alle loro teorie, propone ’simulazioni climatiche’ ovvero ‘prognosi future’ sulla scorta delle tanto decantate ‘forzanti naturali’ in primis quella solare seguita da quella dei cicli oceanici”

    Sbagliato: ci sono stime del cliam di sensibilità ad es Chilek dove al raddoppio della CO2 si stima un aumento delle temperature della metà rispetto all’IPCC

    “Eppure niente…e questo, si sà, perchè le ‘forzanti naturali’ non sono affatto ben modellizzate, come nel caso del Sole, perchè probabilmente non sufficientemente comprese o inesistenti e quindi allo stadio delle attuali conoscenze climatiche queste appaiono per lo più solo congetture mai pienamente non dimostrate”

    Direi che sono esattamente le forzanti antropiche che non sono dimostrate tanto che per quadrare i conti hanno raddoppiato i raffreddanti

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  32. Probabilmente ‘scettici’ e ‘negazionisti’ sono disposti a correre il rischio della ‘catastrofe’, sia pur minimo, a fronte di spese ingenti per evitarla…è una specie di valutazione costi-benefici-rischio…ma non è quello il comportamento peggiore che mostrano bensì il tentativo costante di ‘screditare’ la semplice ragionevolezza di alcuni studi scientifici…

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  33. @Lorenzo Fiori

    Ti ringrazio per la saggezza e la ragionevolezza che mi attribuisci. Ma non e’ mia, e’ quanto ho imparato dagli antichi che dicevano che prevenire e’ meglio che curare. Se c’è la ragionevole possibilità, non la certezza, che qualcosa di negativo accada, meglio salvaguardarsi; è un principio di precauzione.

    Non e’ nemmeno necessario che sia la cosa più probabile, quello che conta è l’entità delle conseguenze. Nel caso dei cambiamenti climatici le conseguenze del “caso peggiore”, il meno probabile, sarebbero disastrose. Essendoci una certa incertezza (qualcuno può escludere in modo categorico che non si verificherà?), il rischio non lo si può correre.

    E’ strano notare come quelli che sono comportamenti normali a livello individuale, diventano inconcepibili a livello sociale. Tutti noi quotidianamente usiamo strategie di salvaguardia di noi stessi e dei nostri beni anche a caro prezzo. Ma al momento di condividere con gli altri lo sforzo per proteggere la casa comune, ecco che ci tiriamo indietro e aspettiamo che sia qualcun’altro a fare il primo passo.

    Mi dispiace per il Prof. Zichichi, ma per me è questa la Hiroshima sociale da temere.

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  34. Achab parla in maniera saggia e ragionevole: chissà se qualcuno su questo lido umilmente almeno gli darà ragione, ne dubito…sicuramente chi vorrà tirare acqua al suo mulino negherà anche la necessità di uno ‘sviluppo sostenibile’ perchè va contro la sua politica e mentalità tipicamente reazionaria…

    Non mi risulta poi che i ‘serristi’ siano negazionisti o complottisti come vuole Matteo….

    Comunque qui alcune stranezze sulla ‘disinformazione climatica’:

    http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/La_disinformazione_sui_temi_ambientali/1287199

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  35. A me sembra che, a seguire la gran parte dei climatologi dovremmo discutere su “quali azioni intraprendere?”. Se invece seguissimo gli scettici dovremmo discutere su “dobbiamo intervenire o aspettare di saperne di piu’?”.

    Personalmente credo che anche nel secondo caso si debba intervenire. Anzi, tendo ad essere daccordo con Pielke, bisogna intervenie a tutto campo e rivedere il nostro modello di sviluppo cosi’ chiaramente insostenibile. E prima iniziamo meno ci costera’.

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  36. di solito quelli di “nessun aereo e’ caduto sul pentagono”sono serristi militanti!…che confusione

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  37. A me pare che questi ‘negazionisti’ non siano in grado di fornire soluzioni adeguate alle varie questioni climatiche ma siano solo in grado di criticare e nulla più:
    nessuno di questi, per dare validità alle loro teorie, propone ‘simulazioni climatiche’ ovvero ‘prognosi future’ sulla scorta delle tanto decantate ‘forzanti naturali’ in primis quella solare seguita da quella dei cicli oceanici….
    Infatti ci interesserebbe moltissimo sapere se nel prossimo fututo ‘arrostiremo’ come nell’Optimum Medioevale o moriremo ‘assiderati’ in una nuova PEG: in fondo un valore economico le previsione climatiche ce l’hanno eccome, così come ce l’hanno quelle meteorologiche…
    Eppure niente…e questo, si sà, perchè le ‘forzanti naturali’ non sono affatto ben modellizzate, come nel caso del Sole, perchè probabilmente non sufficientemente comprese o inesistenti e quindi allo stadio delle attuali conoscenze climatiche queste appaiono per lo più solo congetture mai pienamente non dimostrate…

    La posizione ‘negazionista’ di fatto è molto vicina alla ‘teoria del complotto’: mi ricorda molto il titolo di un libro uscito subito dopo l’11 Settembre e scritto da un ‘paranoico’: “Nessun aereo è caduto sul Pentagono”…

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  38. Concordo pienamente su quanto scritto riguardo a Pielke, e lo dice un name-dropper di Roger come me.
    Pielke pero’ viene soprattutto citato da quella componente scettica che non individua nella CO2 l’unica espressione di un eventuale impatto dell’uomo sul sistema climatico, che e’ altra cosa rispetto ai ‘negazionisti puri’.
    Direi che una buona idea del Pielke pensiero la si possa formare mediante la lettura di un libro molto poco citato nei blog nazionali che mi permetto qui di ricordare:
    W.R.Cotton and R.A.Pielke Sr. “Human impacts on weather and climate” second edition 2007 Cambridge.
    Gia’ dal titolo appare evidente che Cotton&Pialke non escludano affatto un impatto antropico.
    Il libro, per chi non ha problemi di inglese, e’ sicuramente abbordabile anche da parte di non specialisti perche’ la matematica e’ limitata a poche equazioni relative ai bilanci energetici superficiali.

    Teo

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  39. @ Achab
    Infatti non lo è. Personalmente rifuggirei da qualunque gruppo dovesse individuare questo o quel personaggio come paladino. Meglio ragionare con la propria testa. Se qualcuno in più lo avesse fatto o lo facesse ora, non staremmo qui a parlarne.
    gg

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  40. @ Francesco
    Mi trovi concorde, ma l’atteggiamento cautelativo deve venire attraverso iniziative che tutelino seriamente l’ambiente e non sequestrando la CO2 per stoccarla chissà dove. L’aria è l’ultima cosa che può essere monetizzata e certi piani di mitigazione fanno esattamente questo.
    gg

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  41. Sono daccordo con Francesco Bracci quando dice “sarebbe più produttivo un confronto in ambito puramente scientifico”. Questo gia’ accade e basterebbe scorrere i titoli delle relazioni presentate ai congressi per notare che sono presenti anche i cosiddetti, con termine che a me sembra orribile, “negazionisti”; solo chi si occupa di politica o chi pensa solo a scrivere un qualunque sproloquio su internet non lo nota.

    A tal proposito, uno degli scienziati che ho notato essere molto citato da chi non concorda sull’AGW, Robert Pielke, a me sembra strumentalizzato. Cioe’, viene tirato per la giacca estrapolando affermazioni da discorsi ben piu’ complessi e pregnanti.

    Questo e’ cio’ che ha scritto nell’introduzione in una testimonianza davanti al Congresso degli Stati Uniti (http://www.climatesci.org/publications/pdf/Testimony-written.pdf);

    “The human addition of CO2 into the atmosphere is a first-order climate forcing. We need an effective policy to limit the atmospheric concentration of this gas. However, humans are significantly altering the climate system in a diverse range of ways in addition to CO2. The information that I am presenting will assist in properly placing CO2 policies into the broader
    context of climate policy.”

    L’uomo, secondo Pielke, altera in modo significativo il clima in vari modi oltre che con la CO2. Quindi, va bene la CO2, ma bisogna guardare ad un piu’ ampio spettro di azioni. Non ho le approfondite competenze necessarie per condividere o criticare Pielke, ma sinceramente non lo vedo come un paladino dei “negazionisti”.

    Quindi lasciare questa complessa materia nell’alveo del dibattitto scientifico mi sembra, prima ancora che opportuno, necessario. Sulle decisioni politiche c’e’ invece ampio spazio per il dibattito.

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  42. @ Francesco de Maria

    un libro interessante che riprende proprio i concetti espressi sulle priorita’ ambientali e’ quel “how to spend $50 billion to make the world a better place” (edito da Lomborg, Cambridge). In questo libro sono riassunti i prncipi dell’ormai famoso Copenhagen Consensus (in internet si trova praticamente tutto basta digitare appunto queste parole).

    Il problema sottolineato, cioe’ che a dibattere aspramente su queste tematiche poi il cittadino comune resti disorientato e quindi tenda a perdere interesse, e’ un problema antico ed attualissimo al tempo stesso.
    C’e’ una vera e propria scuola di pensiero che suggerisce la creazione di scary scenarios, elencando il meno possibile i dubbi, proprio per catturare l’attenzione sui temi climatici.

    Io non credo pero’ che questo modo di presentare il mondo debba essere un modo proposto dalla scienza. Lo scienziato deve onestamente dire quello che sa e quello che non sa: nel momento in cui presenta una teleonomia, una voglia di prefigurare un indirizzo un risultato oltre la soglia delle proprie conoscenze, allora diventa un politico e cade il presupposto della propria onesta’. Infatti, un politico ha il dovere di prefigurare un mondo futuro ed il comune cittadino lo sa, e si sa anche regolare nei rispetti del politico. Uno scienziato che non aderisce alla ricerca della verita’, ma sulla base di conoscenze incomplete prefigura un mondo, tradisce l’aspettativa del comune cittadino che si aspetta strumenti reali dalla scienza, oppure se ipotesi dichiarate espressamente come tali.

    Questa teleonomia della scienza, che ricade nella consensus science, e’ poi quella cosa che ci fa mancare di capire le corrette priorita’ di intervento. E visto che la coperta e’ corta sarebbe il caso di intervenire su cose ben selezionate (combattere l’innalzamento del mare 30 cm o combattere la subsidenza 150 cm ? – e ho preso i piu’ “scary” ovviamente).

    Haskins qualche tempo fa scrisse sulla Theory of fallacy: nella scienza non bisogna escludere delle ipotesi che possono poi risultare essenziali per la comprensione dei fenomeni.

    Dire che una cosa e’ vera o e’ falsa e’ impresa normalmente ardua, dirlo in campo climatico lo trovo estremamente complicato, anzi fuorviante tranne in un caso: quando vogliamo dare un indirizzo ideologico…ma non e’ piu’ scienza.

    Teo

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  43. Seguo il blog del col. Guido Guidi da quando ho iniziato a fare una ricerca per l’università a proposito del ruolo della CO2 sull’effetto Serra (le avevo mandato un mail ma purtroppo non ho avuto alcuna risposta) e l’ho trovato molto interessante e ricco di spunti di riflessione. A proposito della Conferenza che si è svolta penso che sia stato un’evento interessante e su cui riflettere, forse però sarebbe più produttivo un confronto in ambito puramente scientifico in cui poter presentare e discutere le diverse opinioni riguardo ai cambiamenti climatici.
    Riguardo ai provvedimenti da prendere non sono certo scelte facili. Credo però che, data la possibile attuale inaffidabilità dei modelli climatici e la mancanza di conoscenze riguardo a tutti i complicati meccanismi che caratterizzano il sistema climatico, ridurre le emissioni possa essere un atteggiamento cautelativo, specialmente considerando che negli ultimi 600000 anni sembrerebbe che le attuali concentrazioni di CO2 non siano mai state raggiunte e che il clima è un sistema complesso e non lineare.

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  44. @ Lucas
    Il punto, o dovrei dire uno dei punti, è che la teoria dell’AGW è tutta basata sulle proiezioni, che sono sì il meglio che abbiamo per indagare il futuro, ma di fatto sono ancora inaffidabili. Per assurdo quel che manca è proprio l’esatta conoscenza delle dinamiche del sistema nella loro complessità. Proprio quelle dinamiche che possono essere comprese soltanto attraverso l’analisi di ciò che è già accaduto o che accade. La priorità è quindi il metodo sperimentale ed osservativo, perchè si giunga (non so quando) a poter applicare questa conoscenza alle simulazioni. A quel punto le teorie si valideranno da sè, ma nel frattempo occorre che qualcuno faccia un bel bagno di umiltà e ammetta di non essere in possesso della pietra filosofale.
    gg

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  45. @ Lorenzo
    Condivido. Peccato però che quella parte poco informata muova montagne di denaro.
    gg

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  46. @ Francesco
    Si chiama North Pacific Gyre. Sulla rete c’è una letteratura vastissima. A questo link trovi un video su you tube con immagini davvero poco edificanti (http://www.youtube.com/watch?v=tnUjTHB1lvM&hl=it).
    La tua riflessione è corretta per due ragioni. La montagna di soldi spesi per mitigare un clima non mitigabile nè antropicamente modificabile potrebbero e dovrebbero essere spesi meglio, ad esempio per iniziative che affrontino questi problemi. Che l’attenzione possa calare lo vedo improbabile, perchè, al di là dei proclami, è difficile che qualcosa vada più giù di zero, quale è ora l’impegno reale per risolverli.
    gg

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  47. @ Costa
    Ho in preparazione un post che raccolga tutte le relazioni. Spero di poterlo pubblicare nel week-end.
    gg

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  48. @ Lorenzo Fiori

    “Io ho l’impressione però che in generale il ‘catastrofismo climatico’ stia più nella testa di chi non ha una buona cultura climatica che non nella realtà oggettiva dei fatti, e questo praticamente in tutta la gente comune che non si occupa direttamente di clima e che non è in grado di toccare con mano le dimostrazioni scientifiche alla base della teoria nè tantomeno di discernere eventuali false e distorte informazioni scientifiche da parte dei media e di ricercatori improvvisati e truffaldini…”

    Sbagliato:

    http://www.warwickhughes.com/blog/

    qua ce n’è una lista infinita di presunti errori curata da Hoyt noto climatologo.

    http://www.warwickhughes.com/hoyt/scorecard.htm

    Qua c’è un confronto imbarazzante ( a parte qualche eccezione) tra le proiezioni dei vecchi rapporti IPCC e la realtà

    http://www.climateaudit.org/phpBB3/v….php?f=3&t=176

    Qua invece una lista di presunti errori ed esagerazioni del 4°rapporto IPCC

    “Le stime dei ‘tempi di residenza’ delle sostanze chimiche in atmosfera non le fanno i ‘climatologi’ bensì i ‘chimici ambientali’ e/o dell’atmosfera, magari su commissione dell’IPCC, mentre i climatologi si limitano a sfruttare questi dati nelle simulazioni varie…quindi adesso sai con chi prendertela…”

    Sbagliato Hansen, Archer, Solomon sono climatologi

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  49. Leggo da tempo gli interessanti articoli di questo sito ed in particolare quelli del col. Guido Guidi. Mi sono sempre domandato una cosa al riguardo del GW . Fermo restando che ancora non se ne sappia la reale validità di questa teoria tutto ciò ,a me pare, sposta l’attenzione da quello che è più che una certezza e cioè l’inquinamento atmosferico e delle acque per il quale si devono prendere i veri provvedimenti immediati altro che stare li a ripetersi se è nato prima l’uovo o la gallina. Propio oggi un ingegnere dell’ENEA mi ha segnalato che nel pacifico esistono almeno due zone dove l’oceano si invortica per un gioco delle correnti che non so ben spiegare e che raccoglie tutti gli scarichi liquidi e solidi fino ad una profomndità di 30 metri . A questo materiale inorganico ,in maggior parte plastiche ovviamente, si attaccano gli organismi alla base della catena alimentare marina che si cibano di questo materiale e poi attraverso gamberetti e quant’altro si trasferisce agli altri esseri viventi .Ora l’attenzione mi domando perchè non è indirizzata a questi come a tantissimi altri fenomeni inquinanti che necessitano di più urgente soluzione se non vogliamo un pianeta e noi compresi essere intossicati molto npiù di quello che gia non siamo . La mia paura è che screditare la teoria del GW porti ad un abbassamento dell’attenzione sul problema vero della terra gli agenti inquinanti.

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  50. Mi chiedo come mai non si riesca a trovare un punto d’incontro su un argomento scientifico…è vero, diverse persone possono trarre conclusioni differenti, ma prima o poi devono pur confrontarle e trovarne una soluzione comune.
    In fondo la scienza dice chiaramente che poter validare una teoria è impossibile, tutt’al più la si può invalidare; allora perchè, a chi sostiene che la colpa del GW sia solo antropica non si chiede chiaramente di smentire il contrario????
    E qualora non ci riuscissero, mi chiedo, sarebbe altrettanto difficile far accettare a tutti l’incapacità attuale di dare una risposta certa a riguardo?

    Lucas

    Post a Reply
  51. Io ho l’impressione però che in generale il ‘catastrofismo climatico’ stia più nella testa di chi non ha una buona cultura climatica che non nella realtà oggettiva dei fatti, e questo praticamente in tutta la gente comune che non si occupa direttamente di clima e che non è in grado di toccare con mano le dimostrazioni scientifiche alla base della teoria nè tantomeno di discernere eventuali false e distorte informazioni scientifiche da parte dei media e di ricercatori improvvisati e truffaldini…

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  52. C’è un link dove sia possibile leggere gli atti?
    Grazie.

    Post a Reply
  53. Grande Zichichi!
    Ogni tanto occorre fare un po di chiarezza (ma quanta pazienza…) anche per aprire ogni discussione.
    Beh … daltronde ha espresso concetti elementare
    che vengono prima … del solito “dialogo fra sordi”
    sia che si parli di clima che di qualsiasi altro argomento dove le implicazioni sono varie .
    Per esprimere opinioni pertinenti, occorre anche mantenere la credibilità dei vari concetti attraverso un filo logico di comprensione che non si limiti a dei grafici o formule messe in fila solo per far quadrare i conti partendo da un presunto o voluto risultato.
    A buon intenditor …
    Saluti, Giancarlo(tivan)

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  54. condivido i pensieri dell’articolo, purtroppo i grandi interessi economici che ruotano attorno a questa vicenda non permettono un confronto sereno e soprattutto un confronto scientifico non inquinato. Seguo con grande passione il vostro sito e apprezzo la grande professionalità e il grande equilibrio degli interventi del ten. col. Guidi. Purtroppo per lui come per moltissimi altri studiosi del clima questo è un periodo in cui la verità deve essere accuratamente occultata. Non bisogna mollare, probabilmente la nostra estinzione avverrà per la caduta di un meteorite prima che “l’effetto serra e il conseguente riscaldamento ci abbia soffocato tutti”.
    cordialmente
    Flavio

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