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La crisi nordafricana e il riscaldamento globale

Sono tornato da poco da una vacanza in Egitto, appena in tempo direi, perché il giorno dopo il mio rientro e cioè il venerdì di preghiera 21/01/2011 sono iniziati i disordini al Cairo. Sulla cause della crisi in Nord-Africa ho letto di tutto, mi ha colpito in particolare un’analisi di Steph dove troverete i link ai riferimenti. Steph sottolinea alcuni fattori, non certo gli unici, direttamente o indirettamente scatenanti la crisi. Tra questi vorrei commentare quelli legati al rincaro del grano e quindi al clima perchè la siccità in Russia (2010) e in Australia (2009-2010) ha determinato un rialzo (e anche una speculazione aggiungo io) sul prezzo del grano e quindi delle farine da panificazione.

Cito una sintesi :

Quel che sta succedendo in questo inizio 2011 in Nordafrica e forse in Medio Oriente è prima di tutto una conseguenza del domino rally al lavoro favorito da un mix esplosivo: forte popolazione urbana e in crescita in un contesto in via di […] Assenza di democrazia e anelito a più libertà e giustizia + popolazione piuttosto giovane con poche opportunità economiche + esplosione delle connessioni e degli allacciamenti a reti telematiche e degli abbonamenti ai cellulari. Questi i sogni […] Algeria, Tunisia, Egitto e poi possibili “prove d’allenamento” in Yemen, Siria, Giordania […], mentre in Cina viene oscurata la voce “Egitto” dal web…
Perché proprio adesso e lì?
C’è una possibile causa scatenante o esacerbante?La risposta sta nel pane. Come spesso succede, è proprio l’alimento alla base dei bisogni primari a far da detonatore a rivolte sociali.
Perché il pane?
Il prezzo del pane (e quindi, per molti, la possibilità di acquistare un alimento alla base della piramide) è sovvenzionato ampiamente dal governo e dipende fortemente dal prezzo di una delle principali commodity mondiale, il grano: questo, a sua volta, dipende da domanda nazionale e offerta internazionale. L’Egitto non è uno dei principali esportatori di grano, ma è il secondo maggior importatore su scala globale (rank qui). Importa il 40% del suo cibo consumato e il 60% del grano. Già questo ci fa intuire come sia fortemente dipendente da questo bene, fortemente perché ne importa moltissimo e perché gli egiziani sono tanti e con un livello economico in crescita: è pur vero che più cresci, meno salario relativo usi per comprarti il pane,… Il prezzo delle principali commodities lo potete vedere qui: quello del grano è aumentato del 50-70% dalla scorsa estate (il grafico qui mostra un 56% in più fra luglio 2010 e dicembre 2010). Fu già alto nel 2008 (e ci furono scontri anche allora), ma adesso ha fatto da vero e proprio detonatore. Classica goccia.

Molti esperti hanno parlato dell’aumento del prezzo del grano come fattore scatenante le rivolte nordafricane. In realtà come sottolineato all’inizio dell’articolo in questi paesi c’è stata una esplosione demografica incontrollata ed irresponsabile. Secondo i dati Onu del “World Population Prospects”, dai circa 75 milioni di abitanti del 1975, la popolazione di Algeria, Egitto, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia è passata ad oltre 158 (il professor Giuseppe Gesano dell’Istituto di Ricerche Demografiche e Politico-sociali del Cnr, stima che nel 2030 questa cifra lieviterà a 210 milioni).

In Egitto in particolare nasce un bambino ogni 30 sec. Nel 1985 la popolazione si fermava a 40 milioni: oggi è il doppio, un flusso inarrestabile, che potrebbe portare la popolazione in poco tempo a 160 milioni di persone, ma la terra, e il lavoro non sono raddoppiati. Il risultato è che ci sono masse di milioni di giovani disoccupati, e che il 70% della popolazione vive nell’indigenza e nell’arretratezza. Sono rimasto veramente colpito da queste moltitudini di ragazzi seduti sui marciapiedi a far niente, a fumare o a mangiare canna da zucchero. In Egitto ho visto molta povertà: nelle zone rurali le case sono fatte di mattoni di fango crudi, le case dei nubiani hanno la sabbia come pavimento e le frasche come tetto. L’agricoltura non è meccanizzata ci sono pochissimi trattori e sono piccoli e poi centinaia di carretti di asinelli o buoi da traino, irrigano a scorrimento ( che è un sistema inadeguato al clima) zappano e potano a mano. Ho conosciuto Jamal che ha 14 fratelli e mi ha confidato che sono poveri (anche in Italia con 14 figli si diventa poveri). Il presidente  Mubarak ha tentato di arginare il fenomeno con una legge che toglieva l’assistenza ai figli dopo il terzo figlio, (in Cina tassano la famiglia dopo il primo figlio ed è stata una legge molto efficace nell’evitare la crescita demografica) tentativo molto osteggiato proprio dai fratelli musulmani.

Continuo a citare l’analisi di Steph:

Perché questo aumento? Diverse le cause, molte commodities hanno subito una recente impennata, ma quelle agroalimentari sono soggette anche e soprattutto ai capricci meteorologici. E qui arriviamo alla goccia mancante o debordante.
Fra i principali giganti esportatori di grano, ci sono Russia e Australia: l’una martoriata la scorsa estate dalla ballardiana (Per chi non lo sapesse per ballardiana Steph intende una situazione simile ai romanzi del noto scrittore di fantascienza J Ballard) e terribile “terra bruciata”, l’altra dai ballardiani e recenti “deserti d’acqua” (ma non che gli USA se la stiano poi passando benissimo in tal senso, fa maltempo e destinazione per biofuels…).
Lo scorso agosto già si subodoravano le conseguenze, sulla produzione e quindi anche sul prezzo del grano, della rovente e siccitosa stagione della Russia occidentale. E infatti…Recentemente sono stati evidenziati gli effetti, sempre sulla produzione e sul prezzo del grano (ma anche dell’energia), delle inondazioni del Queensland in Australia

Mi fa molto piacere che Steph oltre ai problemi metereologici in Russia e in Australia, sulle cause del rincaro del grano, abbia citato anche la produzione di biofuel in USA. In realtà il problema della competizione alimentare va esteso a tutte le colture dedicate alla produzione di bioenergia ed anche di bioplastica, in tutto il mondo anche in Italia. Non perché si utilizzi il grano per produrre bioenergia ma perché si utilizzano terreni agricoli per produrre colture energetiche anziché grano o riso, o mais o foraggio ecc. Quindi anche tutti i coltivi lombardi dedicati a pioppelle per il cippato, orzosilos e silomais granella di mais e sorgo per produrre biogas, olio esausto per biocarburante e addirittura mais per fare i pellets da stufa sono sottratti alla produzione alimentare compresa quella zootecnica e quindi creano un buco di produzione che viene colmato con la coltivazione di nuove terre ottenute con la deforestazione. Lo stesso dicasi per l’esplosione della zootecnia nei paesi in via di sviluppo che determina una maggior richiesta di cereali e quindi di terreni agricoli per la produzione di mangimi.

nilo bis
Nel sud dell’Egitto vicino ad Abu Simbel ho visitato il megaprogetto idrico “Toshka” per lo “sdoppiamento” del Nilo, un canale irriguo che si vede nell’immagine e che dovrebbe scendere parallelamente al Nilo dal lago Nasser fino ad Alessandria per 1200 km nel deserto, tenendo una distanza media di 60-80 Km dal Nilo.

Nessuno sa dire con esattezza a quando risalga l’idea di un progetto così impegnativo. C’è chi afferma che essa venne addirittura negli anni Trenta a un gruppo di esploratori italiani capeggiati dal conte Raffo e da Paolo Caccia Dominioni che avevano rinvenuto un antico ramo del Nilo, ormai prosciugato, che scorreva nella depressione di Toshka, ad ovest di Abu Simbel. Qualche anno fa alcuni archeologi che eseguivano scavi nelle oasi di Kharga e Dakhla hanno scoperto due immense reti di canalizzazione sotterranea risalenti al 600 ac.

Il progetto dovrebbe assorbire parte della massa di disoccupati egizi e aumentare la produzione agricola, ma per ora si è costruita una tratta di solo 80 Km, e ci sono problemi di fertilità, di tecniche di irrigazione e di colonizzazione. Sono infatti pochi i giovani della megalopoli del Cairo ad andare a vivere nel deserto lontano mille km. Per migliorare la fertilità spandono sul terreno desertico il limo (seccato) drenato dalla diga di Assuan. Un altro progetto idrico molto ambizioso è la realizzazione del discusso “Great Man Made River Project”, la gigantesca rete di condutture voluta da Gheddafi per pompare acqua fossile dalle profonde falde del Fezzan nel deserto libico fino alla costa in Tripolitania.

Ma torniamo alla crisi del grano e all’analisi di Steph

“A scanso di equivoci: non voglio arrivare ad asserire che la causa di quel che succede in Nordafrica sia da attribuire al GW (via le connessioni causali elencate sopra). Sarebbe mero determinismo e riduzionismo. Al contrario: penso che il GW possa aver esacerbato le condizioni al contorno che, indirettamente, hanno portato a quel che c’è.
Riassumendo:
insicurezza alimentare – in questo contesto – significa insicurezza politica: in Tunisia la rivolta è stata proprio per il pane, in Egitto probabilmente si stanno sommando sia l’aumento del prezzo del pane (per i motivi spiegati sopra) che una sorta di “effetto dimostrativo” di ispirazione e imitazione favorito dal domino rally della tecnologia, in un contesto come quello segnalato ad inizio post.

Certo che siccità e alluvioni abbassano le rese di produzione, ma sono eventi meteorologici, che si alternano, ad es il 2009 è stato un anno di produzione agricola eccezionale. Può darsi invece che con il riscaldamento globale (a prescindere dalle cause) i fenomeni dannosi all’agricoltura possano in futuro aumentare e pesare sulle popolazioni ai margini del collasso per povertà ed esplosione demografica, come quelle del nord Africa. Ma se analizziamo i trend di lungo periodo questo ancora non è successo. Le produzioni agricole sono aumentate negli ultimi 30 anni, sia in totale sia all’ettaro, come le temperature.

Le cause di questi aumenti produttivi però sono molto difficili da distinguere sono vincolate all’aumento della meccanizzazione, ai sistemi irrigui sempre più razionali, al mercato e anche al clima. Non tutti concordano sul fatto che un aumento del CO2 e delle temperature determini un calo delle produzioni agricole. Qui i fratelli Idso analizzano 10 peer review dove si dimostra sperimentalmente che su grano, piselli, erba medica, ananas ecc l’aumento del CO2 avrà un beneficio nell’agricoltura. Ci sono infatti, anche delle previsioni positive sul cambiamento climatico globale, soprattutto se l’uomo praticherà gradualmente degli adattamenti ai cambiamenti. Uno di questi scenari prevede un notevole aumento di piovosità e di copertura vegetale, e di conseguenza con un miglioramento generale delle condizioni di vita delle persone.

Secondo R. Adams il sistema globale di produzione agricola durante il cambiamento climatico a lungo termine appare in grado di continuare le attuali produzioni elevate senza nessuna minaccia globale alla sicurezza alimentare, anche se potrebbero esserci dei disturbi regionali. Certamente il riscaldamento globale può dare problemi nelle produzioni agricole in alcune aree, ma lo studio del clima del passato ci insegna che nei periodi caldi si ha la massima esplosione della vita vegetale e animale e all’interno delle fasi calde interglaciali il limite massimo delle foreste settentrionali può alzarsi anche di 300 km.

In conclusione penso che se gli egiziani fossero ancora 40 milioni come 25 anni fa, avrebbero meno problemi legati alla povertà, resterebbero certamente i problemi legati alla libertà e gli errori di un sistema corrotto. Quindi la vera causa della crisi egizia, così come negli altri paesi nordafricani, va ricercata nell’esplosione demografica non nei cambiamenti climatici, le crisi del pane sono solo la goccia che fa travasare un vaso pieno di povertà.

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Published inAmbienteAttualitàEconomiaNews

18 Comments

  1. Claudio Costa

    Visto che il tema dell’incremento demografico sembra quello che aapssiona di più aggiungo il dato della Cina qui

    http://www.google.com/publicdata?ds=wb-wdi&met=sp_pop_totl&idim=country:CHN&dl=it&hl=it&q=cina+popolazione

    per stimolare la discussione (penso che il confronto sia sempre utile)
    In cina nel 1980 erano 980 milioni ora sono 1330 milioni (più i clandestini) Questo malgrado in Cina ci siano leggi severissime sulla crescita demografica, dopo il primo figlio a coppia farne un secondo significa ad andare incontro a tasse schiaccianti e a forti limitazioni di carriera. Malgrado tutto sono lo stesso cresciuti, e non poco.

    Un altro gigante come l’India qua

    http://www.google.com/publicdata?ds=wb-wdi&met=sp_pop_totl&idim=country:IND&dl=it&hl=it&q=india+popolazione

    ha visto la proria popolazione crescere ancora di più ( e crescerà ancora di più perchè non vi sono limitazioni alcune) nel 1980 erano 687 milioni ora sono 1155 milioni in 30 anni sono quasi raddoppiati.
    Far finta che la crescita demografica che riguarda anche l’europa come già detto ( germania spagna francia regno uito ecc ecc che invece dovrebbero essere stabili secondo le varie teorie demografiche) non sia un problema enorme, da affrontare seriamente,(senza allarmismo e fanatismo ma semplicemente con il realismo) perchè la crescita demografica non può continuare all’infinito, vuol dire metter la testa sotto la sabbia.

    • L’incremento demografico e’ un sintomo, vuoi dell’aumento della disponibilita’ di cibo, vuoi dell’aumento della vita media, vuoi della diminuzione delle morti per parto o nei primi anni di vita, vuoi di spinte culturali molto comprensibili anche se un po’ antiquate. In quanto sintomo, cercare di curarlo non portera’ a molto, come non si cura una polmonite con un calmante per la tosse. E comunque va dimostrato che l’aumento demografico sia paragonabile a una polmonite…ci fosse stato il controllo delle nascite all’epoca come adesso, Beethoven sarebbe rimasto un oscuro cognome tedesco.

  2. Claudio Costa

    Sottolieneo alcuni aspetti del post perchè mi sembra che non siano chiari
    Che ad ogni crisi meteo ci siano picchi di aumenti nel prezzo del grano è storia economica
    che ogni picco scateni una rivolta di piazza nei paesi poveri, tra cui quelli del nord africa è pure storico
    Che sui prezzi del grano abbiano schifosamente influito le speculazioni di borsa è altrettanto vero ( vedi post di Gravina sul prezzo del grano)
    E’ pure vero che la domanda (di terra agricola più che di grano) è aumentata per via dei biofuel (una vergogna annunciata vedi post di Gravina) ma anche per la crescita demografica, e per la crescita zootecnica.
    Quindi per la crisi in nord africa ho analizzato solo uno dei molteplici fattori che hanno scatenato le rivolte. Ripeto solo uno, le altre cause non le ho prese in considerazione, come del resto Steph
    e cioè il rapporto povertà cibo e clima.
    L’ipotesi che mi aveva colpito è che con l’aumento delle temperature aumentassero anche le crisi dei prezzi, e questo non è vero negli ultimi 30 anni.
    Qualcuno (oca sapiens) insiste nel dire che il caldo porta ad un numero maggiore di eventi estremi che potrebbero portare a crisi del pane, in effetti questo è quello che dicono i modelli, ma finora non è accaduto, la produzione è in continuo aumento.
    L’impressione invece che ho avuto io (anche dopo la visita in Egitto) è che l’esplosione demografica abbia esacerbato le condizioni di povertà e creato masse enormi di giovani disoccupati con El Cairo che è di per sè una bomba sociale innescata.
    Queste problematiche non saranno risolte facilmente nemmeno da chi verrà dopo Mubarak, tanto che già gli egiziani hanno tentato di porre rimedi, perchè sanno che se l’esplosione continuerà come adesso tra 30 anni in Egitto saranno 160 milioni di persone e non sapranno proprio dove metterli.
    Non vedo che problemi ci siano ad affermare che 4-5 figli a coppia portano a maggiore povertà rispetto ad averne 1-2

  3. Claudio Costa

    A chi è interessato sono stato criticato per questo post sul blog Oca sapiens di Sylvie Coyaud

    Sul determinismo citato dal Gravina e dallo Steph, sono d’accordo anch’io infatti nel post scrivo: “Steph sottolinea alcuni fattori, non certo gli unici, direttamente o indirettamente scatenanti la crisi. Tra questi vorrei commentare quelli legati al rincaro del grano e quindi al clima perchè la siccità in Russia (2010) e in Australia (2009-2010) ha determinato un rialzo (e anche una speculazione aggiungo io) sul prezzo del grano e quindi delle farine da panificazione.”

    quindi ho analizzato solo uno dei vari fattori in causa

    Qua

    http://www.google.com/publicdata?ds=wb-wdi&met=sp_pop_totl&idim=country:EGY&dl=it&hl=it&q=egitto+popolazione

    l’esplosione demografica in Egitto , ma ci sono tutti gli stati del mondo e sono analisi della banca mondiale, negli ultimi 50 anni c’è stato un incremento demografico in tutti paesi del mondo anche quelli europei

    • Boh, incuriosito sono andato a vedere dall’Oca ma ho trovato le solite stupidaggini autocelebrative dove si attaccano le persone e non si legge quello che si “recensisce”. Sembra una riunione permanente del PD, una specie di “festa della contraddizione”. Sappiamo tutti come sta andando a finire.

      Riguardo invece la tua analisi di quanto sia successo in Egitto, non ha senso perche’ non e’ “successo in Egitto”, ma sta succedendo un po’ ovunque nei territori arabi ex-Califfato. A questo punto sarebbe piu’ interessante (anche se non c’entra niente con CM…ma che c’entrava, poi, Malthus??) capire perche’ in Siria, Oman, Arabia Saudita ancora non e’ successo niente.

  4. Donato

    Argomento molto interessante anche se parecchio ostico. E’ sempre molto difficile spiegare la genesi delle rivoluzioni. I popoli sono imprevedibili: per anni sopportano con rassegnazione soprusi e sopraffazioni di ogni genere. Poi, improvvisamente ed inspiegabilmente, ciò che per loro era normale il giorno prima diventa insopportabile tanto da determinare sconvolgimenti radicali della struttura sociale degli stati. Contrariamente a G. Botteri io intravvedo, in ogni rivoluzione, delle “responsabilità” politiche. Un popolo non si muove mai da solo e spontaneamente: esiste sempre ed in ogni caso una regia politica. Moltissimi anni fa ho avuto modo di leggere lo splendido passo in cui Marco Antonio, nella versione shaeksperiana della storia, dopo le idi di marzo, legge al popolo di Roma il testamento di Cesare e, con oratoria sapiente e smaliziata, è in grado di capovolgere il sentimento del popolo tanto da spingerlo a saccheggiare le case dei regicidi. Ciò che più mi colpì fu il commento finale di Marco Antonio: il popolo è come una forza immane che tutto travolge, basta indirizzarla bene (cito a memoria e quindi posso aver travisato il testo, non il senso). Io la vedo così. Su un substrato modellato da tutte le concause citate (demografiche, economiche, sociali e via cantando) la rivoluzione si innesca solo se una componente politica riesce ad indirizzare le masse verso il bersaglio, il capro espiatorio, a cui imputare la responsabilità di tutto. Mai sottovalutare la politica, le analisi potrebbero essere molto parziali. Nel caso dell’Egitto, per esempio, quello che, apparentemente, è stato un movimento spontaneo, in realtà, è stato veicolato da una rete di blogger (i blog a volte sono molto pericolosi…) che hanno saputo far passare il messaggio giusto. In Tunisia ed in Egitto (come qualche secolo fa in Italia ed in Europa) un piccolo gruppo di persone (giovani, essenzialmente) ha dato il la ad un movimento popolare che ha travolto tutto. Il malcontento, ovviamente, esisteva ed era originato da tutto quanto è stato detto nell’articolo e nei commenti ma, senza questa scintilla e senza questa guida, sarebbe restato tale ancora per chissà quanto tempo.
    Ciao, Donato.

  5. Thomas Robert Malthus

    Finalmente anche su questo blog si parla della vera radice di tutti i mali di questa Terra: la razza umana, che voracemente tutto divora e distrugge, moltiplicandosi senza freno alcuno.

    Reply
    Se si limitasse a quanto indicato in questo commento non sarebbe grave. Il problema è che sa pure scrivere, benché pare avvenga senza connessione alcuna con le terminazioni elettriche poste su quella cosa dove a chi più, a chi meno, crescono i capelli. Ha presente? Bel nick, soprattutto originale. Che spreco di bit, decisamente poco eco-sostenibile…
    gg

  6. max pagano

    vi segnalo che sul numero di gennaio 2011 della rivista National Geographic, c’era una interessante (per alcuni passaggi forse non del tutto condivisibile, “climaticamente parlando”), analisi e reportage su incremento demografico mondiale, cicli, e conseguenze annesse; nel numero di marzo ci sarà un altro articolo in tema;

  7. Scrivo da anni ormai su questi argomenti e me ne occupo per tanti altri motivi. Mi dissocio nettamente da ciò che Costa scrive. Capisco cosa voglia dire, soprattutto leggendo il suo commento successivo, tuttavia certe cose o le si dice bene o non le si dice proprio.

    L’analisi di Costa,basata sull’altra di non so più chi (e che sicuramente non dimostra di conoscere la materia), è incompleta, parziale e figlia di un determinismo piuttosto pericoloso.

    Io dico, facciamo attenzione.

    CG

    • Aggiungo che è la prima volta, da quando abbiamo fondato CM, che mi sento in dovere di fare un intervento come il mio precedente.

      CG

  8. Claudio Costa

    L’incremento demografico è un argomento delicato e va affrontato con cautela, ad esempio distinguerei l’esplosione dall’incremento demografico, perché è soprattutto la crescita improvvisa e massiccia a dare grandi problematiche. Concordo con il Pascoli che le cause sono ascrivibili soprattutto alla diminuzione della mortalità infantile, e all’allungamento della vita media, con l’accavallamento di più generazioni, più che nell’aumento dei nati. Nello specifico i nordafricani non hanno cambiato le loro tradizioni (anzi forse ci sono meno gravidanze e più tardive di un tempo) solo che con lo sviluppo e il benessere la mortalità è crollata e la vita media è quasi raddoppiata e quindi c’è stata un’esplosione demografica.
    Molti esperti sostengono che le popolazioni dei paesi in via di sviluppo raggiunto il benessere si stabilizzeranno (senza interventi politici) altri non sono così sicuri.
    Le autorità delle grandi religioni del mondo sono concordi sul fatto che la maternità debba essere consapevole e responsabile, ma mentre su cosa sia la consapevolezza non ci sono dubbi, su cosa sia una gravidanza responsabile i punti di vista cambiano da popolo a popolo, e soprattutto cambiano i metodi accettati per il controllo.
    Certo è che la crescita demografica non può continuare all’infinito, nemmeno nei paesi occidentali.

    A mio parere una popolazione dovrebbe raggiungere la crescita zero per essere in equilibrio, mi rendo però conto che qualsiasi cosa si faccia per raggiungere questo obiettivo sai impopolare, compresa l’informazione.
    Quindi rispondendo al Pagano, non è che la causa si può eliminare,m aper il futuro ci si può pensare prima, ho documentato infatti un tentativo dello stesso Mubarak di tamponare l’esplosione demografica.

    La crescita demografica ha un ruolo nei cambiamenti climatici?

    Non lo so, per molti ambientalisti e climatologi si, perché la crescita demografica comporta aumento delle emissioni, della zootecnia, della deforestazione, dell’urbanizzazione, e dell’inquinamento. Sicuramente la crescita demografica comporta un aumento del consumo di risorse.

    @ Giudici

    Tutto il mondo islamico è in fermento per un anelito di libertà e democrazia, ma le situazioni sono molto diverse, il nord africa il Sudan e lo Yemen possono essere sensibili a crisi di povertà ( ad es per il pane) Giordania, Barhein, Iran sono invece paesi più ricchi e più stabili economicamente dove queste dinamiche sono sicuramente meno importante. Penso che pochi oseranno dire che le rivolte in questi paesi siano dovute all’AGW.

    • giovanni pascoli

      Sono d’accrdo con i commenti di Costa. Riguardo crescita demografica e clima, il punto sollevato da Costa è uno dei cavalli di battaglia dell’AGW (ex. studi su nature delle relazioni tra flatulenze degli erbivori preistorici e clima). In quest’ottica è sempre l’uomo ad essere la causa del clima e dei suoi cambiamenti e non viceversa, come invece veniva sostenuto e discusso nei commenti precedenti (variazioni climatiche come concausa di espansioni e cadute di popoli e civiltà). Mi sembra di capire ancora una volta che qui il problema di incomunicabilità tra sostenitori del Natural Climate Change e dell’ AGW sta proprio nel ribaltamento del rapporto causa/effetto e quindi di una visione dimaetralmente opposta della realtà….

  9. Guido Botteri

    Se posso criticare l’impostazione di Steph, mi sembra che essa dia spiegazioni locali ad un fenomeno che è, nel mondo arabo, abbastanza diffuso. Qualcosa quindi non va.
    Personalmente non credo nelle rivoluzioni che “spontaneamente” nascerebbero in più posti. Ma mi fermo qui, perché approfondire vorrebbe dire percorrere un percorso politico che non amo, preferisco rimanere negli aspetti tecnici, e da tecnico dico solo questo:
    un problema diffuso non può avere una spiegazione locale.
    Secondo me.

  10. giovanni pascoli

    Beh per la completezza e la precisione allora sottolinerei che il fattore climatico con lo spostamento delle fasce climatiche citato da Max Pagano deve anch’esso essere preso in considerazione come CONCAUSA. E evidente che il clima attuale in Egitto sia diverso da quello di 4000 anni fa. Bisognerebbe infatti porsi il problema di come mai tante civiltà si siano sviluppate proprio nell’area compresa tra il bacino del mediterraneo, l’Africa nord orientale e l’attuale medio oriente, zone al giorno d’oggi a tendenza desertica e interessate da siccità ed evidentemente un tempo molto più prospere e vegetate. E qui si rientra nel discorso del post sui cambiamenti climatici e la caduta delle civiltà. Se facciamo due fotografie per il settore centro-nord africano, una attuale e una nel passato avremo
    Foto del passato: clima più mite, maggiori precipitazione, minore popolazione, presenza di popolazioni nomadi, autosufficienza alimentare a livello di tribù e/o famiglia. Rapporto uomo/Terra caratterizzato da un ampio margine tra le necessità degli uomini e le risorse naturali disponibili.
    Foto attuale:clima più secco, aumento demografico esponenziale, popolazioni stanziali, non autosuffcienza alimentare per interi stati. Rapporto uomo/Terra caratterizzato da un margine ristretto o nullo tra le necessità degli uomini e le risorse naturali disponibili.
    Se si tiene conto che dal punto di vista dei cicli climatici il pianeta si trova attualmente vicino ad una fase di offerta massima di risorse (optimum) allora risulta evidente che per il futuro ci si deve attendere un peggioramente della situazione. In sintesi la popolazione africana attualmente si trova a combattere, per sopravvivere con:
    1) Mutamento di condizioni climatiche rispetto al passato ( ordine di millenni), condizioni che avevano favorito il suo sviluppo in quelle aree con determinati caratteri socio-economici ( agricoltura, pastorizia, tribù, poligamia, animismo ecc.ecc.) e che ora lo inibiscono con una diminuzione delle risorse disponibili.
    2)Aumento della popolazione (=necessità di avere ancora più risorse primarie)
    3)Cambiamento dei parametri sociali economici culturali e sanitari che portano ad un’occidentalizzazione e ad uno stile di consumismo non sostenibili per la mancanza di strutture e risorse proprie dei paesi occidentali e che mancano competamente in questi paesi africani.
    Questo il mio pensiero basato sulle mie esperienze. Grazie dell’attenzione

  11. A proposito della demografia, che non si abbiano in simpatia le idee di Malthus (me compreso) non vuol dire che non si possa sostenere che l’aumento di popolazione è a volte (con)causa di problemi. Come dice Guidi, il malthusianesimo è il proporre la riduzione demografica come soluzione, non semplicemente nell’individuare nella demografia una causa.

    Tornando all’Egitto: mah, io penso che non abbia molto senso fare analisi a caldo. Nei paesi arabi ci sono situazioni esplosive che hanno solo bisogno di una miccia e questa può essere un problema qualsiasi, e non il più importante. In più sono situazioni contagiose e una certa causa in un paese poi può scatenare un effetto domino in un paese vicino senza che quella causa sia presente anche lì. Dopotutto ieri ci sono stati disordini anche in Bahrein e lì non credo manchi il pane. Infine, ci vuole sempre un po’ di tempo per capire se certe scintille siano pilotate da soggetti politici o no. E’ vero, praticamente tutti i media sostengono la tesi della spontaneità; io però ribadisco che preferisco aspettare un po’. Nel 1979 sull’Iran i media facevano i grandi espertoni, e poi la situazione non si è evoluta come si aspettavano. Insomma, come qui si dice spesso, non vorrei che dal meteo si arrivasse troppo presto a trarre conclusioni sul clima.

    Reply
    Grazie.
    gg

  12. max pagano

    concordo con quanto scrive Giovanni, forse prima sono andato un po’ di fretta:
    la mia perplessità sulle conclusioni di Claudio, non era relativa alla consapevolezza che il raddoppio della popolazione è sicuramente una tra le cause principali di povertà di cui si è parlato;

    forse è più la forma della sostanza che mi crea confusione:

    dire “la causa primaria è l’esplosione demografica”, potrebbe portare qualcuno (non me di certo) a dire: ” ok, allora se questa è la causa, rimuovendo la causa (popolazione in eccesso) si risolve il problema”…. spero sia più chiaro quanto intendevo….

    Giovanni stesso però , ha elencato, spiegandole perfettamente, tutta una serie di “CONCAUSE” di tutta la situazione, che hanno origini nella storia coloniale, nella politica, nelle grandi leggi del commercio internazionale spesso “imposte” ai paesi poveri dell’Africa (e se non ai governi, sicuramente imposte alle popolazioni di questi paesi), e tante altre; forse allora l’esplosione demografica tra le cause è solo “una delle tante”….

    ci sarebbe da approfondire molto sul nesso causa-conseguenza che lega sovrappopolazione e povertà, ma esula dalle mie competenze….

    🙂

  13. giovanni pascoli

    Non posso che dire di essere d’accordo e di sottoscrivere le conclusioni di Claudio Costa: l’aumento demografico e non il clima è senza dubbio la causa principale di questa situazione. Mi permetto comunque di fare altre osservazioni visto che in Africa ci sono stato varie volte, per periodi anche lunghi e non per vacanza.
    Innanzitutto la situazione demografica come detto da Costa è il fattore scatenante di tutto ciò, in questi decenni si è avuta un’esplosione demografica enorme legata a vari fattori. Innanzitutto per cultura e tradizione è usuale fare molti figli, come si faceva da noi circa un secolo fa. Nell’Africa mediterranea mediamente le famiglie sono composte da almeno 3 figli ma si arriva tranquillamente a 6-7. in Africa sub-sahariana le donne partoriscono quasi di continuo e possono arrivare a procreare decine di figli nel corso della loro vita. Va detto per dovere di cronaca che un tempo la speranza di vita di queste persone era decisamente inferiore rispetto ad oggi e lo stesso vale per il tasso di mortalità infantile che pur essendo ancor’oggi estremamente elevato è comunque diminuito, grazie essenzialmente all’uso di farmaci, più che al miglioramento delle condizioni di vita. Questo ha fatto si che la popolazione di questi paesi sia cresciuta a dismisura in questi decenni. Inoltre va tenuto presente che i figli servivano come forza lavoro per sostenere in maniera autonoma una famiglia o un villaggio, per coltivare i campi, allevare il bestiame, portare acqua ecc. Purtroppo la colonizzaziione prima e l’arrivo della cultura socio-economica occidentale poi ha prodotto uno stravolgimento di questi stili di vita diciamo ancestrali. Ha tolto la possibilità dell’autosufficienza in cambio di denaro con cui acquistare le merci anche primarie che prima venivano prodotte direttamente dalle persone. Nel contempo in questi paesi le “tecnologie” agricole ed industriali equivalgono quando va bene alle nostre del primo dopoguerra, se va male sono di tipo preistorico ( nel vero senso della parole, alcuni strumenti per coltivare da zappe ad aratri quando esistono sono paragonabili a quelli che si possono osservare nei musei archeologici nella sezione sul neolitico). Aggiungiamo poi che il colonialismo è finito sulla carta ma è tuttora ampiamente diffuso ed estremamente infuente in quasi tutti i paesi africani. Questo neocolonialismo nasce in parte da esigenze oggettive di questi popoli che non hanno i mezzi, le conoscenze e le tecnologie per creare ad esempio reti idriche, reti di trasporto, impianti di produzione e distribuzione energetica ecc. ecc.per cui hanno bisogno dell’assistenza tecnologica occidentale. Dall’altra parte il neocolonialismo fornendo gli elementi suddetti si sviluppa sfruttando le diseguaglianze sociali e lo sfruttamento delle risorse del territorio per il beneficio economico della multinazionale o dello stato che le sfrutta ( fa parte delle regole di mercato, niente da dire) senza porsi troppi problemi su quello che succede nel paese “colonizzato”. Qui persone locali, di potere e senza scrupoli, filo colonizzatrici fanno il gioco di questi potentati economici a scapito della popolazione del proprio paese. Il risultato è che tutte le strutture produttive di autosufficienza sono inibite e contrastate a scapito di attività come l’estrazione di risorse e materie prime o industriali, sempre destinate all’ESPORTAZIONE. Quindi si sviluppano cave miniere pozzi petroliferi ecc. mentre viene bloccato lo sviluppo dell’agricoltura dell’industria di trasformazione dei prodotti, della conservazione. In parole povere si è passati da una situazione in cui la gente viveva nella povertà e con pochi mezzi e risorse ma in maniera autonoma ed autosufficiente ad una situazione in cui si le persone sono diventate dipendenti del denaro per comprarsi il cibo e sopravvivere. NEl comìntempo non si sono sviluppate struture edinfrastrutture per permettere l’autosiffucuenza di queste persone. Una volta si produceva grano e miglio ora bisogna comprarlo, una volta si andava a prendere l’acqua al pozzo ora bisogna comprarla, una volta si allevavano pecore per fare i vestiti ora bisogna comprarli, una vosta si macinavano i cereali per ottenre farina e per fare il pane, ora bisogna comprare sia la farina che il pane. Bene bisogna tenere presente che in questi paesi il prezzo delle merci “globalizzate” e importate è anch’esso globale ed è dello stesso ordine di grandezza dei nostri paesi occidentali. QUindi un litro di latte importato e non autoprodotto costerà 50 cts-1 euro, il riso, il pane, la farina costeranno anch’essi cifre simili (diciamo più prezzi da hard-discount che da boutique). Peccato che gli stipendi di queste persone, quando ci sono, variano mediamente da 30 ai 300 euro al mese e con questi stipendi in genere si manetengono famogile composte da decine di persone quando non interi villaggi. CHiaro che se da noi avessimo famigle di 5-10 persone monoreddito e il pane costasse 100 euro al chilo forse faremmo anche noi la rivoluzione. Quindi il punto è che l’aumento incontrollato di popolazione ha creato squilibri rispetto all’autosufficienza alimentare di questi paesi che sono stati obbligati ad entrare nel mercato globale per comprare le merci di cui hanno bisogno per vivere. Il mercato globale ha prezzi globali e le economie di questi paesi sono attualmente incompatibili con questi prezzi. Si porta cosi la gente alla fame e conseguentemente alla rivolta. Il tutto nasce oltre che dalla sovrappopolazione anche dallo sviluppo assurdo che hannno questi paesi che li porta a soddisfare le esigenze di paesi terzi “colonizzatori” a discapito del miglioramento delle condizioni di vita delle persone nel proprio paese. Per esperienza personale posso dire che in questi paesi alla fine le persone che stanno “meglio” sono quelle che sono riuscite a sfuggire da questo circolo vizioso e malato e sono riuscite a mantere le loro tradizioni la loro cultura e il loro stile di vita e di sostentemento “primitivo” povero ma sostenìibile. Il clima c’entra?, in qualche modo si per il fatto che noi vorremmo un clima globalizzato anche lui, che soddisfi le nostre esigenze di crescita infinita. Peccato che il clima e la Terra esistano da prima della comparsa dell’uomo, non sono un suo prodotto e non sono modificabili a suo piacimento e questo l’uomo non lo capisce proprio nella sua ottusità consumistica, sembra proprio un essere decerebrato. Se poi pensiamo che le condizioni climatiche attuali sono quelle più favorevoli a grandi produzioni agricole, e industro-alimentari e che probabilmente nei prossimi anni/decenni ci aspetta un ritorno a condizioni peggiori con il raffreddamento allora veramente non ci resta che piangere.

  14. max pagano

    molto interessante, e questione molto molto complessa;
    più che il “riscaldamento globale nel suo complesso”, il problema a mio parere può risiedere nello “spostamento” delle fasce climatiche, soprattutto in prossimità della zona subtropicale;
    i “cambiamenti” non solo climatici, ma anche territoriali e nella copertura vegetazionale del Sahel negli ultimi 40-50 anni sono sotto gli occhi di tutti….

    comunque mi lasciano un po’ perplesse le conclusioni di Claudio:
    evidenziare come causa principale l’esplosione demografica sa troppo di Malthus…. e su queste pagine se ne è sempre detto peste e corna di certe teorie….

    Reply
    Infatti Max. Ad ogni modo si dovrebbe cercare comunque di affrontare questi temi al netto di ogni genere di pregiudizio d’opinione. In questo caso mi metto nella condizione di lettore, perché non possiedo gli strumenti culturali per entrare nel merito, e come tale mi viene da pensare che se di esplosione demografica si è trattato e con le dovute riserve rispetto a cambiamenti climatici regionali e locali che possono esacerbare un problema a prescindere dalle loro origini, il punto sia come trovare il modo di sfamarla tutta questa gente, non di impedire che esista. Questo infatti è quello che scriviamo spesso su queste pagine. Tra qualche decennio ci saranno 9 miliardi di esseri umani, e il tema delle risorse sarà più che mai stringente. Non credo sia risolvibile con politiche demografiche.
    gg

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